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Blair Witch

Io suppongo che Adam Wingard e Simon Barrett siano dei grossi, grossissimi fan di The Blair Witch Project, altrimenti non si spiega. Come fai, arrivando da due gioielli di creatività, due espressioni di gran talento o comunque – banalmente – due robe dalla forte personalità come You’re NextThe Guest, a volerti infilare nel remake/seguito/reboot di quel film lì? Diciassette anni dopo? Con almeno dieci anni di ritardo rispetto a quando avrebbe forse davvero avuto senso farlo? Lo fai perché sei un fan e l’occasione di divertirti con quel materiale ti sembra troppo grossa, suppongo. Magari anche perché vuoi misurarti con il filone del found footage, anche se, ehi, pure per fare quello che vuole misurarsi col filone del found footage il tempo mi sembra onestamente essere scaduto. Insomma, io voglio crederci, che ci fossero davvero dell’estro creativo e un senso, dietro a questa decisione. Però si fa fatica. Specie quando poi vai a vedere che i loro prossimi due film sono l’adattamento di Death Note (già in postproduzione) e il remake di I Saw the Devil. Oh, magari saranno bellissimi, però, che ci posso fare, a me un po’ dispiace. Ma sto divagando.

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The ABCs of Death

C’è stato un breve momento, fra 2012 e 2014, in cui sono tornati improvvisamente di moda i film horror a episodi. Oddio, forse sostenere che fossero tornati di moda è un po’ un’esagerazione, considerando che nella sostanza abbiamo visto solo due “serie”, ma tant’è, nel giro di tre anni sono spuntati tre V/H/S e due The ABCs of Death. E poi è finito tutto, o così sembra, nonostante la qualità media della faccenda sia stata tutt’altro che disprezzabile, pur con gli inevitabili passaggi a vuoto. Ma d’altra parte ci sta, a un certo punto le idee finiscono, no? Comunque, The ABCs of Death è forse la versione più flippata della cosa, una raccolta da due ore di micrometraggi legati alle lettere dell’alfabeto, alcuni belissimi, alcuni bruttissimi, alcuni da mani in faccia, più o meno tutti perlomeno guardabili. Ma come funziona?

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The Guest

Qualche tempo fa, per la precisione a fine dicembre, m’è spuntato The Guest sui vari servizi di streaming online da cui mi abbevero. Servizi legali, non fate i furbetti che ridono dietro i baffi. A cui accedo facendo le cose buffe con l’IP, certo, but still. E poi comunque vivo in Francia, qua Netflix è arrivato, quindi mi sento un po’ meno in colpa. Non che prima mi sentissi in colpa, perché pago, ma insomma. Comunque, sto divagando. Dicevo: a dicembre m’è spuntato The Guest ed era un film che attendevo abbastanza con la bava alla bocca. Voglio dire, era la nuova opera del regista di quella bomba di You’re Next e sui siti che contano ne avevano già parlato benissimo, quindi ero abbastanza carico. Non sembrava essere destinato ad arrivare nei cinema francesi in tempi brevi, nonostante – come noto – in Francia esca al cinema praticamente qualsiasi cosa preveda delle immagini su uno schermo, e allora m’è sembrato inutile aspettare e ho proceduto alla visione. OK che, potendo, preferisco il grande schermo, ma insomma, c’è un limite a tutto.

In linea di massima, però, ultimamente, prima di scrivere di un film, provo a capire se e quando arriverà in Italia. Così, per fare servizio utile. E siccome You’re Next in Italia c’è arrivato, pure piuttosto in fretta, ho voluto crederci. Ho voluto crederci talmente tanto che son passati quattro mesi e ancora nulla. A fine febbraio m’è girata di parlarne nel Podcast del Tentacolo Viola e mi sono reso conto che parlare di The Guest è un discreto casino, da un lato perché si tratta di un film completamente assurdo, dall’altro perché il modo in cui si sviluppa prevede una serie di svolte se vogliamo anche un po’ prevedibili, ma che comunque è divertente gustarsi davanti allo schermo. E quindi mi sono un po’ incartato, andando avanti per qualche minuto solo a dire “ficata… rosa… Carpenter… Dan Stevens… Maika Monroe… ficata… rosa… fucsia… rosa… zucche… Halloween… ” e cose del genere. Immagino il messaggio principale, vale a dire il consiglio di recuperarlo, credo sia comunque passato, ma tant’è, non so se sono riuscito a spiegarmi.

