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Sventagliata a caso di fumetti letti nelle ultime settimane, fra panettoni, pandori e tortellini

È lunedì. Ieri sera sono andato a dormire tardi perché mi ero preso bene con l’inizio della terza stagione di The Strain. Per fortuna, quando ho chiesto l’aiuto della regia sulla chat di Facebook, la giuria popolare mi ha detto che non era il caso di guardare un’altra puntata ed era meglio andare a dormire.  Quindi non sono andato a letto troppo tardi, ma insomma. In più, il nuovo coinquilino felino fatica a quagliare con la preesistente coinquilina felina e le loro discussioni notturne mi hanno svegliato a più riprese. “E sticazzi?” No, certo, per carità, ma insomma, avevo voglia di buttare fuori qualcosa nel blog, ho la testa vuota e gli occhi spenti, mi sembrava il momento buono per il periodico post di aggiornamento ossessivo compulsivo sui fumetti letti di recente, per la precisione fra dicembre e questo pezzo di gennaio. Non sono molti, non c’è neanche molto di particolarmente bello, non so quanto potrei avere da dire di interessante anche su ciò che è bello e i miei ricordi sono come al solito ormai fumosi ma, oh, insomma, il punto è proprio di tirar fuori una roba facile tanto per.

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Batman v Superman: Dawn of Justice

Batman v Superman: Dawn of Justice prova a raccontare quattro film in uno e fa una fatica boia a riuscirci, impappinandosi già a partire da un titolo che sembra uscito dai listini di un negozio di videogiochi. Quello principale è il seguito diretto di L’uomo d’acciaio, un secondo film su Superman nel quale si racconta talmente tanta roba che potevano tranquillamente venirne fuori due. Ma poi c’è anche il film sul nuovo Batman (un Ben Affleck dalle fattezze cubiche che, se lo chiedete a me, è il miglior cavaliere oscuro mai visto al cinema, sia quando fa Bruce Wayne, sia quando il suo stuntman si mette il costume, nonostante il suo personaggio sia vuoto e sprecatissimo). E poi, ovviamente, c’è il primo episodio del telefilm cinematografico dedicato ai supereroi DC, quello messo assieme in fretta e furia per affiancarsi all’impero Marvel. E nessuno di questi quattro film ne viene fuori particolarmente bene, anche se, forse, nessuno di loro è davvero disastroso.

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The Flash – Stagione 1

La prima stagione di The Flash segue un andazzo adeguato al protagonista che si ritrova: ingrana subito, parte a mille, non si ferma quasi mai a guardarsi indietro e, anzi, acquista sempre più impeto fino alla fine. Per essere il primo anno di una serie pop da network, ha una forza, una solidità e una qualità generale onestamente rare, riesce a superare con agio quasi tutti gli inciampi classici da show esordiente e raggiunge in scioltezza, anzi, in sprint lanciato, un finale davvero bello. In questo senso, in questa sua capacità di partire subito a mille, mi ha ricordato un po’ il sorprendente iZombie, con la differenza che quello ha il vantaggio della stagione in formato ridotto, mentre questo tiene quasi sempre botta per ventitré episodi pieni. Ma d’altra parte The Flash, forse, ha il vantaggio di nascere da un qualcosa di già consolidato come Arrow (che però, incidentalmente, nella contemporanea terza stagione è miseramente crollato).

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Arrow – Stagione 3

Se la prima e soprattutto la seconda stagione di Arrow, pur con tutti i loro limiti e la loro stupidaggine, sono uno spacco, la terza è rotta. Quasi tutto ciò che c’era di buono nelle prime due annate fatica ad ingranare e lascia invece spazio agli aspetti peggiori e più insopportabili della serie, che prendono il controllo della situazione e, senza il resto a controbilanciare, finiscono per scatenare tedio e fastidio. Non è un disastro completo, perché ci sono momenti buoni (il gruppo di episodi attorno alla pausa di metà stagione e quelli conclusivi) e perché ci sono novità gradite come la maggior attenzione alle coreografie action e il brillantissimo Ray Palmer di Brandon Routh, ma nel complesso è proprio una stagione bruttarella. E lo risulta ancora di più nel guardarla in parallelo alla prima di The Flash, che veramente le mangia in testa senza alcuna pietà. Chissà, magari Greg Berlanti e i suoi erano troppo impegnati su quel fronte.

