Gli uomini, fino adesso


Bene, bravo, bis
Tranquillo Barnetta (Svizzera)
Non so se si sia ritrovato titolare solo per l’infortunio di Behrami, ma questo ragazzo ha fatto un mondiale notevole. Grande personalità, buoni piedi, sempre l’ultimo a mollare. Ma un po’ tutta la svizzera, solida e giovane, promette molto bene, per i prossimi Europei in casa e per i mondiali del 2010. Saranno una squadra difficilissima da affrontare.

Tim Cahill (Australia)
Centrocampista di sostanza, quantità e qualità. L’ho mirato a fantacalcio perché in Premier League quest’anno ha segnato un gol pazzesco e mai scelta fu più azzeccata. All’esordio entra coi suoi in svantaggio, segna una splendida doppietta e si conquista un posto da titolare inamovibile, che onora con altre tre prestazioni colossali. Il migliore dei suoi.

Fabio Cannavaro (Italia)
A oggi il miglior giocatore del Mondiale. Nessun altro a livelli così alti per quattro partite consecutive.

Joe Cole (Inghilterra)
Si innamora un po’ troppo del pallone, ma nell’addormentato centrocampo inglese è l’unico che inventi qualcosa (anche un gol della madonna, fra l’altro). Salta sempre l’uomo, spesso ne salta due, talvolta ne salta tre, ogni tanto si schianta contro il quarto. Ma quando si inserisce nel gioco di squadra è micidiale.

Bobby Convey (USA)
Un’ala destra atletica, velocissima e tecnica. Non in campo contro i cechi, per tutta la seconda partita fa letteralmente impazzire Zambrotta e nel finale ridicolizza Pirlo con un dribbling “campetto”. Nel terzo match segna l’unico gol degli USA, bruciando sullo scatto il difensore ghanese, raccogliendo il bel lancio di Beasley e tirando fortissimo sul secondo palo. Sempre l’ultimo a mollare, butta sul piatto palle, cuore e sangue. Da tenere d’occhio.

Andreas Isaksson (Svezia)
Se c’è un giocatore da salvare nella spedizione svedese, è lui. Ha giocato un signor torneo, è stato decisivo in parecchie situazioni (e del resto le amnesie dei suoi compagni lo mettevano nelle condizioni di dar spettacolo) e contro la Germania ha piazzato una serie di capolavori pazzesca, che ha nettamente ridotto il possibile passivo.

Kakà (Brasile)
Quando il Brasile non gira, ci pensa lui a tenerlo in piedi, segnando un gol strepitoso all’esordio e generando gli unici reali momenti di gran gioco della squadra. Nel suo primo Mondiale da protagonista, fa subito capire che nei titoli di coda il suo nome sarà fra i primi.

Miroslav Klose (Germania)
Tutti lo criticano, tutti dicono che non lo vorrebbero, tutti ne parlano non troppo bene. Ma intanto lui, quando conta, mostra un dinamismo, una voglia e una concretezza micidiali. Eccellente sia nel fare gol, sia nel servire i compagni. Invasato.

Maniche (Portogallo)
In nazionale come in club, se ne parla sempre poco, sempre meno di altri. Eppure lui è sempre lì, pronto a inserirsi e fare i gol decisivi, quelli che pesano come macigni. E neanche banalissimi, perché il difensore olandese è pollo, ma lui è molto bravo.

Maxi Rodriguez (Argentina)
Un gran bel centrocampista offensivo, sempre in movimento, sempre pericoloso, attivissimo e decisivo in zona gol, risolve con un colpo da campione l’ottavo di finale.

Keiji Tamada (Giappone)
Zico è scemo e gli preferisce un Takahara acciaccato e uno Yanagisawa imbarazzante. Lui attende il suo momento, scende in campo l’ultima mezz’ora del secondo match e fa vedere buone cose. Titolare contro il Brasile, apre e chiude un’azione bellissima. Appoggia la palla a Inamoto e si butta in profondità sulla destra, mentre Inamoto, di prima, lancia Santos liberissimo in fascia sinistra. Santos stoppa, salta l’uomo, si accentra e serve un grande assist di esterno sinistro. In tutto questo, Tamada non si ferma un secondo, si fa tutto il campo di corsa, raggiunge la linea difensiva brasiliana, taglia verso sinistra liberandosi, incrociando col compagno di reparto e dettando il passaggio, lascia scorrere il pallone, alza la testa e, solo davanti a Dida, di prima, tira un mancino fortissimo, nel sette, sul primo palo. Magari è un giocatore di merda, ma per quest’azione si merita tante belle parole.

