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Elizabethtown


Elizabethtown (USA, 2005)
di
Cameron Crowe
con
Orlando Bloom, Kirsten Dunst, Susan Sarandon

La Smemoranda, quella maledetta agenda che raccoglie i pensierini dei cabarettisti e quelli delle proprietarie. Una quantità immane di cazzate, ma cazzate modello baci perugina. E le frasi intense, e i pensieri famosi, e gli aforismi, e le citazioni colte… le cazzate, insomma.

Ecco, anni di Smemoranda e/o fatti assimilabili, presi, frullati, compressi e infilati su per il culo di Kirsten Dunst, che dà poi libero sfogo al tutto interpretando un personaggio insostenibile, il testamento alle parole – chiaramente scolpite nella pietra – pronunciate da Michael Wincott/Philo Grant in Strange Days: “le puttane devono aprire bocca solo per far pompini”. Lei e il suo atteggiamento simpatico e un po’ pazzo, strano ma divertente, adorabile e ammiccante, un po’ puttana e un po’ zoccola. Vai affanculo.

Cameron Crowe, un povero stronzo sfigato che si deve sentire una specie di nuovo Woody Allen, con ‘sta storia di usare sempre se stesso come protagonista di tutti i suoi film. Ecco, questo demente rockettaro, che pure qualcosa di decente (seppur piacione e leziosetto) con Almost Famous aveva fatto, prende tutto questo e lo mette assieme alla sua maniera, dandogli quindi quell’aria da intenso film festivaliero, che ammalia perché racconta situazioni da spot Mulino Bianco, confezionandole però in stile Sundance.

Il risultato è una merda mostruosa, un film divertente per dieci minuti e poi fastidioso, insopportabile, stucchevole, piatto e ridicolo.

Ogni tanto c’è qualche idea, qualche battuta divertente, un momento magari anche evocativo, ma tutto viene sempre, sistematicamente, matematicamente rovinato per creare l’ennesimo videoclippino. E non me ne frega un cazzo se la famiglia e lo stile di vita del Kentucky sono ben tratteggiati, o se il road trip finale dipinge alla grande scorci di America: per quello ci sono i canali 400 di Sky, la Routard e, per dio, le cazzo di vacanze. E che il prologo, con quel simpaticissimo Alec Baldwin, sia pure bellino, così come qualche battuta ogni tanto, me ne frega ancora meno. Anzi, mi fa pure incazzare il doppio, perché tutto il resto che c’è nel film fa VOMITARE. Fanno vomitare i personaggi, fanno vomitare le situazioni, fa vomitare il taglio cool/romantico/fintoautoironico, fa vomitare il monologo di Susan Sarandon.

Una roba imbarazzante e vergognosa, un film che potenzialmente, anche solo per i temi trattati, mi sarebbe dovuto piacere a randa, e che forse proprio per questo mi ha smonato più del dovuto.

In ogni caso, caro Cameron Crowe, te ne devi andare affanculo.

Te ne devi andare affanculo tu e se ne deve andare affanculo Orlando Broom (sì, Broom, come la scopa che ha evidentemente infilata su per il culo), che passa tutto il tempo con dipinta in faccia una particolare espressione di Legolas. Quella che ne La compagnia dell’anello assume poco dopo la morte di Gandalf, quando sono sui ghiacci e lui è lì che sembra non capire bene questo fatto della morte. Ecco, sembra non capire bene. Esattamente come Ewan Mc Gregor nei tre Guerre Stellari, con quella faccia perplessa di chi sta recitando davanti a uno schermo blu. Quella cosa da “ma che cazzo sto facendo?”.

Probabilmente quella stessa espressione ce l’aveva addosso pure Cameron Crowe mentre girava Elizabethtown, un vero pastrocchio senza capo né coda. Sempre con ‘sta estetica vintage che ormai definire di maniera sarebbe riduttivo, sempre a infilare dappertutto canzoni, a forza, in maniera casuale, anche dove non c’entrano nulla, sempre alla ricerca del facile sentimento, a rovinare ogni minimo spunto interessante per piazzare il momento emozionante, con la musica che sale assieme al battito del cuore.

E i tre finali arrotolati, che ogni volta sembra stia per arrivare la liberazione e ogni volta capisci che il supplizio non è ancora finito.

HAhahahahah, ma poi, insopportabile, in questo momento, mentre scrivo, c’è una deficente in costume da bagno su un’isola che dice stronzate dalla TV accesa qua di fianco (non è colpa mia, lo giuro) e, per dio, è ESATTAMENTE lo stesso genere di stronzate che vengono emesse dal visino da schiaffi di Kirsten Dunst per tutto il film.

Cameron Crowe, hai pure una faccia di merda, vai a cagartela nei prati.
Vai a cacare, e fallo per davvero.
Vai affanculo.

Ti odio, per la madonna.

Non vado al cinema per quasi due mesi e, quando finalmente ci torno, mi devo sorbire due ore di questa merda.
Cristo, che fastidio.

