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L’inganno

L’inganno è tratto dallo stesso romanzo da cui arriva La notte brava del soldato Jonathan, film del 1971 che pone lo stoico Clint Eastwood, con la sua interpretazione da stoico Clint Eastwood, soldato “giacca blu” ferito in territorio nemico e accolto in un un collegio femminile, dove le residenti lo curano, apprezzano e poi desiderano, scatenando un gioco di competizione, invidia, vendetta e violenza. Il punto di vista, lì, è strettamente maschile e del resto il regista Don Siegel lo descrisse come un film sul “desiderio basilare femminile di castrare gli uomini”. Diciamo che è un film molto figlio dei suoi tempi. Basta avere una conoscenza anche solo superficiale della filmografia di Sofia Coppola per intuire che la sua versione della storia ribalta la prospettiva, mostrando un gruppo di donne isolate dal mondo degli uomini e messe in crisi dall’ingresso di un “alieno”, sostanzialmente assolte nelle intenzioni, al massimo vittime di istinti indomabili, dell’assurdo voler reprimere la sessualità e di scelte sì infelici ma che è facile compiere in situazioni complicate.

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The Lobster in Italia!

Oggi esce al cinema in Italia The Lobster, un film più o meno di fantascienza tutto bizzarro, che ha vinto il premio della giuria a Cannes e che io ho visto qualche mese fa, perché davano qua a Parigi un po’ di film del festival. Secondo me merita un sacco, ne ho scritto a questo indirizzo qua.

Il paradosso? In Francia esce a fine mese.

Miami Vice


Miami Vice (USA, 2006)
di Michael Mann
con Colin Farrell, Jamie Foxx, Gong Li

Un lampo squarcia la notte di Miami, mentre su un tetto quattro uomini discutono del futuro imminente, del loro lavoro, delle loro vite. In sala, una ventina di minuti dopo l’inizio del film, mi rendo conto che ancora una volta Michael Mann mi ha fregato, ha stordito la più facile delle vittime e l’ha trascinata nel seducente mondo del suo cinema. Poi, figuriamoci, pure il giorno del mio compleanno, quale miglior regalo che un nuovo film del mio regista preferito?

È il Mann di Heat, quello che racconta di disperati amori impossibili, di leali amicizie virili, di senso dell’onore e del dovere. Quello che illumina il noir in cui arrancano i suoi eroi con raggi di luce divina. Quello che con un dettaglio, uno sguardo, un movimento della mano comunica più che con mille parole. Quello che riesce a rendere credibile la travolgente passione fra la splendida donna Gong Li e il lurido patatone Colin Farrell. Quello.

Una donna che ha tutto e controlla tutto, ma si sposta sul sedile di fronte per osservare di sfuggita l’uomo dei sogni. Un uomo che sta discutendo di vita, morte e lavoro, ma non riesce a evitare di far cadere lo sguardo fuori dalla finestra, verso quella macchina lontana che racchiude l’oggetto del suo desiderio. I colori della Miami notturna, l’afa che si respira quando la tempesta minaccia ma non mantiene, la grana che invade la pellicola come il sudore sulla pelle.

L’estasi di stare davanti a immagini che non hanno eguali, l’insopportabilità di avere a che fare con un regista mostruosamente nelle mie corde, la tensione di una sparatoria talmente intensa che quando cade l’ultimo bossolo mi rendo conto di aver fatto addormentare la mano, a forza di stringere il pugno. L’agonizzante fastidio di rendermi conto che il film sta per finire e volerne invece ancora, di più, sempre più. La tristezza di un lancinante addio, la fine del sogno.