Archivi tag: Ryan Murphy

Scream Queens – Stagione 2

outcast-cover-blank-copy

La seconda stagione di Scream Queens è il seguito della prima stagione di Scream Queens. Per quanto questa cosa possa essere benale, facile e stupidotta da dire, il fatto è che è proprio così. E, fra l’altro, metterla giù in questa maniera è forse un pallido tentativo di esprimermi in linea con quel che Scream Queens vuole essere e riesce costantemente ad essere: una stronzatona consapevole, divertita, adorabilmente scema e sparata a mille, che se ne frega nella maniera più assoluta di risultare ridicola e, anzi, cerca con insistenza proprio quell’effetto, prendendolo in giro, prendendosi in giro, prendendoti in giro, cazzeggiando a raffica e senza pietà dall’inizio alla fine (qua ci mettiamo un punto, dai). È Scream Queens. È la teen comedy idiota, con le bitch più stupide di sempre a seminare il panico ben più dei killer di turno che cercano di farle fuori, mentre attorno a loro si agitano gli attori più improbabili, le guest star più assurde, una meravigliosa Jamie Lee Curtis e scelte stilistiche da anni Ottanta travisati sotto doping. È un pasticcio, un macello, una clamorosa puttanata. Ed è, anche nel secondo anno, uno spacco adorabile.

Continua a leggere Scream Queens – Stagione 2

American Horror Story: Hotel

Il problema principale di American Horror Story, per come la vedo io, è in una fra le sue caratteristiche migliori, vale a dire la natura da serie antologica. Il fatto di raccontare ogni anno storie diverse, mentre allo stesso tempo si gioca con i ritorni e la ciclicità, determina gran parte del suo fascino e del suo divertimento, ma va anche a sottolineare in maniera brutale quanto, mano a mano, la formula abbia iniziato a diventare stanca e, forse, eccessivamente riciclata nella sua struttura. Mi pare di capire che con l’ultima Roanoke si sia provato a cambiare un po’ le carte in tavola, ma io seguo la faccenda con estrema calma e quindi sto ancora a chiacchierare della stagione precedente. Una stagione che mi ha abbastanza divertito, che ha come al solito due o tre episodi fenomenali (su tutti, ancora una volta, spicca quello di Halloween) e in cui molti degli attori hanno dato spettacolo. Ma anche una stagione in cui, appunto, la formula ha ormai il sapore dello stantio, il tema di turno (il vampirismo) è trattato in maniera non poi così interessante e abbiamo perso Jessicona Lange in favore di una Lady Gaga che, boh, non è un disastro, ma il Golden Globe se non bestemmio guarda.

Continua a leggere American Horror Story: Hotel

Scream Queens – Stagione 1

Scream Queens è un oggetto strano, una serie horror non horror, dall’umorismo tutto storto, un po’ cretino e demenziale, che si appoggia su omaggi, citazioni e prese per il culo, manda tutto per aria e non si ferma mai nella sua ricerca dell’assurdo e dell’esagerazione. Per certi versi, è semplicemente un tentativo di portare su un network non via cavo lo spirito, ma non gli eccessi, di American Horror Story, con cui condivide parte del cast creativo. Di fondo, l’approccio è in larga misura simile, con quel gran frullatone di stili, ispirazioni, suggestioni, nello sparare costantemente il tono anni luce sopra alle righe, per il modo in cui si gioca con colpi di scena che si inseguono a ripetizione, per la struttura parzialmente antologica (anche qui ogni anno vedremo un orrore diverso, ma qui i protagonisti sopravvissuti, e non solo gli attori, verranno conservati da una stagione all’altra) e anche per lo slancio d’amore nei confronti di attrici un po’ scomparse dalle scene, che nelle serie targate Murphy/Falchuk vengono valorizzate come ormai capita loro di rado.

Continua a leggere Scream Queens – Stagione 1

American Horror Story: Freak Show

Cose che mi sono piaciute di American Horror Story: Freak Show: il cast, come sempre ottimo, fra  vecchi e nuovi, dai protagonisti alle comparse, passando per le guest star; la sigla di testa riarrangiata in stile circense; i cattivi: Twisty è fantastico, inquietante e tristissimo, Dandy è una spremuta umana di tutto ciò che AHS è sempre stato, sparata a mille in ogni direzione, Stanley è, beh, Denis O’Hare; il senso di assurdo e freakaggine alzato a manetta fino allo sbracare; Jessica Lange che canta David Bowie con accento tedesco; più in generale, i numeri musicali anacronistici, una roba che a me diverte sempre; i momenti in cui il tono riesce a vacillare nella maniera giusta fra l’orrore, la comicità e il melodrammone spinto, che alla fin fine sono sempre le parti più riuscite di ‘sta serie.