V A F F A N C U L O

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La mia vita a Garden State


Garden State (USA, 2004)
di
Zach Braff
con
Zach Braff, Natalie Portman, Ian Holm

Smemoranda – The Motion Picture
Un inizio interessantissimo, tanto da pensare di stare assistendo all’esordio di un nuovo piccolo fenomeno, lascia spazio dopo una ventina di minuti a un tremendo bigino di tutte quelle scemenze che la quindicenne alla moda appiccica(va?) e scrive(va?) sul diario. Sceneggiatura all’insegna del poetismo ricercato e dei luoghi comuni, personaggi a metà fra la macchietta e l’idiozia pura, dialoghi per lo più risibili. Braff ci racconta la mediocrità sua e di chi gli sta attorno, aggiorna al nuovo millennio l’elogio dello sfigato pseudo-freak per certi versi un po’ Burtoniano e si aggancia maldestramente alla corrente patinato-fighetta dei vari Wes Anderson e compagnia bella, inseguendo lo stesso pubblico ma mostrando decisamente minor estro e, forse, anche minor coraggio. Siamo belli dentro e ormai, rispetto a dieci anni fa, siamo belli anche fuori, sembriamo solo un po’ cretini a chi non capisce la nostra profonda ricchezza interiore.
Premio Jennifer Connelly a Natalie Portman: ogni sguardo straccia il cuore, ogni sorriso lo ricucisce. Peccato solo che il suo personaggio, declamando aforismi da baci perugina, sia il principale colpevole del piattume – comunque visivo oltre che di puro script – in cui il film, dopo il citato bell’inizio, si banalizza e pacchianizza sempre più, affondando gradualmente fino all’inguardabile finale.
Bocciato, a casa, rauss!

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…


… non esisteva l’ecografia.

SPOILER
SPOILER
SPOILER
SPOILER

SPOILER

THX

Al solito, c’è un gran casino: gente che vola, gente che si mena, spade laser e laser senza spade. Anakin e Obi Wan sono in missione per salvare il candidato repubblicano George Bush, rapito dal conte Dracula. I nostri eroi aprono quindi il film piroettando, prima sui loro caccia stellari, poi sul ponte di un incrociatore altrettanto stellare. Nel frattempo non fanno altro che dire sonore stronzate, accompagnati in questo da chiunque stia loro attorno.

Ad ogni modo, i suddetti eroi fanno un gran casino con l’ascensore e arrivano da Dracula.
Comincia un duello spettacolare ed emozionante, durante il quale Obi-Wan perde i sensi e Anakin si trova a combattere da solo con il conte.
Gli fa il culo, gli taglia le mani (deve essere una cosa che insegnano all’accademia dei Jedi) e poi gli punta le spade al collo.

George Bush: “Uccidilo.”
Anakin: “No, dai, non mi sembra il caso.”
George Bush: “Uccidilo.”
Anakin: “Ok.”
SWOOOSH

Succede un altro po’ di casino, c’è una scena divertente con la gente che corre in verticale e i nostri eroi arrivano a incontrare l’oscuro capo dei robot, Action Figurous. Figurous ha la tosse (l’ha presa partecipando al cartone animato, si vede che faceva freddo), ma fa lo spocchioso e si dimentica che C1P8, il figlio di R2D2, oltre vent’anni fa aveva salvato Luke Skywalker, il figlio di uno dei suoi prigionieri, da Jabba de Hutt, il figlio di Barbapapà. Infatti lo lascia libero di agire e il risultato è che i potenti cavalieri Jedi se la sfangano un’altra volta, anche se Figurous riesce a scappare.

Si torna sul pianeta della repubblica, si dicono un altro po’ di fesserie e poi Anakin si allontana velocemente dal senatore che sarà il padre adottivo di sua figlia. Il senatore fa uno sguardo come per dire “lo so che vai a chiavare perché l’ho letto sul copione, ma non lo so, quindi vai tranquillo”.

Natalie Portman: “Ti amo.”
Anakin: “Non ci vediamo da quando ci ha sposato Elvis in segreto sul pianeta di Pippo, me ne fotto che mi ami, voglio chiavare!”
Anakin tenta di slinguarsela.
Natalie Portman: “No, dai, non qui, che ci possono vedere. E comunque sono incinta.”
Anakin: “Ma va! Figata, da quanto? No, perché non si nota! Cosa sei, al secondo mese?”.
Natalie Portman: “Non saprei, tieni conto che viaggiamo nello spazio ma non siamo neanche in grado di fare un’ecografia per scoprire che aspetto due gemelli, quindi la situazione è delicata”
Anakin: “Ottimo, chiaviamo.”

Intanto, Action Figurous riceve l’ordine di trasportare i russi e gli altri separatisti su Mustafà, un pianeta che un tempo rappresentava la principale fonte di petrolio della galassia, prima che Saddam Hussein gli desse fuoco trasformandolo nell’Etna.

