Archivi tag: David O.Russell

Joy

Joy racconta la storia di Joy Mangano, una donna dalle origini umili e dalla vita apparentemente già scritta, fatta di lavoro, casa, cucina e lavoro a maglia, sogni riposti nel cassetto per badare a figli e parentame, che un giorno decide di prendere in mano la situazione e costruire qualcosa. Nello specifico, finirà per brevettare oltre cento invenzioni e costruire un impero commerciale partendo dal Miracle Mop, una specie di mocio/spazzolone autostrizzante e schiaffabile in lavatrice. O qualcosa del genere. Abbiate pazienza, non sono esperto di moci. Si dice moci? O si chiama mocio anche al plurale? Fra l’altro, non so per voi, ma per me il mocio è il classico esempio di aggeggio identificato col nome della sua versione più famosa. Per me il mocio è il Mocio Vileda. E basta. Siamo quasi al livello che lo scriverei tutto attaccato. Anche se ne uso uno non di quella marca, per me si chiama così. E cosa c’entra tutto questo con il film? Non molto, o forse moltissimo, perché questo modo di divagare un po’ a caso, infilare pantomime e scenette assurde, perdersi per strada borbottando, alla fin fine, è il modo in cui David O. Russell scrive le sue sceneggiature.

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I ♥ Huckabees


I ♥ Huckabees (USA, 2004)
di David O.Russell
con Jason Schwartzman, Jude Law, Mark Wahlberg, Dustin Hoffman, Lily Tomlin, Naomi Watts, Isabelle Huppert

Albert Markovski è un personaggio un po’ strano, tanto interessante, molto poetico, un po’ tenero e un po’ patetico. Attivista in difesa della natura, vive un rapporto conflittuale con Brad Stand, ambizioso, arrivista, affascinante uomo d’affari con il quale ha commesso l’errore di mettersi a lavorare. Entrambi finiscono nelle mani di Bernard e Vivian Jaffe, una coppia di detective esistenziali, che si comportano in maniera tanto buffa e divertente, ma sotto sotto anche profonda e intelligente. E poi succedono un po’ di cose a caso, che coinvolgono un altro po’ di personaggi a caso.

Difficile raccontare l’intreccio di I ♥ Huckabees, forse impossibile, di sicuro inutile. Inutile, perché inutile è tale intreccio nell’economia di un film che è più che altro esercizio di stile vuoto e fine a se stesso. Attori che si parlano addosso sciorinando teoremi deliranti e filosofeggiando sul senso della vita. Insopportabili giochetti di regia e fotografia, buffe visioni sperimentali e trovate senza senso, poesia spicciola e colonna sonora di tendenza. Momenti comici a tratti anche molto riusciti e una performance, almeno una, di gran livello, quella di Mark Wahlberg, che dovunque lo metti è sempre spettacolare e puoi star certo che ti nobiliterà il film. Ma praticamente nient’altro, in due ore scarse sotto vuoto spinto, mosce, prive di emozioni e di guizzi. Il nulla, ogni tanto divertente, ma a tratti pure un po’ fastidioso.