Archivi tag: Gugu Mbatha-Raw

The Cloverfield Paradox

Il primo Cloverfield si basava su un’idea magari non originalissima ma piuttosto azzeccata. Se da un lato non è che realizzare un found footage, nel 2008, fosse esattamente un trionfo di creatività, dall’altro l’idea del film di mostri giganti girato in quella maniera funzionava e garantì una certa dose di freschezza a un racconto per il resto piuttosto ordinario. Aggiungiamoci un Matt Reeves piuttosto in palla, un buon lavoro sugli effetti speciali e qualche trovata d’effetto e ne venne fuori un film più che riuscito, oltretutto accompagnato da una campagna marketing di gran successo, per lo più basata sul non spiegare nulla. Stupisce che ci siano voluti dieci anni per vedere un seguito, ma insomma, ci siamo poi arrivati con 10 Cloverfield Lane, che conservava il concept del “facciamo il film di mostri, ma diverso” per estremizzarlo fino al “facciamo il film non di mostri, che però forse è di mostri”. La cosa fu talmente estremizzata che si prese un film assolutamente non concepito per essere seguito di Cloverfield e lo si trasformò in tale con un paio di aggiunte e modifiche, giocandosi tutto il marketing sul “Comunque non ve lo diciamo se è davvero un seguito, magari non lo è”. Un thriller psicologico ambientato in un bunker perché forse là fuori c’è qualcosa divenne un thriller psicologico ambientato in un bunker che si trova al 10 di viale Cloverfield perché forse là fuori c’è qualcosa e (spoiler) sono mostri giganti che forse hanno a che fare con quelli di Cloverfield.

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Miss Sloane – Giochi di potere

Miss Sloane parla di politica americana, di lobby e affari loschi attorno a cui ruota quel mondo con un approccio da House of Cards dopato. C’è quello stesso macchiettismo, quello stesso gusto per l’esagerazione e i personaggi che si allisciano i baffetti, quella stessa voglia di spettacolarizzazione, ma viene tutto alzato ulteriormente di livello per tirarne fuori un thriller hollywoodiano coi testicoli grossi. Non ci sono esplosioni, non ci sono sparatorie, ma la protagonista è quel classico personaggio al limite del supereroe che pianifica tutto, sa tutto, prevede tutto, ordisce piani assurdamente complicati basandoli sul fatto che sa prevedere alla perfezione ogni mossa dei suoi antagonisti. E alla fine si allontana lentamente senza guardare l’esplosione (in questo caso metaforica) alle sue spalle. Insomma, è un film po’ cretino, ma è divertente.

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Free State of Jones

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Free State of Jones si ispira alla vita di Newton Knight, disertore dell’esercito confederato che, in piena Guerra Civile Americana, decise di mollare l’esercito e ribellarsi ai soprusi che avvenivano sulla gente comune, nel corso di una guerra combattuta per conto dei ricchi proprietari terrieri. Attorno a lui finirono per raggrupparsi non solo altri disertori disillusi, ma anche povera gente e numerosi schiavi in fuga, con Knight che divenne quindi figura estremamente scomoda anche per il suo “mischiarsi” (addirittura sposarsi illegalmente!) con gente dal colore della pelle sbagliato. Da queste vicende, Gary Ross (PleasantvilleHunger Games) ha tratto un film che per certi versi segue numerosi cliché del racconto storico hollywoodiano e scivola un po’ nella solita problematica visione del salvatore bianco illuminato, ma riesce anche a trovare una sua dignità in un lavoro dignitoso di ricerca storica (fermo restando che ovviamente le deviazioni dai fatti abbondano) e nel taglio per certi versi originale, perlomeno all’interno del filone.

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