Robin Van Persie (Olanda)
Ragazzi, questo è forte per davvero. Tecnicissimo, alto, fisicamente solido come un macigno, con un gran tiro e una bella sventola sulle punizioni. Se Wenger lo tiene in riga, diventa un campione.

Patrick Vieira (Francia)
Sta facendo un mondiale pazzesco. Se non gli avessero “cancellato” quella alla Corea, avrebbe segnato tre reti in tre partite consecutive. Monumentale in mezzo al campo, decisivo in zona gol, quando vede la crisi all’orizzonte si carica la squadra sulle spalle e la porta ai quarti di finale.

Dwight Yorke (Trinidad & Tobago)
Il centravanti del Manchester anni Novanta si gioca, alla bellezza di 35 anni, il suo primo Mondiale e lo fa con la gioia, il gusto e la spensieratezza di chi sa di aver già avuto tutto. Non si toglie lo sfizio di segnare sul palcoscenico più grande di tutti, ma gioca tre partite da mattatore, piazzandosi in mezzo al campo e guidando i suoi come un condottiero d’altri tempi. Mastodontico.

Zinha (Messico)
Forse il giocatore più talentuoso e convincente di un Messico comunque molto positivo. Un brasiliano naturalizzato di trent’anni, della cui esistenza, francamente, non sapevo nulla. Segna all’esordio contro l’Iran e, quando entra in campo con l’Argentina, si mette a dribblare anche le zanzare.


Mani nei capelli
Dida (Brasile)
Fino adesso ha avuto un sacco di culo, con attaccanti avversari serviti regolarmente da sue smanacciate e che finiscono per tirare alto a porta vuota. Durerà?

Landon Donovan (USA)
Nel 2002 era il ragazzino interessante, nessuno si aspettava nulla e lui rispose con un torneo scintillante, in cui fu l’anima di una squadra capace di arrivare a una decisione arbitrale sbagliata da una possibile semifinale. Quest’anno aveva tutto il peso del mondo sulle spalle ed è letteralmente scomparso. Mancanza di palle?

Frank Lampard (Inghilterra)
Verrebbe da metterlo nella categoria seguente, perché la classe c’è e l’eliminazione ancora no, ma fino adesso per l’Inghilterra è quasi un uomo in meno. Magari è fuori forma.

Arjen Robben (Olanda)
Conferma tutto ciò che già si sapeva: veloce, tecnico, egoista e senza palle. Gioca per i fatti suoi e, quando la partita si fa complessa, scompare dal campo.

Ronaldinho (Brasile)
Verrà fuori sulla distanza? Possibile. Per adesso si è visto un giocatore totalmente inutile, oltre che – caso strano per lui – anche abbastanza nervoso. Sarà pure fuori posizione, ma per uno che viene continuamente (e a sproposito) messo sullo stesso piano di Maradona e Pelé, beh, fatico a credere che possa essere un problema tanto grosso.

Tomas Rosicky (Repubblica Ceca)
L’esordio scintillante contro dei dimessi e rinunciatari USA trae in inganno e fa ben sperare, ma Rosicky ha fatto un Mondiale francamente ridicolo. Grosso coi piccoli, piccolo coi grossi.

Luca Toni (Italia)
Bravo, eh, si sbatte, lotta, suda, difende, aiuta, ma non fa gol. Dalla scarpa d’oro t’aspetti un filo di più.

Il centrocampo dell’Olanda
Giovani, talentuosi, inesperti e polli.

Il centrocampo della Spagna
Giovani, talentuosi, inesperti e polli.


Dai, che ce la fai
Leo Messi (Argentina)
Immagino non sia ancora del tutto a posto, ma negli scampoli di partite giocate ha fatto vedere alcune cose delle sue. Mi piace tantissimo, mi fido di lui.

Frank Ribery (Francia)
Ha iniziato male, ha proseguito peggio, ma nelle due partite che contavano è stato efficace e decisivo. Continua a non sembrarmi il talento pazzesco di cui si parla, ma potrebbe stupirmi.

Wayne Rooney (Inghilterra)
Piano piano, un po’ anche per necessità, sta crescendo. Contro l’Ecuador si è visto qualche lampo. Il problema è che forse non c’è tempo.

Francesco Totti (Italia)
Sempre meglio, anche se resta da vedere la tenuta in novanta minuti di fuoco contro una squadra in grado di mettere davvero fisicamente sotto l’Italia.


Peccato
Cissé, Owen, Kewell, Nesta, Smicer e altri che sicuramente mi sfuggono.
Avrei voluto vedervi di più, o addirittura vedervi punto e basta.


