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First Man – Il primo uomo

La chiave di First Man sta nella natura del suo protagonista e nella sua ricerca disperata di un modo per lasciarsi alle spalle un lutto senza senso. È la storia di Neil Armstrong o, meglio, della spedizione che l’ha portato ad essere il primo uomo sulla Luna o, meglio ancora, del viaggio, interiore e letterale, che ha dovuto affrontare per elaborare una perdita tremenda. Sta tutto lì. La narrazione “a tunnel”, talmente incentrata su Armstrong che finisce per trasformare tutti gli altri personaggi in macchiette, tenute in piedi da un branco di grandi caratteristi. La traccia emotiva del film, che parte da quel lutto per raccontare di una persona lanciata interamente verso un singolo obiettivo, ma non per pura ambizione, più per la ricerca di qualcosa che non trova dentro di sé, di un modo folle per colmare un buco incolmabile. Le scelte registiche, che si focalizzano sul tormento del protagonista per traballare con la macchina da presa in spalla fino all’improvvisa liberazione finale, al placido passeggiare nel deserto lunare. Il mostrare (quasi) sempre tutto da dentro, da dentro Armstrong, da dentro i suoi veicoli, da dentro i suoi razzi, ignorando quel che avviene là fuori o comunque spingendolo sullo sfondo. È un film coi paraocchi, lanciato nel tunnel, diretto verso il suo obiettivo e per nulla disposto a rallentare o guardarsi attorno, tanto quanto il proprio protagonista che, anzi, quando si concede di farlo, viene punito e preso a schiaffi.

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Manchester by the Sea

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Manchester by the Sea – La genesi. Edizione romanzata ma non troppo. Kenneth Lonergan, commediografo, sceneggiatore e regista, inizia a scrivere per il cinema a fine anni Novanta, co-firma la sceneggiatura di Terapia e pallottole e fa il suo esordio come autore completo con Conta su di me. Il suo primo film da regista lo fa subito notare, grazie a un bel po’ di premi e nomination, anche per gli attori coinvolti. Nella mia memoria fallace, è quel bel film divertente che vidi alla rassegna di Venezia del 2000, forse addirittura il mio film preferito di quell’edizione del festival. Ricordo più che altro un “Caspita che brava ‘sta Laura Linney” e un “Bravo pure lui, chiunque sia”, dove “Lui, chiunque sia” ho scoperto recentemente essere Mark Ruffalo. A seguito di quel successo, dopo aver co-scritto altri tre film dalla qualità variabile (Gangs of New York, Un boss sotto stress Le avventure di Rocky e Bullwinkle) Lonergan si lancia nel progetto a cui tiene tantissimissimo. Ed è subito tragedia.

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Carol

Carol racconta la storia malinconica del rapporto omosessuale “nascosto” fra una giovane donna alle prese con la scoperta della propria sessualità e una figura più adulta, che sta fuggendo da un matrimonio ma non è disposta a rinunciare alla propria figlia. È tratto da un libro scritto da Patricia Highsmith sotto pseudonimo, mentre aspettava risposte da un editore riguardo al suo romanzo d’esordio, Sconosciuti in treno, e sfrutta quel rapporto per dare uno spaccato sulle difficoltà degli amori nascosti nell’America degli anni Cinquanta. Se il libro è interamente narrato dal punto di vista della giovane Theresa, con Carol proposta come figura eterea, sfuggente e dalla natura dubbia, il film apre le maglie del racconto e alterna i due punti di vista, probabilmente perdendo parte del suo fascino.

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The Spectacular Now

The Spectacular Now è il terzo film di James Ponsoldt ed è il terzo film in cui questo giovane (oddio, giovane, ha un anno meno di me, ma insomma, appunto, giovane) e bravissimo regista americano affronta il tema dell’alcolismo, ogni volta secondo un punto di vista differente. Dopo la terza età del Nick Nolte di Off the Black e l’adulta Mary Elizabeth Winstead del bellissimo Smashed, tocca all’adolescente Miles Teller, in uno splendido, piccolo, divertente, commovente film, che ha strappato al fotofinish il titolo di “mio film preferito del 2013 fra quelli che nel 2013 non sono usciti in Italia” a Snowpiercer e merita tutta l’attenzione di questo mondo e di quell’altro. Non so quando arriverà dalle vostre parti ma ci penso io a ricordarvelo.

