Into Darkness – Star Trek

Star Trek into Darkness (USA, 2013)
di J.J. Abrams
con Chris Pine, Zachary Quinto, Benedict Cumberbatch e un sacco di altra gente

Le premesse su che genere di appassionato della saga di Star Trek sono, su quanto il rilancio firmato Abrams, concettualmente, sia fatto apposta per me e sul mio aver gradito non poco il primo episodio le ho già fatte una settimana fa, quindi non sto a ripeterle qui. Anche se rimangono fondamentali, perché pure questo secondo film della nuova era di Kirk e compagni mi è piaciuto moltissimo, per motivi tutto sommato simili, e perché ho l’impressione che chi non ha gradito il primo, o magari l’ha proprio odiato, si ritroverà ancora di più con la vena chiusa sul collo di fronte a questo. Ma d’altra parte non è che ci sia da stupirsi, considerando il cast pressoché immutato, al di là di qualche aggiunta. Lo stile, il tono, l’approccio rimangono gli stessi e, anzi, se possibile, si punta ancora un pochino di più sull’azione e ancora un pochino di meno sul tecnoblabla. Nonostante questo, per quanto mi riguarda, rimane comunque un modo di “far” Star Trek non particolarmente fuori luogo, ma, ehi, opinioni.

Al di là di quello, Into Darkness va a chiudere il discorso di reboot/prequel, finendo di raccontare ciò che ci porterà poi ad avere l’Enterprise nel suo piano quinquennale di esplorazione dello spazio per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima. Viene insomma completato il processo di definizione dei personaggi e dell’equipaggio in questa versione giovane e differente (ma poi così tanto?) da quella che ci era stata raccontata nei decenni scorsi e ci si ritrova pronti a far partire un telefilm che non vedremo mai, dato che immagino si andrà avanti al cinema (di sicuro, le premesse per un terzo episodio sono chiaramente definite in un aspetto poco più che accennato e abbandonato a sviluppi futuri). Tutto questo il film lo fa molto bene e l’ultimissima scena, che “lancia” il futuro dell’Enterprise, un piccolo groppino in gola me l’ha pure messo. Inoltre, il processo viene svolto proseguendo a raccontare il viaggio personale e l’evoluzione di Kirk e Spock, tanto come personaggi indipendenti quanto in quella che è la loro amicizia, e raccontando pure un po’ di pianeta Terra. Che pare una banalità, ma, che io ricordi, nelle varie incarnazioni di Star Trek non s’è mai andati troppo oltre qualche accenno, un passaggio a volo radente, uno sguardo a dei dettagli, e un paio di viaggi cinematografici nel passato. Qua, invece, la Terra di Star Trek è mostrata in abbondanza e ospita buona parte del racconto. Interessante, no?

E poi, ovviamente, c’è il cattivo. Benedict Cumberbatch è splendido come al solito, punta sul teatrale e sull’esagerato, marca ogni parola come se dovesse scolpirtela in fronte e tiene da solo in piedi il film, con un personaggio che per altro, data la sua particolare natura, giustifica anche abbastanza il taglio così sopra le righe. Ovviamente, poi, la sua presenza, così come diversi altri elementi più o meno importanti, si inserisce anche nell’approccio alla mitologia della serie. Un approccio che, come già nel precedente film, cerca di far funzionare tutto quanto e raccontare una storia comprensibile a tutti mentre rilegge in chiave diversa eventi e personaggi noti e tira continuamente di gomito allo spettatore che ne sa. In questo senso, Into Darkness non riesce forse a mantenersi in perfetto equilibrio come il precedente film e ha una scena in particolare che sembra davvero fare un un po’ troppo l’occhiolino. E per carità, è il suo scopo, e non dubito che per il totale ignorante in materia possa funzionare alla perfezione, ma in quel momento, pur apprezzandolo (il momento), han cominciato a farmi male le costole, a furia di gomitate. Questo, forse, è l’unico vero limite che trovo, assieme a un pre-finale che m’è parso affrettato e un po’ impacciato, in un film altrimenti divertente, appassionante, pieno di momenti riusciti e che, ripeto, per come la vedo io, non tradisce ma rielabora in maniera piacevole, a cominciare da quella scena iniziale davvero azzeccata, per arrivare a tutto il resto. Insomma, bene.

Il film l’ho visto qua a Monaco, in lingua originale e in 3D. Qualsiasi voce e qualsiasi genere d’interpretazione si scelga di utilizzare per Cumberbatch nella versione italiana, non c’è verso, sarà una perdita. Il 3D, fa quel che deve, anche se onestamente non mi è sembrato un film particolarmente in grado di stupire in quel senso. Non so se questo sia un pregio, un difetto o un paradosso, visto il genere.

