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It Follows

Prosegue oggi la grande saga dei film che ho visto oltre un anno fa e di cui mi trovo a scrivere adesso perché la distribuzione italiana segue vie a noi sconosciute e difficilmente interpretabili per chi non gode di accesso al Palantir. Al centro dell’episodio odierno troviamo It Follows, noto ai più come “Quel film horror ganzo di cui si parlava due anni fa, quando girava per i festival, ma che non è mai uscito al cinema”. Alcuni, magari, lo conoscono come “Quel film horror con la tizia bionda di The Guest e che fa venire un sacco in mente John Carpenter”. E volendo lo si potrebbe indicare anche come “Il film horror in cui chi tromba muore”, una descrizione che rischia di farlo confondere con decine di altri horror ma che in questo caso coglie la sostanza della faccenda. Oppure ce la giochiamo con: “È bellissimo, se non l’avete ancora visto correte al cinema” e finirla qua. Voglio dire, non vi basta sapere che c’è Maika Monroe e ti fa venire in mente Carpenter? A me basterebbe.

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The Fog (1980)


The Fog (USA, 1980)
di
John Carpenter
con
Adrienne Barbeu, Jamie Lee Curtis, Janet Leigh

Nel 1980, i marinai colpiti dalla Maledizione della Prima Luna erano molto meno atletici, ma più sistematici e metodici nel colpire. Sfondavano motori, tagliavano cavi del telefono, distruggevano generatori e mettevano in ginocchio intere cittadine. Sarà che, appunto, sono passati venticinque anni, ma l’organizzazione da team SWAT di cui sono capaci i “fantasmi” di The Fog mi ha fatto un po’ sorridere, così come alcune sequenze mi sono parse un po’ datate, vuoi per la nebbia luminosa e iperveloce, vuoi per il fatto che gli spiriti vendicativi sembrano passare più tempo a spararsi le pose plastiche che a portare avanti la loro vendetta.

Ugualmente The Fog funziona una meraviglia, specie nella prima parte, grazie alla semplicità dell’intreccio, ridotto a una singola idea protratta per novanta minuti. Abbastanza netta, e non solo per la presenza di Jamie Lee Curtis, la derivazione dal precedente Halloween: la stessa, semplice, rozza ed efficace struttura narrativa, lo stesso trapanante utilizzo delle musiche, la stessa raffica di inquietanti e subdole immagini statiche. Sembra lo stesso film, rifatto due anni dopo, solo sfruttando un pretesto differente e, forse, meno incisivo.