Archivi tag: Jamie Dornan

The Fall – Caccia al serial killer – Serie 3

outcast-cover-blank-copy

Considerando come si concludeva il secondo anno di The Fall, le premesse per il nuovo blocco di episodi, che avrebbero dovuto portare a conclusione, se non la serie, perlomeno le vicende di Paul Spector, erano quantomeno interessanti. Le dinamiche, infatti, sarebbero cambiate per forza e trovare spunti adatti a trascinare il racconto per altre sei puntate non era impresa necessariamente banale. Col senno di poi, suppongo che sia possibile valutare quel che ne è venuto fuori dicendo tutto e il contrario di tutto. Quest’ultimo gruppo di puntate, infatti, è tanto fondamentale quanto superfluo. È un lungo girare in tondo e trascinarsi, oltretutto all’insegna dei ritmi blandi che hanno sempre caratterizzato The Fall, in attesa di una conclusione che, bene o male, poteva tranquillamente essere piazzata sei puntate prima. Ma, allo stesso tempo, è un lungo approfondimento su un personaggio, e sul mondo che gli gira attorno, grazie al quale si aggiungono contesto e sostanza agli eventi.

Continua a leggere The Fall – Caccia al serial killer – Serie 3

Annunci

Marie Antoinette


Marie Antoinette (Giappone/Francia/USA, 2006)
di Sofia Coppola
con Kirsten Dunst, Jason Schwartzman, Steve Coogan, Danny Huston, Marianne Faithfull, Jamie Dornan

Il più grande pregio di Marie Antoinette rappresenta forse anche il suo principale difetto. Il terzo film di una Sofia Coppola sempre più padrona dei propri mezzi e sempre meno aggrappata all’insopportabile didascalismo che caratterizzava la sua opera d’esordio racconta di una quattordicenne come tante, condannata a non essere come tante. Strappata dal suo ambiente naturale, infilata a forza in un contesto cui non sente di appartenere, vive un’adolescenza fatta di fastidiosi obblighi, superflui vizi e stupidini divertimenti. E alla lunga osservare la sua vita annoia, esattamente come annoierebbe osservare una ragazzina barcamenarsi fra monotoni pomeriggi davanti a MTV, frivoli party notturni e stucchevoli attese dell’alba in riva al mare.

Che il racconto riguardi un personaggio storico appare quasi incidentale, perché Sofia Coppola, pur contestualizzandolo più di quanto non sembri a uno sguardo superficiale, lo universalizza il più possibile. In maniera anche un po’ grossolana e fin troppo evidente, se vogliamo, con questa colonna sonora attuale, questi dettagli moderni infilati qua e là e questa sottolineata “consapevolezza”, fatta anche di un fugace sguardo verso la macchina da presa. Ma l’idea di fondo rimane quella già espressa anche ne Il giardino delle vergini suicide e Lost in Translation, quella spocchiosetta voglia di raccontare la bellissima e malinconica solitudine, intima compagna dell’essere donna, creatura meravigliosa, incomprensibile e inattaccabile da tutto ciò che la circonda (e che tende fatalmente a rivelarsi sempre inadeguato).

Se in Lost in Translation c’erano però anche la storia di una bella amicizia, l’irresistibile gigioneria di Bill Murray e il fascino di un’ambientazione talmente lontana e stuzzicante da tenere la scena per i fatti suoi, qui il racconto tende un po’ troppo a svanire nella nebbia. Una nebbia fatta di splendide immagini, dipinti curati nel minimo dettaglio e messi in scena con un’attenzione e un senso estetico impressionanti, che alla lunga lasciano però addosso un senso di vuoto. Vuoto che rispecchia forse l’esistenza di questa ragazzina strappata con violenza al suo vivere e impegnata a dare un significato alla sua adolescenza. Ma vuoto, anche, che colpisce lo spettatore con l’ammorbante assenza di un qualsiasi racconto, un qualsiasi personaggio, una qualsiasi “cosa” narrativamente interessante.