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Pubblicità progresso

So a malapena cosa sia giffgaff e lo so giusto perché ho dato adesso un’occhiata cercando fra Google e Wikipedia, ma in sostanza dovrebbe essere una sorta di operatore telefonico britannico, un po’ particolare e un po’ innovativo, che si appoggia sul network O2. Perché ne sto scrivendo? Perché prima mi hanno segnalato questa pubblicità qua sotto, per l’appunto di giffgaff.

E niente, poi uno pensa a quel che sono le pubblicità degli operatori telefonici in Italia e insomma, ecco, non so. Intendiamoci, non dubito che anche oltremanica la maggior parte delle campagne pubblicitarie degli operatori telefonici sia deprimente come le nostre, ma il punto è che una roba come questa qua sopra, in Italia, non ce la vedo proprio. Sbaglio?

In compenso in Germania Dominic Toretto non mi vuole bene.

Un giorno di pioggia Andrea e Giuliano incontrano Licia per caso


Dunque, stamattina s’è fatta la gita dal veterinario per far vaccinare e controllare Pillola & Polpetta. Tutto bene, tutto a posto. Solo che c’era traffico, pioveva, ritardo, sbatty, la mattina è andata tutta persa. Quindi ho un sacco da fare. Aggiungiamo che stanotte ho fatto le tre per portarmi avanti sul lavoro, dato che temevo qualcosa del genere. Quindi sono un po’ rincoglionito. E quindi non sono in grado di scrivere nulla che vada oltre un paio di segnalazioni. Che segnalo? Segnalo due cose che mi hanno segnalato. La prima è il sito di Roberto Saba, un fotografo amico carissimo di uno che conosco appena ma che comunque mi sta simpatico e che mi ha segnalato la cosa in mail. Non me ne intendo di fotografia, però in effetti le foto mi sembrano molto belle. Le trovate a questo indirizzo qui

L’altra cosa me la segnala il lettore – di Outcast e IGN – Roberto Cirincione ed è un fumetto da lui realizzato, tale I Randagi, da cui è tratta l’immagine qua sopra. In pratica, è un omaggio “canino” a The Expendables. Ora, sarò onesto: ho letto l’episodio disponibile gratuitamente sul sito e non mi ha fatto impazzire, però, insomma, segnalare non costa nulla, si può sempre dare un’occhiata. Lo trovate a questo indirizzo qua.

E a proposito di robe in cui si spara, prosegue il dramma Toretto. Temo la risposta sia L.A.

Il 2012 a fumetti di giopep

Niente, stavo passeggiando nel cimitero di bozze qua su Blogger e sono capitato su questo post della rubrica da ossessivo compulsivo in cui segnalo anche solo con due righe tutti i fumetti che leggo, senza senso, solo perché c’ho voglia. L’avevo messo assieme a gennaio ma mai completato ed è rimasto lì a marcire. E mi son detto “perché no?” Oddio, volendo di motivi per un no ce ne sarebbero a bizzeffe, ma insomma, chissenefrega, completiamolo un po’ come capita e buttiamolo fuori, con la piena consapevolezza che se già le mie agonizzanti cellule cerebrali faticano a mettere assieme due pensieri coerenti su cose lette l’altro ieri, figuriamoci su cose lette mesi e mesi fa. E perché lo fai, allora, disperato ragazzo mio? L’ho scritto prima: “ossessivo compulsivo” e “c’ho voglia”. E perché c’è sempre quel fatto che magari qualcuno si incuriosisce, va a leggere qualcosa di bello ed è contento, che è sempre un piacere. Procediamo.

La profezia dell’armadillo *****
Un polpo alla gola ****
Zerocalcare mi diverte, c’ha talento, si merita il successo mostruoso e più o meno improvviso che ha avuto. Però, per qualche motivo (probabilmente il fatto che sono una persona triste) non mi fa soffocare dalle risate come mi pare di capire accada al resto dell’Italia e non trascorro il weekend aspettando con ansia l’uscita della sua nuova striscia. Non so se questo renda più significativo il mio aver apprezzato entrambi i suoi volumi, ma tant’è. La profezia dell’armadillo è una delizia, per come riesce a tirare un filo conduttore unendo una serie di storielle più o meno scollegate e tracciando un percorso acido e malinconico alle spalle delle sue irresistibili gag. Un polpo alla gole m’è piaciuto meno, forse perché più “compatto” nel racconto, anche se poi, alla fin fine, sempre a episodi è strutturato, o forse perché a leggerne due in fila un po’ il tono di Zerocalcare mi stanca. Abbiate pazienza, li ho comprati entrambi al giro natalizio in fumetteria e li ho letti di fila, magari è quello. Comunque, per quel che vale e quel che può servire la mia misera conferma a una roba letta e straletta dall’internet tutta, è gran bella roba.

