The Conjuring – Il caso Enfield

The Conjuring – Il caso Enfield  è un seguito fotocopia, fatto a modino, con tutte le sue cose al posto giusto e che non ha proprio intenzione di differenziarsi dall’originale, se non nel minimo sindacale dato dalla maggior convinzione sul fronte degli effetti speciali, dalla tendenza a rifare tutto un po’ più grosso e da velatissimi ribaltamenti di ruoli. A tratti sembra veramente di guardare lo stesso film, solo col volume più alto: un prologo incentrato su un caso che avrà ripercussioni nella storia principale (nel primo film fu la bambola destinata a conquistarsi uno spin-off, qua si omaggia l’indagine più famosa dei coniugi Warren in quel di Amityville… ma si buttano comunque i semi per un altro spin-off); una casa infestata che si svela pian pianino; una certa attenzione nell’approfondire il lato umano delle vicende, tanto per le vittime quanto per gli investigatori dell’occulto; un taglio da horror vecchio stile come non se ne fanno (facevano?) più; un finale in cui la tensione cala le braghe in nome di spettacolo ed effetti speciali. Se quel che si cerca è un more of the same realizzato con un pizzico di gusto, insomma, bene così.

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A Girl Walks Home Alone at Night

A Girl Walks Home Alone at Night è l’altro horror di cui si è chiacchierato tantissimo a cavallo fra 2014 (quando gironzolava per tutti i festival del globo, compreso quello di Roma) e 2015 (quando è uscito nelle sale un po’ dappertutto tranne che da noi). L’altro, perché quello un po’ più famoso ad aver subito lo stesso destino è It Follows, che incidentalmente in Italia ci arriva la prossima settimana. Ma, appunto, di quella bomba ne parliamo la prossima settimana. Oggi, invece, si chiacchiera di questa cosetta strana, che onestamente non mi sarei mai aspettato di veder giungere nelle sale italiane e lo fa invece grazie alla bella iniziativa Nuovo Cinema Teheran: quattro film iraniani, tre esordi e una conferma, proposti nelle sale italiane, uno già dalla scorsa settimana (Un mercoledì di maggio) e gli altri tre in arrivo in questi giorni (NahidA Dragon Arrives e, appunto, A Girl Walks Home Alone at Night).

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Gli episodi pilota Amazon di giugno 2016

È in corso in questi giorni l’ennesima edizione della Amazon Pilot Season. Come funziona? Amazon rende disponibili per gli iscritti (tedeschi, britannici e statunitensi) al suo servizio Amazon Instant Video, sezione Amazon Prime, una manciata di episodi pilota per possibili future serie TV. Puoi guardarteli (o non guardarteli) e andare poi a votare sul sito secondo una serie di parametri. In linea teorica, Amazon decide se mettere in produzione questa o quella serie anche in base ai voti. Il criterio di lettura del feedback, però, non è solo di natura quantitativa e possono per esempio decidere di produrre una serie se sono particolarmente interessati alla fascia di pubblico che sembra averla apprezzata maggiormente (dovrebbe essere andata bene o male così con Transparent).

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Flaked – Stagione 1

Flaked è un po’ il riassunto di quello che per me è ormai diventato lo stereotipo delle serie prodotte da Netflix: interessanti, di personalità, con aspetti riusciti, ma spesso goffe a livello strutturale, incapaci di gestire a dovere la libertà di tempi e modi concessa dal contesto produttivo, prede di una logorrea che fa loro solo male. Poi, certo, è una visione un po’ forzata e parziale, fosse anche solo perché sono ben lungi dall’aver visto tutto quel che è stato prodotto dal servizio di streaming americano, ma che ci posso fare, tende a valere per tutto quel che seguo. Anche nelle serie più riuscite, anche in quelle che più mi convincono, ci trovo sempre questo problema di gestione sbagliata dei tempi, tanto nelle singole puntate quanto nella visione d’insieme delle stagioni. No, non è vero, mi sa che in Love questo problema non ce l’ho trovato. Il che tra l’altro è paradossale, considerando che di solito Judd Apatow è sinonimo di logorrea. Ma insomma, non sottilizziamo, altrimenti devo cancellare tutto ‘sto paragrafo e non so da dove cominciare.
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La canzone del mare

La canzone del mare è il secondo film di Tomm Moore, regista irlandese a cui dobbiamo già Il segreto di Kells, ed è bellissimo. E potremmo chiuderla qui. Ma andiamo avanti. A un anno abbondante dalla distribuzione in giro per il pianeta, esce questa settimana al cinema in Italia, probabilmente in poche sale, e se ce l’avete dalle vostre parti andatevelo a vedere, perché merita sul serio. Però, occhio: non è un film d’animazione di quelli allegri, spensierati e pieni di gente che canta e fa battute. Ha due o tre momenti di quel tipo, ma sono fugaci lampi di luce in una storia che, da bravo racconto folkloristico irlandese, ti prende a ciabattate sulle gengive dall’inizio alla fine. Ed è bellissimo. Ma bellissimo per davvero.

