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Preacher

Poco più di una settimana fa, si è conclusa la seconda stagione di (quella bomba clamorosa di) Preacher, che ho trovato anche superiore a (quella bomba clamorosa che già era) la prima stagione di Preacher. C’è un aspetto in particolare ad avermi convinto, esaltato, fatto ridere come un scemo e fatto venire voglia di scriverne qua dentro per spingere chi fosse indeciso a darle una chance: Preacher ha dimostrato definitivamente di essere una serie che fa quello che le pare. In maniera proprio netta. Certo, aveva iniziato a farlo fin dall’inizio, nelle scelte di casting che scatenano il fastidio di chi ci tiene al pigmento e nella decisione di stravolgere tanto, tantissimo, in termini di adattamento della storia. Ma a far quello, ormai, son bravi tutti. No, il bello di Preacher e, ripeto, soprattutto della seconda stagione di Preacher, è che riesce a riproporre alla sua maniera, che è una maniera tutta nuova e personale, quello spirito deflagrante che di fondo costituiva l’anima più profonda del fumetto. Quello spirito di chi si sta divertendo come uno scemo, non ha rispetto per nessuno e fa, appunto, quello che le pare. Ed è una serie fantastica.

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Into the Badlands – Stagione 2

Conclusasi la seconda stagione, con una terza già confermata e la ormai solita formula AMC del numero di puntate che cresce da un anno all’altro ben avviata, viene da pensare che l’esperimento di Into the Badlands abbia funzionato, quantomeno in termini di pubblico. D’altra parte, se il catalogo statunitense di Netflix deve fare testo, le arti marziali sulla TV a stelle e strisce funzionano bene, quindi non è che ci sia troppo da stupirsi. E Into the Badlands, pur con tutti i suoi problemi, si inserisce bene in quella nicchia, cercando e trovando una sintesi abbastanza azzeccata fra diverse scuole di calci in faccia e occupando uno spazio che nelle serie TV non era particolarmente esplorato. C’è un immaginario da distopia fantasy e/o fantascientifica che non inventa molto e fa un bel mix casinista. C’è un tasso di violenza particolarmente alto, con ettolitri di sangue, arti mozzati, spade che – incredibile! – tagliano davvero la carne. E c’è un approccio al combattimento che strizza l’occhio all’oriente sul piano visivo, utilizza un po’ di cavi per far zompare la gente ma non esagera e butta sul piatto coreografie divertenti, spettacolari, visivamente molto curate.

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The Walking Dead – Stagione 7

La settima stagione di The Walking Dead, perlomeno fino a metà, ha funzionato come da tradizione: una prima puntata fenomenale e poi un discreto ammosciarsi sui suoi ritmi compassati e i suoi alti e bassi. La solita roba che rischia di ammazzarti le gonadi se la segui di settimana in settimana ma che tutto sommato, almeno se lo chiedete a me, ha un suo senso e un suo ritmo se ti spari la maratona. In questo caso, però, quasi alzo le mani e mi arrendo: la prima metà di stagione, pur avendo, lo ripeto alla faccia delle polemiche, una prima gran puntata e qualche bel momento, ha stancato abbastanza pure me, che ho bene o male sempre difeso la serie. Sarà che era veramente un po’ troppo tutto un preparare faccende senza avanzare in maniera concreta. Sarà che alla fin fine Negan, per quanto reso a meraviglia da un Jeffrey Dean Morgan alla prima occasione in carriera che gli permette di mostrare carisma senza tentare di sedurre casalinghe, m’è parso sottosfruttato. Sarà che quando ti giochi la morte pesante stagionale all’esordio poi diventa dura, e infatti il cadavere di metà stagione chi se lo incula, ma insomma, meh. Poi, però, è successo qualcosa.

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Fear the Walking Dead – Stagione 2

La seconda stagione di Fear The Walking Dead era, teoricamente, quella in cui la serie avrebbe dovuto prendere il largo e decollare definitivamente all’insegna di una sua identità, che le permettesse di non limitarsi allo status di fotocopia della serie principale. Ora, al di là delle BATTUTONE legate al prendere il largo per una serie che trascorre una certa fetta di episodi mostrandoci i suoi protagonisti su uno yacht, diciamo che il risultato è stato raggiunto solo in parte. Da un lato, senza dubbio, l’ambientazione marittima prima, messicana poi, ha dato alle vicende un taglio abbastanza diverso da quelle di Rick Grimes e compagni, in aggiunta alla scelta di concentrare il racconto sulla storia di una vera famiglia, per quanto disfunzionale, che paga già dalla prima stagione. Dall’altro, in queste quindici puntate si ritrovano bene o male temi, pregi, difetti e scelte strutturali tipiche di The Walking Dead.  Non è necessariamente un bene o un male, ma certo in questo l’effetto fotocopia un po’ emerge.