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L’estate a fumetti (americani) di giopep

Un paio di settimane fa, ho scritto qua dentro dei fumetti (italiani, francesi e giapponesi) che mi sono letto durante le vacanze estive, rotolandomi fra un ombrellone e l’altro. Oggi, invece, scribacchio dei fumetti (americani) che mi sono letto quando l’estate stava finendo, un anno se ne andava e io ero tornato a Parigi. Ah, ci metto dentro anche un paio di cose Marvel, con una puntualizzazione: c’ho l’abbonamento a Marvel Unlimited, quindi leggo o scorro velocemente un po’ tutto, come se fossi ancora ai bei tempi in cui seguivo con attenzione l’intero universo. Solo che sono indietro. Ma di anni, eh. Sto leggendo la roba degli ultimi mesi del 2009, pensa te. E non mi metto qui ad elencare tutto quel che leggo, non avrebbe senso. Segnalo piuttosto quelle due o tre cose che mi sembrano particolarmente riuscite.

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Constantine

Constantine (USA, 2015)
creato da Daniel Cerone e David S. Goyer
con Matt Ryan, Angélica Celaya, Charles Halford, Harold Perrineau
 

Constantine, la serie TV, nasce sostanzialmente come tentativo di rendere giustizia a uno fra i personaggi fondamentali per l’esplosione iniziale dell’etichetta Vertigo, portatrice sana di fumetti maturi e di proprietà degli autori all’interno del colosso DC. Il contesto televisivo, senza dubbio, si presta bene per mettere in scena la serialità fumettistica e a questo si è accompagnato un certo sforzo per conservare l’iconografia, lo spirito, l’atmosfera e in molti casi le storie vere e proprie di Hellblazer. Insomma, la serie curata da Daniel Cerone era la grande speranza di tutti quelli che hanno odiato il film omonimo del 2005. E qui mi tocca aprire una parentesi che mi farà odiare da metà dei lettori.

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La settimana a fumetti di giopep – 01/09/2007


Antiquariato
Aquaman #32/39 (L.O.) ***/****
E anche per Aquaman sono arrivato a leggere le storie in zona Infinite Crisis, provando per l’ormai ennesima volta una fastidiosa sensazione di “fretta e furia”, con trame concluse un po’ troppo velocemente ed eventi forse risolti più in fretta di quanto sarebbe stato lecito. John Arcudi, comunque, rende il coinvolgimento di Aquaman nel supercrossover importante e incisivo, ponendo buone basi per ciò che verrà “un anno dopo”. Peccato per l’alternanza alle matite, davvero fastidiosa.

Catwoman: When in Rome (L.O.) **
Jeph Loeb, in coppia con Tim Sale, dà sempre il meglio di sé, al punto da far pensare che il secondo influisca non poco sulla scrittura delle sceneggiature del primo. Ciononostante, questo When in Rome è ben lontano dai livelli di un Long Halloween. Poco più di un divertissement, una storiellina ironica e ricca d’azione, che non annoia mai ma, insomma, lascia abbastanza il tempo che trova. A margine, è sempre bello notare con quale superficialità molti autori americani infarciscano le loro opere di dialoghi in italiano scritti completamente a caso. Certo, un conto son due battute buttate lì da un italoamericano a New York, un conto ben diverso sono svariati personaggi italiani, che in una storia ambientata a Roma parlano peggio dell’ultimo degli immigrati clandestini. Bah…

Gen di Hiroshima ****
Gen di Hiroshima racconta l’esperienza di un bambino e della sua famiglia prima, durante e dopo l’esplosione della bomba su Hiroshima. Scritto e disegnato da un autore che quei tragici eventi li ha vissuti in prima persona, ricorda per realismo, cruda violenza ed estremi toni drammatici il film Una tomba per le lucciole. La rappresentazione, anche grafica, degli avvenimenti è molto forte, drammatica, ed efficacissima nel mettere addosso uno sconforto devastante. Allo stesso tempo, però, non manca una luce di speranza, la voglia di credere che in fondo, oltre a tutto lo squallore messo in mostra in quelle pagine, gli esseri umani siano in grado di fare e dare anche altro.

