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Ant-Man and the Wasp

Come già fu per il primo episodio, Ant-Man and The Wasp si presenta nelle sale occupando lo slot di innocuo e simpatico defatigante dopo l’epica sbrodolante dell’ultimo Avengers. Lo fa, però, con qualche ostacolo in più da superare:

1. i tre film Marvel Studios che lo precedono non hanno accontentato tutti, perché non si può accontentare tutti, ma in linea di massima sono stati accolti più o meno come la Santa Trinità. Nel 2015, Avengers: Age of Ultron, che pure a me piacque molto, si era preso la sua bella dose di verdure in faccia;

2. sempre nel 2015, Ant-Man era atteso con un doppio sopracciglio alzato a base di “Ma che vuole questo?” e dubbi assortiti sulla fuga di Edgar Wright. Fu poi una gran bella sorpresa e l’ennesimo successo dei Marvel Studios. Inevitabilmente, oggi, le aspettative sono ben diverse e si sa che le aspettative tendono a influenzare le reazioni;

3. di nuovo: nel 2015, Ant-Man funzionò anche perché faceva parecchie cose diverse da quelle che all’epoca eravamo abituati ad aspettarci da questi film. Ant-Man and The Wasp non va troppo oltre il riproporre quelle stesse cose, che ovviamente hanno nel frattempo smarrito l’effetto sorpresa e il senso di freschezza.

Insomma, se lo inquadriamo così, è un film abbastanza superfluo, con poco da dire e che certamente non ha la potenza di chi l’ha preceduto nei mesi scorsi. Piacciano o meno quei film, mi sembra abbastanza innegabile che il nuovo di Peyton Reed non abbia dalla sua la follia fuori scala di un Thor: Ragnarok, l’ambizione tematica di un Black Panther o la… dimensione?… di un Avengers: Infinity War. È appunto, il filmetto defatigante. Quello minore, la cosetta simpatica e buffa. Ecco, sì, è il secondo episodio della sit-com ambientata nell’universo cinematografico Marvel.

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Ant-Man è arrivato in Italia!

Qual è il senso dello spostare un film da metà luglio a metà agosto? Non lo so. Immagino ci sia, e che sia un senso fuori dalla portata della mia comprensione ma sicuramente accessibile per chi ha sottomano i dati sulle vendite dei biglietti, le statistiche, tutto ciò su cui si basano le considerazioni e le decisioni dei distributori italiani. Voglio dire, così, senza saperne nulla, il rinvio di Guardiani della galassia da agosto a ottobre mi sembrava più comprensibile. Ma da metà luglio a metà agosto? Boh? Comunque, quale che sia il motivo, oggi Ant-Man esce nei cinema italiani. Io l’ho visto un mese fa, quando è uscito in quelli francesi, è ne ho scritto a questo indirizzo qui. Riassunto: una bella sorpresa.

Non è invece una bella sorpresa quell’altro film di supereroi estivo pure lui rinviato di un mese in Italia.

Ant-Man

Ant-Man (USA, 2015)
di Peyton Reed
con Paul Rudd, Michael Douglas, Evangeline Lilly, Corey Stoll, Michael Peña

Ant-Man è arrivato nei cinema con addosso la rogna derivata dall’essere un po’ antipatico, sfigatello, certo non portatore sano di grandi aspettative. Era il progetto figlio dell’amore di Edgar Wright, quello che i Marvel Studios avevano tenuto fermo per quasi un decennio (privandosi per altro della possibilità di utilizzare altrove un personaggio importante delle loro storie a fumetti), perché ci tenevano a permettergli di realizzarlo e che nonostante questo, arrivati al dunque, era andato in vacca, con Wright e il suo amichetto Joe Cornish che mollavano la produzione per differenze creative e Paul Rudd e Adam McKay subentrati a rielaborarne la sceneggiatura. Ed era anche il film in cui gli stessi Studios non sembravano credere fino in fondo, fra il budget relativamente ridotto e l’assenza di un seguito nel piano quinquennale di dominazione del mondo annunciato tempo fa. Certo, è vero anche che annunciare un secondo episodio senza aver visto i risultati del primo sarebbe stato un po’ fuori dalle solite pratiche dei Marvel Studios, figuriamoci per un progetto apparentemente storto e basato su un personaggio che, per quanto importante nell’universo fumettistico, obiettivamente “là fuori” conoscevano in pochi. E poi, via, l’uomo formica, fa ridere, su. E quindi? Disastro? Eh, no.

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