I pregi di The Spectacular Now stanno quasi tutti nella naturalezza del racconto, dei dialoghi, dei personaggi, degli attori. Sembra di essere lì, accanto a loro, al fianco di persone che si limitano a vivere il momento finale di quella bolla di sapone che sono gli anni della scuola superiore. Non ci sono le carinerie e i bizzarri virtuosismi pop che ci si aspetta da un certo cinema indipendente americano, non c’è l’approccio un po’ comico, sopra le righe, con personaggi dalla battuta sempre pronta, di (deliziosi, eh!) film come Mean Girls o Easy A, non ci sono avvenimenti iper melodrammatici o tragiche rivoluzioni. C’è solo la delicata, ammirevole leggerezza con cui vengono raccontate le vicende di due persone normali e di chi vive loro attorno, in una maniera semplice, naturale, che mi ha un po’ ricordato una certa narrativa dagli occhi a mandorla, i fumetti più riusciti di Mitsuru Adachi, quel film coi ragazzini giapponesi che andavano in bicicletta che ho visto a una qualche rassegna di tanti anni fa e mai mi ricorderò come s’intitolava.

In The Spectacular Now c’è semplicemente uno spaccato di vita adolescenziale, fra due ragazzi che si incontrano, si divertono, iniziano a conoscersi e vedono nascere una fortissima amicizia, o forse qualcosa di più. C’è magari qualche cliché, ma raccontato in quella maniera – ancora – così naturale che ti ricorda come in fondo la maggior parte dei cliché siano figli della realtà. C’è anche qualche fuga dal cliché, perché la ex di turno non è la solita stronza invidiosa e insopportabile, ma semplicemente una ragazza con cui le cose, oltre un certo punto, non hanno funzionato. C’è soprattutto un ritratto adorabile del rapporto fra due persone, che si evolve in maniera credibile, parte dal nulla, diventa “qualcosa” e lascia poi spazio agli inevitabili problemi, tirando fuori una svolta per molti versi annunciata ma, anche qui, messa in piedi con grande bravura e delicatezza. Per un bel po’ non si capisce neanche troppo bene dove il film voglia andare a parare, ma lo si guarda comunque rapiti, perché troppo riuscita è la rappresentazione di quello spaccato di vita. Poi la svolta arriva, anche abbastanza annunciata, ma pure lei perfetta per tempi, semplicità e soprattutto interpretazioni.

Miles Teller e ancora di più Shailene Woodley sono semplicemente pazzeschi. Non c’è altro modo di descriverli. La naturalezza (sempre lei) con cui vivono sullo schermo e rappresentano due persone normali alle prese con faccende normali in una normale cittadina di provincia americana è ipnotica. Loro due da soli prendono in mano il film e ci fanno quello che vogliono. E tu sei lì che guardi e non te ne capaciti. L’unico momento in cui riesci a staccarti brevemente dai loro occhi, dai loro gesti, dalla loro voce, è quello in cui si presenta sullo schermo Kyle Chandler, in un ruolo una volta tanto diverso da quelli che interpreta di solito (sostanzialmente opposto), efficacissimo per quella manciata di minuti che gli vengono dedicati. E poi si torna a osservare quelle due persone che ci raccontano la loro vita.

N.B.
Uno che non sapeva nulla di questo film, tipicamente, dopo aver letto questo post, va a vedersi il trailer. Non fatelo, è brutto e antipatico, non rende l’idea. Se mi fossi basato solo sul trailer, e non anche su qualche recensione letta in giro, probabilmente non sarei andato a vederlo.

Fra l’altro è uno degli ultimi film recensiti da Roger Ebert, fa parte della manciata di recensioni uscite postume, cosa che m’ha messo addosso un po’ di magone, quando me ne sono reso conto. Comunque, per The Spectacular Now non sembra essere ancora prevista una distribuzione italiana. I due precedenti film di Ponsoldt sono entrambi usciti dalle nostre parti, direttamente in DVD, quindi c’è speranza. Sottolineo, però, che tanto, ma veramente tanto delle interpretazioni, della loro forza e della loro naturalezza, con un doppiaggio, per quanto ben fatto, si perderà per forza.