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I magnifici 7

Progetto inseguito a lungo e finalmente centrato da parte del fanatico di western Antoine Fuqua, il suo I magnifici 7 è un remake che sulla carta poteva mirare più alto di numerosi altri: c’è un cast senza dubbio molto azzeccato e, per una volta, con un minimo di star power; c’è un regista solido, anche se con solo un grande film alle spalle; ci sono temi interessanti e che risultano particolarmente attuali. C’erano, insomma, le basi per tirare fuori perlomeno qualcosa di buono, se non di veramente grosso. E almeno in parte Fuqua ci riesce, perché il suo è un film divertente, ben confezionato, con un immaginario visivo che omaggia i classici, dei personaggi accattivanti e delle scene d’azione efficaci. Il che è ben più di quel che si può dire per tanti altri tentativi paragonabili, ma gli manca comunque quella scintilla in più e di certo gli sfuggono la carica del classico omonimo di John Sturges e la profondità dell’originale I sette samurai di Akira Kurosawa.

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Man on Fire


Man on Fire (USA, 2004)
di
Tony Scott
con
Denzel Washington, Dakota Fanning, Marc Anthony, Radha Mitchell, Christopher Walken, Giancarlo Giannini, Rachel Ticotin, Mickey Rourke

“Forgiveness is between them and God. It’s my job to arrange the meeting.”

Bel noir, cinico e struggente, firmato dalla penna del sempre ottimo Brian Helgeland, che grazia Tony Scott con uno script solido, crudo e senza compromessi, con personaggi ben delineati e dialoghi eccellenti. Il regista britannico affronta di petto una pellicola sostanzialmente priva di azione e riesce nel non facile compito di darle un ritmo inesorabile sfruttando i famigerati “giochetti da videoclipparo” e, incredibile ma vero, riuscendo a trovare loro un preciso senso narrativo.

Splendida la prima parte, in cui si costruiscono i rapporti fra i personaggi e vengono poste estremamente bene le premesse drammatiche della vicenda, estremamente efficace la seconda, che mette in scena l’implacabile, inesorabile e a modo sua placida carica distruttiva del protagonista. Il film si perde forse nel finale, cercando colpi di scena tutto sommato un po’ inutili, ma regge bene fino all’inevitabile e drammatica conclusione.

Bravo Scott a non farsi prendere dal compiacimento, bravo Helgeland a scavare bene e a fondo negli stereotipi del genere, magnifici Denzel Washington e soprattutto la fuori scala Dakota Fanning. Non un capolavoro, forse neanche un gran film, ma certo l’ennesima pedata in faccia agli stolti detrattori dello Scott “minore”.

Inside Man


Inside Man (USA, 2006)
di Spike Lee
con Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Christopher Plummer, Willem Dafoe, Chiwetel Ejiofor

Dopo il deludente Lei mi odia, Spike Lee sceglie di realizzare il classico progetto su commissione (probabilmente stipendiato da una qualche lobby ebraica) e si getta nel fantastico mondo delle rapine in banca. Con in mano una stella emergente come Clive Owen e l’affezionato gigione Denzel Washington, dal regista newyorchese sarebbe lecito attendersi un efficace blockbuster. Il problema, però, è che Lee non affronta il progetto con la giusta umiltà e sembra quasi ostentare un certo disprezzo per ciò che sta facendo.

Inside Man funziona abbastanza bene grazie alla buona sceneggiatura e alle ottime prove dei due protagonisti, ma soffre un po’ la voglia di “firmare” a tutti i costi ostentata da Lee. Il monologhino verso la macchina da presa, la solita immagine del personaggio che si muove senza camminare, le battutine sul melting pot… tutti momenti un po’ fuori posto, fini a loro stessi, quasi buttati lì solo per far contenti i fan che si bevono qualsiasi cosa Spike Lee partorisca.

Più in generale il film paga una parte centrale in cui il racconto stenta un po’ e tende a girare su se stesso, con una regia e una colonna sonora troppo didascaliche, qualche trovata narrativa improbabile, facili moraline e inserti di pubblicità progresso che lasciano davvero il tempo che trovano. Un film piacevole, ma che non ha l’onestà intellettuale di limitarsi ad essere puro “entertainment”.