Archivi tag: J.K. Simmons

Justice League

Le cose inaspettate. Justice League è riuscito, per brevi attimi, a titillarmi quello spirito da bimbo nerd che si gasa davanti ai supereroi che fanno cose sul grande schermo. È una sensazione che ho menzionato varie volte nelle mie chiacchierate per iscritto, durante questi anni di gente che si mena in pigiama al cinema, ma che negli ultimi tempi di overdose, assuefazione e placida abitudine, si era persa come lacrime nella pioggia. E invece, chissà come mai, su quell’ingresso in scena di Wonder Woman che sgomina i terroristi, con Gal Gadot che si muove potente, divina, velocissima, parando proiettili coi polsini come neanche Lynda Carter poteva sognarsi di fare, m’ha colto il brividino. Mi sono proprio gasato. Certo, è stato l’unico momento capace di colpirmi in questa maniera, nonostante – vado a spanne – un’oretta delle due che compongono il film sia dedicata alle scazzottate superpotenti, ma insomma, meglio che niente. E, in questo senso, quello del gasamento “basso”, sensoriale, stupido e incontrollabile, tocca dedicare una menzione d’onore a Danny Elfman, che non butta completamente nel cesso il lavoro fatto da Hans Zimmer e Rupert Gregson-Williams nei film precedenti ma firma coi guanti da forno (campane in ogni dove!) e infila il suo vecchio tema di Batman ogni volta che può (e omaggia anche il Superman di John Williams, seppur in maniera molto timida). Che cicci.

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Boston: Caccia all’uomo

Dietro Boston: Caccia all’uomo, meraviglioso titolo italiano modello Chuck Norris di Patriots Day, si nasconde il terzo film di Peter Berg (dopo Lone SurvivorDeepwater) inserito nel filone “Basato su storia vera molto recente, che altri considererebbero troppo recente ma Peter Berg no, perché Peter Berg ha la scorza dura come la sella di un cosacco e va dritto per la sua strada”. Oppure è il quarto, se vogliamo infilarci pure Friday Night Lights, che però risale ormai a tredici anni fa. O magari è il quinto, se vogliamo considerare pure Battleship (ba dum tss!). Il metodo, bene o male, è sempre quello. Si prende l’avvenimento (recente), magari basandosi su un libro o un articolo che ne abbia già parlato nella maniera giusta. Poi si trova una chiave di lettura forte, che ruoti attorno al sentimento e, se reso possibile dagli eventi, all’eroismo delle persone coinvolte. Infine, come sempre fa il cinema, si lavora mescolando fedeltà ai fatti con svolte romanzate, personaggi basati su figure esistenti con creazioni composte da più persone mescolate assieme. E si tira fuori un film teso, appassionante, ben diretto, possibilmente con almeno una sparatoria, un po’ di roba che esplode o quantomeno della gente che corre. Ebbene, Boston: Caccia all’uomo ci mostra un Peter Berg che al terzo tentativo consecutivo piazza finalmente il centro pieno, senza sbagliare una virgola. Oddio, volendola trovare, la virgola, si potrebbe dire che il trailer (perlomeno quello italiano, che mi sono sorbito l’altro giorno quando sono andato a rivedermi Fast & Furious 8) non gli fa un gran favore: vende il film a gente che rischia di rimanerne delusa e non lo vende a gente che magari potrebbe apprezzarlo. D’altra parte, è il trailer perfetto per il titolo che gli abbiamo messo in Italia e in ogni caso quelle sono scelte del reparto marketing, che ci dobbiamo fare? Ma insomma, sto divagando.

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The Accountant

Gavin O’Connor non è esattamente un regista che la tocca piano. La sua cifra stilistica, in linea di massima, è quella dell'”apri tutto”, dello spingere a manetta sulla forza emotiva, sul sentimento, sul melodramma e, soprattutto, del farlo nella totale assenza di vergogna, in maniera sincera, verace. Ogni tanto butta lì anche qualche soluzione visiva interessante (tipo quella bella prima partita in Imbattibile), ma il cuore espressivo dei suoi film sta soprattutto lì, nell’emozione senza alcuna vergogna.  Inoltre, ha una passione per i drammi famigliari e i personaggi repressi, incapaci di esprimere ciò che hanno dentro se non attraverso l’azione e le pizze in faccia. Questi due aspetti della sua poetica conflagrano alla perfezione nella sua opera migliore, quella bomba di film sportivo che è Warrior, ma trovano agevole cittadinanza anche in The Accountant, un thriller d’azione con qualche grosso limite ma che, tutto sommato, mangia serenamente in testa a compitini poco ispirati come i nuovi Jack ReacherJason Bourne.

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