Nel frattempo una Natalie Portman ormai al quinto mese e un Anakin arrapatissimo, nel tentativo di tenere un basso profilo e non far scoprire la loro tresca amorosa, decidono di andare a letto insieme nella suite imperiale, confidando nella discrezione del concierge. Natalie Portman, però, chiede ad Anakin di non fare l’amore, ma di stare abbracciati tutta la notte che sarà bellissimo lo stesso. La cosa mette addosso al prescelto un po’ di nervosismo, al punto che sogna di vederla morta. Il nostro eroe si sveglia di soprassalto e, invece di tirarsi una sega o farsi una bella doccia fredda, va a parlare con Gigi la trottola. Questi gli ricorda che un bravo Jedi non deve chiavare, come del resto testimoniano i brufoli di Obi-Wan

Ancora più turbato, Anakin decide di andare a parlare col suo mentore, George Bush.
George Bush è un noto pedofilo e ci è rimasto malissimo quando ha scoperto che, fra Episodio I ed Episodio II, il bimbo di cui si era invaghito è invecchiato di dieci anni. George Bush è anche il più grosso figlio di puttana dell’universo. L’hanno capito perfino gli Jedi, che questo tizio ha qualcosa che non va. E gli Jedi, come Lucas si è premurato di spiegarci abbondantemente in questa nuova trilogia, sono la più grossa congrega di rincoglioniti dell’universo. Del resto, Anakin è il prescelto fra gli Jedi, quindi torna abbastanza che sia ancora più rincoglionito di loro.

Ad ogni modo, George Bush si palleggia Anakin ormai da sei anni e sa rigirarselo meglio di un marshmallow su un fuoco da campo. Così, astutamente, decide di eleggerlo membro del club delle giovani marmotte, cui fanno capo tutti gli jedi più potenti, fra i quali segnaliamo in
particolare Jules e Gigi la trottola.

Jules: “Ok, ti permettiamo di stare nel club, però scordati la carica di Gran Mogol.”
Anakin: “Che cazzo dici? Questo è un oltraggio!”
Jules: “Siediti.”
Anakin: “Ok.”

Dopo un’interessante seduta del club, gli Jedi si scambiano le spille e si congedano. In corridoio Obi Wan, che essendo l’ultimo arrivato viene costantemente nonnizzato da tutti gli altri Mogol, è costretto a dire ad Anakin che in realtà lui non conta un cazzo e l’hanno preso solo perché così può fare la spia sulle attività di George Bush.

Anakin torna da Natalie Portman (ormai all’ottavo mese) piuttosto infastidito, e i due si mettono a parlare di politica.

Natalie Portman: “Dai, adesso che sei amico dell’imperatore, digli di porre fine alla guerra.”
Anakin: “No, che cazzo, ora pure tu ti approfitti delle mie amicizie?”
Natalie Portman: “Di che stai parlando?”
Anakin: “No, niente.”
Natalie Portman: “Abbracciami.”
Anakin: “Ok.”

Anakin si indispettisce e racconta tutto a un compiaciuto George Bush.

George Bush: “Sai, il lato oscuro della forza offre prospettive interessanti”
Anakin: “Che cazzo dici? Guarda che i Sith sono cattivi e gli Jedi sono buoni!”
George Bush: “Il mio maestro resuscitava i morti.”
Anakin: “Ok.”

Mentre se lo palleggia con un po’ di fesserie sul vecchio saggio dei Sith, George Bush dice ad Anakin di aver sgamato il pianeta su cui sta nascosto Action Figurous, che ha deciso di prendersela comoda prima di partire per l’Etna.
Tutto contento, Anakin va a svelarlo al consiglio dei Gran Mogol, nella speranza di ottenere in cambio una bella spilletta. Non solo non gli danno la spilla, ma gli ricordano pure che lui non conta un cazzo, dicendogli che dovrà restarsene a casa mentre Obi-Wan si becca tutto il divertimento.

Obi-Wan: “Ti ho insegnato tutto, e l’allievo ormai ha superato il maestro.”
Anakin: “Però, finché sto sulle palle al consiglio dei Gran Mogol… “
Obi-Wan: “Sereno, che prima o poi la spilla arriva.”
Anakin: “Ok.”

Congedatosi dall’amico, Anakin torna a trovare Natalie Portman.

Natalie Portman: “Obi-Wan è stato qui.”
Anakin: “Lo sapevo, mi metti le corna!”
Natalie Portman: “Ma va, era solo preoccupato per te.”
Anakin: “Ok.”

Natalie Portman tira un sospiro di sollievo.

Obi-Wan arriva da Action Figurous, che nel frattempo ha fatto scappare tutti i vari separatisti, e tenta di ficcargli le dita negli occhi.
Non ci riesce per colpa delle lame rotanti.

Intanto, Anakin va a trovare George Bush e gli confessa di essere turbato.
George Bush capisce che è il momento di fare la mossa.

George Bush: “Sai, io conosco il lato oscuro. Se vuoi te lo insegno.”
Anakin: “Occazzo, sei Macchia Nera! Ti ammazzo.”
George Bush: “Ti insegno anche a fare i fulmini con le mani.”
Anakin: “Ok.”

Intanto Obi-Wan sconfigge Action Figurous usando il più classico trucco dei cavalieri Jedi: appendersi con le mani all’orlo di un precipizio e far credere all’avversario di aver vinto per coglierlo di sorpresa.

