Caspita, sta finendo anche il 2015

Quasi due mesi fa, m’è capitato di salire su un autobus notturno a Opera, più o meno alle tre di notte, appena uscito dal cinema (The Walk), pronto a tornare in una casa vuota, ma prossima al riempimento (di urla). Era il 31 di ottobre, ma me n’ero dimenticato e ingenuamente mi aspettavo di trovare l’autobus vuoto. E invece era pieno, ma pieno di quel pieno che quando sali devi stringerti forte forte, ed era pieno di gente, ragazzi, ragazze, molti giovani, alcuni molto meno, TUTTI travestiti da diavoli. Ma TUTTI, eh. E niente, così, mi sono ritrovato alle tre di notte, neopadre, stipato in un autobus pieno di diavoli nel bel mezzo di una Parigi altrimenti piuttosto silenziosa, a scambiare messaggi su Whatsapp con Nabacchiodorozor. È stato, devo dire, piuttosto surreale. Anche più di quando, cinque giorni prima, mi ero sentito dire che si erano rotte le acque mentre stavamo a metà della seconda puntata della seconda stagione di The Americans (guardatelo, è bellissimo), per poi andare in ospedale (ma con calma, relax, stai tranquilla, han detto che non c’è fretta, no? Rilassati, easy) e ritrovarmi ad aspettare le ore, perché nei film mica te lo dicono che fra la scena da film “Tesoro, mi si sono rotte le acque” e l’effettiva uscita del creaturo possono pasMartin-Mystére-cover-016-defsare le ore. Maledetti! Di che sto parlando? Non lo so. È che quando mi sono ritrovato lì sull’autobus in mezzo ai diavoli dell’inferno  ho pensato che avrei voluto scrivere qualcosa al riguardo sul blog, chiacchierare delle scene quotidianamente bizzarre che stavano capitando e dei momenti surreali, ma poi quella cosa ha fatto la fine delle centomila cose di cui vorrei scrivere sul blog ma delle quali poi non scrivo mai sul blog e insomma pazienza. E dunque? E dunque, niente, in realtà questo dovrebbe essere un post in cui dico che adesso il blog si ferma per un paio di settimane, a meno di botte estemporanee da fuoco sacro improvviso, e quindi buone feste, buone mangiate, buon anno, buon tutto quanto, ci rivediamo l’anno prossimo, ma ogni tanto mi piglia la logorrea della divagazione accazzodecane e che ci devo fare, la assecondo, anche in questa maniera un po’ tutta disordinata e sconclusionata. È il 15 dicembre, son qua che scrivo questo post perché mi sto portando avanti con un po’ tutto quel che voglio finire di fare prima di partire e ancora non so se domattina riuscirò ad andare a vedere Star Wars come da programma, se Gozer il gozeriano si metterà di mezzo, se sarò in grado di non addormentarmi durante la visione nel caso dovessi effettivamente andare. Lo scopriremo solo vivendo. Oddio, chi segue questo blog l’avrà già scoperto, a questo punto, dato che presumibilmente, se ci sono andato, ne avrò scritto. Oppure no. Vai a sapere. Ma di che volevo parlare? Non lo so. Comunque, oh, io a pulire la merda mi diverto un sacco (del resto è una metafora della mia carriera lavorativa). E sto guardando un sacco di telefilm. E niente, basta, sono padre, cose che capitano, ciao e grazie.

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Agents of S.H.I.E.L.D. – La terza stagione fino a qui

La terza stagione di Agents of S.H.I.E.L.D., almeno per quel che abbiamo visto fino a oggi, sembra essere quella delle conferme. C’è la conferma di un livello qualitativo mediamente buono, che si è lasciato alle spalle certi tonfi del primo anno ma trova solo saltuari picchi in episodi sparsi. C’è la conferma del tono generale e dell’utilizzo del cast, con quel continuo inseguirsi di dramma spinto, umorismo, azione e momenti sorprendentemente cupi. C’è, nonostante il caro Joss, di fatto, con la serie abbia molto poco a che vedere, un allineamento talmente netto sui binari classici “whedoniani” che le trovate più forti di questa stagione, pur ben realizzate e in grado di funzionare, non possono che lasciare addosso un senso di “been there, done that” nella capoccia di chi a suo tempo seguì Angel e Buffy. E c’è quell’atmosfera da contenuti speciali dell’universo cinematografico Marvel, quel continuo mostrare le piccole cose, i retroscena, i dietro le quinte superflui, ma sfiziosi per il fan, che aggiungono sostanza alla continuity globale.

