I morti non muoiono

Leviamoci subito il dente: I morti non muoiono è poca cosa, o quantomeno lo è rispetto alle – comprensibili – aspettative che in molti si sono creati di fronte all’annuncio (e al trailer) di un film sugli zombi  scritto e diretto da un autore come Jim Jarmusch, oltre che popolato dal cast d’eccezione che solo gente come lui può permettersi in produzioni di questo tipo. Ebbene, il problema è che il risultato non va oltre questa cosa qui: un film di Jim Jarmusch, con l’atmosfera stralunata, compassata, da risate a denti stretti, dei film di Jim Jarmusch, con un cast da film di Jim Jarmusch e che alla fin fine vive quasi solo su quel cast, sul farti sorridere perché guarda quanto è buffo avere il film con gli attori famosi che diventano/combattono zombi. E in questo, bisogna dargliene atto, è sincero e spregiudicato, al punto di abbracciare completamente la sua natura “meta” con gag che rompono il quarto muro e trasformano per brevi attimi il film in una sorta di Deadpool al bromuro.

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Destroyer

Destroyer, in un certo senso, è come Captain Marvel. Lo è nella misura in cui non pone al centro delle vicende e del suo discorso tematico il genere della protagonista e, anzi, lo fa ancora meno del film Marvel ma, proprio per questo, proprio perché fa finta di niente, finisce per risultare ancora più efficace nel portare avanti quel tipo di discorso. Se Destroyer uscisse in un universo parallelo o in un futuro in cui sessismo, patriarcato e compagnia bella fossero termini totalmente privi di significato e applicazione pratica, sarebbe un noir/poliziesco/thriller come tanti, o comunque non si distinguerebbe per certe sue caratteristiche. Ma esce oggi (più o meno) e quindi lo fa, si distngue. E si distingue quasi solo per quello, potrebbero dire le malelingue.

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