Anakin va da Jules e, per fare il figo e conquistare la spilletta, gli racconta tutto.

Anakin: “Oh, George Bush è Macchia Nera.”
Jules: “Che cazzo dici?”
Anakin: “George Bush è Macchia Nera.”
Jules: “Ok.”

Pausa drammatica.

Jules: “Vado a fargli il culo, tu resta qui.”
Anakin: “Voglio venire anche io!”
Jules: “Senti, ti sei guadagnato la spilletta, ma vedi di non rompere i
coglioni: resta qui.”
Anakin: “Ok.”

Jules e altri tre Jedi prendono una cinquecento e ci impiegano tutto il pomeriggio per raggiungere George Bush. Nel frattempo, Anakin va a riflettere nella sede del club. Lì si alza e si mette a fissare fuori dalla finestra, in direzione dell’appartamento di Natalie Portman. Natalie
Portman (ormai al nono mese) si alza dal divano e va a fissare fuori dalla finestra, in direzione del club.

Anakin è combattuto: sa che la spilla gli farà fare un figurone e potrebbe fargli guadagnare una bella sgroppata con Natalie Portman. Oltretutto è sempre stato un suo sogno farsi una donna incinta. Allo stesso tempo, però, ci tiene tantissimo a imparare a fare i fulmini e per questo gli viene da piangere.

Contemporaneamente Natalie Portman si chiede se per caso il figlio che aspetta sia stato concepito in quella notte di follia con Obi-Wan.
L’importante, comunque, è che non nasca scuro di pelle. Questo pensiero la fa piangere.

Anakin decide che vuole imparare a fare i fulmini e corre a prendere il jet.

Intanto, Jules e i tre jedi sono arrivati da George Bush.

George Bush: “Oh, sei arrivato in anticipo. Vuoi un caffè?”
Jules: “Sei in arresto.”
George Bush: “Che fai, cerchi rissa?”
Jules: “Sei in arresto.”
George Bush: “Guarda che questo è tradimento.”
Jules: “Sei in arresto.”
George Bush: “…”

Comincia uno spettacolare duello, durante il quale George Bush ammazza subito i tre Jedi, ma fa una fatica boia con Jules, al punto che deve ricorrere ai fulmini. Proprio in quel momento arriva Anakin che, a giudicare da quanto poco ci ha messo, ha una Ferrari. Vedendo i fulmini che tanto desidera saper fare, Anakin non ci capisce più nulla.

George Bush: “Uccidi il negro.”
Anakin: “Non mi sembra il caso. Non è neanche politicamente corretta, come cosa.”
George Bush: “Uccidilo.”
Anakin: “Ok.”

Anakin taglia la mano a Jules (deve essere una cosa che insegnano all’accademia dei Jedi) e poi George Bush lo spinge giù dal cornicione usando i fulmini.
Vedendo come il rinculo dei fulmini ha ridotto la faccia di George Bush, Anakin si chiede drammaticamente “Cosa ho fatto?!?”, ma prontamente George Bush si alza in piedi.

George Bush: “Ti insegno a fare i fulmini con le mani.”
Anakin: “Sarò il tuo cane.”
George Bush: “Ottimo, ammazza tutti gli Jedi.”
Anakin: “Ok”

A questo punto il film diventa drammatico, cosa che ci viene sottolineata molto bene dal cambio di registro della colonna sonora.
Anakin uccide tutti gli Jedi a portata di mano, compresi un po’ di bambini che, stupidamente, si fidavano di lui.

Gli Jedi in giro per la galassia vengono attaccati dai cloni di Jonah Lomu e muoiono tutti tranne Gigi la trottola e Obi-Wan, che sono molto più furbi di un giocatore di Rugby neozelandese.

Anakin torna a casa da Natalie Portman (che comincia a preoccuparsi perché non le sono ancora venute le doglie).

Natalie Portman: “Che succede?”
Anakin: “Gli Jedi han tentato un colpo di stato, li ho uccisi tutti.”
Natalie Portman: “Non ci credo.”
Anakin: “Credici.”
Natalie Portman: “Ok.”

A questo punto la situazione precipita in maniera molto serrata, quindi, per non perdere il filo cercherò di fare una scaletta.

– Anakin va sull’Etna e ammazza tutti;
– Natalie Portman va ad assistere all’elezione di George Bush come nuovo imperatore e dice “Così muore la democrazia. Sotto uno scrosciante applauso”;
– Anakin ha la congiuntivite;
– Obi-Wan e Gigi la trottola vanno al club delle giovani marmotte e trovano tutti morti. La telecamera della sicurezza, però, ha sgamato Anakin che uccideva i bambini. Obi-Wan è sconvolto;
– Anakin piange;
– Obi-Wan ci prova con Natalie Portman, ma lei non ci sta. Prima di andarsene, Obi-Wan vuole assicurarsi di non essere stato lui a metterla incinta e per questo gira attorno alla cosa chiedendole se il figlio è di Anakin. Natalie Portman trattiene a stento le risate e si limita a non
rispondere;
– Natalie Portman parte per andare da Anakin, ma Obi-Wan si nasconde sulla sua nave.