Abe Sapien #1: “Il mistero dell’acqua” ****
Baltimore #1: “Le navi della peste” *****

B.P.R.D. #9: “1946” ****
Hellboy #9: “La caccia selvaggia” ****
Hellboy #10: “L’uomo deforme e altre storie” ***
Hellboy #11: “La sposa dell’inferno e altre storie” *****
Hellboy #12: “La tempesta e la furia” *****

Hellboy è una di quelle cose che tendo a dare per scontate. Mi dimentico della sua esistenza, poi vado in fumetteria, mi ritrovo fra le mani un po’ di volumi, fra serie regolare, extra e satelliti vari, e mi rituffo in quel mondo bizzarro, inquietante e affascinante che Mignola porta avanti da – glom – vent’anni. Ed è sempre un colossale e sorprendente piacere: leggo la prima pagina pensando “mboh” e arrivo in fondo esclamando “wow”. La svolta di questi volumi, poi, tragica e stordente, è di quelle belle belle. Voglio un terzo film di Del Toro.
The Walking Dead #16: “A Larger World” *****
The Walking Dead #17: “Something to Fear” *****

The Walking Dead #15: “We Find Ourselves” ****
The Walking Dead non è più quello di una volta, bla bla bla, c’ha la sindrome di Berserk che va avanti dopo aver toccato l’apice e non potrà mai tornare a quei livelli bla bla bla, alla fine è sempre tutto un girare in tondo e raccontare le stesse storie bla bla bla. Vero. Però, oh, quando decide di tirarti una bastonata in faccia, Kirkman è sempre bravo, dai. E comunque rimane il fatto che, nonostante tutto, la serie rimane una fra le cose più piacevoli da leggere che ci siano in giro. Non ha la carica dirompente di un tempo, ma in ogni caso avercene.

Invincible #15 *****
Invincible #16: “Family Ties” *****
Di sicuro, comunque, la migliore tenuta sulla lunga distanza è ciò che più di tutto, per quanto mi riguarda, dimostra ciò di cui sono convinto da anni: per quanto mi piaccia The Walking Dead (tanto) e per quanto mi siano piaciuti i momenti migliori di The Walking Dead (tanto), la vera grande serie di Robert Kirkman è Invincible. Solo che parla (più o meno) di supereroi, cosa che la rende forse meno universale. Magari, fosse partita adesso (“dall’autore di The Walking Dead una roba un po’ tipo The Avengers“) sarebbe stato diverso, boh. Fatto sta che è rimane una lettura sempre eccellente. Anche se sì, OK, lo ammetto, anche questa comincia a darmi l’impressione che si stia un po’ sgonfiando.

The Goon #0/3 ****/*****
Questi me li sono ritrovati fra le mani al matrimonio, parte del regalo di nozze del sempre caro Holly. Dimmi te, fra i regali di nozze mi ritrovo una PS Vita, svariati fumetti e un completino da Jason Voorhees, quanta nerdaggine. Non so bene perché non ne avessi mai sentito parlare prima, ma – nonostante un avvio forse non al livello di quel che viene dopo – è uno spettacolo: violenza, comicità, senso dell’assurdo e altri dieci volumi più spiccioli da recuperare. Maledetto Holly.

Morning Glories #1: “For a Better Future” ****
Morning Glories #2: “All Will Be Free” *****
Morning Glories #3: “P.E.” *****
Mi sono ritrovato il primo volume italiano fra le mani in fumetteria, non ricordo bene se per scelta mia, perché ero abbonato alla collana che lo conteneva o perché ce l’hanno messo confidando nelle mie mani bucate. L’ho comprato e letto credendoci molto poco, mi ci sono invece divertito. A quel punto, sono andato di digitale per i successivi e ho trovato una serie che, pur avendo sempre qualcosa che non mi convince fino in fondo, è affascinante e ti fa venir voglia di andare avanti coi suoi misteri. Di che parla? Di ragazzini predestinati, gente con poteri strani, organizzazioni che tramano, paradossi spazio-temporali e domande senza risposta a catinelle che si accumulano l’una sull’altra. Ora del terzo volume, poi, viene pure introdotto tutto un nuovo cast e si comincia a non capirci davvero più nulla. Se lo stile contorto alla Lost dà fastidio, meglio starne lontani, altrimenti lo consiglio.