Superman Family – Febbraio/Aprile 2002 (L.O.) ***
Ovviamente il recupero delle storie DC in cui mi sono impegnato di recente doveva prima o poi portarmi anche dalle parti di Superman: si comincia con una manciata di storie poco più che riempitive. Fra le varie, però, c’è anche Adventures of Superman 600, disegnata da Mike Wieringo. Poi dici le coincidenze…

La settimana a fumetti di giopep – 26/08/2007

Novità
Tezuka secondo me *****
Questo si merita un post a parte, in arrivo a breve.

Y: The Last Man #9: “Motherland” (L.O.) *****
Giunte ormai al nono volume, le vicende dell’ultimo (o quasi) uomo rimasto sulla Terra continuano a non mostrare evidenti segni di cedimento e rimangono anzi una fra le letture più piacevoli sulla piazza. Si respira forse solo quella tipica aria da “ci siamo quasi”, ed è proprio evidente, se penso che quando ho letto il paperback ancora non sapevo di avere fra le mani il penultimo ciclo narrativo (o terzultimo, insomma, del resto mancan dodici numeri). Brian K. Vaughn getta sul tavolo le sue ultime carte e prepara le pedine per il ciclo finale, che si preannuncia esplosivo, vuoi per i tanti misteri da risolvere (ma avremo davvero tutte le risposte?), vuoi perché in ogni caso la curiosità di scoprire dove si voglia andare a parare è ormai quasi insopprimibile.

Antiquariato
Aquaman #13/14 (L.O.) ***
Due episodi di transizione, a fare da raccordo fra Rick Veitch e John Ostrander. Molto, davvero molto riuscito e ben scritto il primo, sulle vicende di una famiglia in pericolo di vita nel bel mezzo di una furiosa tempesta, decisamente meno gustoso il secondo, impacciato riassunto delle puntate precedenti.

Aquaman: American Tidal (L.O.) *****
Impressionante quanto una manciata di episodi scritti da Will Pfeifer riescano a cancellare per intensità, ritmo, potenza dei temi trattati l’intero ciclo di Rick Veitch. American Tidal è una gran bella storia, che inizia col botto e prosegue in un gran crescendo, senza aver bisogno di supercattivi da combattere o di colpi di scena stravolgenti. Racconta semplicemente di bei personaggi messi in una situazione di estrema crisi e di temi importanti trattati con gusto. E si concede anche il lusso di buttare lì un buon punto di partenza per sviluppi futuri. Complimenti a Pfeifer e complimenti a Patrick Gleason, che sembra un po’ un clone di Doug Mahnke, ma funziona molto bene.

Aquaman #21/31 (L.O.) ****
Cambiano gli sceneggiatori (da Pfeifer a Ostrander e poi Arcudi), ma non l’eccellente modo in cui i semi gettati da Pfeifer in American Tidal vengono fatti germogliare. San Diego si è ritrovata improvvisamente sepolta sotto tonnellate d’acqua oceanica e gli abitanti stanno affrontando la loro nuova condizione di vita. Con fra le palle Aquaman, una lunga serie di loschi personaggi che vogliono inzupparcisi e l’ovvia degenerazione a cui la natura umana ci costringe sempre (o perlomeno questo sembrano pensare gli sceneggiatori del mondo intero: mai che vada tutto liscio, in un ambiente ristretto popolato da uomini!)

