Archivi tag: Robert Downey Jr.

Kiss Kiss Bang Bang

Kiss Kiss Bang Bang (USA, 2005)
di Shane Black
con Robert Downey Jr., Val Kilmer, Michelle Monaghan

A cavallo fra anni Ottanta e Novanta, Shane Black si è fatto un nome firmando le sceneggiature dei primi due Arma Letale, di Last Action Hero e del bellissimo L’ultimo boyscout. Il poliziesco autoironico, i cui personaggi si esprimono solo a colpi di battute sarcastiche e frasi leggendarie, nel quale ci deve sempre essere una coppia di protagonisti/antagonisti che si perculano, e che gravita vorticosamente attorno ad atmosfere da film noir. Non l’ha inventato lui, e del resto 48 ore è di cinque anni precedente alla prima avventura di Martin Riggs, ma certo questa specie di sottogenere porta chiaro addosso il suo nome.

Dopo l’uscita nei cinema di Spy, per Black si apre un decennio di sostanziale oblio, al termine del quale il nostro eroe prova a tornare alla ribalta scrivendo e dirigendo questo Kiss Kiss Bang Bang. Summa di tutto il suo operato, l’esordio da regista di Shane Black mette in scena un Robert Downey Jr. classico eroe noir, uomo (non troppo) comune alle prese con vicende più losche e più grandi di lui, nelle quali finisce coinvolto per amore di una portatrice sana di clamoroso sorriso.

Omicidi, tradimenti, incesti e traffici sporchi fanno da sfondo a un carosello di dialoghi fulminanti, divertentissimi, intraducibili e – probabilmente – mal tradotti nell’adattamento italiano, che rappresentano l’unico reale motivo d’esistere di questo film. Un divertente esercizio di scrittura, che dura giusto il tempo di arrivare in fondo e non lascia tracce del suo passaggio, se non qualche dubbio sul fin troppo contorto intreccio. Ma son comunque un centinaio di minuti estremamente piacevoli, carichi di risate, graziati da un Val Kilmer e un Robert Downey Jr. esilaranti e convincenti. Non ci si può lamentare.

Annunci

Zodiac

Zodiac (USA, 2007)
di David Fincher
con Jake Gyllenhaal, Mark Ruffalo, Robert Downey Jr., Anthony Edwards

Nel raccontare i trent’anni di storia del tuttora aperto caso Zodiac, l’ultimo film di David Fincher prende come modello d’ispirazione palese e dichiarato Tutti gli uomini del presidente e ne ricalca lo stile freddo e asciutto, mostrando nel dettaglio le dinamiche d’investigazione ed evitando quasi del tutto il coinvolgimento emozionale. I tanti protagonisti non vengono raccontati come personaggi a tutto tondo e non vedono esplorati più di tanto i loro dubbi, le loro motivazioni, i loro sentimenti. Fincher si concentra sull’esposizione sistematica e discorsiva dei fatti, mantenendo le distanze da tutti e raccontando un’indagine lunga, estenuante, interminabile, che si protrae per decenni fittizi e due abbondantissime ore di grande cinema.

Ma nel farlo non adotta uno stile documentaristico, firmando anzi il film in maniera anche pesante, inserendo trovate molto particolari ed efficaci, realizzando – per esempio con l’interrogatorio a quattro e i vari attacchi del killer – una manciata di scene strepitose per tensione e capacità di colpire allo stomaco e condendo il tutto con una colonna sonora di rara efficacia. Ad aiutarlo degli attori forse ormai un po’ troppo costretti a recitare bene o male sempre lo stesso ruolo, ma che d’altra parte si rivelano come al solito estremamente efficaci.

Lungo, estenuante e inconcludente come le indagini che racconta, Zodiac svolazza placido dalle parti del capolavoro, rapisce nelle maglie della sua algida detection e non molla per oltre due ore e mezza. Ennesimo centro per un regista che, pur fra alti e bassi, continua a mostrare un gran voglia (e una gran capacità) di reinventarsi continuamente.