Londra/Tatooine andata e ritorno

Martedì ero a Londra, assieme a un gruppo di altri sciamannati, per partecipare a quella cosa folle che si chiama Secret Cinema. Che cos’è? È un evento più o meno annuale, costruito ogni volta attorno a un film diverso, nel quale vengono riprodotte su scala reale ambientazioni e situazioni prese dal film, con all’interno attori che riproducono scenette assortite, per condurre poi alla conclusione della serata, vale a dire una proiezione “interattiva” accompagnata da attori che interpretano alcune scene chiave nei dintorni dello schermo, un po’ come si fa da tanti anni, in tanti posti, per il Rocky Horror Picture Show. Un modo per farsi un’idea della cosa consiste nel guardare i video promozionali che la gente di Secret Cinema ha messo su YouTube. Agevolo qua sotto quello dell’edizione 2014, dedicata a Ritorno al futuro, abbastanza esplicativo dell’ambizione e del senso di scala che ormai caratterizzano l’attività di Secret Cinema. Anche se poi ci si fa un’idea solo parziale, ovviamente.

Fico, no? Oddio, magari può non interessare, ma mi sembra quantomeno indiscutibile la qualità del tutto, che in realtà non si può davvero percepire senza esserci stati, temo. La prima parte del video qua sopra illustra il lavoro in termini di contesto, con le ambientazioni riprodotte e la gente che le popola, la seconda parte dà invece un’idea di come funzioni poi la proiezione del film. Ora, l’evento dell’anno scorso era al villaggio olimpico di Londra, mentre quello di quest’anno è… segreto! La prima regola del Secret Cinema è che non devi parlare del Secret Cinema. Più o meno. Tant’è che i biglietti per l’evento, piuttosto costosi ma – fidatevi – giustificati dall’investimento alla base del tutto, li compri sostanzialmente alla cieca: sai che si terrà da qualche parte a Londra e quale sarà l’argomento (quest’anno L’impero colpisce ancora). Fine. Se però hai l’ardire di comprare i biglietti, ti imbarchi in una roba assurda, se vogliamo anche un po’ ridicola, ma onestamente spettacolare.

Dal momento in cui acquisti i biglietti, finisci tirato dentro un network di e-mail, messaggi, comunicazioni segrete e puttanate varie, e puoi decidere liberamente se e quanto calarti nel personaggio, se e quanto partecipare. Nulla vieta di presentarsi all’evento vestiti in maniera assolutamente normale, cazzeggiare per un paio d’ore gustandosi tutto quel che hanno creato, guardarsi il film e andare comunque a casa estremamente soddisfatti. Puoi anche spingere nella direzione opposta, però, e piazzarti nelle varie vie di mezzo del caso. Ci sono eventi collaterali organizzati in location segrete, c’è il negozio (online e fisico) in cui comprare pezzi di costumi, ci sono indicazioni sulle fazioni a cui dovresti appartenere e ci sono le varie cose che puoi fare una volta sul posto. In che senso? Eh.

Allora, il discorso, ripeto, è che l’idea sta anche nel mantenere tutto il più segreto possibile, perché giustamente gli organizzatori ci tengono a conservare la sorpresa per chi partecipa. Siamo al punto che all’ingresso ti sigillano in bustina il telefono, per evitare che tu faccia foto o filmati (fermo restando che esistono foto ufficiali, che svelano però poco o nulla). Quindi, ecco, non voglio andare troppo nel dettaglio, ma diciamo due cose, puntualizzando che questa era la prima volta che andavo al Secret Cinema e posso quindi parlare solo per questa edizione. Chiaramente l’atmosfera è molto diversa rispetto a quella che traspare dai video dell’anno scorso: lì si riproduceva, all’aperto, un mondo reale, qua si viaggia fra gli ambienti di Guerre Stellari. Ma cambia anche per il fatto che questa volta è tutto al chiuso e il quantitativo di persone ammesse in contemporanea, a occhio, è decisamente più ristretto. Il punto, però, è che si tratta di una riproduzione folle degli ambienti inventati da George Lucas tanti anni fa, all’interno della quale ci si muove circondati da uno sforzo pazzesco per far funzionare l’illusione.

