Archivi tag: Amy Adams

Justice League

Le cose inaspettate. Justice League è riuscito, per brevi attimi, a titillarmi quello spirito da bimbo nerd che si gasa davanti ai supereroi che fanno cose sul grande schermo. È una sensazione che ho menzionato varie volte nelle mie chiacchierate per iscritto, durante questi anni di gente che si mena in pigiama al cinema, ma che negli ultimi tempi di overdose, assuefazione e placida abitudine, si era persa come lacrime nella pioggia. E invece, chissà come mai, su quell’ingresso in scena di Wonder Woman che sgomina i terroristi, con Gal Gadot che si muove potente, divina, velocissima, parando proiettili coi polsini come neanche Lynda Carter poteva sognarsi di fare, m’ha colto il brividino. Mi sono proprio gasato. Certo, è stato l’unico momento capace di colpirmi in questa maniera, nonostante – vado a spanne – un’oretta delle due che compongono il film sia dedicata alle scazzottate superpotenti, ma insomma, meglio che niente. E, in questo senso, quello del gasamento “basso”, sensoriale, stupido e incontrollabile, tocca dedicare una menzione d’onore a Danny Elfman, che non butta completamente nel cesso il lavoro fatto da Hans Zimmer e Rupert Gregson-Williams nei film precedenti ma firma coi guanti da forno (campane in ogni dove!) e infila il suo vecchio tema di Batman ogni volta che può (e omaggia anche il Superman di John Williams, seppur in maniera molto timida). Che cicci.

Continua a leggere Justice League

Annunci

Arrival

outcast-cover-blank-copy

Arrival è, assieme a Manchester by the Sea, il mio film preferito del 2016. Forse, pistola alla tempia, devo ammettere che ho preferito Manchester by the Sea, ma insomma, sono sfumature, e comunque preferirei non arrivarci, alla pistola alla tempia. In Italia escono entrambi nel 2017, quindi saranno probabilmente anche i miei film preferiti del 2017, magari assieme a La La Land, l’ultimo del trio per cui avevo aspettative completamente ingestibili, quello che, se le soddisfa pure lui, mi farà probabilmente dare di matto, perché a quel punto cosa potrò chiedere, ancora, al 2017? Ma intanto Arrival arriva questa settimana ed è un film meraviglioso, scritto, diretto e interpretato da gente fuori dalla grazia di Dio, che affronta un tema fantascientifico in maniera tanto rigorosa quanto profondamente umana, affascina con il suo incredibile matrimonio di suoni e immagini, strazia con le sue svolte narrative e, casomai uno fosse preoccupato per Blade Runner 2049, ti lascia addosso una placida serenità sull’argomento. Poi, certo, può comunque venir fuori una schifezza ma, per dire, se fosse bello anche solo la metà di Arrival, sarebbe comunque un ottimo seguito. Sì, Arrival mi è piaciuto così tanto. E siccome (tanto quanto Manchester by the Sea, vedi la coincidenza) fa parte del club “Madonna quanto è stato bello andare a vederlo senza saperne una fava, al di là degli ottimi nomi coinvolti e del fatto che se ne parlava benissimo”, chiuderò in questa maniera il più lungo del solito paragrafo iniziale. In Arrival ci sono gli alieni e il film si incentra su Amy Adams e compagni che provano a capire come comunicare con loro. È bellissimo, è bellissima, sono tutti bravissimi, volate al cinema.

Continua a leggere Arrival

Batman v Superman: Dawn of Justice

Batman v Superman: Dawn of Justice prova a raccontare quattro film in uno e fa una fatica boia a riuscirci, impappinandosi già a partire da un titolo che sembra uscito dai listini di un negozio di videogiochi. Quello principale è il seguito diretto di L’uomo d’acciaio, un secondo film su Superman nel quale si racconta talmente tanta roba che potevano tranquillamente venirne fuori due. Ma poi c’è anche il film sul nuovo Batman (un Ben Affleck dalle fattezze cubiche che, se lo chiedete a me, è il miglior cavaliere oscuro mai visto al cinema, sia quando fa Bruce Wayne, sia quando il suo stuntman si mette il costume, nonostante il suo personaggio sia vuoto e sprecatissimo). E poi, ovviamente, c’è il primo episodio del telefilm cinematografico dedicato ai supereroi DC, quello messo assieme in fretta e furia per affiancarsi all’impero Marvel. E nessuno di questi quattro film ne viene fuori particolarmente bene, anche se, forse, nessuno di loro è davvero disastroso.

Continua a leggere Batman v Superman: Dawn of Justice

Ricky Bobby


Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby (USA, 2006)
di Adam McKay
con Will Ferrell, John C. Reilly, Sacha Baron Cohen, Gary Cole, Michael Clarke Duncan, Leslie Bibb, Amy Adams

Mi sfugge come si possa pensare di sostenere – l’ha fatto qualcuno su it.arti.cinema – che questo film abbia il difetto di “prendersi sul serio”. Casomai sono i personaggi, a prendersi sul serio, come del resto praticamente sempre avviene in parodie di questo tipo. Fa parte del gioco, no? E il gioco funziona, perché Talladega Nights non si limita a fare uno “spoof” a episodi modello Scary Movie e non attacca dei film in particolare, ma fa piuttosto il verso a un’intera categoria, quella dei “biopic” sportivi. Ne assale vizi, virtù e stereotipi, con un taglio che si può solo definire stupido e scemo, ma che stupido e scemo non è nella sceneggiatura.

McKay e lo stesso Ferrell han fatto un gran bel lavoro nello scrivere dialoghi totalmente assurdi ed esagerati, sopra le righe oltre ogni limite, ma divertenti proprio perché presi sul serio da chi li pronuncia. Le scemenze declamate da Ricky Bobby, Cal Naughton, Jean Girard (uno splendido Sacha Baron Cohen) e compagni – da ascoltare tassativamente in lingua originale – sono un delirio di suoni gutturali e accenti caricati, emessi da persone che trascorrono tutto il film sparandosi le pose e prendendo in giro ciò che raccontano. E il bello è che proprio questa assurda carica demenziale rende Talladega Nights un ritratto molto fedele del circo sportivo americano. Molto più che un Days of Thunder, per capirci.

Il film di Adam McKay non travolge di risate dall’inizio alla fine e non lascia certo senza fiato, ma piace per l’atmosfera stupida e spensierata, convince grazie ad alcuni momenti tremendamente riusciti (l’incidente e la “paralisi”) e vince grazie alla simpatica antipatia dei suoi personaggi. E Will Ferrell, beh, saprà anche fare solo questo – ma vedremo come sarà in Stranger than Fictionperò è molto buffo e io non lo trovo antipatico, ecco, uffa.