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Fumettame

Dai, sono passati solo tre mesi dall’ultima volta, stiamo migliorando. In cosa? Nella mia (recuperata) abitudine di elencare qua dentro tutti i fumetti che leggo, scrivendo quasi sempre anche due o tre righe al riguardo. Di seguito, c’è tutta la roba a fumetti che ho letto fra le vacanze di Natale, il cazzeggio successivo e la settimana di ferie pasquali, in cui ho recuperato un po’ di roba Marvel perché si prestava alla lettura compulsiva in digitale da relax. Il tutto è in ordine quasi casuale, nel senso che ho raggruppato i fumetti per categorie ma poi li ho sbattuti dentro a caso. Parlo di tutto molto velocemente, di alcune cose ancora più velocemente, magari perché non mi hanno lasciato molto, magari perché le ho lette da un po’ e chi se le ricorda. Fine.

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Spider-Man: Un nuovo universo

Dunque.

Due mesi fa, è uscito il “final trailer” di Spider-Man: Un nuovo universo.

Il mio commento, copio e incollo da Facebook, è stato “No vabbè ma è clamoroso.” Qualcuno mi ha risposto che lo trovava simpatico.

Ora.

Capiamoci.

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Runaways – Stagione 1

Runaways nacque nel 2003 come serie a fumetti inserita nella linea Tsunami di Marvel Comics, ideata per provare ad accalappiare gli amanti dei manga attraverso uno stile grafico che ammiccava verso l’oriente. Di quella linea non si salvò moltissimo ma certamente la creatura di  Brian K. Vaughan e Adrian Alphona è fra quelle ricordate con più affetto, grazie alla freschezza, alle idee azzeccate, alla scrittura brillante e, insomma, a un po’ tutto ciò che caratterizza le opere dello scrittore americano. La premessa era semplice ma azzeccata: un fumetto Marvel ambientato a Los Angeles, quindi lontano da dove operano di solito i supereroi della casa delle idee, incentrato su delle figure adolescenti e su un’estremizzazione della classica storia di conflitto generazionale: sono assaliti dagli ormoni ma anche dalla scoperta di avere superpoteri o, comunque, caratteristiche fuori dal normale; l’inevitabile moto di ribellione nei confronti delle figure adulte viene “lievemente” acuito quando si rendono conto che i loro genitori sono supercriminali uniti in un culto omicida; vivono le classiche vicende da ragazzini, amorose e non, in questo contesto surreale. A seguito di un ciclo iniziale splendido, la serie si è via via persa ma si è comunque a lungo parlato di un possibile adattamento e l’anno scorso l’ha tirato fuori Hulu, con la versione italiana finalmente arrivata oggi su TIMVISION (e prevista per gennaio su Rai 4).

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Ant-Man and the Wasp

Come già fu per il primo episodio, Ant-Man and The Wasp si presenta nelle sale occupando lo slot di innocuo e simpatico defatigante dopo l’epica sbrodolante dell’ultimo Avengers. Lo fa, però, con qualche ostacolo in più da superare:

1. i tre film Marvel Studios che lo precedono non hanno accontentato tutti, perché non si può accontentare tutti, ma in linea di massima sono stati accolti più o meno come la Santa Trinità. Nel 2015, Avengers: Age of Ultron, che pure a me piacque molto, si era preso la sua bella dose di verdure in faccia;

2. sempre nel 2015, Ant-Man era atteso con un doppio sopracciglio alzato a base di “Ma che vuole questo?” e dubbi assortiti sulla fuga di Edgar Wright. Fu poi una gran bella sorpresa e l’ennesimo successo dei Marvel Studios. Inevitabilmente, oggi, le aspettative sono ben diverse e si sa che le aspettative tendono a influenzare le reazioni;

3. di nuovo: nel 2015, Ant-Man funzionò anche perché faceva parecchie cose diverse da quelle che all’epoca eravamo abituati ad aspettarci da questi film. Ant-Man and The Wasp non va troppo oltre il riproporre quelle stesse cose, che ovviamente hanno nel frattempo smarrito l’effetto sorpresa e il senso di freschezza.

Insomma, se lo inquadriamo così, è un film abbastanza superfluo, con poco da dire e che certamente non ha la potenza di chi l’ha preceduto nei mesi scorsi. Piacciano o meno quei film, mi sembra abbastanza innegabile che il nuovo di Peyton Reed non abbia dalla sua la follia fuori scala di un Thor: Ragnarok, l’ambizione tematica di un Black Panther o la… dimensione?… di un Avengers: Infinity War. È appunto, il filmetto defatigante. Quello minore, la cosetta simpatica e buffa. Ecco, sì, è il secondo episodio della sit-com ambientata nell’universo cinematografico Marvel.

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Deadpool 2

Nel momento in cui l’incarnazione cinematografica di Deadpool si trasforma in vera e propria serie, rischia di emergere quello che poi, di fondo, è anche un po’ il limite principale del personaggio a fumetti. Quella sensazione costante di chi se ne frega, diciamo. Perché alla fin fine, quando il cuore del racconto è e rimane un solo turbinio di gag incentrate sulla rottura della quarta parete, il racconto perde di forza, di partecipazione emotiva, di interesse per il personaggio  e il suo destino (e in quel senso la sostanziale immortalità non aiuta). Deadpool 2, un po’, questo rischio lo corre, e il fatto che tutto sommato il film funzioni fino alla fine, trovi un certo trasporto e non arrivi praticamente mai a mostrare la corda è da un lato un mezzo miracolo, dall’altro testimonianza della bravura, del cuore e dell’impegno di chi l’ha tirato fuori.