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Into the Badlands – Stagione 1

Into the Badlands, secondo le parole dei produttori, nasce con l’intenzione di fare alle arti marziali quel che The Walking Dead ha fatto agli zombi. Il che, a seconda di come la si vede, può essere una cosa positiva o negativa, ma nella sostanza, con in testa le sei puntate della prima stagione (l’ultima trasmessa ieri sera anche in Italia), dà l’impressione di essere più che altro una sparata un po’ a caso. La serie creata da Alfred Gough e Miles Millar (bravi uomini il cui curriculum urla amore per l’action movie da tutti i pori, ma testimonia poche chance per realizzarlo davvero senza compromessi) è più che altro un gran pasticcione, un omaggio al cinema di arti marziali orientale immerso in una specie di immaginario fantascientifico pulp non particolarmente originale, carico a mille di qualsiasi suggestione e fonte d’ispirazione passasse per la testa ai due. Però (o forse proprio per questo) è divertente!

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Fear the Walking Dead italico

Oggi avrei voluto scrivere di Cop Car, che esce in Italia in DVD in questi giorni, ma la settimana è stata pesante e mi sa che non ce la faccio proprio. Quindi mi limito a scrivere che Cop Car è molto bello e che ne scriverò la prossima settimana. Se ce la faccio. Nel mentre, noto che in Italia hanno deciso di trasformare le prime due stagioni di Fear the Walking Dead in una sola. In pratica, ieri sera si sono concluse le trasmissioni della prima e la prossima settimana iniziano con la seconda, una decina di giorni dopo l’inizio negli USA. Pensa te che scelte matte! Comunque, della prima stagione ho scritto mesi fa, quando non si capiva più se/quando l’avrebbero trasmessa in Italia, a questo indirizzo qua. Della seconda immagino che ne scriverò quando si concluderà in Italia. Credo. Vai a sapere.

E anche quest’anno di The Walking Dead è andato

Mettiamo subito le mani avanti: faccio parte dei milioni di persone che continuano a seguire con piacere The Walking Dead. Mi sembra di averlo già esternato a sufficienza quando ho scritto della prima metà di stagione, mi appresto a ribadirlo nello scrivere della seconda metà, che, pur con qualche dubbio, mi è piaciuta e mi ha divertito. Ho perfino apprezzato il finale che ha scatenato le ire di Twitter! Inoltre, già che ci siamo, tanto vale puntualizzare anche che, a partire da questa stagione, ho smesso di seguire la serie di settimana in settimana e ho adottato la modalità con cui guardo un po’ tutto in televisione: aspetto di avere un blocco di puntate completo e poi me lo sparo nel giro di pochi giorni. Questa cosa, in particolare, ci tengo a dirla, perché ho sempre avuto l’impressione che The Walking Dead, per ritmo, tempi e struttura della narrazione, faccia parte di quel gruppo di serie TV che guadagnano davvero tantissimo dal cosiddetto binge watching, nonostante nasca e sia teoricamente pensata per la trasmissione televisiva. Infine, ultima premessa: non parto con l’intenzione di fare grossi spoiler, ma insomma, scrivo comunque rivolgendomi a chi ha finito di guardarsi la stagione. Uomo avvisato…

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Fear the Walking Dead – Stagione 1

Fear the Walking Dead – Season 1 (2015)
creato da Robert Kirkman e Dave Erickson
con Kim Dickens, Cliff Curtis, Frank Dillane, Alycia Debnam-Carey, Elizabeth Rodriguez, Mercedes Mason, Lorenzo James Henrie, Rubén Blades

Tirar fuori uno spin-off sensato e in grado di sopravvivere partendo da una serie di grande successo è impresa dalle parti del terno al lotto. Wikipedia ci insegna che ci hanno provato molto più spesso di quanto magari uno s’immagini, mentre la storia ci fa sapere che in pochi sono riusciti nell’impresa. Per ogni Frasier che fa jackpot e ogni Angel che comunque se la cava, ci sono decine di Joey fallimentari e How I Met Your Dad che non sono andati nemmeno oltre l’episodio pilota. Poi, certo, se il progetto nasce da una costola della serie televisiva più seguita degli ultimi anni, incanalandosi in un filone, quello dei morti viventi, che non sembra proprio voler morire (ehm), probabilmente parti comunque con delle buone prospettive. E infatti, Fear the Walking Dead, nel corso delle sue sei puntate, non ha raggiunto le vette d’ascolti attuali della serie da cui è nato, ma è andato decisamente bene, più della prima stagione di The Walking Dead, ed è stato rinnovato per una seconda annata da quindici episodi. Non ci si lamenta, insomma.

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La robbaccia del sabato mattina: fa (quasi) freddo!

AMC ha avviato ufficialmente la produzione della serie TV su Preacher. Dobbiamo essere contenti? Boh? La gente coinvolta (Seth Rogen ed Evan Goldberg) è brava, ma è brava a fare quella cosa lì? Vai a sapere. Io sono moderatamente ottimista, comunque.

Il trailer della terza stagione di Agents of S.H.I.E.L.D., quella coi Secret Warriors, gli inumani che sbroccano e, in teoria, uno sbrocco di gente coi superpoteri. Boh, alla fine io mi aspetto il solito prodottino gradevole con picchi della madonna qua e là. Vedremo.

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