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Lo spam della domenica mattina: Tripletta di podcast

Questa settimana, su IGN, ho prodotto più che altro traduzioni e doppiaggi di video, però mi sento di segnalare il tripudio di seghe mentali sul trailer di Captain America: Civil War, via. Su Outcast, invece, abbiamo il The Walking Podcast su Fear the Walking Dead, il nuovo Outcast Popcorn, il nuovo Outcast Magazine e l’Old! sul novembre del 2005.

E anche novembre l’abbiamo sfangato. Domani.

 

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Cell


Cell (USA, 2006)
di
Stephen King

Nel suo ultimo libro Stephen King omaggia apertamente, fin dalla dedica iniziale, il Richard Matheson di Io sono leggenda e gli zombie di George Romero. Da entrambi prende lo spunto di partenza, con un’umanità messa alle corde da un’improvvisa e incomprensibile mutazione, in grado di trasformare buona parte di noi in bestie assetate di carne e sangue. E lo stesso sviluppo della storia sta a metà fra la deriva fantascientifico-futurista di Matheson e l’horror di forte satira sociale che caratterizza l’opera di Romero.

Non solo. King, dopo un avvio che ricorda tantissimo l’ottimo L’alba dei morti viventi diretto da Zack Snyder (che fra l’altro, apprendo da imdb, sembra aver preso in mano 300, Watchmen e Rainbow Six, figata!), abbraccia la visione “evoluzionistica” del Romero recente e dipinge stormi di umani mutati che sviluppano una coscienza collettiva e si avvicinano sempre più ad essere una versione deviata, malata, ma non poi così rincretinita, della razza umana. Le atmosfere sono palesemente quelle del cinema di zombie e non possono che far saltare di gioia chiunque ami il genere (figuriamoci, poi, a leggere il libro mentre si sta giocando, come il sottoscritto, Forbidden Siren, che mette in scena proprio un tipo di pseudo-zombie “quasi intelligenti”).

Insomma, finalmente Stephen King ha deciso di affrontare forse l’unica grande icona horror che gli mancava, e l’ha fatto eseguendo il compitino. In un certo senso si potrebbe dire che la storia raccontata da Cell si evolve in maniera simile alla quadrilogia cinematografica di Romero, partendo dalla sola e unica sensazione di panico iniziale, proseguendo con un tentativo di satira sociale e arrivando a mostrare degli zombie più “vispi” e intelligenti ma, forse proprio per questo, molto meno spaventosi. Proprio come quelli de La terra dei morti viventi.

La seconda parte del romanzo abbandona quasi completamente le atmosfere iniziali e diventa una sorta di racconto fantascientifico, che vede il classico gruppo di ribelli impegnati contro un oppressore onnipotente. Ma, forse anche a causa di un protagonista poco carismatico, viene un po’ a mancare la potenza del racconto. Cell, comunque, rimane un romanzo appassionante e divertente, con un incipit fenomenale e almeno un lungo episodio – il centinaio abbondante di pagine intitolato “Accademia di Gaiten” – davvero memorabile.

28 giorni dopo


28 Days Later (GB/Francia, 2002)
di
Danny Boyle
con
Cillian Murphy, Christopher Eccleston, Brendan Gleeson

Con questo film ho perso l’ultima oncia di fiducia nell’operato di Danny Boyle. Trainspotting a suo tempo mi aveva fulminato, ma ero un adolescente alcolizzato e, francamente, dal ricordo che ne ho e a giudicare dai film successivi di Boyle (che ricordo con maggiore chiarezza), dubito che rivedendolo lo apprezzerei allo stesso modo. A life less ordinary era appena appena divertente, The Beach si rivelò una gran cagata e questo 28 giorni dopo ne è la risultante merda fumante.

Un filmetto mediocre, un horror che di buono ha giusto l’idea di partenza (ovvero l’unica cosa non partorita da Boyle e dal suo degno compare Garland) e i primi minuti, ma che scivola velocemente nell’inutile e fastidioso. Boyle dimostra di fottersene altamente della possibilità di raccontare alcunché e passa tutto il tempo alla ricerca dell’inquadratura più ganza possibile: chiaro che, dai e ridai, fra una spennellata in digitale e l’altra, ogni tanto salta fuori qualche immagine evocativa (Manchester in fiamme, l’apparizione del jet fra le nuvole al termine dell’inseguimento sotto la pioggia), ma nel complesso il risultato è irritante e crea il solo effetto di generare distacco dal racconto, di non far appassionare per nulla alle vicende.

Un taglio pretenzioso e supponente, una colonna sonora quasi sempre fuori posto e una sceneggiatura all’insegna del prevedibile e dello sciatto, con personaggi insopportabili che dicono solo banalità e fesserie, completano il quadro. Non bastasse tutto questo, il film è un continuo e inesorabile declino: parte in maniera intrigante, prosegue a suon di fighetterie inutili e degenera, più o meno in concomitanza con l’arrivo al campo militare, in un tripudio di trash involontario e moralismi squallidi.

E mi ero perfino dispiaciuto di averlo perso al cinema, dove posso solo immaginare quanto rendesse bene quel digitale di merda…