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Jason Bourne

Sui titoli di coda di Jason Bourne, come al solito, si ascolta Extreme Ways di Moby. E come già era successo per i tre film precedenti, si tratta di una nuova versione, un riarrangiamento tirato fuori per l’occasione. Che è un po’ quel che si potrebbe dire anche di Jason Bourne, in effetti. Dopo svariati anni nei quali Matt Damon e Paul Greengrass hanno temporeggiato dichiarandosi amore a botte di “Torno solo se c’è lui” e ostentando prudenza in stile “Non so, abbiamo detto tutto quel che c’era da dire, magari se c’è la sceneggiatura giusta… “, alla fine la coppia d’oro ha deciso di tornare sul luogo del delitto, nonostante, oh, non è che ‘sta sceneggiatura sia poi così fenomenale. Ma probabilmente era troppo irresistibile la tentazione di far presente a Jeremy Renner che, per quanto ci provi, non ce la può proprio fare a prendersi un franchise e farlo tutto suo.

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Le tre sepolture


The Three Burials of Melquiades Estrada (USA, 2005)
di Tommy Lee Jones
con Tommy Lee Jones, Barry Pepper, Julio Cedillo, January Jones, Melissa Leo

Interessante western moderno, che segna l’esordio alla regia di un Tommy Lee Jones misurato e struggente, anche se eclissato sullo schermo dalla gran prova di Barry Pepper. Le tre sepolture è una storia di amicizia virile, talmente forte da andare oltre la ragione e i colpi di fucile.

L’avvio, pur piacevole, non è dei migliori, con quell’aria ormai trita e ritrita da film maledetto che giocherella con la struttura narrativa e si diverte a stupire con immagini di bassa umanità. Ma nella seconda parte Jones sceglie per una messa in scena più lineare e dall’impatto decisamente più forte, abbandona le pretese da autore di tendenza e si limita a raccontare una bella storia.

Il protagonista diventa un eroe western di quelli veri, che non guardano in faccia a nessuno e schiantano nella polvere chiunque provi a metter loro i bastoni fra le ruote. La narrazione si fa più intensa e la macchina da presa mostra immagini molto evocative, anche se forse un po’ di maniera. Peccato per un finale troppo buonista e tutto sommato inconcludente, ma, per essere l’opera prima di un attore, non è niente male.