Infine
Un bacio a Ronaldo: tutti gli sputano in testa, lui va per la sua strada, diventa capocannoniere assoluto nella storia dei mondiali e se la ride di gusto.

Annunci

Poseidon

Poseidon (USA, 2006)
di
Wolfgang Petersen
con
Kurt Russel, Josh Lucas, Richard Dreyfuss, Jacinda Barrett, Emmy Rossum, Mike Vogel, Mia Maestro, Jimmy Bennett, Freddy Rodríguez, Kevin Dillon

Remake di L’avventura del Poseidon (1972, con Gene Hackman ed Ernest Borgnine), Poseidon racconta la lotta per la sopravvivenza all’interno di una nave cappottata da un’onda anomala. Wolfgang Petersen si ritrova fra le mani una sceneggiatura deficitaria e fa il possibile, sfruttando tutto il suo mestiere per mettere assieme una giostra ben confezionata, a tratti divertente, ma priva di passeggeri.

I protagonisti di Poseidon sono macchiette appena abbozzate, che si limitano ad eseguire il compitino, seguendo le regole del film catastrofico nelle psicologie e negli eventi. E così c’è quello antipatico che muore come un coglione, il personaggio simpatico che muore tragicamente, l’eroe tutto d’un pezzo, l’avventuriero ombroso e via dicendo.

Ma il vero peccato non sta tanto nelle psicologie tagliate con l’accetta, quanto nel disinteresse ad approfondire idee tutto sommato interessanti, come la controversa morte di un personaggio nella parte iniziale, che offre un potenziale drammatico notevole e per nulla sfruttato nel proseguio del film. E questo esempio rappresenta al meglio tutto ciò che è il Poseidon di Wolfgang Petersen: un film privo di cuore, che non ha il coraggio di sporcarsi le mani con le budella dei suoi morti e finisce, quindi, per risultare freddo e distaccato.

Ottavi di finale


La Germania passa il turno dominando e convincendo. Dopo un inizio vittorioso ma incerto, nel corso delle tre partite successive si è regolata dietro e ha trovato maggiore intesa davanti, con un Klose sempre più invasato e un Podolski che finalmene ha trovato la via del gol. Ciò non toglie che debbano ancora incontrare un’avversaria degna di questo nome. Vedremo con l’Argentina.

La Svezia esce sostanzialmente nella vergogna, lasciandosi alle spalle un Mondiale mediocre. Lenta, abulica, involuta, paga forse lo scotto di essersi trovata con gli uomini chiave fuori forma, ma resta il fatto che questa squadra è molto lontana dalla bella e divertente sorpresa del 2002 e da quella spettacolare macchina da contropiede vista nel 2004.


I ragazzi del Pibe, nel girone, hanno vinto di giustezza contro una buona Costa d’Avorio, hanno fatto sei gol al Casalpusterlengo e non hanno giocato contro l’Olanda. Ci sta, insomma, che le lodi fossero un po’ esagerate e che contro una squadra solida, organizzata e ben messa in campo come il Messico abbiano faticato. Lode e onore delle armi ai centroamericani, portatori sani dell’allenatore più “sagoma” del Mondiale. Solo giusto, comunque, che alla fine si sia risolto tutto con la super giocata di una delle stelle emerse fino a oggi: le “grandi” sono tali anche e soprattutto perché hanno i campioni in grado di piazzarti la pennellata d’autore.


Un’Inghilterra davvero inguardabile passa il turno grazie al vomito effettato di Beckham e rimanda l’ora della verità. La squadra non gira proprio e, soprattutto, delude in quello che doveva essere il suo punto forte, il centrocampo. Vero che in tre su quattro, lì in mezzo, hanno fatto gol, ma sono state tutte azioni estemporanee (quando non calci piazzati). Manca, piange il cuore a dirlo, l’anima offensiva, Frank Lampard. Non so se è fuori forma, se si pesta davvero i piedi con Gerrard (epperò nel 2004 non se li pestavano) o se non c’è con la testa, ma temo sia proprio lui la chiave. Certo, avere l’attacco morto non aiuta.


Che la giovane, inesperta e sbarazzina Olanda esca in quel modo contro un Portogallo sornione e sgamatissimo è solo giusto e nell’ordine delle cose, anche se mi ha davvero fatto incazzare a morte. Portoghesi insopportabili nell’atteggiamento, piagnoni, simulatori, perditempo, spero escano nella vergogna. Ma Olandesi davvero troppo leziosi e inconcludenti: del resto l’avevo detto che temevo la loro gioventù e l’assenza di uomini realmente di personalità. Una squadra talentuosa, ma disunita e incapace di giocare assieme come si deve. E non a caso l’occasione migliore, quella sfortunata traversa piena, arriva da Cocu, il vecchio saggio del centrocampo.