Steampunk #6/12 (L.O.) ***
Con questo secondo atto di una trilogia poi rimasta incompiuta, Steampunk continua a non convincermi fino in fondo. E francamente fatico a cogliere davvero il motivo: i disegni di Chris Bachalo sono come sempre splendidi, la narrazione non ingrana subito, ma quando parte ha un gran bel ritmo, il mondo fantastico c’è ed è ben caratterizzato e i misteri sono intriganti. Forse mancano un po’ di carisma i personaggi, o forse non è proprio il mio genere di storia, effettivamente troppo contorta nello stile narrativo. Di certo, sono in buona compagnia.

The Flash: Rogue War (L.O.) ****
Geoff Johns e Howard Porter chiudono la loro gestione col botto, tirando le fila di tutti i discorsi lasciati in sospeso e regalando una storia avvincente, tiratissima, ricca di colpi di scena, affascinante nel modo in cui sviluppa la psiche dei vari personaggi e soprattutto strapiena di cattivissimi che si prendono a ceffoni e vogliono fare il culo a Flash. Spettacolare, tesa, ricca d’azione e divertente per gli sviluppi dei paradossi temporali. Promossa.

The Flash #226/230 (L.O.) **
Una chiusura indecente per una serie gloriosa. Meno male che poi han cambiato idea.

Wonder Woman: The Bronze Doors (L.O.) ***
Ultima saga “indipendente” di Rucka prima del definitivo tuffo nel turbine di crossover legati a Infinite Crisis, The Bronze Doors mi ha lasciato un po’ addosso un’impressione di tirato via, di “chiudiamo tutto come si riesce che poi bisogna pensare ad altro”. Ma del resto è un po’ tutta la gestione Rucka che, pur valida, piacevolissima da leggere, con momenti davvero riusciti, mi sembra non riuscire mai a sbocciare davvero, a sfruttare fino in fondo il grosso potenziale che mostra.

La settimana a fumetti di giopep – 18/08/2007

Novità
Invincible: My Favorite Martian (L.O.) *****
Da poco meno di quattro anni il miglior fumetto di supereroi sulla piazza (e, incidentalmente, uno dei migliori fumetti seriali punto e basta) non è Marvel e non è DC. Fresco, divertente, appassionante sulla singola storia e nell’intreccio a lungo respiro, Invincible è un vero gioiello. Robert Kirkman, a parer mio, continua a dare il meglio sulle sue creazioni e la coppia Invincible/The Walking Dead è davvero qualcosa che tutti dovrebbero leggere.

Sakura Wars #1/3 ***
Questa roba non fa più per me.

Antiquariato
Aquaman: The Waterbearer (L.O.) ***
Aquaman #6/12 (L.O.) ***
L’anno di Rick Veitch su Aquaman, pur basato su un paio di idee interessanti e su un immaginario fantastico affascinante, mi è parso un po’ poco incisivo. Il ritmo è altalenante, il cattivo non è male, ma è decisamente sottosfruttato e i colpi di scena sono abbastanza telefonati, per quanto ben raccontati. Insomma, un prodotto decoroso, ma tutt’altro che entusiasmante.

The Flash: Ignition (L.O.) ****
The Flash: The Secret of Barry Allen (L.O.) ****
Continua alla grande il notevole ciclo di Geoff Johns su Flash. Lunghe trame ad ampio respiro, intense e drammatiche, raccontate con gusto, passione e un senso del ritmo strepitoso. E The Secret of Barry Allen è forse una delle poche cose davvero buone generate da Identity Crisis.

X-Men – Gli anni d’oro #10/13 ***
Mettendo a posto nel caos mi son ritrovato fra le mani gli ultimi quattro volumi delle ristampe pre seconda genesi, ancora intonsi dai tempi dell’acquisto. Li ho letti e mi sono gustato una serie di storie arcaice e incartapecorite, fascinose nella loro ingenua lentezza, ancora capaci di stupire con quei toni assurdamente esasperati e quei disegni evocativi. E in più c’è un giovanissimo Barry Windsor-Smith che fa spudoratamente il verso a Jack Kirby!