American Vampire #2/3 *****
Avevo scritto del primo volume qua e qua, nei successivi rimane divertente, sanguinario, pieno di invenzioni e con il coraggio di far succedere cose che non ti aspetteresti. Sono convinto, andiamo avanti.

Locke & Key – Open Moon *****
Locke & Key #5: “Clockworks” *****
Locke & Key – Grindhouse *****
Lockey & Key #4: “Keys to the Kingdom” *****
Conscio di non leggere poi tantissima roba e del fatto che chissà quanti capolavori mi sto perdendo, voglio comunque affermare che per me Locke & Key è la serie americana degli ultimi anni. Fra quelle che ho letto, certo. Ed è forse l’unica roba di cui attendo con ansia totale la prossima uscita, anche perché fra l’altro, se ho capito bene, si tratta della conclusione della serie. Qualcuno sa se c’è modo di guardare il pilota della serie TV poi mai partita? Online mi sembra si trovi solo il trailer…

Kick-Ass #2 ****
Il “primo” Kick-Ass mi ha divertito ma, a parte i disegni di Romita jr. a cui voglio sempre un bene dell’anima, non mi aveva esattamente sconvolto. Questo seguito, per qualche motivo, mi ha convinto di più. Il problema è che non ricordo quale sia il motivo. Fidiamoci e basta, dai. E vediamo cosa viene fuori dal secondo film.

The Darkness Origins #1/2 ***/*
Me li sono ritrovati in allegato all’ottimo videogioco che risponde al nome di The Darkness II e me li sono letti. Le storie contenute nel primo volume le avevo già lette all’epoca e già all’epoca mi erano parse simpatiche, divertenti, ma insomma, nulla di che. Il secondo volume è una roba di una bruttezza agghiacciante, che all’epoca non avevo letto, non ricordo bene perché (forse mi ero rotto le palle della Image). Ho sempre letto bene del rilancio a firma Paul Jenkins, su cui non ho però mai messo mano. Mi chiedo se non avesse più senso allegare quello, tanto più che mi pare di aver capito che la linea narrativa dei due giochi vi si ispiri. Mah.

Quelli che ci ho pensato fortissimo ma non mi viene proprio in mente nulla da scrivere e del resto, oh, sono passati mesi, abbiate pazienza, comunque mi ero appuntato le stelline, quindi li metto comunque qua in fila
Buonanotte, Punpun #1/4 ****, Cherish ***, Chitose etc. #1/3 ***, Cinderella – Fables Are Forever ***, Dan Dare – L’integrale ****, Fables #16: “Super Team” ****, Fables #17: “Inherit the Wind” ****, Gaza 1956 *****, Il campo dell’arcobaleno ****, La ragazza in riva al mare #1 ***, Rinne #1/9 ***, Shank **, Sister Generator ***, The X-Files/30 giorni di notte ***

Quelli che ne ho scritto o parlato altrove e quindi metto il link ad altrove
Deus Ex: Human Revolution **, Imaginary Range 1/2 ***, Max Payne ***

Quelli che ho scritto in altre occasioni dei numeri precedenti e non ho niente da aggiungere e mi limito quindi a metterli qua in fila con le stelline che mi ero appuntato
All Rounder Meguru #6/7 *****, Ayako #3/4 *****, Berserk #71/72 ***, Billy Bat #2/4 ****/*****, Birdy The Mighty #6/20 ****, Blue Exorcist #8 ***, Cross Game #16/17 ****, Gantz #28/33 ***/*****, Happy! #9/11 ***, Homunculus #14/15 ****, Il grande sogno di Maya #48 ***, Lilith #8 ***, Naruto #56/60 ***, Q&A #5 ***Raqiya #4/5 ***, Real #11 ****, Shanghai Devil #5/9 ***, Teenage Mutant Ninja Turtles #2/4 ***, Un marzo da leoni #5/6 ***, Worst #24/27 ***

Il 2012 è fra l’altro l’anno in cui ho definitivamente deciso che non me ne frega niente di comprare albi e volumi stampati su carta, mi va benissimo il digitale e mi limito solo a comprare quel che costa meno, dove capita. E pazienza se c’ho un po’ di volumi della stessa serie di carta e un po’ no. Tanto mi interessa leggerli. E il bello è che neanche ho un tablet! Il brutto è che continuo lo stesso a comprare tonnellate di carta, semplicemente perché in alcuni casi è paradossalmente troppo più comodo, talvolta perché non c’è altra via, di tanto in tanto perché me la ritrovo davanti e OK.

