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Usenet Amarcord #004


26 Marzo 2003
Il Vanz pubblica su it.arti.cinema questo esilarante messaggio, in cui elenca le sacre leggi del cinefilo integralista. Un decalogo carico di (auto)ironia, divertentissimo già di suo, ma che ebbe anche il merito di generare un paio di thread molto simpatici. Ovviamente, come al solito, in fondo trovate gli appositi link a google gruppi.

Il Decalogo del Cinefilo Integralista (Istruzioni per l’Uso della Sala Cinematografica)

1. Al Cinema si arriva almeno mezz’ora prima, anche con il posto garantito. Non per fanatismo, ma per godersi religiosamente l’aspettativa, passeggiare sulla morbida moquette rossa dell’atrio, ascoltare di nascosto quello che si dicono le coppie mentre arrivano.
E soprattutto scegliersi con cura i posti (vedi punto 3).
Anche se sono decisi dal computer, se si è in più di due è bene essere quello che assegna i posti. Comunque sconsigliato andare al cinema in più di quattro.

2. Niente Popcorn, coche cole, merendine, cazzi e mazzi: al cinema si va per guardare un film, non per mangiare.
Se hai fame vai in pizzeria, ma non venire a rompere i coglioni a me col crik crok mentre guardo un film (eccezione di mafe: a meno che non sia un Bond, Mission Impossibile o un film tratto da un videogioco).

3. I Posti: Avanti e Centrali, e su questo non si discute. Nessun possibile negoziato: rigorosamente i posti centrali tra la quarta e la settima / ottava fila, a seconda delle dimensioni dello schermo e della distanza tra prima fila e schermo.

4. Lo Squillare in Sala (anche a film non iniziato) di un cellulare lasciato (anche inavvertitamente) acceso implica l’immediata punizione con taglio della mano rituale sul ceppo in cui il bigliettaio infila le matrici dei biglietti. La cerimonia sarà pubblica, per educare le masse.

5. Durante la Pubblicità si sta zitti e si guarda lo schermo: anche quella è stata girata da un regista (cioè qualcuno molto più bravo a girare dello spettatore, quindi è il caso di mostrare rispetto).
Parlare durante i trailer è quasi altrettanto grave che parlare durante il film (vedi punto 6).

6. Durante il Film *Non si Parla*, mai, MAI, per *nessuna ragione*.
Inoltre si evita di tossire e si respira piano.

Al di fuori del principio d’incendio e altri rischi di morte immediata, non ci sono possibili deroghe a questa regola, il mancato rispetto della quale può scatenare rappresaglie di entità sharoniane.

Se si ha il raffreddore o la tosse non si vada a contagiare altre trecento persone, se si hanno bambini irrequieti li si porti a vedere Monsters Inc. al sabato pomeriggio e non a rompere i coglioni durante i film veri, se non si governa l’animalesco istinto di commentare come se si fosse davanti a Domenica In, si stia a casa a guardare Domenica In e a regredire allo stadio di homo erectus.
Tutti vedono le stesse cose che vedi tu, perché, *PERCHE’* insisti a raccontarle al vicino?

7. Durante l’intervallo (che non dovrebbe nemmeno esistere) è consentito – ma sconsigliato – fare una rapida incursione in bagno per necessità fisiologiche, sempre in silenzio.
Il film non è finito: non c’è il tempo né la voglia di uscire dalla trance per soddisfare i petulanti bisogni di comunicare altrui, che devono essere repressi.

8. Durante i Titoli di Coda si sta seduti e li si legge: si dà il caso che contengano informazioni non secondarie quali i nomi di tutti gli attori e comparse, del montatore e dell’aiuto regista, titoli e autori dei brani presenti nella colonna sonora, e spesso anche il nome del regista, informazione che più di metà degli spettatori di solito ignora.

Durante i titoli di coda è consentito parlare solo per commentare il casting e le varie professioni del cinema (era meglio il gaffer o il best boy grip, ecc). Sulla colonna sonora è d’obbligo il religioso silenzio, poiché scorre così in fretta da richiedere la massima concentrazione.

