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Morgan

Morgan segna l’esordio di Luke Scott, arrivato da una gavetta da assistente e seconda unità anche sui set del padre, che di nome fa Ridley, qui per altro presente in veste di produttore. Sperare in un esordio paragonabile ai primi passi di papà era forse troppo, ma qui siamo proprio a galassie di distanza e dei film di babbo Ridley si ritrova al massimo qualche omaggio, qualche tentativo maldestro di replicare lampi di stile e tematiche. Morgan è un brutto horror/action di serie B, che parte da un soggetto non particolarmente originale, avrebbe comunque il potenziale per diventare una specie di versione più viscerale, emotiva e sentimentale di Ex Machina ma riesce solo a diventare una scemenza neanche troppo divertente.

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La tigre e il dragone 2

Considerando la regolarità con cui appaiono film di arti marziali sul catalogo statunitense di Netflix e l’attenzione che negli ultimi anni stanno dedicando al mercato cinese da Hollywood e dintorni, non c’è da stupirsi se nel primo gruppone di film targati Netflix c’è il seguito de La tigre e il dragone, primo vero grande successo mainstream occidentale più o meno inscrivibile nel filone wuxia. Del resto, fra i Netflix Originals dello scorso anno abbiamo visto la serie Marco Polo, ideata dallo stesso John Fusco – esperto di arti marziali e amichetto del cuore di Jet Li – che ha scritto per l’appunto anche La tigre e il dragone 2 (basandosi sull’ultimo romanzo della saga). E qui potremmo metterci un “purtroppo”, se non fosse che, onestamente, Fusco o non Fusco, non è che ci si potesse aspettare un capolavoro da un seguito arrivato sedici anni dopo l’originale e carico di quell’antico sapore da reunion tirata via nella speranza di far cassa.

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Sunshine

Sunshine (2007, UK/USA)
di Danny Boyle
con Cillian Murphy, Chris Evans, Michelle Yeoh, Cliff Curtis, Hiroyuki Sanada

Se tre indizi fanno una prova, possiamo serenamente dire che Danny Boyle dovrebbe smetterla di lavorare con Alex Garland. Dopo The Beach e 28 giorni dopo, Sunshine è il terzo film in cui il regista britannico riesce nell’impresa di proporre un approccio interessante, intelligente e fuori dagli schemi al film di genere, per poi sputtanare più o meno tutto. Nelle fasi risolutive quando va bene, nell’intera seconda metà quando va male.

Sunshine racconta di un equipaggio di astronauti in missione per la salvezza della razza umana. Il sole si sta spegnendo e c’è bisogno di ravvivarlo facendo brillare al suo interno la bomba atomica definitiva. Non essendo disponibile Bruce Willis, per portare a termine l’impresa già fallita da una precedente spedizione si sceglie di mandare nello spazio Cillian Murphy (e una serie di altri scienziati e piloti).

Per buona parte del film il taglio del racconto è assolutamente realistico, con grande attenzione alle psicologie dei personaggi e alla situazione estrema che vivono. Ritmi lenti e compassati, atmosfere lugubri, opprimenti, voglia di far vivere allo spettatore l’angoscia di stare affrontando non solo una missione da cui si potrebbe non tornare e dalla quale già qualcuno non è tornato, ma anche le sensazioni tremende di un viaggio monotono, interminabile, asfissiante, della lontananza dagli affetti, della responsabilità di avere l’intera razza umana sulle proprie spalle.

Fra i protagonisti non ci sono grandi eroi spacconi e donnicciole coinvolte in storie d’amore strappalacrime. I momenti di crisi non generano scene d’azione e si limitano invece a spingere sul pedale dell’intenso dramma. Addirittura fra gli attori non appaiono né Steve Buscemi né Peter Stormare! Sunshine è, insomma, un gran bel film, che ha poco a che vedere col genere “catastrofico” e si rivela davvero fuori dagli schemi non per il semplice gusto di esserlo, ma con un senso e delle valide ragioni. Solido nella scrittura, intenso nelle emozioni che genera, seducente nelle suggestive immagini che Boyle mostra. Purtroppo, però, a un certo punto la magia finisce.

Salta fuori il cattivo, aumentano i morti, ci sono un paio di inseguimenti al buio e in sostanza si rovina quasi del tutto la bella atmosfera del film. Nonostante tutto – penso per esempio alla bella scena in cui Mace incontra il suo destino – Sunshine riesce comunque a mantenere una sua dignità fino in fondo. Ma lo fa purtroppo lottando contro la solita perdita di controllo del Boyle, che sembra quasi voler chiudere con la sua rilettura (inevitabilmente stronza) di 2001 odissea nello spazio.