Archivi tag: Lizzy Caplan

Allied: Un’ombra nascosta

outcast-cover-blank-copy

Mentre guardavo Allied nel buio della mia bella saletta cinematografica, sono stato colto da un improvviso balzo indietro di oltre quindici anni (glom) e mi sono ritrovato a pensare ai bei tempi in cui il trailer e il manifesto di Le verità nascoste svelavano il colpo di scena di metà film, o giù di lì. E mi sono chiesto se a Bob Zemeckis questi autospoiler sui suoi film facciano girare i maroni, considerando che con Allied non siamo esattamente nello stesso territorio ma non ci si va neanche troppo lontani. Voglio dire, capisco che la faccenda del crollo di fiducia maritale causato dal tema spionistico sia il cuore emotivo e il nodo della natura da thriller melodrammatico del film, quindi è forse inevitabile venderselo così, però, quando mi sono reso conto che si trattava di una svolta che a conti fatti arriva dopo un terzo buono di pellicola, sostanzialmente in avvio del secondo atto (o giù di lì), mi sono un po’ stranito. Ma che ci dobbiamo fare?

Continua a leggere Allied: Un’ombra nascosta

Sballati per le feste!

Sballati per le feste! è il nuovo film di Jonathan Levine, già regista del simpatico Warm Bodies ma soprattutto dell’ottimo 50/50. E proprio da 50/50 recupera parte del cast e intenzioni, con quel suo mescolare la commedia sbracata di Seth Rogen a toni più intensi, malinconici, incentrati sullo sviluppo dei personaggi. Purtroppo, rispetto al precedente tentativo, qua le cose girano decisamente peggio, non tanto per il differente equilibrio,  che già dai trailer veniva palesemente annunciato come spinto nella direzione delle risate, quanto per la scarsa riuscita delle due componenti. Non è un film strettamente brutto, e ha anzi dei momenti abbastanza riusciti, soprattutto quando si scrolla di dosso l’umorismo più forzato, ma da un lato non fa abbastanza ridere e dall’altro non riesce a sviluppare davvero gli spunti più interessanti.

Continua a leggere Sballati per le feste!

Masters of Sex – Stagione 2

Masters of Sex – Season 2 (USA, 2014)
creato da Michelle Ashford
con Michael Sheen, Lizzy Caplan, Caitlin Fitzgerald, Teddy Sears, Annaleigh Ashford

Fra gli aspetti più particolari e “complicati” nella realizzazione di Masters of Sex c’è, o perlomeno immagino ci sia, la sua natura di racconto che romanza fatti e personaggi storici. Mad Men era sì brutalmente intrecciato a periodi ben definiti della storia moderna, ma raccontava di personaggi totalmente campati per aria, con cui poteva fare un po’ quel che voleva. Masters of Sex, di contro, ha due protagonisti che, puoi girarci attorno quanto vuoi, prima o poi giungeranno a fare questa e quell’altra cosa. E se da un lato, ovviamente, si tratta di un punto di forza, dall’altro finisce per limitare i margini di manovra concessi alla coppia di protagonisti, mentre tutt’attorno si scatena il finimondo, al punto che nella terza stagione spunterà l’avviso sul fatto che i figli del telefilm non sono basati su quelli della realtà. Intendiamoci, questo non ha impedito alla serie di tirar fuori due ottime prime stagioni, pur se fra alti (clamorosi) e bassi (non poi così tremendi), ma tant’è, me lo immagino come un problema.

Continua a leggere Masters of Sex – Stagione 2

Cloverfield

Cloverfield (USA, 2008)
di Matt Reeves
con Michael Stahl-David, T.J. Miller, Jessica Lucas, Lizzy Caplan, Odette Yustman

Cloverfield illustra la giornata tipo del mostro gigante in visita a Manhattan e dei piccoli inconvenienti che si porta dietro. La racconta, però, non attraverso gli occhi di un eroico, onnisciente, salvatore, Matthew Broderick a caso, ma seguendo lo sguardo degli stronzi qualunque. Le vittime disperate, quelle che non hanno idea di cosa stia loro accadendo, che finiscono spiattellate in un’inquadratura di raccordo, che fuggono in mezzo alla folla mentre il mostro abbatte il ponte e Will Smith guida la carica.

Matt Reeves offre, insomma, uno sguardo particolare e intrigante su del materiale trito e ritrito, mostrando gente che disperata lo è per davvero, che cede al panico e scoppia a piangere, che non sa bene che cosa fare e il cui patetico eroismo difficilmente può portare a qualcosa di buono. Già solo per questo Cloverfield sarebbe un film interessante anche se realizzato in maniera tradizionale. Anzi, magari in quel caso sarebbe pure più efficace, o perlomeno “universalmente” efficace, ma sarebbe un altro film.

E invece Cloverfield sceglie anche di sottolineare la sua scelta narrativa tramite l’obiettivo di una videocamera posta in mano a uno dei protagonisti. E nel fare questo chiede non poco allo spettatore, che deve accettare la prontezza di spirito di persone sempre pronte a riprendere tutto quel che avviene, l’intuito dell’accendere la videocamera ogni volta che sta per accadere qualcosa, la cinematografica gestione dei tempi narrativi, la notevole capacità di “tenere” l’inquadratura mentre si corre inseguiti da un mostro gigante, la (aggiungere a piacere). Il tutto per mano di uno che una videocamera sembra non averla mai usata prima.

Se però si accetta tutto questo, ci si gusta un film appassionante, ritmato, con tanti bei momenti e belle idee. Per esempio la carrozza che vaga solitaria per una deserta piazza metropolitana, tutte quelle meravigliose immagini del mostro che si vede e non si vede, sfuggente fra i palazzi nelle riprese del telegiornale, gli inserti-flashback tratti dal precedente filmato sopra al quale viene registrata la tragedia. Sono queste piccolezze a rendere tanto affascinante Cloverfield. L’effetto speciale de-pornograficizzato e messo in secondo piano, che lo vedi di sfuggita in un angolino e così ti sembra troppo più vero. I momenti di pace e malinconica leggerezza che emergono a tratti da quel nastro parzialmente cancellato. La romantica follia di ragazzi che si fanno trascinare dagli eventi e finiscono in bocca alla morte senza rendersene quasi conto.

E c’è poi l’approccio terra-terra, lo sguardo umano sulle vicende, che racconta di personaggi che non hanno il vantaggio della spiega, del sapere comecosadove, e vagano dispersi nella solitudine alla ricerca di una salvezza impossibile da trovare. Ed è forse il maggior pregio di un film che, proprio per il suo approccio umano a qualcosa che di umano ha ben poco, riesce a coinvolgere e trascinare come un Roland Emmerich non sarà mai in grado di fare. Il bello di Cloverfield è proprio quello: non vuole fare il documentario, anzi, ha molto di surreale e inaccettabile proprio perché quello vuole essere. Un filmone di mostri, con tutti i suoi stereotipi e le sue assurdità (“ma incontrano sempre il mostro, che sfiga!”), raccontato però in una maniera atipica, affascinante, coinvolgente come non mai.