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Penny Dreadful – Stagione 3

La terza stagione di Penny Dreadful, tanto vale dirlo subito, non è complessivamente all’altezza delle prime due. Intendiamoci, ha dei momenti altissimi, Un filo d’erba è fra le migliori puntate della serie in assoluto (come del resto lo sono state anche negli anni scorsi quelle dedicate al passato di Vanessa Ives), nonché il momento in cui la stagione finalmente decolla per non fermarsi più, e la serie si conclude in maniera coerente e azzeccata. Però manca quella pazzesca costanza qualitativa forse irripetibile dei primi due anni. Per dirne una, la puntata iniziale è davvero goffa nello svolgere il suo lavoro di “Dove eravamo rimasti?” e anche le due successive, prima appunto del decollo segnato dalla quarta, sono lente, fumose, affaticate nello stare dietro ai vari personaggi. Inoltre, l’impressione è che quell’equilibrio così delicato, e così perfetto nei primi due anni, fra melodramma, natura macchiettistica della premessa e strizzatine d’occhio, non venga qui sempre raggiunto, con momenti davvero poco riusciti. È proprio il tirare di gomito che, secondo me, diventa troppo forte e sottolineato, si fa un po’ prendere la mano e perde la sorprendente eleganza degli anni passati. Però, ehi, sto anche un po’ cercando il pelo nell’uovo.

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The Guest, con calma

Se non mi sono incasinato troppo con le date, questa settimana esce finalmente in Italia The Guest, direttamente sul mercato dell’home video. Considerando che sono passati due anni dall’uscita originale, è probabile che se lo siano visto più o meno tutti per altre vie, ma insomma, vai a sapere. E in ogni caso, per chi ci tiene, ora è disponibile in italiano. Merita? Secondo me, sì.

Si chiude un altro anno di Agents of S.H.I.E.L.D.

Dove si trova, Agents of S.H.I.E.L.D., al termine di una terza stagione per lo più di conferme, complessivamente gradevole ma forse non brutalmente appassionante nella sua storyline principale, capace però di picchi altissimi tanto nella prima metà di stagione quanto nella seconda, per esempio in puntate come L’addio delle spie, Spazio-tempo Ascensione? Si trova in una situazione bizzarra, con ABC che è passata all’improvviso da una prospettiva di tre serie Marvel in parallelo alla decisione di chiudere Agent Carter, annullare sul nascere l’annunciata Marvel’s Most Wanted e spostare gli agenti di Phil Coulson in fascia oraria da seconda serata. E quest’ultima scelta, se vogliamo potenzialmente lieta perché permette l’adozione di un taglio più cupo e forte, ha un po’ l’aria del tentativo di salvare il salvabile per una serie che non frutta abbastanza in termini di ascolti. Come andrà a finire? Vai a sapere.

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E si riparte

Mentre questo post viene pubblicato in automatico, io dovrei essere in aeroporto, o forse già in aereo, comunquemente impegnato a viaggiare verso la fetida Los Angeles mentre impegno le cervella sul completamento di lavori che devo assolutamente consegnare il prima possibile (e magari distraendomi un po’ con la terza stagione di Penny Dreadful, via). E già mi mancano tantissimo le quattro femmine di casa. O almeno credo che mi manchino. Non lo so, questo post lo sto scrivendo mercoledì pomeriggio. Vai a sapere. Ne sono assolutamente o forse. Sì, mi mancano. Mi mancano già mercoledì pomeriggio. #aaawwww Comunque, si parte per l’E3 2016, che andrò a seguire con la solita gente, scrivendone dalle solite parti, cazzeggiandone in questi posti tutti social e poi parlandone al ritorno nei soliti posti. Nel frattempo, il blog sarà ancora più moribondo del solito, anche se forse qualcosa si riesce a pubblicare. Fate i bravi. Vogliatevi bene.

Into the Badlands – Stagione 1

Into the Badlands, secondo le parole dei produttori, nasce con l’intenzione di fare alle arti marziali quel che The Walking Dead ha fatto agli zombi. Il che, a seconda di come la si vede, può essere una cosa positiva o negativa, ma nella sostanza, con in testa le sei puntate della prima stagione (l’ultima trasmessa ieri sera anche in Italia), dà l’impressione di essere più che altro una sparata un po’ a caso. La serie creata da Alfred Gough e Miles Millar (bravi uomini il cui curriculum urla amore per l’action movie da tutti i pori, ma testimonia poche chance per realizzarlo davvero senza compromessi) è più che altro un gran pasticcione, un omaggio al cinema di arti marziali orientale immerso in una specie di immaginario fantascientifico pulp non particolarmente originale, carico a mille di qualsiasi suggestione e fonte d’ispirazione passasse per la testa ai due. Però (o forse proprio per questo) è divertente!

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