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Fumetti letti nelle scorse settimane di cui poi mi dimentico tutto perché lascio passare altre settimane prima di scriverne ma che ci dobbiamo fare mi piace comunque farlo e bona così

Oh, uno di quei venerdì in cui vorrei sbattere qualcosa nel blog ma non so di cosa scrivere e allora vado a recuperare la bozza in cui mi appunto i fumetti che leggo e ci piazzo le stelline (gli asterischelli) di fianco. Proprio uno di quelli. Come al solito, è tutta roba che ho letto da ormai qualche settimana, la più recente durante il viaggio di ritorno dalla GDC (quindi a inizio marzo). Come al solito, mi affido alla memoria e al caso. Come al solito, è più che altro un esercizio per andare dietro alle mie ansie da ossessivo compulsivo. Whatever.

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Sventagliata a caso di fumetti letti nelle ultime settimane, fra panettoni, pandori e tortellini

È lunedì. Ieri sera sono andato a dormire tardi perché mi ero preso bene con l’inizio della terza stagione di The Strain. Per fortuna, quando ho chiesto l’aiuto della regia sulla chat di Facebook, la giuria popolare mi ha detto che non era il caso di guardare un’altra puntata ed era meglio andare a dormire.  Quindi non sono andato a letto troppo tardi, ma insomma. In più, il nuovo coinquilino felino fatica a quagliare con la preesistente coinquilina felina e le loro discussioni notturne mi hanno svegliato a più riprese. “E sticazzi?” No, certo, per carità, ma insomma, avevo voglia di buttare fuori qualcosa nel blog, ho la testa vuota e gli occhi spenti, mi sembrava il momento buono per il periodico post di aggiornamento ossessivo compulsivo sui fumetti letti di recente, per la precisione fra dicembre e questo pezzo di gennaio. Non sono molti, non c’è neanche molto di particolarmente bello, non so quanto potrei avere da dire di interessante anche su ciò che è bello e i miei ricordi sono come al solito ormai fumosi ma, oh, insomma, il punto è proprio di tirar fuori una roba facile tanto per.

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Esplosione di logorrea fin dal titolo nello scrivere di alcune cose fumettare che ho visto quest’anno e di cui non ho mai scritto ma sulle quali mi esprimo ora, sicuramente fuori tempo massimo, perché, insomma, qua sul blog è abbastanza una tradizione e quindi perché no?

Il 2016 è forse l’anno in cui non arrivo a dire di essermi rotto i coglioni dei film e telefilm di supereroi, ma ho comunque affrontato quel giro di boa dopo il quale non sempre l’amore per i fumetti riesce a farmi concentrare sul bicchiere mezzo pieno. Ci riesco ancora, eh, contro tutto e tutti, e non mi è chiarissimo in base a cosa ci riesca o meno (a naso: mi sa che inizio a non tollerare più chi si piglia troppo sul serio quando va in giro in mutandoni), ma mamma mia che rottura di coglioni che è stata la seconda stagione di Daredevil e quanto, a qualche mese di distanza, fatico ad averne un buon ricordo. Poi, per carità, già la prima, pur trovandola molto bella, non mi ha fatto impazzire e strappare i capelli come è accaduto a tanti altri, ma insomma, era comunque su tutt’altro livello. Qua, invece, un rotolare di maroni quasi ininterrotto, con qualche momento di reale bellezza a mettere un freno qui e lì.

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Il resto dell’ottobre a fumetti di giopep

A fine ottobre sono andato a trascorrere una piacevole settimana in quel di Milano City per celebrare il primo compleanno dell’erede. Da quando vivo all’estero, i passaggi a Milano coincidono coi passaggi in fumetteria, per il recupero di quelle poche cose che ancora mi faccio tenere da parte in casella e che sono, sostanzialmente, qualche fumetto Bonelli e qualche manga. Sempre meno, fra l’altro, perché di alcune serie, prima o poi, finisco per rompermi le palle e anche perché altre serie, per fortuna, finiscono. Poi, certo, andando a recuperarle, quando va bene, ogni sei mesi, tendo comunque a tornare a casa coi sacchetti pieni, ma insomma, che ci dobbiamo fare.

Ovviamente, come al solito, la materia cerebrale ridotta ai minimi termini mi sta già mettendo in difficoltà sul ricordarmi cosa cacchio sia ‘sta roba. Facciamo il possibile.

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Un po’ dell’ottobre a fumetti di giopep

Allora, vediamo se ce la faccio a scrivere e pubblicare questi commentini veloci sui fumetti che leggo senza accumulare mesi di roba. Ce la faccio? No, non ce la faccio, considerando che nelle bozze del blog ci sono già i due appuntamenti successivi a questo, ma insomma, eh, ci si prova, anche perché ci sono dei matti che me lo chiedono su Facebook.

Comunque, di seguito chiacchiero molto velocemente di robe lette il mese scorso appartenenti a due sottoinsiemi del marasma fumettistico presso cui mi abbevero. Innanzitutto abbiamo un po’ di robe Marvel assaporate nel mio continuo, paziente e del tutto senza speranza lavoro di recupero certosino tramite Marvel Unlimited. Siamo credo nel 2011, vedete un po’ voi. E poi ci sono alcuni volumi di roba francese che mi è stata regalata per il compleanno da moglie e suoceri, cui voglio tanto bene. ♥ ♥ ♥

In tutto questo, il bello è che già quasi non mi ricordo più di che parli ‘sta roba. Madonna la vecchiaia.

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