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Sventagliata a caso di fumetti letti nelle ultime settimane, fra panettoni, pandori e tortellini

È lunedì. Ieri sera sono andato a dormire tardi perché mi ero preso bene con l’inizio della terza stagione di The Strain. Per fortuna, quando ho chiesto l’aiuto della regia sulla chat di Facebook, la giuria popolare mi ha detto che non era il caso di guardare un’altra puntata ed era meglio andare a dormire.  Quindi non sono andato a letto troppo tardi, ma insomma. In più, il nuovo coinquilino felino fatica a quagliare con la preesistente coinquilina felina e le loro discussioni notturne mi hanno svegliato a più riprese. “E sticazzi?” No, certo, per carità, ma insomma, avevo voglia di buttare fuori qualcosa nel blog, ho la testa vuota e gli occhi spenti, mi sembrava il momento buono per il periodico post di aggiornamento ossessivo compulsivo sui fumetti letti di recente, per la precisione fra dicembre e questo pezzo di gennaio. Non sono molti, non c’è neanche molto di particolarmente bello, non so quanto potrei avere da dire di interessante anche su ciò che è bello e i miei ricordi sono come al solito ormai fumosi ma, oh, insomma, il punto è proprio di tirar fuori una roba facile tanto per.

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L’estate a fumetti di giopep

Ed eccoci qua, con l’immancabile e attesissimo (?) appuntamento in cui scrivo due righe, ma proprio due righe, sulla roba che mi sono letto durante i mesi estivi. Che poi in realtà non è neanche vero, dato che su molte cose non le scrivo neanche, le due righe, ma insomma, si fa per dire. Credo. Forse. Non lo so. Seguirà post in cui parlo della roba ammerigana che ho letto di recente e/o sto leggendo in questi giorni. Forse. Vai a sapere.

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La settimana a fumetti di giopep – 21/07/2007

Da quando ho avviato questo blog, mi sono sforzato di scrivere anche solo due cazzate su qualsiasi film, libro, serie TV o videogioco passasse per le mie mani. Fuori dal circolo vizioso ho lasciato i fumetti, perché ne leggo davero troppi, per poter pensare di commentarli approfonditamente tutti. Ci vorrebbe una vita supplementare, probabilmente. E infatti ho perso tempo giusto a decantare le lodi di qualche solitario esemplare. Epperò, su gentile (e insistente) richiesta di un affezionato lettore (siete pochi, ma fedeli), oggi inauguro una rubrica che ovviamente non avrò la forza di rendere fissa. Ma è bello provare a crederci. In teoria dovrebbe essere un riepiloghino veloce, fatto di brevi pillole, frammentarie, imprecise e un po’ a cazzo (insomma, tipo i reportage dai festival del cinema) sui fumetti letti in settimana. In pratica questo potrebbe serenamente essere il primo e l’ultimo appuntamento della rubrica. Ma, come dicevo, è bello crederci.

Novità
20th Century Boys #22 ***
Naoki Urasawa a me piace, davvero tanto. Mi piace il suo stile di disegno, mi piace la sua capacità di tirar fuori idee a raffica, mi piace il suo notevole senso del ritmo. Non mi piacciono, però, la sua incapacità di chiudere e il caos di personaggi e situazioni che spuntano fuori dietro ogni angolo. Può essere che i suoi fumetti paghino davvero tanto la lettura a episodi, ma a me, i due che ho letto, hanno entrambi dato una gran sensazione d’incompiuto. E in generale mi sembra che il trasporto emotivo si sia un po’ disperso, nell’arco dei tanti numeri. Son curioso di rileggermeli in una soluzione unica.

City of Tomorrow ****
Azione, fantascienza, donne di plastica dalle tette spropositate e un adorabile gusto retrò. Howard Chaykin è così, prendere o lasciare. Io prendo molto volentieri.

Dampyr #87 **
Il momento in cui cominci a chiederti perché continui a comprare una serie Bonelli, in genere, indica che è già passato da un po’ il momento in cui cominciare a chiederti se vale la pena continuare a comprarla. Dampyr ormai è un’abitudine, senza guizzi e picchi, familiare e ripetitiva. Difficile considerare quest’episodio una porcata, ma certo è una mezzora superflua nella mia vita.

Death Note #5 ****
Uno dei manga che leggo più volentieri in questo periodo, se non altro perché esce abbastanza dal solito schema dei fumetti giapponesi per ragazzi. Il soggetto è originale ed efficacissimo e l’autore ha la saggezza di non adagiarvisi per nulla: nel giro di cinque numeri saran cambiate totalmente le carte in tavola almeno tre volte. L’idea della cospirazione aziendale non è affatto male e son proprio curioso di vedere dove stiamo andando a infilarci.

