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The Void: il vuoto

Pensa te, una volta tanto un film horror più o meno di culto e di successo, amato da quelli che ne sanno, arriva in Italia con solo qualche mese di ritardo, nell’autunno dello stesso anno, invece che nell’estate dell’anno dopo. O almeno credo: fino all’altro ieri, vedevo scritto un po’ dappertutto che sarebbe uscito il 21 di settembre, quindi ieri. Oggi sono passati FBI e CIA, è tutto redacted, vedo solo dei vaghi “settembre 2017” e il sito ufficiale di 102 Distribution fa finta di niente fischiettando. Quale sarà la verità? Riuscirete a spararvi The Void al cinema? Forse sì, ma solo se prima vi impegnate in un rito d’evocazione pandimensionale capace di trascinarvi su un altro piano esistenziale, da cui assistere basiti alla trasfigurazione di ogni mondo, pianeta e dimensione attraverso il filtro della piramide divina dell’altroquando. Oppure lo trovate in qualche altra maniera, ché, voglio dire, su Amazon UK c’è il Blu-ray (toh, vi fornisco anche il link per acquistarlo versando una piccola percentuale ad Outcast).

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Miracle


Miracle (USA, 2004)
di Gavin O’Connor
con Kurt Russel, Patricia Clarkson, Noah Emmerich, Sean McCann, Kenneth Welsh, Eddie Cahill

Eleven seconds, you got ten seconds, the countdown going on right now…Morrow up to Silk…five seconds left in the game! Do you believe in miracles? YES!!! Unbelievable!

La nazionale sovietica di hockey su ghiaccio è stata per una quarantina d’anni qualcosa di pazzesco. Dal 1956 al 1992 ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi invernali in tutte le edizioni tranne due: nel 1960 e nel 1980. In entrambi i casi l’oro andò al collo della nazionale statunitense. All’epoca la nazionale olimpica americana era composta dai giovani talenti universitari, non certo dalle stelle della National Hockey League come accade oggi (a Torino vedremo il torneo olimpico più imbottito di professionisti NHL della storia). Non che la cosa avesse molto peso, dato che anche le selezioni di All Star della lega professionistica americana venivano regolarmente massacrate dai sovietici.

Febbraio 1980, siamo in piena guerra fredda e gli Stati Uniti ospitano le Olimpiadi invernali. Nonostante la scelta americana di boicottare l’edizione estiva che si sarebbe svolta quello stesso anno, i russi decidono di partecipare ugualmente e si presentano al via con la loro mostruosa nazionale. Gli americani mandano in campo una squadra composta di dilettanti, universitari, giocatori che l’università l’hanno finita già da un po’, nessun professionista NHL. Alla loro guida, Herb Brooks, allenatore universitario che, da giocatore, si era visto escluso all’ultimo momento dalla nazionale del ’60, l’unica ad aver superato il mostro comunista. Brooks prende in mano i suoi ragazzi e li guida verso l’inevitabile trionfo del bene, abbattendo lungo il cammino le tre squadre più forti al mondo: Svezia, Repubblica Ceca e URRS. Lo scontro coi sovietici non è neanche l’ultimo del torneo: gli americani, per conquistare la medaglia d’oro, batteranno poi anche la Finlandia. Ma, chissà perché, nessuno ricorda quella partita, tutti ricordano quella coi sovietici. Quella spettacolare partita che si è chiusa sulle parole di Al Michaels citate in apertura.

Un episodio del genere, già raccontato così, assume toni epici, ma ovviamente c’è poi quel corollario di piccoli elementi che costruiscono la leggenda, a partire dal fatto che tutti i risultati furono ottenuti in rimonta. Ma soprattutto, un fatto del genere, così intriso di moralismi e di retorica sportiva, non può che generare il classico film sportivo Disney a base di buoni sentimenti. Eppure, nonostante tutto, Miracle, complice forse anche il fatto di raccontare un allenatore fortemente autoironico e poco avvezzo ai monologhi da spogliatoio, riesce a mantenere un buon equilibrio, senza mai scadere nel patetico. E allora, quando alla fine, inevitabilmente, ti ritrovi ad esultare come un idiota per la vittoria dei ragazzi, ti senti un po’ meno coglione che in altre occasioni.