Nerdate del lunedì mattina

Post veloce veloce da lunedì mattina per segnalare un paio di nerdate da fan dei film fumettosi. Innanzitutto, il flame in corso fra Marvel e Fox, che si stanno trollando a vicenda sull’utilizzo di Quicksilver e Scarlet Witch nei rispettivi film. Prima Joss Whedon ha dichiarato la sua intenzione di utilizzare i due personaggi in The Avengers 2, senza entrare particolarmente nel dettaglio. Poco dopo, Bryan Singer ha twittato la scelta di casting per la partecipazione di Quicksilver a X-Men: Giorni di un futuro passato. E da lì in poi è stato tutto un turbinio di dichiarazioni al riguardo.

Singer lo vuole usare per una singola scena, perché dice di avere in mente una sua apparizione particolarmente ganza. Whedon ci tiene ad avere entrambi i Maximoff nel suo film, fosse anche solo perché rappresentano un’ottima opportunità per mostrare personaggi dotati di poteri un po’ più fantasiosi, che vadano oltre il semplice tirare gran cazzotti. Certo è che se Singer deve usare solo Quicksilver e solo per una scena, la puzza di trollata per dar fastidio si sente lontano un miglio, anche contando il testo originale del tweet, poi modificato (Before he was an #Avenger, he was just a REALLY fast kid. Thrilled to say #EvanPeters is joining #XMen #DaysOfFuturePast as #Quicksilver.) e il fatto che il suo film uscirà un anno prima di quello di Whedon. Poi, per carità, i due personaggi hanno un ruolo importante nell’ottica dei mutanti Marvel (son figli di Magneto e Scarlet ne ha combinata una abbastanza grossa, nei loro confronti, qualche anno fa), ma storicamente sono sempre stati molto più forti, come presenza, in zona Vendicatori. A livello di diritti, se ho capito bene, Fox può trattare i due personaggi come mutanti e usare i loro “nomi d’arte”, mentre Marvel può usarne i nomi propri e non può assolutamente accennare al fatto che si tratta di mutanti e che sono figli di Magneto. Mah, vedremo. Di sicuro, se la cosa andrà avanti sul piano delle trollate, mi aspetto di veder apparire, come contromossa, Quicksilver in un film Marvel dell’anno prossimo, sullo stile dell’apparizione di Occhio di falco nel primo Thor. Sarebbe bello se finisse tutto a mani in faccia.

E poi c’è il trailerino qua sopra, che offre un nuovo sguardo su L’uomo d’acciaio, in particolare sull’interpretazione che Russel Crowe offre di Marlon Brando. Non so, i trailer di ‘sto film mi mettono indubbiamente addosso curiosità, ma non fotta. Errore mio?

Intanto prosegue il dramma Fast & Furious 6. Ma ne uscirò vincitore, ne sono assolutamente o forse.

Xboxcast

Questa settimana, con imprevedibile colpo di scena, abbiamo pubblicato un Chiacchiere Borderline registrato d’urgenza dopo la conferenza di presentazione di Xbox One. Così, per commentare subito la cosa. Pazzesco, eh? Ne è venuta fuori un’ora di chiacchiera dell’argomento, più chiaramente un’altra ora e mezza di chiacchiere su ulteriori robe a caso. Trovate il tutto a questo indirizzo qui.

E domani, invece, si registra un episodio extra di The Walking Podcast.

Pipparoli, mostriciattoli e piloti

Dunque, il post del sabato mattina di questa settimana è dedicato a film un po’ meno tamarri del solito, perché così gira. Innanzitutto, Don Jon, film che mi fa estremamente simpatia, un po’ perché Joseph Gordon-Levitt mi piace, un po’ perché quegli accenti sono adorabili. Se ne parla in autunno, comunque.

Poi abbiamo il nuovo trailer dedicato a Monsters University, film che mi attira veramente molto, ma molto, ma molto poco, un po’ perché Monsters & co. mi è sempre parso essere molto più bello sulla carta che su pellicola, un po’ perché, boh, mi sembra il simbolo di come ‘sta Pixar se ne stia andando a ramengo.

Però magari ci si diverte, dai. E infine c’è Rush, il nuovo film di Ron Howard, uno che, gira e rigira, ha fatto quasi sempre roba che m’è piaciuta molto. A parte quella volta che preferisco dimenticare e relativo seguito che non ho avuto neanche il coraggio di guardare. Questo sembra intrigante, dai. Poi Thor mi sta simpatico e c’è pur sempre Olivia Wilde.