Van Basten sarà criticato nei secoli dei secoli per non aver messo Van Nistelrooy, ma secondo me è ancora più grave aver atteso così tanto per inserire la punta in più (chiunque essa sia). Vennegoor ha giocato dieci minuti, ma in quei dieci minuti ogni singola palla buttata avanti dagli olandesi la prendeva lui di testa e la deviava verso un compagno. In ogni caso, sta costruendo una bella Olanda giovane e ha gli uomini per farlo. Ne riparliamo fra due anni. Il Portogallo va avanti con merito, ma soprattutto con demerito degli avversari esili e polli. Giusto così.


L’Italia fa soffrire chi tifa per lei, ma gioca una partita nettamente migliore di quanto il rigore salva-chiappe allo scadere possa far pensare. Lippi sceglie di impostare sulla solidità difensiva e sulle ripartenze, vuole evitare di subire troppo la freschezza atletica dei canguri e, alla fine, ha ragione. I Socceroos arrivano al (pessimo) tiro solo grazie a qualche rimpallo fortunato, ma rischiano tantissimo quando gli azzurri trovano la giocata che li porta a pungere per davvero. Alla fine il possesso palla sarà in mano agli uomini di Hiddink e probabilmente lo sarebbe stato anche in undici contro undici, ma le occasioni migliori, per non dire le uniche, ce le hanno gli italiani. La vittoria, insomma, per quanto indubbiamente giunta un po’ a culo, è meritata.

Ah, i due episodi chiave. Materazzi, visto a velocità normale, arriva davvero come un treno. Posso capire che l’arbitro tiri fuori il rosso, considerando anche che probabilmente lo teneva d’occhio per una mezza reazione di poco prima e non voleva correre il rischio di perdere il polso della partita come era accaduto la sera precedente a Ivanov. Resta comunque un’intervento al massimo da ammonizione, tanto più che a subire davvero il fallo non è Bresciano, ma Zambrotta. Il rigore è generoso, cercato con molto mestiere da Grosso, ma tutt’altro che regalato. Non solo il difensore australiano è pollo a buttarsi per terra totalmente fuori tempo, ma, mentre fa di tutto per levare dalle palle il braccio destro, allarga quello sinistro (coperto alla visuale dell’arbitro) e tira una bottarella alla gamba di Grosso. Bottarella da poco, certo, ma che un minimo il tempo glie lo fa perdere. Altrettanto certo che Grosso rovini per terra solo e unicamente perché sa che da quella posizione non può crossare (a chi la dovrebbe dare?) e non può tirare (di sinistro non c’è modo, di destro la butta in curva). Insomma, giusto così.

Bravo Totti, certo aiutato dal fatto (poi Lippi dirà previsto) di entrare quando sono ormai tutti cotti e non pagare il suo “ritardo” fisico, ma capace di creare tre grandi giocate con altrettanti palloni toccati. Esageratamente criticati Iaquinta e Del Piero, che certo non stupiscono, ma fanno ciò che Lippi chiede loro (Iaquinta ci mette un po’ a capirlo) e riescono anche a piazzare un paio di bei cross. Giuste lodi comunque all’Australia, che ha fatto un signor torneo e deve solo essere fiera. Mi è spiaciuto un sacco scoprire che Kewell non avrebbe giocato vedendolo entrare in campo con le stampelle. Brutto modo per chiudere un Mondiale, proprio subito dopo aver finalmente trovato il gol, oltretutto nella partita più importante. Forse con lui in campo sarebbero riusciti a creare qualcosa di sensato in attacco. Un bacio a Hiddink: lunedì sera ha rosicato come un coglione, il giorno dopo ha trovato la forza di parlare con un minimo di senso. Resti un coglione, ma sei anche un signor allenatore.


Applausi per Svizzera e Ucraina, che non hanno regalato un ottavo di finale memorabile sul piano del gioco, ma chiudono qui un signor Mondiale. Sì, chiudono qui, perché se ci si preoccupa per l’Armata Brancaleone di quello che vuole insegnare l’inglese ai figli, beh, allora tanto valeva uscire al girone. Spiace un sacco per Senderos, avrei voluto vederlo in campo un’ultima volta, e per il suo sostituto, rotto alla fine del primo tempo. Che sfiga! E che schifo di rigori. Mi beo, comunque, di averli pronosticati tutti, uno per uno. Chi mi sedeva a fianco non capiva se porto sfiga o ho intuito.

