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Il cavaliere oscuro

The Dark Knight (USA, 2008)
di Christopher Nolan
con Christian Bale, Heath Ledger, Aaron Eckhart, Maggie Gyllenhaal, Eric Roberts, Michael Caine, Gary Oldman, Morgan Freeman

Cacchio, quasi me ne dimenticavo. Ad agosto sono andato a vedere Il cavaliere oscuro, fra l’altro direttamente in lingua originale, come mi ero ripromesso di fare. Ed è stato gran bello, perché finalmente mi son tolto lo sfizio di guardare forse l’unico filmazzo che ho realmente aspettato tanto negli ultimi anni. Ovviamente non è stato bello come si poteva sperare, perché quando monti delle aspettative di quel genere, quando passi poi una settimana o due a leggerne meraviglie praticamente ovunque, beh, solo guardare dritto negli occhi Dio, forse, potrebbe non deluderti.

Cosa mi è piaciuto de Il cavaliere oscuro? Mi è piaciuto Aaron Eckhart, che è un attore della madonna e anche qui fa spavento, nonostante la presenza di quell’altro. Mi è piaciuto quell’altro, che no, non ho trovato “facile”, ingombrante, esagerato, o che so io. No, l’ho trovato perfetto, un Joker meraviglioso, cattivo, sadico, pazzo, in quello che fa, in quello che dice, ma anche in ogni fibra della sua interpretazione, nei piccoli gesti, nel muscoletto che vibra quando meno te l’aspetti.

Mi è piaciuto, da nerd quale sono, che si sia proseguito il discorso aperto con Batman Begins, continuando a rispettare la mitologia del personaggio in tanti dettagli più o meno grandi. E che si sia deciso di sottolineare anche il concetto di serialità con l’apparizione dello Spaventapasseri, che ovviamente non ha alcun peso nell’economia del film, se non appunto quello di ricordare che, oh, stiamo facendo la serie a fumetti (sì, ok, serve anche per ribadire che i cattivoni sono un po’ generati dallo stesso Batman, ma non è che fosse proprio necessario pagare ancora Cillian Murphy, per farlo).

Mi è piaciuto vedere un filmone, che ci crede, che mira alto, e magari fa anche un brutto tonfo nei momenti in cui cade, però ci prova per davvero, a fare il bel filmone, invece che la cacatina adolescenziale. Toni seri, adulti, profondità dei personaggi, stile elegante e trascinante. La rapina che apre il film è uno spettacolo, ogni singolo momento con il Joker sullo schermo fa spavento, ma in generale è proprio notevole come Nolan riesca a tenere alta la tensione senza un attimo di tregua, dall’inizio fino quasi alla fine. “Quasi”, chiaro, perché c’è il problema che a un certo punto il film finisce… e poi va avanti ancora per mezz’ora. Dopo quella meravigliosa scena dell’ospedale, la tensione crolla e ci mette un po’ a riprendersi. E, diciamocelo, non ce la fa mica del tutto, perché con tutto quell’insopportabile tecnoblabla di Batman si fa fatica a credere di stare guardando lo stesso film, nonostante jokerino bello continui a mettercela tutta per farsi adorare.

E in ogni caso, nonostante i difetti, che ci sono, ma su cui non mi accanisco perché sarebbe anche passato troppo tempo, rimane un bel filmone, di sicuro fra le punte massime in quell’assurdo “genere” che sono i film di supereroi. Però sarebbe meglio se la gente ritrovasse il contatto con la realtà. La gente secondo cui Il cavaliere oscuro è il quarto film della storia, quelli che ci vedono una roba degna di Padrini e Scarface vari. Oh, ragazzi, non è che se fai un film “serio” in cui ci sono i mafiosi automaticamente hai fatto Il padrino. Altrimenti pure quella robetta di American Gangster sarebbe Il padrino. Capisco che si rimanga di sasso nell’andare a vedere Batman e ritrovarsi davanti un film serio, eh, però non funziona così.

Infine, tocca dirlo, non mi è piaciuto che in questo film ci fosse Batman, perché davvero non c’entrava nulla. Non so, in Batman Begins sembrava meno fuori posto, anzi, ci stava proprio bene, forse perché si passava mezzo film a spiegarne ragioni e intenti. Ma qui, caspita, ogni volta che saltava fuori il cretino con le orecchie da pipistrello e col mantello, beh, sembrava esattamente quello: un cretino con le orecchie da pipistrello e col mantello. Magari è un problema mio, e del resto non si capisce perché il pipistrellone mi sia parso fuori posto e il giullare no, ma così è. Massima espressione della cosa, fuori da ogni dubbio, il finalino con lui che corre nel buio, verso la luce, mentre Gordon sputa fuori sentenze imbarazzanti. Se dal terzo Batman di Nolan decidono di togliere Batman, mi sa che sarà una figata. Magari anche il quarto film della storia, vai a sapere.

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

Harry Potter and the Prisoner of Azkaban (USA/GB, 2004)
di Alfonso Cuarón

con Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Gary Oldman, David Thewlis, Alan Rickman, Robbie Coltrane, Michael Gambon, Emma Thompson

Dopo i due orrendi, piatti e noiosissimi film di Chris Columbus, finalmente Harry Potter viene preso in mano da un regista con le palle e trova una sua identità, forse non destinata a durare, dato il successivo nuovo cambio dietro alla macchina da presa, ma certo convincente. E meno male, visto che i primi due episodi mi erano piaciuti tanto da farmi passare la voglia di andare al cinema per i due successivi.

Cuarón regala ai personaggi delle psicologie, mostra di avere un’idea di cinema, abbandona i toni eccessivamente addolciti dei primi due episodi e confeziona un film elegante, curato, solido nella sceneggiatura e debole solo nella parte finale, che non riesce a offrire la giusta emotività, forse per un’eccessiva fretta nel tirare le fila.

Certo, aiutano i primi effetti speciali davvero convincenti della serie e più in generale la crescita dei personaggi, che meglio si prestano a tematiche non dico adulte, ma quantomeno interessanti. Ma i meriti dell’uomo dietro alla macchina da presa sono evidenti, anche nella bravura con cui dirige un cast davvero azzeccato e in parte. Cast che fra l’altro mi sono gustato per la prima volta in originale, apprezzando finalmente gli effetti dell’imposizione della Rowling sull’utilizzo di soli attori britannici.

Insomma, il terzo Harry Potter è un bel passo avanti. Non che ci volesse molto.