Sto vivendo un dramma fortissimo, per il momento Fast & Furious 6 è in sala qua a Monaco solo doppiato in tedesco o in lingua originale nel cinema pezzente in cui vado a guardare solo i film drammatici, intimisti o che comunque non mi interessa vedere sullo schermone. Mi toccherà aspettare due settimane e guardarmelo a Los Angeles circondato di nachos?

Il grande Gatsby

The Great Gatsby (USA, 2013)
di Baz Luhrmann
con Leonardo di Caprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Elizabeth Debicki

Con Baz Lurhmann ho un rapporto difficile. Ci vogliamo bene, c’è sicuramente grande stima e alla fine coi suoi film mi diverto sempre un sacco. Ho trovato del positivo perfino in Australia, che diamine! E sì, probabilmente Moulin Rouge è la sua cosa che mi è piaciuta di più, nonostante resti comunque convinto che in un simile carnevale totalmente e splendidamente fuori controllo diventi difficile farsi trascinare dai personaggi, dall’umanità, dal melodramma (che pure a Luhrmann piace da matti, e lo si vede da quanto ci spinge su fortissimo), perché si è troppo rapiti dal delirio che ti riempie occhi e orecchie. Insomma, tutto bellissimo e travolgentissimo, ma allo stesso tempo anche tutto un po’ bizzarramente storto e non convincente fino in fondo. Fermo restando che, comunque, gli si vuole bene. Anche perché come fai a non voler bene a uno che tira fuori cose come l’Elephant Love Medley? Ecco.

Per questo motivo i trailer di Il grande Gastsby, ogni volta che mi apparivano davanti nel mio cinema di fiducia, anche (soprattutto, guarda) in versione 3D, mi mettevano addosso una fotta che levati. Male che vada, si sta per un paio d’ore con occhi e orecchie spalancati. Ed è andata così? In parte sì, ma non fino in fondo. Da un lato, è sicuramente così: soprattutto nella sua prima metà, ma tutto sommato anche fino in fondo, Il grande Gatsby è quel tripudio di messa in scena vibrante, colorata e assurda che ci si aspetta da Luhrmann. Ha quel taglio un po’ pazzoide, quell’uso delizioso della dissonanza creata da una colonna sonora moderna che racconta con le sue parole personaggi ed eventi di un mondo antico, quell’appoggiarsi a una comicità slapstick semplice e che comunque pochi riescono a infilare in maniera tanto efficace in un contesto che sembrerebbe non poterla ospitare. In sostanza, propone quell’immaginario (audio)visivo lì, estremo, seducente, riconoscibile. E fa pure un bell’uso delle tre dimensioni, come solo un autore capace di raccontare qualcosa con la sua macchina da presa è in grado di fare. Allo stesso tempo, però, c’è anche l’impressione che il Baz abbia cercato di limitarsi, di moderarsi, di controllarsi. Non c’è quel senso di totale tripudio fuori controllo e un po’ a cazzodecane che rendeva tanto affascinante, ben oltre i suoi limiti, Moulin Rouge. Magari è per un senso di sudditanza nei confronti del testo originale, magari è per convinzione del regista che quel testo andasse trattato in questa maniera, magari è perché i produttori gli han tirato una cinquina sul coppino o magari è semplicemente capitato e non è quel che voleva Luhrmann, ma l’impressione c’è.

E dunque? E dunque si rimane lo stesso a bocca aperta di fronte a questo mondo completamente folle, ma sembra sempre che arrivi lì sul ciglio, stia per gettarsi e decollare definitivamente e poi torni indietro, o magari caschi proprio nel baratro. Il che, volendo, potrebbe essere pure del tutto voluto, perché in fondo legato a doppio filo all’essenza della storia di Gatsby e di tutti quelli che gli girano attorno. Il paradosso, però, è che tutto questo maggior controllo non riesce comunque a cancellare fino in fondo – o perlomeno non ci è riuscito con me – i problemi in termini di coinvolgimento emotivo e di resa melodrammatica di cui parlavo là sopra. Perché comunque rimane questo filtro di esperienza visiva barocca che finisce un po’ per staccare dai personaggi. A fare da ponte, in compenso, ci pensa un cast pazzesco. Di Caprio è fuori dalla grazia di Dio, perfetto nel tratteggiare un uomo che di fondo è lui per primo attore impegnato nell’interpretazione della vita. Ma anche Tobey Maguire è eccellente nel dare spessore al solito personaggio esile che pare condannato a interpretare, Carey Mulligan è una splendida Daisy, donna fondamentalmente vuota, splendido sorriso e voce fatata a nascondere la sua pochezza, e Joel Edgerton è un sorprendentemente efficace Tom Buchanan. E poi c’è Elizabeth Debicki, pseudo-esordiente ed eccellente metro e novanta scarso che ruba la scena a tutti e voglio sposare domani.

