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Fumetti letti nelle scorse settimane di cui poi mi dimentico tutto perché lascio passare altre settimane prima di scriverne ma che ci dobbiamo fare mi piace comunque farlo e bona così

Oh, uno di quei venerdì in cui vorrei sbattere qualcosa nel blog ma non so di cosa scrivere e allora vado a recuperare la bozza in cui mi appunto i fumetti che leggo e ci piazzo le stelline (gli asterischelli) di fianco. Proprio uno di quelli. Come al solito, è tutta roba che ho letto da ormai qualche settimana, la più recente durante il viaggio di ritorno dalla GDC (quindi a inizio marzo). Come al solito, mi affido alla memoria e al caso. Come al solito, è più che altro un esercizio per andare dietro alle mie ansie da ossessivo compulsivo. Whatever.

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La settimana a base di fumetti comprati da giopep durante il suo ultimo raid in Rue Dante

A Parigi le fumetterie escono dalle fottute pareti, ma se vai in Rue Dante ci sono più fumetterie che pareti. E soprattutto ci sono fumetterie un po’ più specializzate, fra quella che tratta solo manga, quella dedicata ai classici, quella per stracollezionisti e quelle ben fornite anche di fumetti americani in lingua originale. Quindi, ogni tanto (si parla di mesi), faccio un salto, stupro la carta di credito e poi sono a posto per altri mesi, tutti belli messi in fila. L’ultima volta si è verificata qualche settimana fa, poco dopo il rientro dall’Italia, e mi sono portato a casa ciò di cui vado a parlare qua sotto. Ovviamente, andando a scriverne settimane dopo, non mi ricordo più una fava, ma insomma, le stelline (gli asterischi) le (li) ho messe (messi) subito dopo la lettura, quindi, male che vada, si possono prendere quelli come consigli per l’acquisto.

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L’estate a fumetti (americani) di giopep

Un paio di settimane fa, ho scritto qua dentro dei fumetti (italiani, francesi e giapponesi) che mi sono letto durante le vacanze estive, rotolandomi fra un ombrellone e l’altro. Oggi, invece, scribacchio dei fumetti (americani) che mi sono letto quando l’estate stava finendo, un anno se ne andava e io ero tornato a Parigi. Ah, ci metto dentro anche un paio di cose Marvel, con una puntualizzazione: c’ho l’abbonamento a Marvel Unlimited, quindi leggo o scorro velocemente un po’ tutto, come se fossi ancora ai bei tempi in cui seguivo con attenzione l’intero universo. Solo che sono indietro. Ma di anni, eh. Sto leggendo la roba degli ultimi mesi del 2009, pensa te. E non mi metto qui ad elencare tutto quel che leggo, non avrebbe senso. Segnalo piuttosto quelle due o tre cose che mi sembrano particolarmente riuscite.

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La settimana a fumetti di giopep – 03/02/2008

Ben oltre un mese dopo l’ultima volta, torna la rubrica dedicata alle mie letture a fumetti, con un po’ meno roba del solito. Non so bene perché vado avanti a scriverla, anche se in maniera non proprio puntuale. Mettiamola così: se anche solo un lettore dovesse trovarci dentro qualcosa di interessante e/o stimolante, La settimana a fumetti di giopep avrà fatto il suo dovere.

DC
Justice #2 ***
Prosegue l’intrigante storia dedicata ai supercriminali DC che decidono di prendere il controllo della situazione. Sinceramente mi sembra un po’ troppo “riservata” ai profondi conoscitori dei personaggi coinvolti, ma certo le splendide tavole di Alex Ross sono sempre un clamoroso piacere da osservare per chiunque.

Wonder Woman: Blue Amazon ***
Capitolo conclusivo della trilogia costituita anche da Superman: Metropolis e Batman: Nosferatu, Blue Amazon prosegue nel cupo e inquietante omaggio al cinema tedesco messo in piedi da Randy Lofficier e Ted McKeever. Sinceramente l’ho trovato un po’ troppo freddo e piatto, con personaggi caratterizzati in maniera poco incisiva. L’unico reale motivo d’interesse, per quanto mi riguarda, sono gli splendidi disegni di McKeever.

Wonder Woman: The Hiketeia ***
Una storia dagli sviluppi abbastanza ordinari, che prende spunto da un mito greco per raccontare del conflitto d’interessi fra il dovere e il volere, gli obblighi di tradizione e quel che si ritiene sia giusto fare. Gli sviluppi sono prevedibili, ma il tutto è raccontato con la solita maestria di Rucka e ne viene fuori una storia appassionante, splendidamente disegnata e di grande impatto emotivo.

Manga
Lone Wolf & Cub #26 ****
Momento cardine nella saga del lupo solitario, che finalmente si libera di un fardello pesante e prepara il campo per lo scontro finale col suo avversario di sempre. L’ennesimo tuffo in un’epoca lontana, esotica, che racconta in maniera affascinante i tempi e i modi del Giappone medievale.

Moonlight Mile #5 ***
Ho l’impressione che col progredire della storia questo Moonlight Mile stia un po’ perdendo d’impatto, che l’estremo senso di melodramma e la narrazione esplicita stiano diventando un po’ maniera e che a conti fatti il coinvolgimento emotivo non sia più quello degli esordi. O magari è solo un momento di stanca. Vedremo.

One Piece #45 ***
Si chiude una saga e se ne apre un’altra, con l’ometto di gomma e i suoi amici di nuovo in partenza verso incredibili avventure. La sindrome da Dragonball avanza e, pur continuando ad apprezzare l’ottimo stile grafico e l’adorabile demenzialmelodramma, ci si comincia a chiedere quando finirà.