Gigi la trottola si presenta nell’ufficio di George Bush.

Gigi la trottola: “Vuoi botte?”
George Bush: “Ti tiro una pizza in faccia.”
Gigi la trottola: “Pedofilo.”
George Bush: “Ricchione.”
Gigi la trottola: “Ti spacco il culo.”
George Bush: “Ti schiaccio come un brufolo.”
Inizialmente Gigi la trottola sembra più forte, poi però gli spiegano che se vince non si può fare il telefilm di collegamento fra questa trilogia e la vecchia. Decide quindi di darsela a gambe.

Arriviamo così al dunque.

Anakin: “Ti amo e so fare i fulmini con le mani.”
Amidala: “Obi-Wan aveva ragione!”
Anakin: “Sei una zoccola.”
Natalie Portman: “Non ti riconosco più.”

Anakin prova a strozzare Natalie Portman con la forza.

Obi-Wan: “Smettila.”
Anakin: “No.”
Obi-Wan: “Smettila.”
Anakin: “Ok.”

Comincia un lungo duello che porta i due a scontrarsi in mezzo alla lava e a combattere per un bel po’.

Improvvisamente Obi-Wan si ritrova in posizione di vantaggio.
Obi-Wan: “Hai perso, sono in posizione di vantaggio.”
Anakin: “Ma non dire cazzate.”
Obi-Wan: “Attaccami e sei morto.
Anakin: “Ok.”

Anakin fa un salto mortale e atterra senza una mano ed entrambe le gambe (deve essere una cosa che insegnano all’accademia dei Jedi).

Obi-Wan: “Te l’avevo detto.”
Anakin: “…”
Obi-Wan: “Eri il prescelto.”
Anakin: “…”
Obi-Wan: “Io ti volevo bene.”
Anakin: “…”
Obi-Wan: “Eri come un fratello, per me.”
Anakin: “…”
Obi-Wan: “Mi sono chiavato tua moglie.”
Anakin: “TI ODIOOOOOO!!!”

Anakin prende fuoco e agonizza, Obi-Wan se ne va.
Nel frattempo a Natalie Portman si sono rotte le acque.

A questo punto George Lucas estrae il taccuino e spunta piano piano tutte le cose che i fan gli hanno chiesto di spiegare.

1. l’imperatore fa mettere sotto vuoto Anakin, che si alza e imita il mostro di Frankenstein;
2. le ecografie si possono fare, ma solo in caso di emergenza;
3. Natalie Portman muore di parto, non prima di aver battezzato i due gemelli e aver svelato ad Obi-Wan che in fondo Anakin non è cattivo;
4. Leia viene affidata al senatore malizioso, mentre Obi-Wan si porta via Luke, che in fondo potrebbe essere suo figlio;
5. Gigi la trottola spiega a Obi-Wan come parlare con Liam Neeson, che è morto, ma è ancora vivo e gli deve spiegare come diventare un fantasma nei film della vecchia trilogia;
6. cancellano la memoria al droide inglese;
7. George Bush e Anakin, che adesso si chiama Lord Darth Vader Fener, osservano assieme a Van Helsing la costruzione della prima Morte Nera: ci vorranno vent’anni e sarà un fallimento. Per fortuna la seconda, un fallimento anche peggiore, ne richiederà solo sei;
8. Obi-Wan affida Luke, il gemello maschio, ai suoi zii adottivi. Gli zii si mettono a osservare il doppio tramonto. Lo zio si segna un appunto mentale sulla necessità di aggiustare la radiolina. Che non è possibile che ogni sera debba sempre partire la stessa musica alla stessa ora;
9. Kevin Smith ha diretto Jersey Girl.

Fine.

Note critiche a piè pagina, impressioni a nastro.
Episodio III è il seguito di Episodio II, che del resto era il seguito di Episodio I.

Ovvero un film scritto maluccio, con un intreccio che sta in piedi con lo sputo e dei dialoghi a tratti imbarazzanti. Ma anche con lampi eccellenti, battute fulminanti, immagini di grande impatto.

Si regge in piedi a fatica, perché i personaggi quasi non ci sono e le (poche) emozioni che suscita derivano più dal ricordo che hanno appiccicato addosso, che da quanto si vede nel film. Il duello alla fine, non è fra due personaggi che abbiamo imparato ad apprezzare nel corso della trilogia, è fra due ombre che un giorno diventeranno Alec Guinness e Lord Casco. E alla fine ci si emoziona a vederli combattere, ma fa un po’ tristezza pensare che il loro rapporto lo spiega meglio la trilogia originale rispetto a quella che doveva raccontarcelo. E allora anche il massacro dei jedi, altro momento evocativo, potente, è soprattutto quella cosa di cui ci avevano parlato tanti anni fa e che eravamo curiosi di vedere. Perché dai, che ce ne potrà mai fregare di ‘sta banda di cretini così ben tratteggiata in questi tre film?