L’ho visto qua a Monaco, al cinema, in lingua originale e in 3D. La lingua originale merita totalmente, perché sono tutti davvero tanto bravi e la voce è metà del lavoro. Il 3D, pure, merita, solido, potente e interessante nel modo in cui costruisce la scena, però va anche detto che il montaggio frenetico usato da Luhrmann in alcuni momenti  – soprattutto durante le feste, nella seconda metà di film si tranquillizza un po’ – può rendere la visione in treddì un po’ faticosa e magari molto faticosa per chi tende a patirlo.

Star Trek

Star Trek (USA, 2009)
di J. J. Abrams
con Chris Pine, Zachary Quinto, Eric Bana e un sacco di altra gente

Quand’ero piccolo e tutti mi scherzavano, per me, Star Trek era quella serie televisiva vecchia, buffa e un po’ strana, che guardavo affascinato quando mi capitava davanti, anche se “a pelle” temevo sempre fosse un po’ troppo vecchia, buffa, barbosa. Eppure, quando capitava, la guardavo, rapito. Quando ero un po’ meno piccolo e comunque tutti ancora mi scherzavano, Star Trek: The Next Generation fu amore totale. Il primo telefilm che abbia davvero seguito in maniera maniacale, di settimana in settimana, registrandomi le puntate sulle videocassette, organizzando le maratone con gli amici nerd, gasandomi sugli episodi migliori, azzardo quasi a dire commuovendomi su quel finale al tavolo da poker. Quello, per me, è e sempre sarà Star Trek. Deep Space Nine l’ho apprezzato molto, sulla distanza, ma perso di vista prima della fine perché era un periodo in cui mi ero rotto le palle di seguire le cose in TV e non c’era ancora la comodità del cofanetto DVD. E per gli stessi motivi ho appena sfiorato Voyager ed Enterprise. Poi chiaramente i film, visti tutti, qualcuno apprezzato tantissimo, qualcuno meno, ma in fondo bene o male sempre divertito, tranne con Insurrection, che davvero guarda al confronto m’era sembrato bello il primo prequel di Star Wars.

Ecco, io sono questo genere di fan qui, per Star Trek, uno che ha amato alla follia The Next Generation e apprezzato, pur senza mai esserne rapito, le varie altre incarnazioni. In più sono uno che non si infastidisce mai mai mai per le reinterpretazioni, i reboot, le modifiche, i ritocchi, gli adattamenti e via dicendo, anzi, mi diverto troppo a vedere cosa cambiano. E infatti, probabilmente, ero lo spettatore ideale per lo Star Trek di J. J. Abrams. Sufficientemente ferrato e amante di Star Trek per riconoscere i riferimenti, le citazioni, le strizzatine d’occhio, totalmente non spaccamaroni per chi sceglie di cambiare cose, spirito, feeling, anzi, più che aperto a vedere cosa si inventavano. Tant’è che quando finalmente l’ho guardato, in ritardo colossale, qualche tempo fa, mi ci sono divertito come un matto, trovandolo per altro molto più Star Trek di quanto molti appassionati di Star Trek sostenessero. E anzi, da malato di continuity quale sono, ho pure apprezzato tantissimo la scelta di non limitarsi a brasare tutto per ripartire da zero e usare invece il cheat, il paradosso temporale che giustifica qualsiasi modifica, qualsiasi cambiamento Abrams e il suo circoletto di amici decidano di ideare e permette comunque di considerare il tutto ambientato nello stesso universo. E di infilarci Leonard Nimoy, che è tanto cicci e gli vogliamo bene.

