10 Cloverfield Lane

10 Cloverfield Lane un tempo si intitolava The Cellar, era una di quelle sceneggiature rimaste incastrate per un po’ nel gorgo produttivo holywoodiano e raccontava di tre persone, una donna e due uomini dalle intenzioni non esattamente benigne, rinchiuse in un bunker sotterraneo per sfuggire a un presunto disastro verificatosi là fuori (disastro che veniva mostrato alla fine, non aveva molto a che vedere coi mostri che ti aspetti da un Cloverfield e non veniva particolarmente spiegato). Come spesso accade, quella sceneggiatura è andata incontro a un lavoro di riscrittura e in particolare se ne è occupato Damien Chazelle, che fra l’altro avrebbe anche dovuto dirigere il film, ma ha poi abbandonato il progetto quando gli è stata data luce verde per Whiplash. E qui entra in ballo l’esordiente Dan Trachtenberg, nome coinvolto da un pezzo nei lavori su un possibile film ispirato a Y: L’ultimo uomo e autore di due cortometraggi molto apprezzati, il secondo dei quali, Portal: No Escape, l’avete sicuramente visto, ma lo metto qua sotto per sicurezza.

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Codice 999

Il modo più diretto che mi viene in mente per descrivere Codice 999 è questo: provate a immaginarvi un poliziesco di Michael Mann immerso nello stile, nell’approccio e nella poetica di David Ayer ma diretto da John Hillcoat. Un bel pastrocchio, eh? Però, davvero, mi ha fatto proprio questa impressione. E, a scanso di equivoci, è un’impressione molto positiva: è sicuramente un film con limiti evidenti, ma è anche un thriller/poliziesco coinvolgente e girato benissimo, roba che non si vede abbastanza spesso e a cui per questo tendi a perdonare i suoi difetti. La critica americana si è divisa, ma tendendo verso il non perdonarli. E, boh, se lo chiedete a me, sono matti. Ma matti completi, eh. Però che ne capisco io, figuriamoci.

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House of Cards

Avviso per i naviganti: questa cosa qua sotto contiene spoiler, abbastanza specifici sulle prime due stagioni, un po’ più vaghi sulle successive. Poi non vi lamentate.

Nella mia testa bacata, House of Cards parla soprattutto dell’approccio che la sua coppia di protagonisti, i malefici Claire e Frank Underwood, ha nei confronti dell’umanità, intesa non come “insieme degli esseri umani” ma come natura dell’essere umano. Poi, certo, c’è anche altro, per esempio l’elemento un po’ thrilling dell’ascesa al potere di Francis, ma tanto quello alla fin fine si risolve ogni anno con dodici puntate e mezzo di girare in tondo mentre sembra che le sue macchinazioni stiano per esplodergli sotto il culo e un’ultima mezz’oretta in cui risolve le cose con la mossa del giaguaro. E sì, c’è anche il mostrare come in fondo la politica moderna si riassuma tutta in una serie di mani che si lavano a vicenda, favori, ricatti e ricattini, farsi ben volere il più possibile, farsi mal volere il meno possibile, procurarsi mille strumenti diversi per manipolare il prossimo e mettere in secondo piano qualsiasi genere di attività che non serva per rimanere attaccati al cadreghino. Ma quello mi stanca in fretta, perché alla fin fine è un po’ sempre un ribadire lo stesso concetto utilizzandolo solo come motore degli eventi, senza metterci poi sotto chissà quale peso narrativo o, per l’appunto, politico.
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Cop Car

Cop Car è un esempio di come si possa fare del cinema che nasce dagli anni Ottanta nella sostanza, nelle idee, nel genere di racconto, ma non si arena per questo in uno sterile omaggiare a suon di musichette e ammiccamenti (e lo dico da persona che spesso, seppur non sempre, con le musichette e gli ammiccamenti ci va in brodo di giuggiole). Il soggetto del secondo film di Jon Watts sembra veramente uscito da una produzione Amblin di quei tempi, per il modo in cui racconta un’avventura di due ragazzini molto poco consapevolmente alle prese con cose palesemente più grandi di loro, ma non sente il bisogno di urlare la sua fonte d’ispirazione ai quattro venti circondandosi di fucsia e synth. Va dritto per la sua strada e tira fuori un bel thriller esile, asciutto, semplice e a tratti lancinante.

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Fear the Walking Dead italico

Oggi avrei voluto scrivere di Cop Car, che esce in Italia in DVD in questi giorni, ma la settimana è stata pesante e mi sa che non ce la faccio proprio. Quindi mi limito a scrivere che Cop Car è molto bello e che ne scriverò la prossima settimana. Se ce la faccio. Nel mentre, noto che in Italia hanno deciso di trasformare le prime due stagioni di Fear the Walking Dead in una sola. In pratica, ieri sera si sono concluse le trasmissioni della prima e la prossima settimana iniziano con la seconda, una decina di giorni dopo l’inizio negli USA. Pensa te che scelte matte! Comunque, della prima stagione ho scritto mesi fa, quando non si capiva più se/quando l’avrebbero trasmessa in Italia, a questo indirizzo qua. Della seconda immagino che ne scriverò quando si concluderà in Italia. Credo. Vai a sapere.