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Lo spam della domenica pomeriggio: S’è risvegliata la forza!

Questa settimana ho partorito praticamente solo podcast, deliri di stampo cinematografico e traduzioni, quindi non è che abbia moltissimo da segnalare. Ma insomma, su Outcast abbiamo il nuovo Popcorn, il Chiacchiere Borderline di fine anno e l’Old! sul dicembre del 1995. Su IGN abbiamo invece il grande ritorno di Indiegram dopo mesi di assenza. Parlo di due giochi.

Forse domani arriva un altro podcast. Forse. Lo spam della domenica mattina si ferma fino all’anno prossimo. Dubito che ci saranno scene di panico per le strade.

Il ponte delle spie

Bridge of Spies (USA, 2015)
di Steven Spielberg

con Tom Hanks, Mark Rylance, Alan Alda

Mentre nel resto del mondo la distribuzione cinematografica è fuggita a gambe levate dal 16 dicembre, in Italia s’è deciso che era il caso di rinviare a questa settimana l’arrivo dalle nostre parti dei nuovi film di Steven Spielberg e Woody Allen, distribuiti altrove settimane fa, immagino per sfruttare il traino della stagione natalizia. E nessuna paura nell’affrontare il colosso stellare targato Disney. Ci sta, in fondo i target non sono esattamente sovrapponibili e non necessariamente i tre film si cannibalizzano a vicenda. Eccoci quindi a chiacchierare anche del nuovo film di Stefanino Spielberg, che racconta e romanza le vicende reali di James B. Donovan, avvocato statunitense la cui carriera è, per l’appunto, roba da cinema. Gli highlights: impegnato nel processo di Norimberga, si ritrovò poi a difendere in tribunale una spia russa arrestata negli USA, a negoziare in quel di Berlino est lo scambio fra quella stessa spia e il suo equivalente americano (aggiungendoci pure il bonus) e successivamente a negoziare il rilascio di 1163 prigionieri nel post-Baia dei porci. Insomma, campione del mondo.

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Star Wars: Il risveglio della forza

Star Wars: The Force Awakens (USA, 2015)
di J.J. Abrams
con John Boyega, Daisy Ridley, Harrison Ford, Oscar Isaac, Adam Driver, Mark Hamill, Carrie Fisher

Avete presente Super 8? Dai che ve lo ricordate, era quel film con cui J.J. Abrams aveva detto “Mi piacciono un sacco i film Amblin degli anni Ottanta, ne faccio uno pure io”. Ecco, Il risveglio della forza è sostanzialmente la stessa cosa, applicata però alla trilogia originale di Guerre Stellari, o forse direttamente al primissimo episodio, Una nuova speranza. Ci sono, però, due differenze significative, rispetto a Super 8: il finale non è bruttarello e l’operazione, trattandosi di seguito ufficiale, non si limita al semplice omaggio carico d’amore e si permette invece di farsi letterale nel suo ricalcare tutto quanto con la carta carbone. Il risultato è che alla fin fine ha ragione George Lucas quando dice che è il film che volevano i fan: Il risveglio della forza è Guerre Stellari, è quel Guerre Stellari lì, con quel taglio visivo, quell’atmosfera, quell’umorismo, quelle gag e quell’approccio all’azione. E con Abrams in cabina di regia, tutto impegnato a imitare lo stile visivo del vecchio George, a cercare come lui le grandi inquadrature evocative e spettacolari, seppur filtrando tutto nell’ottica di una messa in scena almeno in parte più moderna (e concedendosi solo due personaggi realizzati in performance capture che, se lo chiedete a me, risultano brutalmente fuori posto, in mezzo a quel look così vintage).

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Coherence – Oltre lo spazio tempo

Coherence (USA, 2014)
di James Ward Byrkit
con Emily Baldoni, Maury Sterling, Nicholas Brendon

Coherence costituisce l’esordio da regista per James Ward Byrkit, che in precedenza aveva lavorato sugli storyboard dei primi tre Pirati dei Caraibi, scritto Rango e diretto il videogioco sempre di Rango. Il CV è talmente stralunato che non so decidere che valore dargli, quindi mi limito a lasciarlo qua sopra, a monito. Tanto il fatto è molto semplice: sto prendendo tempo per completare il primo paragrafo senza raccontare nulla del film, dato che Coherence è iscritto al simpatico club dei film che se ve li guardate senza saperne nulla ve li godete molto di più. Quindi mettiamola così: è un film che approccia la fantascienza più o meno come You’re Next approccia l’horror: gente che chiacchiera a caso in stile mumblecore e si ritrova invischiata in un gran casino, nello specifico il passaggio di una cometa dagli effetti bizzarri. È molto bello, ve lo consiglio, lo faccio oggi perché nei giorni scorsi è uscito in Italia direttamente sul mercato dell’home video, a posto così. Se volete saperne di più, continuate a leggere. Prometto di limitarmi alle basi.
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Spring in Italia