9. All’Uscita dalla Sala la domanda da NON fare mai a bruciapelo è “ti è piaciuto?” (soprattutto se condita da amenità quali “tu che ti intendi di cinema”).
Importante: *NON si esprimono opinioni* sul film almeno fino al giorno successivo: qualunque cosa detta prima è inaffidabile e a serio rischio di stronzata.

10. All’Uscita dal Cinema lo Spettatore potrebbe essere in stato di trance, e va trattato come un sonnambulo. Non gli si parli. Se proprio si deve, lo si faccia piano e lentamente, senza concetti complessi e comunque sempre senza domande sul film.
Non si chiedano spiegazioni sulla trama: è il classico argomento da tenere per la cena successiva, nella quale forse qualche illuminato avrà la pazienza di risolvere le incomprensioni e arricchire i livelli di lettura più primitivi.

Il thread originale su google gruppi
Un altro thread generato dallo stesso post

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Usenet Amarcord #002


Settembre 2003.
Per l’ennesima volta sto seguendo la rassegna milanese legata al Festival del cinema di Venezia. Il 14 settembre, in particolare, fra i film proposti, c’è Un film parlato, di Manoel de Oliveira. Una merda colossale, che ha però il gran merito di generare questo splendido post, scritto da AP su it.arti.cinema.

I vecchi registi sono rincoglioniti tutti

E de Oliveira guida la pattuglia.

Sono appena uscito da una esperienza allucinante, 100 minuti di delirio come potrebbe essere un film fatto da Elio dopo una conversione mistica.

