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Zodiac

Zodiac (USA, 1976)
di Robert Graysmith

Zodiac è un serial killer che ha agito nella California settentrionale a cavallo fra anni Sessanta e Settanta, senza essere mai arrestato. Esibizionista e spavaldo, ottenne la celebrità grazie a una serie di lettere spedite alla stampa dagli esordi fino al 1974. Queste lettere contenevano rivendicazioni degli omicidi e messaggi cifrati “a puntate”, gesti di sfida la cui pubblicazione sui quotidiani era pretesa dallo stesso Zodiac. Sette vittime certe, due delle quali sopravvissute all’assalto, altre trenta rivendicate dall’assassino. Questo il bilancio di un caso mai risolto e che a tutt’oggi rimane ancora aperto.

Robert Graysmith all’epoca della prima lettera di Zodiac lavorava come vignettista satirico per il San Francisco Chronicle. Si ritrovò quindi a vivere in prima persona la ricezione dei messaggi di Zodiac e si appassionò al caso al punto di farne una missione, che lo portò a indagare sui fatti come – se non ben più a lungo di – praticamente qualsiasi detective coinvolto. Il risultato di quelle indagini, oltre probabilmente a una vita non proprio delle più rilassate, è questo libro.

Lo Zodiac letterario è un resoconto accurato e minuzioso – per quanto da alcuni accusato di inaffidabilità – degli eventi legati al caso Zodiac. La prima parte racconta, sulla base di prove e testimonianze, gli omicidi e gli assalti falliti di cui si ha prova certa. Lo fa con uno stile da romanzo, che contestualizza ricostruendo la storia personale delle vittime, immerge il lettore negli avvenimenti e finisce per essere davvero agghiacciante. Questa prima parte è, senza dubbio, quella più vicina al bel film di David Fincher che, pur limitandosi a citare il primo omicidio per aprirsi sul più “cinematografico” secondo, segue davvero fedelmente le pagine del libro. Ma su carta le azioni di Zodiac finiscono per risultare ancora più terribili e a tratti – certamente complice la consapevolezza dello stare leggendo di fatti realmente avvenuti – si fa quasi fatica ad andare avanti.

Nella seconda parte il lo Zodiac romanzo perde forse un po’ di verve, lasciando spazio all’accumulo di dettagli e informazioni, all’inchiesta di stampo giornalistico e in parte anche al racconto in prima persona delle indagini condotte da Graysmith. La spaventosa quantità di dati, di dettagli, di documentazione fotografica, è talmente ben raccolta e “raccontata” da tenere alto l’interesse fino in fondo, specie quando poi l’autore si spinge appunto fino a narrare in prima persona i suoi approcci nei confronti del principale indiziato e le sue teorie.

Manca, ma è normale, il lavoro di “drammatizzazione” che nella pellicola di David Fincher – pur senza eccedere nell’approfondimento – offriva personaggi forti e capaci di portarsi sulle spalle il racconto. E manca quella strepitosa sequenza dell’interrogatorio sul posto di lavoro del principale sospettato, che invece viene qui appena citata nel raccontare il successivo incontro fra forze dell’ordine e presunto assassino. Ma sono differenze comprensibili, frutto anche del fatto che lo Zodiac cinematografico prova ad esplorare la vicenda secondo più punti di vista, mentre quello letterario si limita allo sguardo intenso, appassionato, forse anche un po’ ossessionato, del suo autore.

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Zodiac

Zodiac (USA, 2007)
di David Fincher
con Jake Gyllenhaal, Mark Ruffalo, Robert Downey Jr., Anthony Edwards

Nel raccontare i trent’anni di storia del tuttora aperto caso Zodiac, l’ultimo film di David Fincher prende come modello d’ispirazione palese e dichiarato Tutti gli uomini del presidente e ne ricalca lo stile freddo e asciutto, mostrando nel dettaglio le dinamiche d’investigazione ed evitando quasi del tutto il coinvolgimento emozionale. I tanti protagonisti non vengono raccontati come personaggi a tutto tondo e non vedono esplorati più di tanto i loro dubbi, le loro motivazioni, i loro sentimenti. Fincher si concentra sull’esposizione sistematica e discorsiva dei fatti, mantenendo le distanze da tutti e raccontando un’indagine lunga, estenuante, interminabile, che si protrae per decenni fittizi e due abbondantissime ore di grande cinema.

Ma nel farlo non adotta uno stile documentaristico, firmando anzi il film in maniera anche pesante, inserendo trovate molto particolari ed efficaci, realizzando – per esempio con l’interrogatorio a quattro e i vari attacchi del killer – una manciata di scene strepitose per tensione e capacità di colpire allo stomaco e condendo il tutto con una colonna sonora di rara efficacia. Ad aiutarlo degli attori forse ormai un po’ troppo costretti a recitare bene o male sempre lo stesso ruolo, ma che d’altra parte si rivelano come al solito estremamente efficaci.

Lungo, estenuante e inconcludente come le indagini che racconta, Zodiac svolazza placido dalle parti del capolavoro, rapisce nelle maglie della sua algida detection e non molla per oltre due ore e mezza. Ennesimo centro per un regista che, pur fra alti e bassi, continua a mostrare un gran voglia (e una gran capacità) di reinventarsi continuamente.