Continua a leggere American Horror Story: Freak Show

Nip/Tuck – Stagione 4

Nip/Tuck – Season 4 (USA, 2006)
creato da Ryan Murphy
con Julian McMahon, Dylan Walsh, Sanaa Lathan, Joely Richardson, John Hensley, Roma Maffia, Kelly Clarkson, Jacqueline Bisset, Larry Hagman

Il primo episodio della quarta stagione di Nip/Tuck è un macigno tostissimo, che apre le danze tracciando subito le linee guida e illustrando il tono da melodramma estremo che terrà banco per tutto l’anno. Sean perde il controllo e si lascia andare, parla della sfortuna che ha colpito il figlio in arrivo, si aggrappa alle budella dello spettatore come nei momenti migliori della serie, e come la stessa quarta stagione non sempre riuscirà a fare, pur tentandoci disperatamente. Un “One in a million bolt of lightning” ha colpito, bruciando tutto quello che gli sta attorno. E si comincia.

Si comincia per certi versi quasi con un ripartire da zero, soprattutto nel giungere dopo due annate al contrario strettamente interconnesse fra di loro. Nuovo il cast di supporto, con personaggi più o meno ricorrenti spuntati dal nulla, nuovo l’antagonista, che la butta un po’ meno sulla presenza angosciante e un po’ più sul cattivone onnipotente. Ma non è solo una questione di novità, perché c’è anche un abbandono quasi totale e improvviso di molti sviluppi narrativi, soprattutto per quanto riguarda i personaggi di Matt e Julia. Sembra quasi un voler cancellare la tanto bistrattata terza stagione.

La caratteristica che più spicca in questo quarto anno, però, è l’esplosione di guest star, che spuntano letteralmente da tutte le parti. Non amo molto quando il cast diventa una collezione di facce note, perché generalmente finiscono per sovrastare il personaggio che interpretano, levando impatto drammatico agli eventi. Ci si ritrova ad osservare non personaggi, ma attori famosi, distraendosi un po’ troppo dal racconto. Anche vero, però, che in fondo l’utilizzo di tanti volti finti ben s’incastra in un telefilm che parla proprio di gente finta, di persone che si nascondono dietro appendici e ritocchi estetici. Insomma, se c’è un contesto in cui si può perdonare un simile eccesso è proprio Nip/Tuck. E del resto, il simbolo estremo di questa cosa, l’apparizione di Burt Bucharach in Conor McNamara, è un momento meraviglioso, toccante, ridicolo, kitch, assurdo, intenso, pacchiano. Insomma, il riassunto di tutto ciò che rappresenta Nip/Tuck.

L’eccesso è e rimane il simbolo di una serie che in questa stagione si diverte a camminare sempre più sull’orlo del ridicolo, mescolando delicatamente intenso melodramma e gusto per l’assurdo. Visti certi argomenti e certi personaggi, non stupisce che molti la considerino il punto di non ritorno, lo spartiacque che ha segnato il definitivo crollo. Ma tutto sommato ci pensano la solita, notevole, qualità della scrittura e la sferzante autoironia a tenere salde le redini del racconto e a donare credibilità alle storyline più traballanti. Anche la situazione più assurda si incastona bene nell’intreccio narrativo e complessivamente questa quarta stagione appare molto più coesa e solida della precedente.

E da questo turbinoso immergersi nel melodramma non si può che uscire devastati, cambiati, rifatti da capo a coda. Nulla potrà essere più come prima, tutto riparte, questa volta veramente, da zero. Si cambia città, si cambia vita, si cambia famiglia, si cambia tutto, in un finale “musical” splendido e spiazzante, completamente fuori dalle righe per quelle che sono le abitudini della serie. Solo una cosa rimane sempre costante. L’indissolubile, simbiotico legame fra Sean e Christian. Fratelli di sangue, uniti per sempre.

P.S.
Tramite PlayTrade, ho comprato usata a un prezzo lurido la versione HD-DVD, che si vede e si sente una favola. Immagino valga lo stesso per quella Blu-Ray.

Nip/Tuck – Stagione 3

Nip/Tuck – Season 3 (USA, 2005)
creato da Ryan Murphy
con Julian McMahon, Dylan Walsh, Joely Richardson, Bruno Campos, John Hensley, Roma Maffia, Kelly Clarkson

La terza stagione di Nip/Tuck è una creatura strana, enigmatica, schizofrenica, che fa di tutto per non farsi amare, ma contro la sua stessa volontà riesce comunque a offrire alcuni fra i momenti migliori della serie. L’avvio è strepitoso, come del resto era lecito attendersi. Si riallaccia al bastardissimo finale dell’annata precedente e ne racconta le conseguenze, mostrando un fantastico Christian Troy, sempre in crescita, sempre impegnato a maturare come personaggio e a non fossilizzarsi sullo stereotipo in agguato dietro l’angolo.

