Archivi tag: Pierfrancesco Favino

Suburra

Suburra (Italia, 2015)
di Stefano Sollima
con Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Claudio Amendola

Mentre guardavo Suburra, continuavo a pensare a Heat. Ma quasi ininterrottamente, eh! Ogni volta che quella colonna sonora un po’ invadente attaccava a spingere per sottolineare la forza di questo e quel momento, mi venivano in mente le scene con Robert De Niro che osserva il vuoto riflettendo sui suoi peccati accompagnato da note (che ricordo) abbastanza simili. Ogni volta che due personaggi si sedevano a un tavolino per chiacchierare guardandosi storto, mi veniva in mente quell’unica volta in cui lo fanno Bob e Al. Sulla (bella) sparatoria al centro commerciale, m’è venuta in mente la (meravigliosa) sparatoria in Figueroa. Ora, intendiamoci, magari sono io che sovrappongo perché Heat è uno fra i miei film preferiti di uno fra i miei registi preferiti, ma insomma, intanto accadeva. E, tutto sommato, con tutti i se e i ma di questo mondo, non rabbrividivo all’idea. Hai detto niente.

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Romanzo criminale

Romanzo Criminale (Italia/Francia/UK, 2005)
di Michele Placido
con Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria, Stefano Accorsi, Anna Mouglalis, Riccardo Scamarcio, Gianmarco Tognazzi

La famigerata banda della Magliana (dal nome del quartiere di cui sono originari buona parte dei membri) nasce verso la fine degli anni Settanta e opera per tutto il decennio successivo. Nel corso della sua attività, viene caratterizzata da forti legami con altre organizzazioni criminali, esponenti politici, e varie branche del governo. Legami che li portano ad essere coinvolti con avvenimenti come l’omicidio di Aldo Moro, la strage alla stazione di Bologna, l’attentato a Papa Giovanni Paolo II. Sulla storia di questa banda si è basato prima Giancarlo De Cataldo per il suo Romanzo Criminale e poi Michele Placido per il suo adattamento cinematografico.

Il Romanzo Criminale di Placido è un’operazione importante, positiva, perché simbolo di uno sforzo produttivo non molto comune nel cinema italiano moderno. Un film di genere, realizzato con grandi mezzi e grandi nomi, mettendo assieme un cast che racchiuda tutte le “stelline” del nostro cinema attuale e girando un film realmente popolare nella concezione e nello spirito. Il problema è che si tratta anche di un film mediocre.

Mediocre nella regia di un Placido che, volontariamente o meno, si aggiunge alla schiera dei fratelli scemi di Martin Scorsese (gruppone del quale fa parte anche lo Scorsese recente, ci mancherebbe). A metà fra il gretto cinismo di Quei bravi ragazzi e l’intensità di Casinò, Romanzo Criminale non va proprio da nessuna parte. Mira chiaramente a coinvolgere e commuovere, ma non ci riesce, non smuove le budella, non colpisce il bersaglio e anzi va fuori giri proprio quando tenta di spingere sul pedale del melodramma, per esempio con quella impacciata apertura e chiusura sulla banda di ragazzini.

Placido svolge il suo buon lavoro da onesto mestierante, ma non riesce a dare al film una propria identità, scivola fra un registo e l’altro, inciampa maldestramente nel tentativo di fondere romanzo e realtà, fatica a tenere in mano il racconto e non perde il controllo della situazione solo grazie alla bravura di alcuni attori. Alcuni, ma non tutti, comunque, perché se Favino e Rossi Stuart sono davvero ottimi, Accorsi – pur fisicamente adatto al ruolo – è come al solito inascoltabile. E con lui il doppiaggio della Mouglalis, fuori posto come di rado accade.

Nel guardare Romanzo Criminale, poi, il pensiero vola spontaneo verso La meglio gioventù, opera infinitamente più riuscita nel tentativo di amalgamare vicende fittizie e fatti di cronaca, ma altrettanto frustrata dalla dipartita in corsa del personaggio (e attore) più carismatico. Lì scatta lo spartiacque e inizia il crollo. La differenza è che comunque il film di Giordana è televisione dal forte respiro cinematografico, mentre quello di Placido è cinema tremendamente televisivo.