Il Brasile si fa piallare dal Ghana, ma approfitta di una banda di polli incapaci di concretizzare le occasioni e di chiudere come si deve. Certo, se l’arbitro ti grazia un Juan da espulsione e ti abbuona il raddoppio in fuorigioco quando l’avversario ti sta sezionando, beh, diventa facile. Ma dei merdosi fischietti parlo più avanti.


Gli ottavi di finale si chiudono con una partita bella ed emozionante. La Spagna si conferma squadra femmina, incapace di tirare fuori le palle quando il gioco si fa duro. Han fatto i fighi giocando contro l’Acireale, il Cimiano e la Sangiuseppese, ma contro i galletti l’han presa sonoramente in culo. Qualche accenno di bel gioco nei minuti iniziali, un rigore sacrosanto trasformato e poi una solida marea black a travolgerli a centrocampo, loro e il possesso palla tanto bello e spettacolare. Zidane, dopo aver rischiato di chiudere la carriera con uno squallido pareggio contro la Corea, gioca un partitone e mette l’oliva nel Martini con un bel gol. Ribery sbaglia tanto ma, assieme a Vieira, si rivela l’arma migliore per punire le gambe molli degli spagnoli. Henry non pervenuto.


Da sottolineare, non posso farne a meno, quanto gli arbitri facciano sempre più cacare. La Germania ha dominato e meritato con la Svezia, l’arbitraggio probabilmente non ha deciso (oltretutto il rigore sbagliato da Larsson era pure generoso), ma resta il fatto che si è vista la prima vera “gestione” per la squadra di casa: quasi tutti gli episodi dubbi, quasi tutte le piccole scelte, quasi tutti i cartellini, andavano in una sola direzione. Se il quarto di finale con l’Argentina sarà equilibrato come credo, questa cosa potrebbe pesare molto.

Tremendo anche Ivanov in Portogallo Olanda, che non espelle sull’infortunio di Cristiano Ronaldo e già da lì comincia a perdere il controllo della situazione. Per carità, lo ringrazio anche, che la Royal Rumble è stata divertente, ma non ci ha capito davvero un cazzo, dall’inizio alla fine. Del gioioso arbitraggio pro-carioca ho detto, ma va aggiunto che, visti gli orrori commessi fino adesso nel torneo, a ‘sto giro all’Italia va più che bene. Contro i canguri un arbitro un po’ protagonistoide e fiscale, ma certo non scandaloso.

Ah, fra l’altro, Rosetti ieri sera è stato solo ottimo. Secondo me tifa un po’ Ucraina.

The Doll Master

Inhyeongsa (Corea del Sud, 2004)
di Yong-ki Jeong
con Yu-mi Kim, Eun-kyeong Lim, Hyeong-tak Shim, Ji-young Ok, Hyeong-jun Lim

Se la Rumi ti fa gli occhi dolci, già è difficile dire di no. Se poi il film è un horror, beh, il pensiero che magari ci si diverte sorge spontaneo. Eppure, quella vocina, quella della censura preventiva, che ti dice di non farlo… ma niente, le tappo la bocca e vado avanti. Vado avanti e mi ritrovo a guardare un filmetto, non orrendo, vero, perfino con qualche bella immagine, chiaro, ma con difetti da latte alle ginocchia.

Una caratterizzazione dei personaggi e un intreccio che davvero avrei potuto accettare solo guardando un cartone animato giapponese (almeno) dieci anni fa, una fotografia e una messa in scena sorprendentemente poco curate per una produzione coreana, una quasi totale assenza di suggestioni. Anche un paio di idee simpatiche, probabilmente per una questione di grandi numeri, ma disperse in un mare d’inutilità.

Peccato, perché le bambole, quelle vere e quelle meno vere, sono proprio belline e d’effetto, ma non hanno attorno un film.

OutRun 2006 Coast 2 Coast

OutRun 2006 Coast 2 Coast (Sega, 2006)
sviluppato da Sumo Digital

OutRun 2006 è il piacere della derapata, della guida terrona ma spensierata e gioiosa. Non ci sono negri incazzati che rappano con catenazze al collo, il massimo della rabbia viene dalla bionda passeggera che inveisce sul pilota. Si viaggia da un capo all’altro di un’America favoleggiante e si ammirano paesaggi mozzafiato, dipinti con estro e poesia.

Un passatempo divertente e placido, mai troppo difficile, anche perché, appena appena c’è un minimo di sfida, basta comprare una rossa nuova fiammante per far mangiare polvere agli avversari. E poi ci sono le prove folli, la fuga dagli alieni, l’inseguimento dei fantasmi, il tiro al bersaglio.