Son quasi passati altri due mesi, continuo a non avere notizie su un’eventuale distribuzione italiana, oggi non avevo nulla di particolarmente attuale su cui scrivere, IMDB mi segnala che il film sta uscendo sul mercato dell’home video di un po’ tutta Europa e, insomma, sai che è? Proviamo a vedere se riesco a scrivere qualcosa di coerente per spiegare come mai bisogna correre a guardarsi anche The Guest, se non lo si è già fatto. Che cos’è The Guest? È il nuovo film del regista di You’re Next, e se non basta questa, come argomentazione, siamo un po’ meno amici di prima. Ed è un film che da un certo punto di vista è concettualmente simile a You’re Next, nel senso che anche qui Wingard e il suo amicone sceneggiatore Simon Barrett hanno voluto mescolare un paio di cose diverse. Per la precisione, The Guest è una specie di mix fra Halloween e Terminator, virato al fuxia e con il tizio biondo, giovane e fico di Downton Abbey come protagonista. Ganzo, no? Aggiungiamoci però anche un gran bel gusto nel mescolare assieme i generi, rielaborarli e omaggiarli apertamente, senza inventare nulla di nuovo, per carità, ma anche senza risultare stucchevole, anzi, avvolgendo grazie a una mareggiata di amore sincero e che non si nasconde dietro un dito.

Ecco, The Guest è soprattutto questa roba che ho descritto qua sopra, ammesso e non concesso che tale descrizione abbia un senso. Il riferimento principale, talmente ovvio da risultare quasi urlato, è Halloween, e lo è non solo in alcuni elementi della storia e nel taglio da slasher che per ampi tratti il film assume, ma anche nel setting e, banalmente, nel fatto che non credo ci sia una singola inquadratura in tutto il film priva di zucche. Sul serio, dovunque ti giri c’è almeno una zucca. Sembra di aver accettato un qualche patto col diavolo (o con il Soros di Ualone, per chi sa cosa intendo), in base a cui ti toccherà vedere zucche sullo schermo per il resto dei tuoi giorni. La prima volta che ti metti a guardare un film, o qualsiasi altra cosa, dopo aver visto The Guest, per un attimo hai il timore che ci saranno zucche anche lì. È il tripudio della zucca. E se non ci sono zucche, stai tranquillo che c’è qualcosa di arancione. E pure parecchio rosa. Perché il rosa è fondamentale, in The Guest.

 C’è indubbiamente anche molto verde.

Comunque, sia chiaro, mi sto incartando. Continuo a non sapere come parlare di The Guest. Però ci tengo, a parlare di The Guest, perché secondo me non ha la carica di You’re Next ma è comunque un film delizioso e che merita di essere recuperato. Racconta di questo militare misterioso che va a trovare la famiglia di un suo compagno caduto, è fichissimo, bravissimo, si fa amare da tutti, forse inciucia con la madre dell’amico, forse inciucia con la sorella dell’amico, diventa fratello di sangue del fratellino dell’amico, cose così. E sembra nascondere un segreto. Ed è circondato da un mondo tutto rosa e colorato. Queste cose vengono espresse chiaramente fin dalla prima inquadratura e da lì è tutto in discesa, in un film che parte lento, accelera pian piano e ora della fine è un delirio assurdo di luci, suoni, colori, synth, violenza, cattiveria, sparatorie, bombe a mano, humour nero, Dan Stevens che è fantastico e c’ha un carisma che levati, Maika Monroe che è piuttosto brava e ha quel look da ninfetta bionda mh mh, colori sempre più a palla, un altro po’ di synth e due o tre svolte magari prevedibili ma che in fondo sanno di essere prevedibili e comunque funzionano forse anche perché lo sono, prevedibili. Insomma, è un gran paciugo, con uno stile e una ricerca (audio)visiva pazzeschi e pieno di divertimento. Poi, sì, alla fine è anche un po’ una roba fine a se stessa che non resterà nella storia. Ma insomma, che problema c’è? Viviamo davvero in un mondo in cui non vanno bene i bei film gradevoli, girati alla grande, che sprizzano carisma da tutti i pori e omaggiano John Carpenter (no, dico, John Carpenter) in una maniera così adorabile? No, ditemelo, eh, perché allora vado a vivere da un’altra parte.

Come dicevo, io l’ho visto a gennaio, in lingua originale, comodamente nel salotto di casa mia grazie a quel mondo meraviglioso in base al quale è possibile scucire due soldi e guardarsi un film senza sbattimento sulla pleistescion. Son passati quattro mesi, non ho capito se arriverà mai in Italia ma, ehi, ormai dubito che sia un problema recuperarlo.