L’unico personaggio che ne esce vagamente in piedi è l’imperatore, per l’estrema bravura dell’interprete. Certo, quasi sempre sopra le righe, ma mellifluo e affascinantissimo, nonostante Lucas sia impazzito e abbia deciso di mettergli in faccia della gomma piuma a caso al momento di renderlo orrendo, deformato e terrorizzante. Il resto sono macchiette, ciascuna con il suo bel momento, ma nessuna capace di andare molto oltre.
E alla fine si torna sempre lì: Lucas è un bravo soggettista, un artista del montaggio, ha tante idee, tira fuori battutine cazzute, ma non sa scrivere una sceneggiatura come si deve e ormai è un regista piatto, freddo, più interessanto a dipingere il quadretto statico in cui ogni dettaglio sia perfetto, che a dare reale consistenza al suo cinema.

Il primo guerre stellari aveva la potenza dell’idea, aveva dei personaggi tratteggiati alla grande che si reggevano in piedi da soli, aveva forse il pregio di limitare il caro George con l’impossibilità di mettere a schermo ogni minima stronzata che gli passasse per la testa. L’impero colpisce
ancora aveva Leigh Brackett a scrivere dei dialoghi fulminanti e ne uscì fuori un gioellino di sceneggiatura. Poi, lo sbraco. Un terzo episodio in cui Kasdan ha dimostrato che qualcuno deve dargli una mano con gli script, altrimenti non ce la fa, e questa nuova trilogia, il parco giochi di
Georgettino bello.

E che mi rimane?
Mi rimane, innanzitutto, la consapevolezza che l’industria del doppiaggio italiana sta andando a catafascio. Oddio, probabilmente con Guerre Stellari si tocca il fondo e ci sono film adattati molto meglio, oppure semplicemente a tutte queste cose un tempo non facevo caso e adesso ci sto
più attento.
Ma Episodio III è un coacervo di tutto ciò che può essere sbagliato in un adattamento: doppiatori monocorde che sviliscono i personaggi, traduzioni che non c’entrano un cazzo, giochi di parole intraducibili sostituiti con cazzate, battute sfiziosissime che scompaiono, false friends presi in pieno… una tristezza. Dopo dieci minuti di quei dialoghi non ne potevo più, volevo alzarmi e andarmene, mi hanno davvero rovinato completamente la visione. E infatti, consapevole del fatto che tre anni fa avevo *odiato* il secondo film, per poi rivalutarlo un po’ tempo dopo quando lo rividi in originale, questa volta ho deciso di sbrigare subito la pratica, tornando al cinema due ore dopo per lo spettacolo in inglese. 😀
E, sì, mi è paciuto.
Intendiamoci, non è che in originale diventi Shakespeare – anzi, i dialoghi fra Anakin e Natalie Portman sono e restano imbarazzanti – ma è proprio tutta un’altra roba.
Scompare lo scoglionamento, che si porta via anche la noia, e rimane un film che scorre e mi diverte, anche se resto estraneo a quasi tutto quello che vedo e finisco per essere emotivamente coinvolto solo in occasione del massacro dei Jedi e del duello finale, due parti che però, si torna da capo, vivono più del ricordo di altri film, che della potenza di questo.

Certo, nel ottica del fan, dell’appassionato storico che, pur odiando Il ritorno dello jedi, si emoziona guardandolo per l’ennesima volta, non posso che apprezzare quanto ho visto in questo film (come del resto nei precedenti). Tutti i piccoli dettagli, i segreti svelati, il percorso dei
vari personaggi, il viaggio verso la vecchia trilogia fatto di tecnologie che si evolvono e di protagonisti che nascono. Le citazioni, il corridoio bianco dell’incrociatore, la vestizione di Lord Casco e il tramonto binario. Tutte cose a larghi tratti sfiziose e che comunque, in quest’ottica, mi rendono il film degno di esistere, ma che non mi bastano.
Ma Lucas ha sbracato anche in questo, perché veramente gli ultimi dieci minuti sembra che si sia messo lì con la mancolista a inserire ogni minima stronzata da spiegare ai fan perché non gli rompessero i coglioni. E in tutto questo si mette pure a rovinare una scena che doveva essere
stra-drammatica (Darth Vader che cede completamente al lato rotto della forza scoprendo di aver ucciso la sua donna) rendendola stra-ridicola per fare la citazione colta da Frankenstein.
Ma forse l’ha fatto perché ormai non ci crede più manco lui, alla possibilità di dare un tono drammatico a ‘sto teatrino.
Tanto vale fare le citazioni.

Terminator 3 – Le macchine ribelli


Terminator 3 – Rise of the Machines (USA, 2003)
di Jonathan Mostow
con Arnold Schwarzenegger, Nick Stahl, Claire Danes, Kristanna Loken

Una delusione completa, senza tanti giri di parole.
Non mi aspettavo certo un film all’altezza dei due di Cameron, ma neanche questa zozzeria. Le premesse, in fondo, non erano malvage: ok, non è scritto e men che meno diretto da Cameron, ma l’idea di vedere scoppiare il casino col giorno del giudizio mi attirava e Jonathan Mostow è un discreto mestierante, che il suo compitino su commissione lo svolge bene (U-571 era valido e, in effetti, i drammi di T3 mi sembrano in minima parte dovuti a lui).

