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Slevin – Patto Criminale


Lucky Number Slevin (USA, 2006)
di Paul McGuigan
con Josh Hartnett, Lucy Liu, Morgan Freeman, Ben Kingsley, Bruce Willis, Stanley Tucci

Slevin è un film che gioca con lo spettatore, si diverte a farlo e certo non se ne vergogna. Prende amichevolmente in giro l’abitudine del “twist” narrativo che ribalta la prospettiva e lo fa in maniera del tutto aperta. Troppo fuori dall’ordinario le premesse, troppo allucinate e simboliche le splendide scenografie, troppo favoleggianti e ironici i toni con cui sono presentati i personaggi, per non capire fin dall’inizio che “c’è qualcosa sotto”.

Se preso per il verso giusto, però, l’ultimo film di Paul McGuigan funziona, grazie a dei divertenti dialoghi tarantiniani e alle solite notevoli performance di tutto il cast. Ma bisogna essere disposti a giocare col regista, accettare le bottarelle di gomito e le strizzate d’occhio, sorvolare su certe forzature e su un’aria da esercizio di stile fine a se stesso che permea buona parte del film.

Quando poi arriva il momento del citato twist, però, a sorprendere non è tanto il prevedibile sviluppo dell’intreccio, quanto piuttosto la piega tremendamente noir che prende il tutto. Un tipo di narrazione già intrapreso nei minuti iniziali, ma poi abbandonato in favore di un’atmosfera sognante e sarcastica, talmente sopra le righe da risultare quasi fiabesca. E invece negli ultimi minuti si torna alla realtà, alla disperazione e al cinismo, seppur tagliato da uno sferzante raggio di luce.

Solo due ore


16 Blocks (USA, 2006)
di Richard Donner
con Bruce Willis, Mos Def, David Morse

Otto anni dopo l’ultimo Arma Letale, Richard Donner torna sul terreno che forse conosce meglio, con un film che racchiude praticamente qualsiasi stereotipo del poliziesco “light”: un luogo da raggiungere/compito da portare a termine entro un certo limite di tempo, una banda di poliziotti corrotti, una spalla comica di colore che non sta mai zitta, Bruce Willis ridotto ai minimi termini entro la fine del film…

Solo due ore, pur non dicendo nulla di nuovo e non portando in dote particolari sorprese, è comunque un film ben confezionato. Diverte e scorre via liscio, pur non appassionando esageratamente, forse per l’eccessiva prevedibilità dell’intreccio. Ottimi gli attori, con un Bruce Willis trasandato più che mai e un David Morse perfetto figlio di buona donna.

Capitolo a parte per Mos Def, la cui interpretazione viene definita sorprendente e assai brillante da chiunque abbia visto il film in originale. La versione italiana, purtroppo, ci regala un doppiaggio da ritardato mentale, che biascica in maniera insopportabile dall’inizio alla fine. E, forse, il vero motivo per cui il film non appassiona consiste nel fastidio causato proprio dall’interpretazione completamente sballata di Simone Mori.