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Money Monster

I pregi e difetti di Money Monster stanno tutti nella sua sostanziale mediocrità, intesa proprio come lo stare nel mezzo, senza eccellere in nulla e senza fare nulla di tremendamente sbagliato. È un thriller realizzato con mestiere e discreta padronanza, che intrattiene per tutta la sua durata senza particolari lungaggini e porta a casa il risultato minimo in maniera dignitosa. Ma è anche la solita storia d’ostaggi vista tante volte, che non inventa nulla e fa invece più o meno tutto quel che è lecito attendersi. È l’ennesimo film che affronta la crisi economica cercando di proporre un suo punto di vista, e nel farlo trova anche qualche idea intrigante, esprime qualche concetto azzeccato, ma li mette in scena in maniera goffa e sembra convinto di essere molto più intelligente e ficcante di quanto effettivamente non sia. Si lascia guardare, ma si lascia anche dimenticare.

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Ocean’s Twelve


Ocean’s Twelve (USA, 2004)
di Steven Soderbergh
con George Clooney, Brad Pitt, Catherine Zeta-Jones, Matt Damon, Andy Garcia, Vincent Cassel, Julia Roberts, Casey Affleck, Scott Caan, Eliott Gould, Don Cheadle, Bernie Mac, Carl Reiner. Shaobo Qin

Terry Benedict ha rintracciato Danny Ocean e i suoi compari e ora rivuole indietro i soldi che gli hanno rubato. Con gli interessi. Per un totale di circa duecento milioni di dollari. I nostri simpatici, eleganti e spiritosissimi eroi si ritrovano così a organizzare una serie di colpi impossibili, incrociando le armi con un’agente dell’Europol e un super ladro professionista francese. Ocean’s Twelve è, tanto quanto il primo episodio, una “scusa” utilizzata da Soderbergh e dal suo gruppetto di amici per divertirsi assieme cazzeggiando e giocherellando col cinema di genere.

Ancora una volta è tutto un gioco di battutine, inside joke, metareferenzialità e prese in giro. Di nuovo ogni attore recita nel ruolo di se stesso (a parte Andy Garcia, l’unico convinto di dover interpretare un personaggio), e addirittura, stavolta, questa specie di realismo al contrario fa da pretesto per una delle gag più riuscite. Uno sterile spettacolo di regia ricercata, scenografie lucide e leccate, costumi eleganti e musiche d’alto lignaggio. Ti dà di gomito e ammicca, cerca la tua complicità e sorride malizioso. Se stai al gioco, probabilmente, il divertimento è assicurato. Altrimenti, per quanto vuote, son comunque un paio d’ore piacevoli, ritmate e tremendamente ben confezionate.