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God of War II

God of War II (SCE, 2007)
sviluppato da SCE Studios Santa Monica – Cory Barlog, David Jaffe

È strano l’effetto che fa prendere in mano God of War II pochi giorni dopo aver smesso di giocare a Gears of War. Sembra veramente di avere a che fare con qualcosa del passato, talmente povero nella resa grafica da fare quasi tenerezza. A lasciare di stucco, soprattutto, è un certo senso di amara delusione, frutto del fatto che, visto il titolo, probabilmente ci si aspettava un mezzo miracolo visivo, in grado di rivaleggiare coi miracoli delle nuove console. Ma, in effetti, si tratta solo di ambientarsi, mettersi a proprio agio e farci l’occhio. A quel punto sì, che ci si rende conto di stare davanti a un mezzo miracolo. Perché quel che God of War II piazza davanti agli occhi, tutto sommato, lascia comunque stupefatti.

È vero, sembra tutto spigoloso e slavato, ma che stile, che capacità evocativa, che voglia di sconvolgere e stupire a ogni singola inquadratura. Il secondo episodio delle avventure di Kratos si racconta con una coerenza stilistica e una ricercatezza rare, in maniera decisamente più compiuta rispetto al precedente e con molti meno cali. Non trova, al contrario, una sceneggiatura altrettanto carica e appassionante e non si chiude con lo stesso senso di sazia soddisfazione. E questo accade un po’ per quella sensazione di “been there, done that”, un po’ per la voglia di incastrarlo a forza come episodio centrale di una trilogia, un po’ perché la sceneggiatura sposta forse troppo l’obiettivo dall’uomo Kratos e dal suo tormento interiore, per concentrarsi invece quasi solo sull’epicità delle battaglie e sul senso di meraviglia.

Senso di meraviglia che, sia chiaro, non manca, parte subito a mille e travolge dall’inizio alla fine, raccontando una storia dai toni leggendari. E lo fa tramite un gioco che riprende in tutto e per tutto i lati positivi del primo episodio, lima i difetti (c’è qualche passaggio un po’ frustrante, ma niente di avvicinabile all’Ade) e aggiunge trovate entusiasmanti come le efficacissime contromosse e le spettacolari fasi di volo. God of War II è, come il suo predecessore, un’esperienza breve e intensa, degna di essere vissuta da chiunque cerchi un bel gioco d’azione, ma anche solo un kolossal di stampo hollywoodiano. Vive il dramma di arrivare per secondo e, forse, proprio per questo motivo, pur risultando obiettivamente migliore del primo episodio sotto quasi ogni aspetto, non vanta la stessa dirompente potenza. Ma rappresenta comunque l’ultimo, spettacolare, colpo di reni da parte di una generazione ormai morta e sepolta.

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WipEout Pure

WipEout Pure (SCE, 2005)
sviluppato da Sony Studio Liverpool

Sono probabilmente la milionesima persona che scrive queste parole, ma vabbé, meglio tardi che mai: Pure è il primo WipEout degno di nota nell’arco di quasi un decennio. Svanito lo splendore di WipEout 2097, ho dovuto vedermi passare davanti agli occhi l’inutilità di due seguiti sbiaditi e di una lunga serie di epigoni, prima che arrivasse un nuovo episodio della serie in grado di destare il mio interesse.

Interesse che, inutile negarlo, nasce in primis dalla meraviglia di tecnica, programmazione, ricerca stilistica e arte visiva incarnata da questo gioiellino, capace di mostrare fin dal lancio della console le notevoli doti di PSP. Spettacolare, velocissimo ricco e fantasioso nel design dei circuiti, avvolgente come e più di sempre nell’accompagnamento musicale… prima che un signor gioco, Pure è anche (soprattutto?) uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie.

Ma il bello è che dietro c’è anche una perla di divertimento, appassionante, coinvolgente, impegnativo ed esigente come solo i primi due episodi della serie avevano saputo essere. WipEout, quello vero, che ti rapisce e non ti molla più, ti uccide di rabbia per quanto sa essere frustrante, ma ti concede sempre quel piccolo margine di miglioramento e si rivela infallibile nel lasciarti addosso la voglia di provarci un’altra volta.

Pure ritrova alla grande il quid di cui mi ero innamorato nell’anno del signore 2097 e lo impreziosisce con alcune piccole, ma deliziose trovate. Su tutte svettano il delirante Zone Mode e la geniale scelta di eliminare i pit-stop in corsa, costringendo a scegliere di volta in volta fra l’utilizzo di un’arma e la conversione della stessa in preziosa energia per gli scudi. La montagna di circuiti e competizioni, per di più incrementata dal materiabile reso disponibile nel tempo per il download, chiude il discorso e sancisce il capolavoro.