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Fumetti letti nelle scorse settimane di cui poi mi dimentico tutto perché lascio passare altre settimane prima di scriverne ma che ci dobbiamo fare mi piace comunque farlo e bona così

Oh, uno di quei venerdì in cui vorrei sbattere qualcosa nel blog ma non so di cosa scrivere e allora vado a recuperare la bozza in cui mi appunto i fumetti che leggo e ci piazzo le stelline (gli asterischelli) di fianco. Proprio uno di quelli. Come al solito, è tutta roba che ho letto da ormai qualche settimana, la più recente durante il viaggio di ritorno dalla GDC (quindi a inizio marzo). Come al solito, mi affido alla memoria e al caso. Come al solito, è più che altro un esercizio per andare dietro alle mie ansie da ossessivo compulsivo. Whatever.

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Sventagliata a caso di fumetti letti nelle ultime settimane, fra panettoni, pandori e tortellini

È lunedì. Ieri sera sono andato a dormire tardi perché mi ero preso bene con l’inizio della terza stagione di The Strain. Per fortuna, quando ho chiesto l’aiuto della regia sulla chat di Facebook, la giuria popolare mi ha detto che non era il caso di guardare un’altra puntata ed era meglio andare a dormire.  Quindi non sono andato a letto troppo tardi, ma insomma. In più, il nuovo coinquilino felino fatica a quagliare con la preesistente coinquilina felina e le loro discussioni notturne mi hanno svegliato a più riprese. “E sticazzi?” No, certo, per carità, ma insomma, avevo voglia di buttare fuori qualcosa nel blog, ho la testa vuota e gli occhi spenti, mi sembrava il momento buono per il periodico post di aggiornamento ossessivo compulsivo sui fumetti letti di recente, per la precisione fra dicembre e questo pezzo di gennaio. Non sono molti, non c’è neanche molto di particolarmente bello, non so quanto potrei avere da dire di interessante anche su ciò che è bello e i miei ricordi sono come al solito ormai fumosi ma, oh, insomma, il punto è proprio di tirar fuori una roba facile tanto per.

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Esplosione di logorrea fin dal titolo nello scrivere di alcune cose fumettare che ho visto quest’anno e di cui non ho mai scritto ma sulle quali mi esprimo ora, sicuramente fuori tempo massimo, perché, insomma, qua sul blog è abbastanza una tradizione e quindi perché no?

Il 2016 è forse l’anno in cui non arrivo a dire di essermi rotto i coglioni dei film e telefilm di supereroi, ma ho comunque affrontato quel giro di boa dopo il quale non sempre l’amore per i fumetti riesce a farmi concentrare sul bicchiere mezzo pieno. Ci riesco ancora, eh, contro tutto e tutti, e non mi è chiarissimo in base a cosa ci riesca o meno (a naso: mi sa che inizio a non tollerare più chi si piglia troppo sul serio quando va in giro in mutandoni), ma mamma mia che rottura di coglioni che è stata la seconda stagione di Daredevil e quanto, a qualche mese di distanza, fatico ad averne un buon ricordo. Poi, per carità, già la prima, pur trovandola molto bella, non mi ha fatto impazzire e strappare i capelli come è accaduto a tanti altri, ma insomma, era comunque su tutt’altro livello. Qua, invece, un rotolare di maroni quasi ininterrotto, con qualche momento di reale bellezza a mettere un freno qui e lì.

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Il resto dell’ottobre a fumetti di giopep

A fine ottobre sono andato a trascorrere una piacevole settimana in quel di Milano City per celebrare il primo compleanno dell’erede. Da quando vivo all’estero, i passaggi a Milano coincidono coi passaggi in fumetteria, per il recupero di quelle poche cose che ancora mi faccio tenere da parte in casella e che sono, sostanzialmente, qualche fumetto Bonelli e qualche manga. Sempre meno, fra l’altro, perché di alcune serie, prima o poi, finisco per rompermi le palle e anche perché altre serie, per fortuna, finiscono. Poi, certo, andando a recuperarle, quando va bene, ogni sei mesi, tendo comunque a tornare a casa coi sacchetti pieni, ma insomma, che ci dobbiamo fare.

Ovviamente, come al solito, la materia cerebrale ridotta ai minimi termini mi sta già mettendo in difficoltà sul ricordarmi cosa cacchio sia ‘sta roba. Facciamo il possibile.

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Un po’ dell’ottobre a fumetti di giopep

Allora, vediamo se ce la faccio a scrivere e pubblicare questi commentini veloci sui fumetti che leggo senza accumulare mesi di roba. Ce la faccio? No, non ce la faccio, considerando che nelle bozze del blog ci sono già i due appuntamenti successivi a questo, ma insomma, eh, ci si prova, anche perché ci sono dei matti che me lo chiedono su Facebook.

Comunque, di seguito chiacchiero molto velocemente di robe lette il mese scorso appartenenti a due sottoinsiemi del marasma fumettistico presso cui mi abbevero. Innanzitutto abbiamo un po’ di robe Marvel assaporate nel mio continuo, paziente e del tutto senza speranza lavoro di recupero certosino tramite Marvel Unlimited. Siamo credo nel 2011, vedete un po’ voi. E poi ci sono alcuni volumi di roba francese che mi è stata regalata per il compleanno da moglie e suoceri, cui voglio tanto bene. ♥ ♥ ♥

In tutto questo, il bello è che già quasi non mi ricordo più di che parli ‘sta roba. Madonna la vecchiaia.