Ma è andata male.
Il motivo principale è la sceneggiatura, veramente infima. Il soggetto di partenza non è malvagio, poteva essere un clamoroso ritorno alle atmosfere opprimenti e senza speranza del primo film, con quest’idea del futuro inevitabile che porterà comunque alla fine del mondo, e ci sono tante idee carine basate sui paradossi temporali (per esempio Connor che viene ucciso nel futuro dal T-800 perchè si fida di lui e lo stesso T-800 che glie lo dice poi nel passato). Ma il tutto è scritto troppo di merda per poter funzionare. I dialoghi sono ridicoli quando provano a essere seri e disarmanti quando tentano di far ridere (ma poi perchè tutte ‘ste gag comiche? Nei primi due film erano pochissime e bilanciate, qui quasi non c’è altro, ma soprattutto fanno cacare, perchè almeno fossero belle non ci sarebbe mica nulla di male). I personaggi sono tutti, dal primo all’ultimo, ridotti a infime macchiette (il Thunderbolt Ross di Hulk esce ingigantito se paragonato alla checca militare di ‘sto film) e le poche battute e situazioni decenti sono copiate dai primi due episodi.

Che poi, non fraintendiamo: non tutto (ed è tanto) ciò che va a citare T1 e T2 è ottimo, anzi, la maggior parte delle scene riprese ne esce malissimo. In generale, poi, il film sembra proprio la versione tamarra e rifatta in peggio di T2, con lo stesso svolgimento, gli stessi antagonisti, le stesse sequenze d’azione, perfino le stesse gag e gli stessi dialoghi. Non mancano poi le citazioni da T1 (la pressa finale, per esempio, o lo stesso fatto che in pericolo c’è una coppia che deve figliare), ma anche qui il paragone è imbarazzante. E poi ci sono voragini di sceneggiatura: parliamone, com’è possibile che una ragazzina, il suo ganzo e un gigante con pezzi di metallo che gli spuntano dagli zigomi entrino tranquillamente in una base supersegreta militare e arrivino al centro di comando? Che è, siccome è figlia del capo non c’è problema? Manco la scortano? Ah, no, aspetta, ci pensa Schwarzy, sfascia tutto lui all’ingresso, tanto i sistemi di sicurezza sono disattivati da Skynet e i soldati americani, si sa, sono tutti incapaci. Ma poi le password. Ma dico io, questo conserva i codici per aprire il super bunker diddio dentro la cassaforte, giusto? Ok, non sono poi ‘sti codici importantissimi, visto che alla fine là dentro non c’è Skynet, ma semplicemente un bunker, per cui posso capire che abbia senso non farli troppo “nascosti”. Ma allora perché cazzo farli così complicati? Sul monitor ti appare il colore della sezione e il numero di pagina (immagino a caso), tu apri il libretto e li inserisci. Semplice, no? Sì. Quindi certo non è un sistema di protezione, un coglione qualunque può usare quel libretto. E allora PERCHÉ CAZZO NON SCRIVERE DIRETTAMENTE TUTTI E DUE I CODICI E FARLA FINITA?!?!?!? Cristo, è un bunker in cui bisogna entrare velocemente per nascondersi da chissà quale pericolo, che cazzo di senso ha perdere tempo a sfogliare un libretto di merda???!?!?!?!?!
Ok, lasciamo stare. Perché c’è altro di cui parlare.

John Connor non è più John Connor, è un culattone che fa pompini nel parcheggio del quartiere per quattro soldi [cfr. Twist, da Venezia/Locarno a Milano 2003]. Si porta a letto Claire Danes dopo che è finita sotto un autobus, ma arriva il T-1000 che gli rovina i piani. Dopo 10 anni, si rende conto che il suo destino è di scoparsela, perché i loro figli saranno importantissimi.
E qui salta fuori la grande scoperta! John Connor è un povero deficiente, alla faccia del supercapo, si fa infinocchiare dal primo T-800 di passaggio (probabilmente perché gli offre abbastanza soldi per una marchetta) e muore come un coglione. Saranno i suoi figli a salvare l’umanità. No, dico, tre film a proteggere uno stronzo il cui ruolo alla fin fine è quello dello stallone da monta?
Che poi a proteggerlo c’è un T-800 chiaramente sovrappeso, con le manigliette dell’amore e le rughe affascinanti in faccia.