E, infine, c’è la gioia di una roba per la quale non ne avrei mai comprato due copie, ma che come gentile omaggio diventa un piacere. Lo stesso gioco, su PS2 e su PSP, in salotto e in tasca. Il salvataggio è unico, lo passi da una parte all’altra e vai avanti ad accumulare miglia, premi, macchine e puttanatine.

Il tutto sotto un cielo invaso da stelle cadenti, mentre il suono della risacca oceanica accompagna il tuo vagare fra una Testarossa e una F40.

Relax.

Spiral


Spiral (Giappone, 1995)
di Koji Suzuki

Leggere il primo Ring ha rappresentato per me una piacevolissima sorpresa. Oltre a ritrovare quelle belle atmosfere morbose e inquietanti che caratterizzano l’horror nipponico, ho scoperto un intreccio tutto sommato abbastanza diverso da quello delle trasposizioni cinematografiche. Già solo la presenza di un protagonista maschile ribaltava parecchi temi dei film, eliminando la stantia storia d’amor perduto, concentrandosi su una divertente amicizia virile e cambiando non poco il rapporto con la demoniaca Sadako/Samara.

Ma la stessa Sadako risultava un personaggio profondamente diverso da quello ormai impresso a fuoco nell’immaginario collettivo. Adulta, con un passato più ricco alle spalle e con un paio di “particolarità” abbastanza sconvolgenti. Insomma, non solo un bell’horror investigativo, ma anche un romanzo capace di stupirmi nonostante alcune svolte cardine le conoscessi già tramite i film.

Questo seguito riprende alcuni punti fondamentali del primo libro e li fa evolvere in una direzione abbastanza lontana. L’elemento investigativo rimane al centro dell’azione e non mancano i momenti puramente horror, ma la storia devia più verso una fantascienza quasi à la Michael Crichton. È infatti una variante del virus del vaiolo a causare le morti “volute” da Sadako e una sua mutazione porterà a sviluppi parecchio interessanti.

Lo stile del racconto, però, rimane quanto di più lontano possibile dalla narrativa di genere americana. Ritmi blandi, atmosfere stranianti, descrizioni asettiche e inquietanti, visioni angoscianti tipicamente orientali. Interessante e intrigante, mi ha messo addosso una gran voglia di leggere l’episodio conclusivo della trilogia.

(Fanta)Bestemmie

Gioca Bueno [The Bad] – 4 [72.83] – Qualificata
Doctors Without Borders [Il Dottore] – 4 [71] – Qualificata
Edicola di giopep [giopep] – 4 [70.33]
Bovanza FC [Bovati] – 4 [67.33]

La (Fanta)Missione Impossibile è stata un fallimento. Per un attimo è sembrato che dovessi vincere e passare il turno in gloria, poi il mio avversario ha cominciato a tirare fuori gol da tutte le parti (Klose, Klose, Joe Cole, Zigic, Vieira) e abbiamo pareggiato. In più ho sbagliato portiere e per questo motivo sono stato sorpassato e sono finito al terzo posto nel girone. Insomma, l’avventura FantaMondiale si chiude qui.

Esco a testa alta, con la terza fantamedia assoluta su sedici partecipanti, ma quest’anno sono uscito a testa alta un po’ da qualsiasi cosa, e prima o poi la testa si abbassa. Oltre ai due infami qua sopra, passano il turno Eclisse, ph, Stricchio, Nadif, Gruspola e la mia RumiRu. Almeno, ho qualcuno per cui tifare.

Sigh.

Considerazioni sparse dopo la prima fase


La Germania va avanti, facendo un po’ meno schifo del previsto, ma contro avversari tutto sommato abbordabili. Non c’è ancora stato bisogno di far valere il “fattore campo”, vedremo cosa succederà più avanti. In ogni caso, a occhio, potrebbe pesare contro la Svezia, ma l’Argentina vista fino adesso sembra più forte di qualsiasi torto arbitrale e di tutto il possibile pubblico.


L’Inghilterra vince ma non convince. Non del tutto, perlomeno. Spiace tantissimo per Owen, poveretto, ma paradossalmente il duo offensivo Pertica/Birraiolo mi pare meglio assortito. Ottimo Gerrard, si deve svegliare Lampard. La Svezia dubito possa farcela contro i tedeschi, specie con un Ibrahimovic in queste condizioni. Stima totale per Trinidad & Tobago, che han giocato tutto sommato pure meglio di quanto pensassi. Splendido vedere Yorke che fa “quello forte nella squadra di scarti” e arretra a far salire la boccia.


