Archivi tag: Paul Greengrass

Jason Bourne

Sui titoli di coda di Jason Bourne, come al solito, si ascolta Extreme Ways di Moby. E come già era successo per i tre film precedenti, si tratta di una nuova versione, un riarrangiamento tirato fuori per l’occasione. Che è un po’ quel che si potrebbe dire anche di Jason Bourne, in effetti. Dopo svariati anni nei quali Matt Damon e Paul Greengrass hanno temporeggiato dichiarandosi amore a botte di “Torno solo se c’è lui” e ostentando prudenza in stile “Non so, abbiamo detto tutto quel che c’era da dire, magari se c’è la sceneggiatura giusta… “, alla fine la coppia d’oro ha deciso di tornare sul luogo del delitto, nonostante, oh, non è che ‘sta sceneggiatura sia poi così fenomenale. Ma probabilmente era troppo irresistibile la tentazione di far presente a Jeremy Renner che, per quanto ci provi, non ce la può proprio fare a prendersi un franchise e farlo tutto suo.

Continua a leggere Jason Bourne

Annunci

United 93

United 93 (USA/Francia/UK, 2006)
di Paul Greengrass
con Christian Clemenson, Trish Gates, Polly Adams, Cheyenne Jackson, Khalid Abdalla, Lewis Alsamari, Omar Berdouni, Jamie Harding

A quasi cinque anni di distanza, Hollywood sdogana definitivamente l’Undici Settembre 2001, fino ad oggi accennato, sfiorato, omaggiato, ma mai raccontato nel dettaglio. E se per l’apologia moralista e retorica sulle (dis)avventure di chi è eroicamente morto nel crollo del World Trade Center dovremo attendere il Festival di Venezia (Oliver Stone, facci sognare), intanto ci gustiamo “L’aereo che ha mancato il bersaglio – Una storia vera”.

Ma è vera per davvero? Non lo so, ma del resto non credo sia particolarmente importante, nel giudicare un film che, comunque, rifugge nella maniera più assoluta la possibilità che l’aereo sia stato abbattuto dall’aviazione americana. Sono stati i passeggeri a ribellarsi, nella speranza di potersi salvare il culo in qualche modo, ma anche nel desiderio di non finire vittime di un attentato suicida.

Questo sostiene e racconta Paul Greengrass, con uno stile che non concede nulla allo spettacolo e alla facile commozione. Il costante utilizzo della camera a spalla trova qui una sua precisa dimensione, forse molto più che nel precedente The Bourne Supremacy, e rende quanto mai vivi e realistici gli eventi narrati. Ma il gesto dei passeggeri del volo UA93 ruba la scena solo nell’atto finale.

Per oltre metà del film, infatti, Greengrass si preoccupa di porre le basi per quello che sarà il culmine della vicenda. E racconta gli avvenimenti vagando per i corridoi delle torri di controllo, mettendo al centro dell’azione computer e monitor, ponendosi e ponendo lo spettatore sullo stesso piano di una persona qualunque, sia essa un addetto al radar o un passeggero dell’aereo.

E così United 93 non osserva la tragedia del World Trade Center in primo piano, ma la segue su un monitor. Sorveglia un aereo che non risponde alle chiamate e poi scompare nel cielo di Manhattan. Ascolta la diceria secondo cui un velivolo non precisato sarebbe finito contro una delle Due Torri. Vede al telegiornale il fumo che esce dal palazzo. Rapisce e stordisce con quella splendida immagine dei controllori poco fuori Manhattan che vedono il secondo aereo arrivare dall’alto e finire dritto contro la seconda torre.

Non racconta le storie e le vite dei passeggeri. Non crea personaggi a cui far affezionare lo spettatore o improbabili eroi per cui tifare. Non svela retroscena intriganti su come pare si sia svolta la vicenda. Sa esattamente quello che avremmo saputo noi, se fossimo stati passeggeri di quell’aereo.

E improvvisamente ci si ritrova trascinati di peso in quella giornata assurda, in cui un film hollywoodiano prese vita. Ed è talmente folle che poi, quando i passeggeri del volo 93 provano a salvarsi la pelle, per un attimo diventa ovvio: da qualche parte, fra di loro, c’è sicuramente Steven Seagal, pronto a salvare tutti. E invece non c’è.