E la mamy: che fine ha fatto Sarah Connor? Si è tagliata le vene per la disperazione quando ha visto che hanno sostituito il suo amato figlio tossicodipendente con un marchettaro? Peggio: è morta di leucemia autoindotta pur di non partecipare a questa farsa e addirittura si è fatta cremare e ha fatto nascondere un bazooka nella sua tomba, proprio per non apparire manco imbalsamata. Fra l’altro la tomba è nella cripta dove vive Spike.
Ma poi ‘ste macchine, che cazzo, mandano un modello arretrato rispetto all’ultimo che ha fallito? Che è ‘sto T-900, ha la ficata del metallo liquido handicappata dall’endoscheletro metallico? Proprio utile! Che grande idea mandare il modello vecchio a compiere non solo il lavoro che il modello successivo ha fallito, no, anche a far fuori altra gente, i luogotenenti [ROTFL] di John Connor. Non mi meraviglio che nel futuro Skynet e la sua armata di invincibili robot spaccaculi saranno sgominati da quattro stronzi col mitra.

Che poi, parliamone, di ‘sta fighetta. Ok, la sensazione di onnipotenza, di “avete solo da scappare” del primo film è irripetibile e già mancava nel secondo. Perché è chiaro che se i due antagonisti sono entrambi macchine, per quanto una possa essere più forte, la sensazione di potenza soverchiante viene comunque a mancare (tant’è che Schwarzybbello ne esce quasi sempre intatto, dagli scontri). Però Robert Patrick aveva una faccia, delle movenze, un’aria troppo da killer implacabile, e riusciva comunque ad essere sul serio angosciante.
Questa che ha, oltre alla sculettata robotica (divertente, eh) e al braccio lego technics? *N*U*L*L*A* Se proprio si vuole cercare il pelo positivo nell’uovo negativo, si può dire che ha un paio di momenti, di flash, in cui mi ha ricordato un vero e cazzuto Terminator. Quando è sul tetto della macchina, con Connor che la smitraglia e lei, subito prima dell’impatto col camion, ha quel fulmineo scatto in avanti per afferrare il regazzetto, e nello scontro nei cessi, quando ha il piede di Schwarzy in faccia e spunta solo l’occhio, fisso e impenetrabile. Ma, ancora, sono quisquilie, pagliuzze che si perdono in un mare di merda, e allora anche l’unica altra idea carina, lo sguardo mutato in disperazione quando sta per schiattare, alla fin fine copia quello del T-1000…

Insomma, è tutto un cesso, tutto da buttare?
No, purtroppo no. Il vero dramma è questo, che non è una porcata completa e totale, che ha qualche lampo positivo e allora ti fa rosicare il triplo, troppo di più, perché ti rendi conto di quanto avrebbe potuto essere meglio. Le sequenze d’azione sono valide, divertenti, casinarissime, prive di qualsiasi remora a spenderci tutti i soldi a disposizione. Gli effetti speciali sono sul serio notevoli, ho notato pochissimi momenti bassi e in generale è tutto di grande effetto.

E l’epilogo, pure, è gustoso. Perchè finalmente sembra a tornare ciò che sul serio mancava al resto del film e invece caratterizzava tanto bene il precedente e, soprattutto, il primo: quel meraviglioso senso di oppressione, di ineluttabilità, di “condanna a morte” a cui sei destinato e non puoi sfuggire. Il padre di lei che li manda con l’inganno a nascondersi, perché ormai tutto è perduto, ma almeno loro si salveranno. Le macchine che si attivano, grazie anche all'(ennesimo) errore umano e cominciano a prendere il controllo, a sterminare. L’arrivo nel bunker, la consapevolezza di avere fallito. L’inizio dei bombardamenti, il cielo coi missili che partono, le prime comunicazioni via radio. Già, molto carino… peccato che ci sia quella stramaledetta puttana di voce narrante che dice solo e unicamente cazzate.
FATELO STARE ZITTO!

P.S.
Per favore, per pietà, qualcuno insegni l’inglese agli italiani. Non è possibile, non lo sopporto, non lo concepisco proprio che quando appaiono scritte in inglese su schermo le si debba doppiare. È una cosa oscena, che rende ridicolo il Terminator (e ancora si sopporta a fatica), ma per esempio stuprava un sacco di bei momenti di Sfera. E poi i doppiatori, cristo dio, ma che razza di scarti da starda han preso per i due ragazzi? Ma andate a lavorare, perlamadonna.

P.P.S.
Comunque T3 è un’ottima macchina di marketing: il ricordo dei primi due film ne esce talmente ingigantito che adesso vado su play.com a ordinarmeli.

P.P.S.S.
Parliamoci chiaro: questo è il pilota di un telefilm. Magari sbaglio e faranno T4 con le macchine che sfascian giù tutto e la guerra totalglobale, ma a me sembra veramente che tutta questa carne al fuoco permetta lo sviluppo di 7 belle stagioni che ci porteranno da “il giorno del giudizio” a “il giorno in cui Gianni e Pinotto Connor fanno il culo a Skynet”. Ovviamente, come tutti i telefilm americani nati a cazzo da film di successo andati in vacca, inizieranno con prime stagioni di successo ma inguardabili, miglioreranno negli anni e giungeranno a diventare quantomeno intriganti per le belle trame a lunga gittata. Ne nascerà poi uno spin-off che racconta le avventure, i sogni e le speranze di un giovane Kyle Reese, ma avrà poco successo e si chiuderà con un cliffhanger di fine stagione: Reese parte con la macchina del tempo.