Mistress America

C’è stato un momento, nello scorso decennio o giù di lì, in cui all’improvviso siamo passati dal ricordare con orrore gli anni Ottanta al farci assorbire da un magico tripudio di nostalgia e lanciarci nell’amorevole recupero di quel decennio. Non saprei dire quando o perché sia avvenuto di preciso, immagino sia una faccenda generazionale, ma tant’è, dovunque ti giri trovi un gioco, un film, un fumetto, un libro, un qualsiasi cosa che omaggia con nostalgia gli anni del cotone. Ed è infatti anche il caso di Mistress America, il film con cui Noah Baumbach, uno fra i portabandiera del cinema indie americano recente, si traveste per un’ora e mezza da John Hughes, mette sul piatto l’immancabile musica elettronica retrò, piazza nel finale una parata newyorchese a cui manca solo Ferris Bueller, conferma il suo recente ammorbidimento stilistico e intrattiene fra risate e malinconia.

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Knock Knock

Mi stavo mettendo a scrivere di Knock Knock e mi sono chiesto: “Ma quand’è che l’ho visto, Knock Knock?” No, perché, OK, in Italia ci esce adesso, direttamente sul mercato dell’home video, anche se mi dicono che a un certo punto è passato in prima serata su una qualche rete Mediaset. E già qui si potrebbe aprire tutta una parente(si) su che senso abbia trasmettere un film del genere in prima serata, ma insomma, si sa, nel bene e nel male, noi ragioniamo al contrario degli americani, le tette sì e la violenza no. Ma chiudiamo la parente(si) e diciamo che ero convinto di averlo visto qualche mese fa, comunque quest’anno, e invece sono andato a controllare su Letterboxd (a proposito, mi trovate qui) e stiamo parlando di settembre del 2015. Ebbene sì, sono passati quasi sette mesi. Mentre dalle vostre parti, se non ricordo male, usciva Green Inferno, mentre da qualche parte, se non ricordo male, ci lasciava Wes Craven, io andavo a vedermi al cinema qua a Parigi Knock Knock, il nuovo film di Eli Roth con due ragazzine supergnocche e dall’aria barely legal che fanno a Keanu Reeves le cose belle e poi le cose brutte. E com’è? Eh, un attimo, ché devo cercare di ricordarmelo.

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Il terrore del silenzio

Oculus era un bel film horror, con un’ottima gestione dei tempi, raccontato come si deve, graziato dalla bella facciotta di Karen Gillan e che si faceva ricordare soprattutto per quella notevole scena risolutiva, ambiziosa per scrittura, regia e montaggio a cavallo fra realtà e linee temporali. Da allora a oggi, il promettente regista Mike Flanagan si è legato a svariati progetti (l’adattamento de Il gioco di Gerald, il remake di So cosa hai fatto), ha accettato di dirigere Ouija 2 (ma solo perché gli hanno detto di ignorare serenamente il primo episodio), ha tribolato per far uscire Before I Wake dopo il fallimento di Relativity Media (arriva il mese prossimo) e ha scritto e diretto più o meno in segreto Il terrore del silenzio (Hush), portandolo poi al festival SXSW e riuscendo a piazzarlo nelle sapienti mani di Netflix, che la scorsa settimana l’ha messo a catalogo. Insomma, sembra che il ragazzo si stia finalmente facendo una carriera.

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Victor: La storia segreta del dottor Frankenstein

Facciamo finta che io abbia inserito qui un pippone su come si sceglie di adattare i titoli dei film per il mercato italiano, sull’idea – suppongo – che se non ci metti un “dottor” la gente non coglie e se non ci metti un “La storia segreta” il titolo non è abbastanza ganzo e su come, se vogliamo, tutto questo si incastri alla fin fine piuttosto bene coi giochetti postmoderni e metacinematografici che caratterizzano la sceneggiatura di Max Landis (famoso per essere figlio di John, per aver scritto Chronicle e per come trascorre le giornate cercando di risultare il più intelligente di tutti su internet). Facciamo finta anche perché alla fin fine ce l’ho inserito e andiamo a parlare di Victor Frankenstein, nuovo film di Paul McGuigan, già regista di SlevinPush, quattro episodi di Sherlock e svariate altre cose che non avete visto. Com’è? Eh, non è brutto, ma non è neanche bello e alla fin fine è un po’ come se non ci fosse.

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E anche quest’anno di The Walking Dead è andato

Mettiamo subito le mani avanti: faccio parte dei milioni di persone che continuano a seguire con piacere The Walking Dead. Mi sembra di averlo già esternato a sufficienza quando ho scritto della prima metà di stagione, mi appresto a ribadirlo nello scrivere della seconda metà, che, pur con qualche dubbio, mi è piaciuta e mi ha divertito. Ho perfino apprezzato il finale che ha scatenato le ire di Twitter! Inoltre, già che ci siamo, tanto vale puntualizzare anche che, a partire da questa stagione, ho smesso di seguire la serie di settimana in settimana e ho adottato la modalità con cui guardo un po’ tutto in televisione: aspetto di avere un blocco di puntate completo e poi me lo sparo nel giro di pochi giorni. Questa cosa, in particolare, ci tengo a dirla, perché ho sempre avuto l’impressione che The Walking Dead, per ritmo, tempi e struttura della narrazione, faccia parte di quel gruppo di serie TV che guadagnano davvero tantissimo dal cosiddetto binge watching, nonostante nasca e sia teoricamente pensata per la trasmissione televisiva. Infine, ultima premessa: non parto con l’intenzione di fare grossi spoiler, ma insomma, scrivo comunque rivolgendomi a chi ha finito di guardarsi la stagione. Uomo avvisato…

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