Il girone infernale ha finito per mostrare equilibrio zero, per colpa di una Serbia ridicola e della pollaggine della Costa D’Avorio (che se fosse stata più solida dietro avrebbe probabilmente dato ben altri grattacapi). L’Argentina è davvero splendida, ha segnato il gol più bello del Mondiale (Cambiasso dopo ottocento passaggi di prima in tipo un minuto di possesso) e ha mostrato tutto, dal cinismo nel tenere il risultato contro la squadra pericolosa, alla capacità di demolire la squadra ridicola facendo i numeri. Bella anche l’Olanda, ma coi limiti di una squadra giovane, inesperta e senza un vero uomo di personalità (forse solo Cocu, ma non ha la statura che ci vuole).


Ridicolo e non meritevole di commento il girone del Portogallo, mentre quello italiano è stato il più equilibrato, anche se francamente mi è parso equilibrato più verso il basso che verso l’alto. Nel 2002 gli USA arrivarono carichi, in stato mentale di totale grazia (coglioni fumanti sul piatto) e con un tabellone obiettivamente abbordabile. Fu un quarto di finale meritatissimo (e solo un rigore negato li separò dai supplementari con la Germania), ma erano e restano una squadra obiettivamente scarsina, che per di più a ‘sto giro ha giocato una partita intera senza coglioni, ha deluso nei suoi uomini migliori, ha segnato un solo gol (l’autorete di Zaccardo non fa testo) e ha subito pure qualche torto arbitrale nel match decisivo. Ecco, nonostante tutto questo, hanno avuto speranze di passaggio del turno fino all’ultimo… come si fa a parlare di girone forte? Detto ciò, l’Italia alla terza giornata se l’è cavata con autorità in una situazione in cui, normalmente, uscirebbe con la coda fra le gambe e in mezzo alle polemiche. Non solo, ha un tabellone estremamente favorevole, che le potrebbe permettere di andare avanti e far crescere chi ancora non è in piena forma. Qua finisce che si arriva davvero in fondo. Da sottolineare come il passaggio del Ghana porti a sei la striscia di Mondiali consecutivi in cui una squadra africana passa il primo turno. Da sottolineare, infine, l’uscita di scena del merda. Muori.


Il Brasile vince, ma convince più o meno come l’Inghilterra. Le riserve giocano meglio dei titolari. Ronaldo cresce di partita in partita, ma resta un po’ gordo. Non so francamente che dire, ma certo è chiaro che con quella gente in squadra è un attimo vincere anche la partita più stronza. Lode e gloria agli australiani, cazzutissimi e mai domi, con una rimonta esaltante sui giapponesi e una partita con i croati che paradossalmente meritavano di stravincere e han pareggiato quasi a culo. Si fermeranno agli ottavi, ma han fatto un gran mondiale. Spiace per i nippo nappo, che però son sempre quelli: qualche bella fiammata, ma il nulla davanti e i polli dietro. Splendido, però, davvero splendido, il gol di Tamada contro il Brasile. Bella l’azione, belli i due passaggi, bello il movimento della punta, bellissimo il tiro nel sette sul primo palo. Tecca e Altafini sono rimasti zitti per qualche secondo. Magari, se Zico avesse fatto giocare lui, invece di tenere in campo il cadavere di Takahara e quel catorcio di Yanagisawa, con l’Australia avrebbero segnato il secondo gol e vinto.


La Svizzera si conferma squadra stracazzuta e solida, che del resto in tempi non sospetti avevo pronosticato prima nel girone. E contro l’Ucraina hanno una solida chance per conquistare degli ottimi quarti di finale. La Francia, aiutata da un’avversaria indecente, ha tirato su la cresta e va agli ottavi. Vedremo. Per citare Compagnoni, “La Corea esce a testa alta”. Molti dicono che è più debole rispetto a quattro anni fa, a me sembra che la differenza principale siano gli arbitri, che, con tutta la possibile voglia di buona fede, una mano l’avevano ovviamente data (e, certo, pesa anche l’assenza di Hiddink in panchina). Hanno comunque fatto quello che potevano, contro due squadre obiettivamente superiori sul piano tecnico e fisico. E i tifosi coreani restano divertentissimi e un piacere da guardare e ascoltare.


