Archivi tag: Stephen King

Il gioco di Gerald

Il gioco di Gerald si inserisce nel gruppone, ultimamente piuttosto nutrito, dei progetti fortemente voluti e inseguiti per anni e anni da un regista che ci teneva proprio guarda in una maniera che non ti dico. La leggenda narra che Mike Flanagan, fin dagli esordi, girasse per Hollywood con il libro di Stephen King sotto braccio, cercando in tutti i modi di convincere qualcuno a fargliene dirigere un adattamento. Mentre inseguiva il suo sogno, il caro Mike ha deciso di esordire svelandosi come nuovo grande talento dell’horror con Oculus, per poi firmare altri tre film tutti interessanti (fra cui questo e questo), tutti ben diretti, tutti con qualità innegabili, tutti largamente imperfetti e non all’altezza del suo esordio. Evidentemente, però, il credito accumulato fino a quel punto gli ha permesso di entrare nel sempre più popolato club dei registi a cui Netflix ha detto “Ma certo, caro, noi ci mettiamo i soldi, tu fai un po’ quello che vuoi.” E “Quello che vuoi” è diventato un adattamento piuttosto fedele nella sostanza, intelligente nel modo in cui reinterpreta determinati aspetti del libro, forse troppo fedele riguardo ad altri.

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22.11.63

22.11.63 si portava sulle spalle un doppio peso mica da ridere. Da un lato, è un adattamento dell’omonimo romanzo di Stephen King, autore adorato da legioni forcone-munite e le cui fortune sullo schermo, grande e piccolo, sono a dir poco alterne. Dall’altro è la serie con cui Hulu, servizio di streaming americano che prospera su un catalogo di serie e show televisivi, prova a infilarsi di soppiatto nella sfida tra Netflix e Amazon sul fronte delle opere originali. La serie curata da Bridget Carpenter costituisce infatti la proposta più ambiziosa messa in campo fino a oggi da Hulu, tanto sul piano dei valori di produzione quanto su quello dei nomi coinvolti, e teoricamente potrebbe rappresentare un punto di partenza, a cui è già stato dato seguito con The Path. Ma come è venuta fuori? Bene ma non benissimo.

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Cell


Cell (USA, 2006)
di
Stephen King

Nel suo ultimo libro Stephen King omaggia apertamente, fin dalla dedica iniziale, il Richard Matheson di Io sono leggenda e gli zombie di George Romero. Da entrambi prende lo spunto di partenza, con un’umanità messa alle corde da un’improvvisa e incomprensibile mutazione, in grado di trasformare buona parte di noi in bestie assetate di carne e sangue. E lo stesso sviluppo della storia sta a metà fra la deriva fantascientifico-futurista di Matheson e l’horror di forte satira sociale che caratterizza l’opera di Romero.

Non solo. King, dopo un avvio che ricorda tantissimo l’ottimo L’alba dei morti viventi diretto da Zack Snyder (che fra l’altro, apprendo da imdb, sembra aver preso in mano 300, Watchmen e Rainbow Six, figata!), abbraccia la visione “evoluzionistica” del Romero recente e dipinge stormi di umani mutati che sviluppano una coscienza collettiva e si avvicinano sempre più ad essere una versione deviata, malata, ma non poi così rincretinita, della razza umana. Le atmosfere sono palesemente quelle del cinema di zombie e non possono che far saltare di gioia chiunque ami il genere (figuriamoci, poi, a leggere il libro mentre si sta giocando, come il sottoscritto, Forbidden Siren, che mette in scena proprio un tipo di pseudo-zombie “quasi intelligenti”).

Insomma, finalmente Stephen King ha deciso di affrontare forse l’unica grande icona horror che gli mancava, e l’ha fatto eseguendo il compitino. In un certo senso si potrebbe dire che la storia raccontata da Cell si evolve in maniera simile alla quadrilogia cinematografica di Romero, partendo dalla sola e unica sensazione di panico iniziale, proseguendo con un tentativo di satira sociale e arrivando a mostrare degli zombie più “vispi” e intelligenti ma, forse proprio per questo, molto meno spaventosi. Proprio come quelli de La terra dei morti viventi.

La seconda parte del romanzo abbandona quasi completamente le atmosfere iniziali e diventa una sorta di racconto fantascientifico, che vede il classico gruppo di ribelli impegnati contro un oppressore onnipotente. Ma, forse anche a causa di un protagonista poco carismatico, viene un po’ a mancare la potenza del racconto. Cell, comunque, rimane un romanzo appassionante e divertente, con un incipit fenomenale e almeno un lungo episodio – il centinaio abbondante di pagine intitolato “Accademia di Gaiten” – davvero memorabile.

L’acchiappasogni


Dreamcatcher (USA, 2003)
di
Lawrence Kasdan
con
Thomas Jane, Jason Lee, Damian Lewis, Timothy Olyphant, Morgan Freeman, Tom Sizemore

Non ho letto il libro da cui è stato tratto il film e non so se la cosa possa valere quindi anche per l’originale, ma L’acchiappasogni mi è sembrato un po’ un enorme bigino di Stephen King: c’è la sua classica ironia, ci sono i suoi momenti angoscianti tipici (su tutti la sequenza del water e dello stuzzicadenti), c’è il parallelismo bimbi/adulti, per di più ambientato nella Derry di IT, c’è la classica e inevitabile lotta contro il male…

Il film in generale, poi, è quanto di più kinghiano si sia visto al cinema di recente, soprattutto nel suo saper mescolare molto bene tanti registri diversi, passando continuamente dall’uno all’altro in scioltezza, grazie alla sapienza di Kasdan, che gestisce tutto molto bene e sputa fuori a tratti momenti di ottimo cinema (il già citato stuzzicadenti, ma anche il magazzino mentale e la fuga degli animali, per esempio). Ed è proprio questo continuo ribaltone di stili che mi ha fatto diventare il film subito simpatico: c’è ironia, horror, fantascienza, satira, splatter… c’è il proseguimento di un trend recente nel genere horror, con film che (almeno a tratti) tornano a far paura e a mostrare sangue e budella in tutto il loro splendore, c’è la voglia di stupire e divertire, senza porsi limiti di “credibilità” e c’è infine un sottile strato agrodolce che percorre la pellicola dall’inizio alla fine e la rende un’adorabile, piccola perla.