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Doctor Strange

Doctor Strange è la nuova storia d’origini dei Marvel Studios. È un film che racconta bene o male le solite cose, mantenendosi omogeneo in termini di direzione stilistica con il taglio fin troppo noto di questa serie di film, conservando il canonico mix di avventura, dramma, umorismo (seppur con meno battutine del solito) e cattivi promettenti ma sottosfruttati, andando a chiudersi sulla classica battaglia gigantesca con in palio il destino del mondo. Allo stesso tempo, però, è forse il film Marvel Studios dall’identità più particolare. È una specie di Iron Man in cui il protagonista arrogante ed egoista finisce per cambiare davvero e compiere un reale viaggio interiore. È un film Marvel che abbandona quella specie di “realismo” legato alla tecnologia e la butta totalmente per aria a botte di incantesimi e misticismo. Ha delle scene d’azione surreali, bizzarre, ingegnose, bellissime. Ed è, nonostante quell’uniformità stilistica di fondo, il film Marvel Studios (e, forse, la grossa produzione hollywoodiana recente) con la carica visiva più bizzarra, surreale, ricercata e sperimentale. Insomma, è una bomba e, se lo chiedete a me, è il miglior blockbuster dell’anno (certo, non è che quest’anno ci voglia molto, per esserlo).

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L’ultimo (quasi) anno a fumetti di giopep

Ammazza, oh, uno si distrae un attimo e quasi passa un anno. L’ultima volta che ho pubblicato un post di questa pseudo serie era il 7 ottobre del 2015. E il bello è che in tutto questo tempo non ho mica smesso di appuntarmi le cose che leggevo e dimenticarmi poi completamente come fossero. Ad ogni modo, ho smaltito il cumulo di roba che stava sul comodino, mi sono fatto una lunga sessione di letture su Marvel Unlimited (più o meno un anno di produzione in zona 2010, con dentro Siege, The Heroic Age, Second Coming, Death of Spider-Man, Curse of the Mutants, The Thanos Imperative, Chaos War e, boh, magari altre saghe che non mi vengono in mente), a breve ho intenzione di andare a brasare la carta di credito in fumetteria: direi che è il momento giusto per riordinare questo post e pubblicarlo. Tanto interessa solo a me.

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Si chiude un altro anno di Agents of S.H.I.E.L.D.

Dove si trova, Agents of S.H.I.E.L.D., al termine di una terza stagione per lo più di conferme, complessivamente gradevole ma forse non brutalmente appassionante nella sua storyline principale, capace però di picchi altissimi tanto nella prima metà di stagione quanto nella seconda, per esempio in puntate come L’addio delle spie, Spazio-tempo Ascensione? Si trova in una situazione bizzarra, con ABC che è passata all’improvviso da una prospettiva di tre serie Marvel in parallelo alla decisione di chiudere Agent Carter, annullare sul nascere l’annunciata Marvel’s Most Wanted e spostare gli agenti di Phil Coulson in fascia oraria da seconda serata. E quest’ultima scelta, se vogliamo potenzialmente lieta perché permette l’adozione di un taglio più cupo e forte, ha un po’ l’aria del tentativo di salvare il salvabile per una serie che non frutta abbastanza in termini di ascolti. Come andrà a finire? Vai a sapere.

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Agent Carter – Stagione 2

La seconda stagione di Agent Carter è quella della svolta. Realizzata con maggior padronanza, sicurezza, consapevolezza e perfino voglia di sperimentare un altro po’, prende tutto quel che c’era di buono nel primo anno (look di grande personalità, scrittura molto brillante, bella atmosfera retrò e una protagonista eccellente circondata da bravi attori) e rilancia, aumentando il numero di puntate, raccontando una storia di più ampio respiro e gettando sul piatto anche qualche trovata fuori di cozza, tipo quel bellissimo momento in stile musical. Ed è, per il secondo anno di fila, una serie deliziosa. Purtroppo rischia di essere la stagione della svolta anche in quanto ultima, dato che gli ascolti sono andati sempre peggio. E che ci vuoi fare?

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Deadpool

Il film di Deadpool esiste in primo luogo grazie alla perseveranza di Ryan Reynolds, che oltre dieci anni fa s’è intestardito sul voler interpretare questo personaggio al cinema, non è rimasto particolarmente soddisfatto dall’apparizione nel primo Wolverine (dagli torto) e si è poi impegnato di brutto coi suoi amichetti nel lavorare ai fianchi chi avrebbe dovuto metterci i soldi, fino a convincere la produzione anche grazie al buzz generato su internet dal leak del video di prova. O, comunque, questa è la versione ufficiale delle cose, ma è difficile non gettare nel mucchio delle motivazioni il successo clamoroso, e da molti inatteso, di un film come Guardiani della galassia, basato su fumetti noti solo ai fan e incentrato sul desiderio di scardinare le convenzioni e buttarla sul dissacrante, pur rimanendo in maniera abbastanza diligente all’interno dei confini dettati dal genere. Ecco, Deadpool, nella sostanza, è l’equivalente di quell’operazione nel contesto dei film Fox dedicati agli X-Men, poco importa quanto la cosa sia voluta o consapevole. E, pur con diversi limiti, è anche una bella sorpresa.

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