La settimana a fumetti di giopep – 11/08/2007

Novità
Bestia #3/4 **
Non ho più l’età per le tette al vento di Ikegami.

Buffy The Vampire Slayer Season 8 #1/4 – “The Long Way Home” (L.O.) ***
Perché i fumetti basati su film o telefilm devono essere, nella maggior parte dei casi, disegnati di merda? Perché, anche quando non sono disegnati completamente di merda, le facce dei personaggi “ricalcate” su quelle degli attori riescono ad essere comunque inguardabili? La risposta non la so, ma questa ottava stagione di Buffy fatica a uscire dallo stereotipo: George Jeantys fa un lavoro complessivamente decoroso, ma mostra evidente imbarazzo nel tratteggiare i volti dei personaggi “noti”. Per fortuna la storia si lascia leggere e fa il suo dovere nel gettare carne sul fuoco per avviare l’intreccio, anche se in tutta franchezza non mi ha entusiasmato. Vedremo come si evolveranno le cose.

Buffy The Vampire Slayer Season 8 #5 – “The Chain” (L.O.) **
Maldestro tentativo di realizzare un intenso episodio autoconclusivo, fallito probabilmente per i limiti imposti delle ventidue pagine. Bah, dal prossimo numero arriva l’ottimo Brian K.Vaughan, speriamo che la serie ingrani per davvero.

Getter Saga #8 ***
Mazzate, robottoni, mostri giganti, melodramma spinto e azione a getto continuo. La solita lettura prevedibilmente appassionante.

Ghost Rider: Circolo vizioso **
Daniel Way eredita il nuovo Ghost Rider da Garth Ennis e prova a portarlo avanti sugli stessi binari di sarcastico e autoironico melodrammone demoniaco. La mia impressione è che funzioni poco e il rimpianto per il caro vecchio Danny Ketch degli anni Novanta è ulteriormente acuito dalle matite di Mark Texeira.

Nuove storie della vecchia Palomar #1 ***
Torna la cara vecchia Palomar e tornano le sue malinconiche, divertenti, appassionanti e commoventi storie di vita vissuta. Gustandomi questa come al solito gradevolissima manciata di pagine, mi è un po’ mancata quella bella sensazione di ampio respiro dei migliori volumi di Love & Rockets, ma l’atmosfera rimane quella dei bei tempi. Ne voglio ancora.

Punisher/Bullseye: Tiro al bersaglio ***
A quanto pare Daniel Way è diventato il supplente ufficiale di Garth Ennis. Beh, sul Punitore – magari anche per i soliti deliziosi disegni di Steve Dillon – funziona decisamente meglio. Entrambe le storie (nella seconda delle quali, comunque, il Punitore fa giusto un’apparizione) sono divertenti e riuscite. Forse un po’ troppo cazzara la prima, davvero gustosa e appassionante la seconda. Nel complesso un volume decisamente piacevole.

Antiquariato
Cable & Deadpool #1/34 (L.O.) ***/****
Non siamo, lo ribadisco, ai livelli del delirante serial anni Novanta di Joe Kelly e Ed McGuinnes, ma questo Cable & Deadpool a tratti riesce davvero a tirare fuori l’esilarante spirito iconoclasta e dissacrante dei bei tempi. Il mix fra i due personaggi funziona abbastanza, ma il serial regala i suoi momenti migliori quando tralascia l’improbabile crociata di Cable e si concentra sulle cazzate sparate a raffica da Deadpool. Peccato per la mancanza di un disegnatore fisso, e per una qualità generale molto altalenante, ma gli archi narrativi più riusciti (per esempio “A Murder in Paradise”) sono davvero un piacere da leggere.

The Flash: Blitz (L.O.) ****
Splendida saga dedicata alla rinascita del nemico per eccellenza di Flash. Appassionante, drammatica, ricca di azione e colpi di scena. Geoff Johns al suo meglio.