Premesso che con le uscite direttamente in home video faccio un casino allucinante e potrei stare sbagliandomi di grosso, giovedì scorso dovrebbe essere uscito in Italia, per l’appunto direttamente sul mercato dell’home video, Spring. Trattasi di film dell’orrore e dell’amore ambientato – pensa un po’ – in Italia, in un paesino del profondo sud che non viene trattato come scusa per infilare nell’inquadratura processioni a caso, mandolini e stereotipi assortiti. Ed è pure bello, eh! L’ho visto l’anno scorso al Paris International Fantastic Film Festival, dove ha vinto il premio del pubblico (anche grazie al mio voto) e ho pure fatto ai registi una domanda da italiano paisà jamme. Ne ho scritto a questo indirizzo qua.

Fra l’altro quest’anno, con ‘sta storia dell’erede, niente PIFF, niente festival degli amici coreani, niente festival degli amici giapponesi, niente di niente. Tra l’altro il programma del PIFF di quest’anno l’ho guardato per la prima volta due secondi fa e mamma mia diaminella La cosa al cinema non l’ho mai visto, maledizione maledizionella. E pensa, chissà, magari non ci saranno più occasioni per frequentarli (e non necessariamente a causa dell’erede). Nel caso, è stato bello. Ma proprio tanto tanto tanto. Eh!

Lo spam della domenica mattina: Balene

Questa settimana, su Outcast, abbiamo il Videopep che se l’è presa comoda sui giochi di novembre, il nuovo Outcast Popcorn e l’Old! sul dicembre del 1985. Su IGN solo traduzioni, video doppiati e mirror di questo blog, però ho voglia di segnalare una traduzione in particolare dedicata a Maniac Mansion. Ah, no, giusto, c’è anche un Dite la vostra su una cosetta in arrivo a giorni.

E dopodomani si registrano le Chiacchiere di fine anno.

La robbaccia del sabato mattina: Una tantum

Quasi due mesi dopo l’ultima volta che ho scritto cose a caso sui trailer di sabato, torno a farlo così, velocemente e una tantum, perché mi va.

Il primo trailer di Tartarughe Ninja: Fuori dall’Ombra. Non me ne frega assolutamente nulla, ma devo ammettere che vedere Bebop e Rocksteady in azione nel trailer di un film mi ha provocato qualche languido lampo di nostalgia dei bei tempi che furono. Finisce lì, eh, but still.

X-Men: Apocalypse, con Oscar Isaac che fa il Power Ranger. Di base, per me, se c’è Oscar Isaac il film è venduto, anche se con tutto quel trucco addosso ci perderemo i suoi sguardi intensi e quindi vorrei uno sconto. Per il resto, come da previsione, sembra tutto un po’ meno di gomma rispetto alle prime foto, ma rimane ovviamente tutta una roba di pupazzoni. Secondo me ci si diverte, vedremo.

Ebbeh, signori miei, Shane Black che torna a fare quel che sa fare meglio, con una coppia di attori che levati e Kim Basinger che fa sempre piacere. Certo, vederlo indicato come il regista di Iron Man 3 è un po’ come vedere Kenneth Branagh indicato come il regista di Thor, ma non importa: è già il film del 2016.

Niente, buon weekend.

Quel fantastico peggior anno della mia vita

Me and Earl and the Dying Girl (USA, 2015)
di Alfonso Gomez-Rejon
con  Thomas Mann, RJ Cyler, Olivia Cooke

Quel fantastico peggior anno della mia vita è un film tematicamente assimilabile a Colpa delle stelle, il clamoroso successo young adult dell’anno scorso che ha seminato il panico fra i botteghini raccontando in maniera smaccatamente commossa, ma con una punta di autoconsapevolezza adolescenziale, la tragedia dei giovani colpiti da malattie terminali. Quel genere di storia, chiaramente, può essere raccontato in tanti modi diversi e se qualche mese fa ce ne siamo beccati la versione non morta con babbo Arnie, oggi tocca al fenomeno indie che fa piazza pulita al Sundance Film Festival e fa innervosire chi tiene sempre acceso l’hipsterometro.

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