Ma soprattutto mi son trovato davanti a un film spettacolare, divertente, dal look moderno ma anche rispettoso della fonte originale (o quantomeno dell’immagine che di quella fonte io ho ancora in testa, che poi è la cosa fondamentale) e carico di simpatico umorismo. E con un cast deliziosamente azzeccato nella scelta degli attori, tutti bravi e in parte, tutti deliziosamente a metà fra l’omaggio e lo sviluppo di un’interpretazione propria. Poi, chiaramente, i vari personaggi di supporto non hanno molto da fare, come è sempre inevitabile in un film di Star Trek, ma secondo me – attenzione – fanno comunque in larga parte una figura ben migliore di quanto facessero in quasi tutti gli altri film e, spesso, anche nella serie TV. Fondamentalmente mi fanno venire voglia di guardarla, una serie TV con loro protagonisti. Poi, certo, c’è tanta azione e molto poco tecnoblabla, con magari in questo un lieve “tradimento”, anche se, oh, Kirk non era Picard e io me lo ricordo bene, quando tirava i doppi calci volanti o si esibiva nel combattimento più brutto della storia. E poi ci sono, inevitabilmente, mille piccoli dettagli e cose che i “veri” Kirk e Spock non avrebbero mai fatto e che sono solo in parte giustificabili con la linea temporale presa a testate da Eric Bana, ma Chris Pine e Zachary Quinto sono – per quanto mi riguarda – dei giovani Kirk e Spock perfetti e il film, pur con la sua trametta prevedibile e il suo cattivo un po’ sprecato, è affascinante in quel che è il compito principale di un (più o meno) prequel: raccontare il prima, mostrare quei due grandi amici quando, sostanzialmente, non si conoscevano e non si sopportavano. Insomma, per me, vittoria quasi totale e uno fra i migliori film di Star Trek. Anche se non è che per essere considerato tale ci voglia molto, considerando che quelli davvero belli senza se e senza ma sono due o tre.

Come detto, ho visto questo film con parecchio ritardo, ma comunque qualche mese fa. Non ne avevo mai scritto perché vai a sapere, ma m’è venuta voglia di farlo adesso perché l’altra settimana ho visto il seguito. Che mi è piaciuto altrettanto, pur con un paio di ma.

Pioggia di trailer

Son giorni frenetici, qua, con tutto ‘sto bordello sugli annunci di Microsoft e l’E3 che si avvicina. E quindi oggi gestiamo il quotidiano appuntamento sul blog con una serie di trailer che l’internet ha voluto regalarmi col solito, perfetto, tempismo. Iniziamo dal nuovo trailer di The Wolverine / Wolverine – L’immortale.

E niente, onestamente non so cosa aspettarmi. James Mangold mi ispira un po’ di fiducia, ma non ci vedo nessuna garanzia totale. A giudicare dal trailer potrebbe venirne fuori tanto una roba guardabile quanto una cacata indecorosa.  Ho l’impressione che ci saranno un paio di combattimenti anche potenzialmente ganzi, però, boh, magari sbaglio. Vedremo. Andiamo avanti, comunque, con il nuovo trailer di Man of Steel / L’uomo d’acciaio. Quello in cui si scoprono gli altarini.



Ed è abbastanza il trailer del “sì, OK, Superman, l’alieno, le tematiche importanti, il pesce fuor d’acqua, il dramma umano, ma è comunque un film di Zack Snyder, volano le pizze e saranno pizze fortissime, di quelle che tirano giù palazzi e fanno esplodere mondi”. Snyder non so se mi ispiri fiducia o morte intestinale, ma insomma, sono quantomeno curioso. Proseguiamo con Byzantium, trailer uscito in realtà da tempo e di cui mi sono accorto solo adesso, abbiate pazienza.

E niente, un film sui vampiri dal regista di Intervista col vampiro (a cui continuo ancora oggi a volere un discreto bene) e in cui le vampire sono Gemma Arterton e Saoirse Ronan. Di base, venduto, prima ancora di guardare il trailer. Gemma. Sigh. Detto questo, il trailer, onestamente, non mi piace quasi per niente. Però Gemma. Sigh. Ma proseguiamo con il trailer di V/H/S 2.

Del V/H/S originale, che al momento non credo sia ancora uscito in Italia ma non dubito arrivi prima o poi d’estate, ho scritto a questo indirizzo qua. In pratica, era una raccolta di cortometraggi più o meno horror in stile found footage, tenuti assieme da un pretesto narrativo pure lui in found footage. A dirigere, un gruppetto di amici che si vogliono tanto bene. Questo seguito è sostanzialmente la stessa roba, con un set di registi quasi del tutto nuovo e che include il peccatore originale Eduardo Sánchez (co-regista di The Blair Witch Project) e scelte quantomeno peculiari tipo il regista di The Raid e quello di Hobo With a Shotgun. Il trailer mi piace, fino a metà è abbastanza anonimo, poi diventa un frullato di cose horror a caso e gente che muore male tutta in fila. Vedremo. Chiudiamo con il nuovo trailer di The World’s End / La fine del mondo, uscito nell’internet proprio mentre scrivevo questo post.

http://movies.yahoo.com/video/worlds-end-trailer-1-201030712.html?format=embed&player_autoplay=false

Voglio. Fortissimamente voglio.

Torno a scrivere/tradurre/registrare cose su ‘sta console di cui non me ne frega nulla.