Nel momento stesso in cui arrivi lì, tutti gli attori iniziano a parlarti come se tu stessi davvero imbarcandoti per un viaggio verso un altro pianeta. Il biglietto te lo staccano in un hangar, mentre sigillano i tuoi strumenti di comunicazione per ragioni di sicurezza e ti insegnano il saluto segreto dei ribelli prima di mandarti in missione. Dopo qualche altra assurdità e al termine di un viaggio nello spazio iniziato lasciandosi Londra alle spalle e finito male, ti ritrovi alla dogana di Tatooine e ciao. Da lì in poi è tutto follemente grande, vero, ambizioso, grosso. Quello che succede è che sei lì, dentro Guerre Stellari, all’interno di un mondo popolato da attori che interpretano i loro personaggi, riproducono alcune scene del film e ne mettono in piedi anche altre, supportati da un lavoro sulle scenografie e sui costumi, in totale collaborazione con Lucasfilm, che ha dell’incredibile. Ed è tutto totalmente interattivo. Puoi dar fastidio, parlare coi personaggi, infilarti di traverso, trattar male un ufficiale e finire sbattuto in prigione, farti coinvolgere nei piani della ribellione, darti al baratto usando magari la roba che ti sei portato da casa seguendo le indicazioni (io avevo del franchincenso e una bustina di semi di erba gatta). Puoi fare quel che vuoi, e sono sempre tutti lì assolutamente nel ruolo, pronti a seguirti se “rompi” il copione, abili a gestire un grosso quantitativo di gente.

Come dicevo, non è obbligatorio fare gli scemi: puoi anche limitarti a gustarti la qualità folle del lavoro, mangiarti qualcosa, spararti un drink e intanto osservare quel che ti accade attorno. Ne vedrai comunque delle belle. Se però ti metti in testa di partecipare e “far cose”, c’è da divertirsi come degli scemi. E il bello è che ha tutto un suo flusso, malleabile nell’adattarsi alla gente, ma che dà davvero l’impressione di stare vivendo all’interno di un film. Io mi sono ritrovato nel bel mezzo di una riunione dei ribelli, a cena a casa Skywalker, a bere latte di Bantha e chiacchierare con zia Beru e cercare di spiegarle cosa fosse l’erba gatta, prima di beccarmi quel maleducato di Luke che se ne andava via incazzato perché non vogliono che faccia il pilota. Ho accompagnato lo zio a comprare quei droidi, mi sono guardato brutto con uno Stormtrooper che non voleva cedermi il passo e mi sono bevuto un cocktail alla Cantina mentre Han Solo attaccava bottone con il tizio losco seduto di fianco a me. Cose del genere. A un certo punto ero seduto a riposarmi e ho visto Luke che passava fra le pareti, di nascosto, per andare a combinare chissà cosa. Intanto, altra gente andata lì con me finiva in prigione, giocava a carte con Lando, tirava sassi agli Stormtrooper, si faceva quasi sparare in testa da una guardia imperiale. E mille altre cose ancora, nel giro di tre orette spettacolari, che vanno ben oltre quel che ho già descritto e che davvero non mi sembra il caso di raccontare.

Ma il bello sta proprio in quella sensazione, nell’idea di essere in un posto dove le vicende di Guerre Stellari vivono e se ne vanno in giro per i fatti loro. Se sei un pazzo puoi inseguirle e vedere ogni cosa, partecipare ad ogni cosa. Se sei una persona normale, giri placido in mezzo a questo mondo, vedi accadere le cose principali, noti scampoli di altre, esplori, magni, sbevazzi, ti diverti. E ne esci con addosso la sensazione di essere stato lì. Dentro il film. Io, che certo non sono abituato a travestirmi e oltretutto un po’ la fotta per la serie negli anni l’ho persa, ma insomma, sono stato a lungo fanatico, mi sono divertito come uno scemo (e mi sono pure messo addotto qualche pezzo di costume, mescolando cose che avevo a casa e un paio di acquisti ad hoc). Ho visto gente dare di matto e ho visto gente godersela all’insegna del relax. I bambini, poi, che c’erano, ma relativamente pochi, erano deliziosi, tutti convinti, concentrati nell’inseguire le loro missioni, accompagnati da genitori che stavano al gioco. Una roba veramente fantastica, che nei momenti più rilassati è comunque spettacolare semplicemente da ammirare per il lavoro alle spalle e nei momenti più forti mette la pelle d’oca. La cosa assurda, in tutto questo, è che dopo quelle tre ore, guardare il film è quasi una delusione. Quasi, perché, oh, è sempre un gran bel film e il lavoro per rendere anche la visione più o meno interattiva è fatto davvero bene, ma sei lì frastornato da quel che è venuto prima e quasi non ci credi. E insomma, fine, non ho altro da dire, se non quanto segue: i biglietti li vendono a questo indirizzo. Non costano poco, arrivare dall’estero fa salire la spesa e se non vivi a Parigi non hai neanche la comodità del treno. Ma cacchio se ne vale la pena.

Ah, proiettano l’edizione pasticciata. Ma insomma, è il film su cui Lucas ha fatto meno danni. Anzi, onestamente, dopo tanti anni che non lo vedevo, mi è sembrato tutto molto bello.

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