Spagna bellissima da vedere, possesso palla, inserimenti, due punte in gran forma, ce n’è per tutti i gusti. Va però detto che ha incontrato un’Ucraina contrattissima all’esordio e due squadre un po’ indecenti. Caressa e Vialli dicono che il possesso palla è bello, ma se la palla glie la rubi e li attacchi in velocità e in profondità possono faticare parecchio. Tendenzialmente, agli ottavi, Malouda, Vieira e Makelele qualche palla dovrebbero rubarla. Vediamo se Henry le sfrutta. L’Ucraina passa il turno con un rigore netto negato alla Tunisia e un rigore regalato a Shevchenko che inciampa da solo. In tre partite ho visto una squadretta nervosa e poco incisiva, ma obiettivamente contro la Svizzera possono giocarsela. Girone francamente brutto, il loro, anche se l’Arabia Saudita contro la Tunisia ha fatto due gol della madonna.

Finisce quindi uno spettacolare primo turno. Qualche partita un po’ di merda, francamente, ma tantissime emozioni, spesso anche in match, come detto, non bellissimi. Ultima giornata spettacolare, con solo un girone totalmente chiuso e almeno la metà con davvero qualcosa di serio in palio. Più in generale, proprio guardando i tifosi, la gente, le squadre, si respira una bella aria, o perlomeno questo traspare dalla TV.

A proposito di TV, la copertura di Sky è fenomenale, mi sono guardato praticamente tutto (ho rinunciato giusto a qualcosina durante Cannes, ma la gestione di higlights, repliche e registrazioni su MySky ha aiutato alla grande), ho goduto con diretta gol nella terza giornata e mi sono pure ascoltato un po’ di chiacchiere in studio, che si confermano mille volte più ascoltabili che da qualsiasi altra parte.


Unico lato negativo, ma secondo me MOLTO negativo, gli arbitraggi. Forse la cosa è poco in luce perché, rispetto al 2002, la squadra di casa non ha ancora avuto bisogno di spintarelle e, soprattutto, l’Italia non ha subito torti particolari, ma si sono viste robe imbarazzanti. Lasciamo pure perdere i fuorigioco sbagliati, che poi alla fine, specie con le nuove regole, è questione di centimetri. Ma in area di rigore si è visto veramente di tutto. Così, pensandoci al volo, mi vengono in mente il gol irregolare convalidato ai giapponesi e il rigore netto a loro negato contro l’Australia, il rigore inventatissimo contro gli USA nella partita col Ghana, il rigore netto negato alla Tunisia contro l’Ucraina (con poi quello regalato a Shevchenko), la comica delle tre ammonizioni a Simunic. E oltretutto, qui, a far ridere i polli non sono manco (non sempre, perlomeno) arbitri di secondo piano, ma gente tipo Merk, che in teoria dovrebbe essere “candidato” per la finale. Andiamo bene…

Super Size Me

Super Size Me (USA, 2004)
di e con Morgan Spurlock

Super Size Me è un documentario a tratti divertente e a tratti interessante ma che, come spesso accade ai documentari americani “mainstream”, tende a sfruttare assunti un po’ estremi per provare tesi esageratamente schierate. Davvero c’è bisogno di mangiare da Mc Donald’s tre volte al giorno per un mese, per intuire che come esperimento sarà dannosissimo? Davvero c’è bisogno di far vedere che si arriva anche al vomito, se si somministrano menu super size a un uomo decisamente magro e abituato a mangiare solo pranzetti biologici preparati da una vegetariana? Davvero, infine, c’è bisogno di fare paragoni fuori luogo e lontani dal vaso come quello coi fumatori?

Del resto, con un lieve rigurgito di onestà intellettuale, Spurlock – discorso sul fumo a parte – ammette e comprende questi dubbi nella parte finale del film, sottolineando però che sì, c’è bisogno eccome di farlo, perché la maggior parte degli americani non si rendono conto da soli di queste cose.

Certo, sarebbe anche il caso di farlo con un documentario un filo più incisivo, invece che con questa robetta, in cui si vede un tizio che passa il tempo a passeggiare e mangiare di merda, per poi andare dal dottore e sentirsi sciorinare un po’ di dati senza un preciso filo logico, per poi tornare a passeggiare e mangiare di merda, per poi andare dalla dietologa figa e sentirsi sciorinare un altro po’ di dati senza un preciso filo logico, per poi tornare a passeggiare e mangiare di merda, per poi rendersi conto che ha fatto una cazzata mettendosi a mangiare di merda.

Per inciso, Spurlock, prima di iniziare a subire gli effetti nefasti della dieta, commenta i panini con una serie di superlativi e, non bastasse, in corsa mostra un uomo magro e in salute che vive mangiando due Big Mac a pasto. Insomma, se fai una dieta da coglione stai male, ma i panini del Mac, mangiati ogni tanto, sono ottimi. Grazie per l’informazione.