Steel Ball Run #11 ***
A proposito di sindrome, Hirohiko Araki non la pianta più, anche se perlomeno bisogna dargli atto che i suoi continui pestaggi non si limitano a cazzottoni, onde energetiche e rilevazioni su quanto caspita è forte il nuovo nemico. Le idee non saranno frizzanti come nel JoJo dei tempi migliori, ma per esempio questa nuova bambina modello genio della lampada ha una sua bella dignità.

Bonelli
Gea #18: “La casa dei santi” ***
Sono passati quasi otto anni e finalmente Gea giunge all’annunciata conclusione, con un finale che più inconcludente di così non poteva essere. Certo, è dichiarato, voluto e conclamato, ma mi ha lasciato comunque parecchio insoddisfatto. Che fosse proprio l’insoddisfazione del lettore l’obiettivo di un autore che sembra spesso più interessato a stupire e che a raccontare una storia? Comunque, nel complesso, nonostante un finale discutibile Gea è stata una bella serie, e tutto sommato credo che gli evidenti limiti imposti dal “formato” abbiano giovato al tutto, limitando la stucchevole strapoliticizzazione da cui ogni tanto Enoch si fa prendere.

Altro
Alice in Sunderland ****
Uno splendido, complesso, un po’ pesante, ma interessantissimo tuffo nella vita e nelle opere di Lewis Carrol, tramite il quale Bryan Talbot racconta una fetta di storia della sua Inghilterra e si lancia in un’analisi sociologica, storica e politica della storia di Sunderland. Un’opera tosta, difficile da digerire, che merita probabilmente più di una lettura, ma lascia il segno. E poi ce l’ho autografata!

Powers #6/10 *****
Un grazie al sempre ottimo Roncucci che mi ha permesso di colmare il gap nelle mie letture di Powers in breve tempo e spendendo un po’ meno del previsto. E un grazie a Brian Michael Bendis e Michael Avon Oeming che hanno creato una serie strepitosa, un noir metropolitano ambientato su un pianeta in cui vivono supereroi (anzi, “poteri”) tremendamente veri, realistici, vivi. In questi cinque volumi di Powers si vede tutto, dal giallo al thriller, dal trascinante “film” d’azione all’epica saga supereroistica, e ci sono colpi di scena, svolte narrative e cambi di direzione a catinelle. A occhio, succede più roba in cinque volumi di Powers che in cinque anni di Spider-Man.

The Walking Dead #7: “The Calm Before” *****
Ero indeciso se mettere in copertina Alice in Sunderland o Powers, ma play.com mi ha tolto il dubbio recapitandomi (finalmente) il settimo volume di The Walking Dead. Sarà che adoro le storie di zombie e che se ne vedono sempre poche e ancor meno di qualità, ma questa serie va molto vicina ad essere una fra le mie preferite di sempre. Robert Kirkman, c’è poco da fare, quando scrive le sue creature dà veramente il meglio di sé, riempiendo le pagine di personaggi fantastici, dialoghi intensi, storie dal ritmo trascinante ed emozionante. The Calm Before commuove con il rapporto fra Rick e sua moglie, angoscia con l’imminenza di un pericolo che potrebbe manifestarsi da un momento all’altro, solletica il groppo in gola con le mille storie dei rifugiati della prigione e appassiona come poche altre letture sono in grado di fare. E tutto questo in un fumetto sugli zombie nel quale gli zombie, ormai, fanno quasi da tappezzeria. Una tappezzeria che, per il lettore così come per i protagonisti della storia, è talmente spiaccicata sulle pareti che viene quasi da dimenticarsene, da sottovalutarla. Ed è proprio in quel momento che si corre il pericolo più grosso.

La settimana a fumetti di giopep – 18/08/2007

Novità
Invincible: My Favorite Martian (L.O.) *****
Da poco meno di quattro anni il miglior fumetto di supereroi sulla piazza (e, incidentalmente, uno dei migliori fumetti seriali punto e basta) non è Marvel e non è DC. Fresco, divertente, appassionante sulla singola storia e nell’intreccio a lungo respiro, Invincible è un vero gioiello. Robert Kirkman, a parer mio, continua a dare il meglio sulle sue creazioni e la coppia Invincible/The Walking Dead è davvero qualcosa che tutti dovrebbero leggere.

Sakura Wars #1/3 ***
Questa roba non fa più per me.

Antiquariato
Aquaman: The Waterbearer (L.O.) ***
Aquaman #6/12 (L.O.) ***
L’anno di Rick Veitch su Aquaman, pur basato su un paio di idee interessanti e su un immaginario fantastico affascinante, mi è parso un po’ poco incisivo. Il ritmo è altalenante, il cattivo non è male, ma è decisamente sottosfruttato e i colpi di scena sono abbastanza telefonati, per quanto ben raccontati. Insomma, un prodotto decoroso, ma tutt’altro che entusiasmante.

The Flash: Ignition (L.O.) ****
The Flash: The Secret of Barry Allen (L.O.) ****
Continua alla grande il notevole ciclo di Geoff Johns su Flash. Lunghe trame ad ampio respiro, intense e drammatiche, raccontate con gusto, passione e un senso del ritmo strepitoso. E The Secret of Barry Allen è forse una delle poche cose davvero buone generate da Identity Crisis.

X-Men – Gli anni d’oro #10/13 ***
Mettendo a posto nel caos mi son ritrovato fra le mani gli ultimi quattro volumi delle ristampe pre seconda genesi, ancora intonsi dai tempi dell’acquisto. Li ho letti e mi sono gustato una serie di storie arcaice e incartapecorite, fascinose nella loro ingenua lentezza, ancora capaci di stupire con quei toni assurdamente esasperati e quei disegni evocativi. E in più c’è un giovanissimo Barry Windsor-Smith che fa spudoratamente il verso a Jack Kirby!