In uno dei picchi più alti nel suo maltrattare gli uomini che racconta, Ryan Murphy mostra qui l’ombra del Christian che avevamo imparato ad amare, un uomo violato nel fisico e nella mente, che fatica a rialzarsi sulle sue gambe. In questa situazione rientra in gioco Quentin Costa, personaggio azzeccato e divertente, che ha forse l’unico vero limite di scivolare con troppa facilità nella macchietta e sovrapporsi per certi versi all’Escobar Gallardo della prima stagione.

Dopo il bell’avvio, però, nel blocco centrale di episodi emergono i limiti di questa terza annata, che mostra un certo imbarazzo nel trattare argomenti poco interessanti e storie deboli, introdotte forse con leggerezza e non a caso quasi tutte poi chiuse in maniera impacciata e frettolosa. La nuova storia di Matt, il coinvolgimento di Sean nel programma di protezione testimoni, la ricerca di stabilità di Christian, l’affermazione d’indipendenza delle varie figure femminili… davvero troppi sono i discorsi che non riescono a convincere fino in fondo. Alcuni, molto semplicemente, sono mal concepiti. Altri, pur divertenti e azzeccati nella sostanza, non trovano sbocco e finiscono poi per svanire nel nulla, pur con qualche strascico nella quarta stagione.

Eppure riesce difficile bocciare quest’annata. Un po’ perché, nonostante quella manciata di episodi centrali davvero malriusciti, ci sono comunque delle puntate strepitose, a cominciare dalla clamorosa Sal Perri. Un po’ perché il triangolo Sean-Christian-Quentin è molto ben orchestrato, soprattutto nel mostrare l’evoluzione psicologica del personaggio interpretato da Julian MacMahon, adorabile nel suo tentativo di vestire gli scomodi panni di Sean per resistere all’ondata travolgente di Quentin. Un po’ perché torna il Carver, una maschera davvero strepitosa, anche se le rivelazioni finali abbattono il fascino suo e del personaggio che ne veste i panni.

A sipario calato, l’impressione non è necessariamente negativa, ma certo rimane in bocca un retrogusto amarognolo, in parte dovuto alle enormi aspettative. Del resto, non era facile arrivare dopo una stagione strepitosa come la precedente e forse certi buchi nell’acqua sono dovuti anche al tentativo di non esagerare nel vivere di luce riflessa.

Nip/Tuck – Stagione 2

Nip/Tuck – Season 2 (USA, 2004)
creato da Ryan Murphy
con Julian McMahon, Dylan Walsh, Joely Richardson, John Hensley, Famke Janssen, Roma Maffia, Kelly Clarkson

Scrivere della seconda stagione di Nip/Tuck dopo aver guardato le due successive è strano, perché all’entusiasmo della visione si aggiunge la consapevolezza di stare parlando probabilmente del miglior anno della creatura di Ryan Murphy. O perlomeno di quello che più mi ha convinto in ogni suo aspetto. C’è tutto il meglio della serie: il dramma, intenso e spiazzante, l’assurdo umorismo, la voglia di stupire e sconvolgere, delle fantastiche prove di attori meravigliosi, una Vanessa Redgrave fuori scala come suo solito e un cattivo incredibilmente efficace, che si muove dietro le quinte ed esce sbavando da sotto il letto.

È l’anno di Ava Moore, splendido personaggio che regala finalmente un senso al giovane Matt e chiude la stagione con un paio di “colpi” spettacolari (compresa una guest star da leccarsi i baffi). Ma è anche l’anno in cui esordisce il Carver, meravigliosa maschera horror che ogni tanto appare, rovina l’atmosfera da soap dell’assurdo e svanisce poi nel nulla. Ed è poi l’anno nel quale l’aspetto più drammatico delle vicende viene sviscerato forse meglio, con intensità, autoironia, sviluppi credibili nelle relazioni fra i personaggi, voglia di stupire senza per questo scivolare per forza nella follia a effetto.

Una stagione dagli equilibri sottili e perfetti, in cui ogni episodio s’incastra a meraviglia con gli altri. Tutto, o quasi, ruota attorno ai figli. Al loro imminente arrivo, al desiderarne, al non saperli affrontare. Figli strappati ai propri genitori, padri disperatamente aggrappati ai propri pargoli, donne alle prese con la loro incapacità di essere madri. E tutto viene raccontato tramite gli sguardi, le labbra, i corpi di personaggi fantastici, ricchi, che crescono di episodio in episodio e affrontano cambiamenti fondamentali nelle loro vite.