Siamo su una nave, anzi, stiamo per salirci, una bella mammina con una bambina petulante ci salgono.
La bimba continua a fare domande, le tipiche domande che fanno le bambine di otto anni.
Perche’ la chiesa si e’ divisa tra ortodossi e cattolici?
Cosa sono i mussulmani?
Perche’ instanbul ha cambiato nome da Costantinopoli?
Quando e’ finito il medio evo?
Perche’ un popolo evoluto come gli egiziani aveva gli schiavi?
Solite domande che tutti i bambini di otto anni fanno.
E la mamma risponde paziente.
MOLTO paziente, e la bambina ascolta, perche’, come dira’ piu’ avanti “mi piace imparare”.
Chi perde la pazienza e’ il pubblico in sala, che non crede a quello che vede.
La bimba continua a fare domande, e la mamma risponde.
Mamma e figlia partono dal portogallo per andare a Bombay, in nave, e la cosa sembra gia’ abbastanza stupida di suo, ma de Oliveira decide di non risparmiarsi e ci offre raffinati espedienti narrativi di questo tipo:
punta della nave che fende le onde
primo piano sulla bimba che fa la domanda
primo piano sulla mamma che risponde guardando in camera.
piano sulla punta della nave, onde, domanda, mammina.
piano sulla punta della nave, onde, domanda, mammina.
Non le ho contate, ma il giro e’ tornato almeno 20 volte.
Breve sosta a Marsiglia.
Poi si riparte
Piano sulla punta della nave, onde, domanda, mammina.
piano sulla punta della nave, onde, domanda, mammina.
Breve sosta a Atene.
Piano sulla punta della nave, onde, domanda, mammina.
Piano sulla punta della nave, onde, domanda, mammina.
Ero allucinato, sembrava una puntata particolarmente lisergica dei viaggi della Licia Colo’.
Ora, non voglio sembrare uno poco paziente, ma continuavo a guardare l’orologio e posso darvi dei riscontri temporali.
Questo giochetto punta della nave, bimba, domanda, mamma, dura 50 minuti.
Dalle 20.00 alle 20.50.
50 cazzo di interminabili minuti dove tutto quello che fanno e’:
Piano sulla punta della nave, onde, domanda, mamma.
Sulle prime domande un qualche senso di gratitudine viene, in fondo a volte mi vedo rai educational, o i documentari su sky, qualche cosa di interessante prima o poi salta fuori, ma 50 minuti sono troppi.
Le seggiole del Plinius, particolarmente scomode, diventavano roventi.
Mi guardo intorno, piu’ o meno tutti si stanno contorcendo sulle seggiole
come anguille trafitte.
Qualcuno ride nervosamente.
Dopo 50 minuti ci si sposta dentro la nave.
Su questa nave ci sono la Sandrelli, la Irene Papas e Cristine Deneuve.
Tutte belle anzianette e chiattone.
Sono sedute al tavolo col comandante della nave, Malkovich, il quale cerca di bere senza alzare il bicchiere.
Ci prova almeno 3 volte, facendo le labra a cucchiaino o piegando la testa e facendo altre strane mossette, tutto meno che la cosa ovvia di alzare il bicchiere, chiaro sintomo di qualche disturbo causato dal disagio.
Sono allo stesso tavolo e discutono nelle loro rispettive lingue, greco, italiano, francese, inglese.
Come metafora non vedevo nulla di cosi’ grossolano e ridicolo dai tempi del muto.
Come recitazione e sceneggiatura siamo sottoterra, l’unica che sembra piu’ a suo agio e la Papas, alla quale probabilmente non sembra vero di essere in un film e di infilarci una cantatina.
Alla cantatina in greco senza accompagnamento ho visto gente tentare di impiccarsi con le tende davanti alle porte, ma erano troppo spesse per farci un cappio.
Io speravo entrasse un comando ceceno col gas paralizzante.
Qualcuno si chiudeva le dita nella cerniera delle sedie per avere una distrazione piu’ divertente.
I piu’ erano con lo sguardo fisso, catatonico, di quello che precede l’attacco epilettico.
Poi la Papas torna al tavolo e chiacchierano, ed ha luogo la piu’ insulsa conversazione della storia del cinema, roba che in confronto i dialoghi de L’Ultimo Bacio sembrano scritti da Eco.
Anche qui, il cellulare usato a mo’ di cipolla mi riscontra il tempo della sofferenza, la cena e la chiacchierata durano 25 minuti.
Ma non ve la cavate cosi’ a buon mercato, cerco la sceneggiatura e posto qui il dialogo, perche’ siete stronzi, tutti, tutti voi che non avete avvisato e ora sono 100 minuti piu’ vicino alla mia morte e mai la vita mi e’ sembrata piu’ preziosa.
Dopo la chiacchierata arriva un marinaio e parla nelle orecchie al capitano Malkovich, il quale riceve la notizia e la riporta alle commensali.
Con lo stesso tono con il quale direbbe a una signora che ha una calza strappata comunica che nell’ultimo porto qualcuno ha messo una bomba che non si puo’ disinnescare.
Qui una risata liberatoria prorompe da quasi ogni petto a scuotere la sala.
Bisogna evacuare la nave, ma in questo capolavoro del trash senile di un regista rimbambito non ci viene risparmiata la ovvia scena della bambina che, mentre tutti evacuano la nave torna in cabina a prendere una bambola.
La mamma maestrina la insegue.
Ovviamente resteranno le uniche due su una nave vuota, il film si conclude con Malkovich che dalla scialuppa guarda la nave con le due cretinette che esplodono.
La pellicola congela il suo sguardo, una buffa boccuccia aperta con un involontario potere esilarante.

Alla uscita ho sentito qualcuno parlare di organizzare un Straff Expedition a casa di Oliveira, facevano dei conti, guidando a turni avrebbe potuto essere gia’ morto per domani a mezzogiorno. Qualcuno piu’ ottimista suggeriva forse le 11 di mattina, forzando un po’ la velocita’. Chi era impossibilitato a partire chiedeva di tornare portando un organo come ricordo.
Ho sentito degli spari andando, e non scherzo, ho telefonato alla bruna per farglieli sentire, puo’ testimoniare.

Il thread originale su google gruppi