Gea #17 **
Pare incredibile, ma perfino Enoch, con le sue tette al vento, i suoi gay tutti bravibellibuoniecomunistiecologisti, i suoi nazisti travolti dai tir e le sue storie anticonformiste si sta bonelizzando, con storie totalmente prevedibili e innocue. Che il penultimo numero di una miniserie semestrale da diciotto episodi mi dia una simile sensazione di vuoto e transitorio è abbastanza deprimente.

Hawkgirl #64/65 (Lingua originale) *
Walter Simonson mi ha rotto i coglioni dieci anni fa e qui non è che faccia molto per farmi cambiare idea, anche se i siparietti comici con Superman son sempre piacevoli.

Lone Wolf & Cub #24 *****
Qualsiasi fumetto giapponese, a parte rarissimi casi, commette l’insopportabile errore di costruire un clamoroso climax narrativo, portarlo all’apice, prepararti agli eventi conclusivi… e poi andare a parare da tutt’altra parte per tirare avanti ancora un po’ le vendite prima di chiudere. Da un paio di volumi Lone Wolf & Cub sembrerebbe stare facendo proprio questa cosa, se non fosse che l’intensità della narrazione continua a rimanere su livelli stratosferici e che gli sviluppi dell’intreccio rimangono coerenti con tutto ciò che si è visto prima. Capolavoro.

One Piece #44 **
Dopo l’interminabile saga di Alabasta e un successivo viaggio fra le nuvole che ho trovato davvero privo di mordente, One Piece è tornato a convincermi, con un capitolo che dura il giusto e termina prima di arrivare scassare la minchia per davvero. Certo, ormai siamo definitivamente entrati nel regno dell’insostenibile ripetitività, ma lo stile rimane sempre molto particolare e certe tavole, con il loro pacchiano e lacrimoso melodramma, hanno ancora il potere di emozionare un po’.

Naruto #32 **
A proposito di circoli viziosi, ci stiamo pericolosamente avvicinando al momento in cui lo stile pulito e accattivante di Kishimoto e la simpatia dei vari comprimari non mi basteranno più per andare avanti a leggere l’ennesima saga di gruppetti di amici che si menano tutto il tempo. Se salta fuori un altro torneo di arti marziali lo mollo, giuro.

Sette soldati della vittoria ****
Chiude col botto la maxisaga di Grant Morrison, in cui l’autore scozzese ha dato libero sfogo alla sua verve delirante e alle sue trovate senza senso apparente. Se l’episodio più normale e lineare di una saga è quello che vede protagonista una maga che parla al contrario, beh, ci dev’essere davvero qualcosa di forte, sotto.

Antiquariato
Batman: Under the Hood Vol.1 (L.O.) ***
Eccola, è lei, la saga del grande ritorno. Qualcuno mi dice se è tornato prima Bucky Barnes o Jason Todd, che questa cosa mi affascina? Comunque, il grande ritorno, ampiamente preannunciato nelle saghe precedenti, è una bella storia. Non so quanto possa meritare l’acquisto come volume per i fatti suoi, perché è davvero troppo poco autoconclusiva e troppo inserita in un contesto più ampio, ma funziona, coinvolge, si riallaccia bene a quanto accaduto prima e pone interessanti premesse per cose a venire. E Doug Mahnke mi piace sempre di più.

Batman #642 (L.O.) *
Chiaramente un fill-in, dalla totale inutilità.

Wonder Woman: The Game of the Gods (L.O.) *
Walter Simonson, dicevo, mi ha rotto i coglioni dieci anni fa e qui manco ci prova, a far finta di non avermeli rotti. Sei, interminabili numeri, la cui unica utilità sta nell’eliminare un personaggio che obiettivamente cominciava a diventare scomodo e superfluo.

Wonder Woman #195 (L.O.) **
L’esordio di Rucka al timone di Wonder Woman non stupisce per originalità, ma fa presagire ottime cose. Mette le cose in chiaro fin da subito e lascia addosso l’idea che stiano arrivando tempi interessanti.

Wonder Woman: Down to Earth (L.O.) ***
Una saga che, francamente, sembra non andare a parare da nessuna parte, ma forse anche per questo mette decisamente bene in mostra le doti di sceneggiatore di Rucka, capace di appassionare anche quando racconta il nulla. E in ogni caso c’è almeno una scena memorabile, la “pedata” di Hera alle isole, che oltretutto pianta semi promettenti.

Wonder Woman #201(L.O.) ***
Un bell’episodio autoconclusivo che affronta le conseguenze di Down to Earth e sembra soprattutto stare preparando le pedine sulla scacchiera.