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La pantera rosa


The Pink Panther (USA, 2006)
di
Shawn Levy
con
Steve Martin, Kevin Kline, Jean Reno, Emily Mortimer, Beyoncé Knowles

C’è qualcosa di profondamente sbagliato in un film nel quale l’ispettore Clouseau risolve il caso grazie a una serie di geniali intuizioni e acute osservazioni, oltre che, addirittura, facendo la mossa giusta al momento giusto. Comunque la si voglia mettere, questo è tradire il personaggio e ciò che ha rappresentato nel decennio abbondante in cui fu Peter Sellers a vestirne i panni.

Pippe mentali filologiche a parte, comunque, questa nuova Pantera Rosa funziona poco anche se presa per i fatti suoi. C’è sicuramente qualche bella gag, gli attori scelti come comprimari sono azzeccati e, tutto sommato, Kevin Kline e Steve Martin, pur improponibili nel tentativo di scimmiottare chi li ha preceduti, non funzionano poi così male.

Ma al film – che pure mi sembra ampiamente superiore al pessimo ricordo che ho di quello con Benigni – manca la carica dei migliori episodi del passato. E alla fine nella memoria rimane solo il divertente cameo di Clive Owen, forse l’unica immagine davvero genuina e dirompente.

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Il codice Da Vinci


The Da Vinci Code (USA, 2006)
di
Ron Howard
con
Tom Hanks, Audrey Tatou, Ian McKellen, Jean Reno, Paul Bettany, Alfred Molina, Jurgen Prochnow

Se prendi un sacco per la pattumiera, lo riempi di frutta marcia, latte scaduto e cibo avariato, lo chiudi non troppo bene e lo appoggi sul balcone esposto al sole, dopo un po’ di giorni è molto probabile che puzzi parecchio e sia pieno di vermi. Se a quel punto lo apri, togli un po’ di scatolette e barattoli vuoti per far posto e prima di richiuderlo ci caghi dentro, beh, difficilmente smetterà di puzzare. Ed è probabile che i vermi non si infastidiscano troppo per la merda.

Il codice Da Vinci cinematografico è un ottimo adattamento del mediocre libro da cui è tratto. La sceneggiatura di Akiva Goldsman tralascia (soprattutto nella prima parte) qualche episodio e ne modifica (soprattutto nella seconda parte) qualcun altro, ma nel complesso riassume molto bene il “quid” del libro.

E infatti i difetti sono gli stessi, a partire dal colossale turbine di cazzate su cui si fonda l’intreccio, proseguendo con una scrittura piatta, didascalica, logorroica e prevedibile e giungendo infine alla massacrante assenza di ritmo della seconda metà di film. Ron Howard ci prova anche, a metterci del suo, ma il materiale è indifendibile e non concede scampo.

Di buono nel film c’è che si è scelto di sorvolare su alcune fra le fesserie più impresentabili del libro e che anche per questo la sua struttura ripetitiva e monocorde emerge meno. Di non altrettanto buono c’è un’impressione di tirato via nell’adattamento delle sequenze iniziali e una pesantezza se possibile ancora più marcata del segmento centrale, quello più “divulgativo”. Di pessimo c’è il fatto di dover vedere un attore delizioso come Ian McKellen sprecato in roba del genere.

Dan Brown, devi bruciare all’inferno, e con te tutti gli stronzi – me compreso – che ti hanno dato dei soldi per questa merdata.