Un arco narrativo perfetto, punteggiato dalla solita formula del caso della settimana, sempre affascinante, sempre interessante, sempre intrecciato nel tessuto narrativo per rispecchiare distorti i drammi affrontati dai vari personaggi. Insomma, nella seconda stagione di Nip/Tuck funziona tutto a meraviglia. Funzionano i singoli episodi (Mrs. Grubman, Rose & Raven Rosenberg, Julia McNamara fra i migliori), funzionano le varie storyline, funziona l’arco narrativo, funziona il tremendo finale, che ti lascia proprio lì come un fesso. Qui davvero la serie di Ryan Murphy era “A disturbingly perfect drama.”

Nip/Tuck – Stagione 1

Nip/Tuck – Season 1 (USA, 2003)
creato da Ryan Murphy
con Julian McMahon, Dylan Walsh, Joely Richardson, John Hensley, Roma Maffia, Kelly Clarkson

Sean McNamara e Christian Troy sono due amici di vecchia data, ex compagni di corso all’università, che hanno deciso di aprire assieme uno studio medico. Si occupano di chirurgia estetica, di mettere le mani nel lardo e nello schifo altrui per ripulirlo e imbellettarlo. Strappano brani di carne, raddrizzano cartilagini, succhiano via grasso e stiracchiano pelli, ricoprendo e infarcendo di plastica e silicone i corpi degli abitanti di Miami. Sulle loro vicende lavorative e familiari Ryan Murphy ha costruito uno splendido telefilm, una soap adulta, dai toni maturi e intensi, autoironici e sfacciati, che merita tutte le lodi possibili.

La prima stagione di Nip/Tuck si apre come meglio non sarebbe possibile, con un episodio pilota strepitoso. Ci si ritrova subito sbattuti in faccia dei personaggi ricchi e sfaccettati, dalle motivazioni intriganti, che fanno poco per accattivarsi la simpatia dello spettatore. Seguiamo le loro vicende e la loro difficile vita sentimentale, i problemi di Sean con la moglie e i figli, le vicende da arrapato cronico di Christian.

Il tutto viene raccontato con un’intensità pazzesca, uno stile sentito, vivo e forte, ma capace anche di prendersi in giro con una fortissima ironia e un gran senso dell’assurdo. E non bastasse questo, c’è anche un bell’afflato visionario, con scene memorabili come l’analisi del “difettoso” corpo di Kimber da parte di Christian, o i videoclip musicali coreografati sugli interventi chirurgici dei due dottori. Insomma, un episodio pilota da colpo di fulmine, poco da dire.

La stagione prosegue per una dozzina di episodi e si mantiene su buoni livelli, anche se alla distanza il clamoroso impatto iniziale cala un po’. A tener botta, comunque, sono gli splendidi personaggi, un gruppo di persone fondamentalmente deboli e meschine, fra le quali quello più apparentemente triste e infame, il dottor Troy, finisce regolarmente per uscirne fuori come la figura positiva del mucchio. Eppure, nel fondamentale disprezzo che i protagonisti riescono a generare, c’è quel pizzico di vera umanità che li rende in fondo degni di apprezzamento e fa appassionare alle loro vicende.

Vicende che vengono portate avanti un po’ a singhiozzo, va detto, e che talvolta sembrano vivere più di bei momenti, che di un reale e coerente discorso unico. Epperò son proprio quei momenti a rendere grande Nip/Tuck (o, perlomeno, questa prima stagione). Anche le storyline per certi versi deboli, come alcune legate al giovane Matt, generano momenti splendididi, come il confronto con la madre sul desiderio di maternità, o il tentativo di consolare il padre per il figlio mai nato.

E ancora, la tresca amorosa di Sean con una paziente, un intreccio riuscito solo a tratti e forse un po’ tirato per le lunghe, si conclude con un botto clamoroso, nell’episodio forse più riuscito della stagione, quell’Adele Coffin che riesce ad essere allo stesso tempo esilarante commedia, intenso e commovente dramma, riuscitissimo esercizio di stile.

E oltre a tutto questo, in Nip/Tuck c’è anche un pizzico di thrilling, con un cattivone adorabile, gigione e agghiacciante, che perseguita i due chirurghi ricattandoli e minacciandoli, in un crescendo che porta fino alla divertente conclusione dell’ultimo episodio. Insomma, un gran serial, che oltretutto mi dicono essere migliorato in maniera esponenziale con la seconda stagione.