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The Last Kiss


The Last Kiss (USA, 2006)
di Tony Goldwyn
con Zach Braff, Jacinda Barrett, Rachel Bilson, Casey Affleck

Remake americano de L’ultimo bacio di Gabriele Muccino, The Last Kiss racconta, per quel che mi è dato ricordare, esattamente la stessa storia del film originale. La stessa gente insopportabile che litiga, la stessa gente insopportabile che si mette le corna, la stessa gente insopportabile in crisi di coppia, la stessa gente insopportabile con gli stessi insopportabili piani di fuga dalla mediocrità.

Manca Stefano Accorsi ed è per me un bene, dato che Muccino – che se ha una dote è la bravura nel dirigere gli attori – è riuscito a farmi piacere perfino Taricone e la Bellucci, ma mister Maxibon proprio no. Mancano i virtuosismi di regia e i dialoghi da diario di quindicenne, che davano al film originale una sua particolare identità e, tutto sommato, rappresentano un po’ la firma del Muccino italiano. La loro assenza non è compensata in alcun modo, dato che Tony Goldwyn, diciamocelo, è un regista piatto e banale.

E soprattutto manca, in una specie di ribaltone che, in buona sostanza, nega l’intero senso del film originale e un po’ tutta la poetica di Muccino, l’appendice finale con Giovanna Mezzogiorno che fa jogging. E cosa rimane? Un filmetto, una commediola mediocre priva di nerbo e di fascino, che si lascia guardare grazie a qualche buon interprete e a una sceneggiatura abbastanza brillante.

Non sono un fan di Muccino e non sono un fan de L’ultimo bacio, ma riconosco doti e meriti ad entrambi. Qui, però, non ne vedo. Un remake inutile se ce n’è uno.

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Poseidon

Poseidon (USA, 2006)
di
Wolfgang Petersen
con
Kurt Russel, Josh Lucas, Richard Dreyfuss, Jacinda Barrett, Emmy Rossum, Mike Vogel, Mia Maestro, Jimmy Bennett, Freddy Rodríguez, Kevin Dillon

Remake di L’avventura del Poseidon (1972, con Gene Hackman ed Ernest Borgnine), Poseidon racconta la lotta per la sopravvivenza all’interno di una nave cappottata da un’onda anomala. Wolfgang Petersen si ritrova fra le mani una sceneggiatura deficitaria e fa il possibile, sfruttando tutto il suo mestiere per mettere assieme una giostra ben confezionata, a tratti divertente, ma priva di passeggeri.

I protagonisti di Poseidon sono macchiette appena abbozzate, che si limitano ad eseguire il compitino, seguendo le regole del film catastrofico nelle psicologie e negli eventi. E così c’è quello antipatico che muore come un coglione, il personaggio simpatico che muore tragicamente, l’eroe tutto d’un pezzo, l’avventuriero ombroso e via dicendo.

Ma il vero peccato non sta tanto nelle psicologie tagliate con l’accetta, quanto nel disinteresse ad approfondire idee tutto sommato interessanti, come la controversa morte di un personaggio nella parte iniziale, che offre un potenziale drammatico notevole e per nulla sfruttato nel proseguio del film. E questo esempio rappresenta al meglio tutto ciò che è il Poseidon di Wolfgang Petersen: un film privo di cuore, che non ha il coraggio di sporcarsi le mani con le budella dei suoi morti e finisce, quindi, per risultare freddo e distaccato.