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L’estate a fumetti (americani) di giopep

Un paio di settimane fa, ho scritto qua dentro dei fumetti (italiani, francesi e giapponesi) che mi sono letto durante le vacanze estive, rotolandomi fra un ombrellone e l’altro. Oggi, invece, scribacchio dei fumetti (americani) che mi sono letto quando l’estate stava finendo, un anno se ne andava e io ero tornato a Parigi. Ah, ci metto dentro anche un paio di cose Marvel, con una puntualizzazione: c’ho l’abbonamento a Marvel Unlimited, quindi leggo o scorro velocemente un po’ tutto, come se fossi ancora ai bei tempi in cui seguivo con attenzione l’intero universo. Solo che sono indietro. Ma di anni, eh. Sto leggendo la roba degli ultimi mesi del 2009, pensa te. E non mi metto qui ad elencare tutto quel che leggo, non avrebbe senso. Segnalo piuttosto quelle due o tre cose che mi sembrano particolarmente riuscite.

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La settimana a fumetti di giopep – 18/08/2007

Novità
Invincible: My Favorite Martian (L.O.) *****
Da poco meno di quattro anni il miglior fumetto di supereroi sulla piazza (e, incidentalmente, uno dei migliori fumetti seriali punto e basta) non è Marvel e non è DC. Fresco, divertente, appassionante sulla singola storia e nell’intreccio a lungo respiro, Invincible è un vero gioiello. Robert Kirkman, a parer mio, continua a dare il meglio sulle sue creazioni e la coppia Invincible/The Walking Dead è davvero qualcosa che tutti dovrebbero leggere.

Sakura Wars #1/3 ***
Questa roba non fa più per me.

Antiquariato
Aquaman: The Waterbearer (L.O.) ***
Aquaman #6/12 (L.O.) ***
L’anno di Rick Veitch su Aquaman, pur basato su un paio di idee interessanti e su un immaginario fantastico affascinante, mi è parso un po’ poco incisivo. Il ritmo è altalenante, il cattivo non è male, ma è decisamente sottosfruttato e i colpi di scena sono abbastanza telefonati, per quanto ben raccontati. Insomma, un prodotto decoroso, ma tutt’altro che entusiasmante.

The Flash: Ignition (L.O.) ****
The Flash: The Secret of Barry Allen (L.O.) ****
Continua alla grande il notevole ciclo di Geoff Johns su Flash. Lunghe trame ad ampio respiro, intense e drammatiche, raccontate con gusto, passione e un senso del ritmo strepitoso. E The Secret of Barry Allen è forse una delle poche cose davvero buone generate da Identity Crisis.

X-Men – Gli anni d’oro #10/13 ***
Mettendo a posto nel caos mi son ritrovato fra le mani gli ultimi quattro volumi delle ristampe pre seconda genesi, ancora intonsi dai tempi dell’acquisto. Li ho letti e mi sono gustato una serie di storie arcaice e incartapecorite, fascinose nella loro ingenua lentezza, ancora capaci di stupire con quei toni assurdamente esasperati e quei disegni evocativi. E in più c’è un giovanissimo Barry Windsor-Smith che fa spudoratamente il verso a Jack Kirby!

Imbattibile

Invincible (USA, 2006)
di Ericson Core
con Mark Wahlberg, Greg Kinnear, Elizabeth Banks

Vincent Francis Papale è un figlio della Pennsylvania, nato nel lontano 1946 e graziato da doti fisiche non da poco, che gli permettono di condurre un’eccellente carriera sportiva da liceale e studente universitario. Nel 1974 Vince lavora come barista e supplente al liceo di Interboro, ma trova un posto da Wide Receiver nei Philadelphia Bell della World Football League e, grazie a due ottime stagioni, si conquista l’occasione di un provino per il neo appuntato coach dei perdentissimi Philadelphia Eagles. Dick Vermeil gradisce, approva e assolda quello che, alla bellezza di trent’anni, è il rookie – senza esperienza di college football – più vecchio nella storia della NFL.

Papale gioca quarantuno partite in tre stagioni, dal 1976 al 1978. Tre anni durante i quali finisce per essere eletto capitano degli special team da quegli stessi compagni che lo chiamano amichevolmente Rocky (per coincidenza il 1976 è anche l’anno del sogno americano di Sylvester Stallone). La sua carriera si conclude per infortunio nel 1979, un anno prima del viaggio fallimentare al Superbowl dei suoi Eagles. Nel 1980, infatti, Philadelphia arriverà in finale in tutti e quattro i principali sport americani, anche se solo i Phillies conquisteranno il titolo (l’unico della loro storia).

Invincible racconta in sostanza una fetta del 1976 di Vince Papale. Romanza e stiracchia un po’ le cose, svaluta le prestazioni giovanili del protagonista e ne cancella la carriera pre-Eagles, col risultato di gonfiare ulteriormente i già mitologici toni della vicenda. Ma non si tratta di un gran danno, perché tanto, obiettivamente, se ne possono accorgere giusto i tifosissimi e chi va a consultare Wikipedia. Il “problema”, casomai, sono i toni del racconto, melodrammatici, pomposi e moralistici come da tradizione di film sportivo (figuriamoci di film sportivo Disney). Ma a conti fatti sono le caratteristiche del genere, quelle che ti devi aspettare e a cui devi essere preparato. Lode a quei (rari) film sportivi che non si perdono più di tanto nella retorica, ma non si può certo fare una colpa a questo dell’essersi voluto attenere alle regole.

Anzi, Invincible, pur non risparmiando allo spettatore uno stereotipo che sia uno, si permette di mostrare scelte di regia interessanti, con un’entusiasmante messa in scena del primo match “ufficiale” di Papale. Ericson Core mostra la partita dal punto di vista del protagonista, lo rincorre nell’affannosa corsa verso un placcaggio, lo accompagna all’attesa solitara sul fondo della panchina e lì lo abbandona per trasportarci fino alla linea dello scrimmage. Per il resto, le armi sono le solite, con un abuso del rallenty totalmente privo di vergogna e una ricostruzione “fantasiosa” delle partite raccontate. A dare solidità al tutto ci pensano le come al solito ottime interpretazioni di Mark Wahlberg e Greg Kinnear, rispettivamente Papale e Vermeil.

Ne esce fuori un discreto film sportivo, che gioca quasi tutte le sue carte sul sempreverde fascino dell’american dream, si concede il lusso di qualche piccola divagazione nel sociale e, tutto sommato, si fa abbastanza perdonare gli eccessi di retorica. A patto di amare il football americano, certo. E un po’ di simpatia per gli Eagles, pure, non guasta di sicuro.