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Poi non dite che non vi ho avvisati: Dunkirk

Sono rientrato ormai da quasi due settimane ma, vuoi perché mi sono dovuto rimettere in pari con tutto, vuoi per il caldo, vuoi perché mia figlia non è ancora tornata all’asilo, vuoi perché sono preso da alcune idee che ho avuto per Outcast, vuoi per ‘sta fava, non ho ancora scritto nulla da mettere qua dentro. Si sopravvive, eh! Ad ogni modo, accade che oggi si manifesti in Italia Dunkirk, anche noto come il mio film di Christopher Nolan preferito dopo The Prestige. Io l’ho visto a luglio e ne ho scritto a questo indirizzo qua. Alla signora non è piaciuto molto. Così, lo segnalo.

Dunkirk

Dunque, la scorsa settimana sono andato a vedere Dunkirk qua al cinema a Parigi, dove il film è uscito più o meno in contemporanea con quelle parti del pianeta che non si chiamano Grecia, Italia, Cina e Giappone. Ne sono uscito abbastanza convinto di aver visto il mio film preferito di Christopher Nolan dopo The Prestige. Poi, certo, parlo da persona che apprezza bene o male tutti i suoi film (sì, anche Insomnia e il terzo Batman) ma per qualche motivo non riesce ad adorarlo fino in fondo. Tant’è, così, a spanne, direi che questo è l’unico suo film ad avermi generato solo amore dall’inizio alla fine. Va anche detto che ho apprezzato molto la colonna sonora di Hans Zimmer ma oggi, mentre mi mettevo a scrivere queste righe, ho provato ad ascoltarla su Spotify è l’ho trovata INSOPPORTABILE. Cosa che mi ha fatto intuire i sentimenti insiti nel cuore della mia dolce metà espressi con un tonante “Hans Zimmer di merda” (forse sto romanzando) durante il ritorno a casa in metropolitana. Però, ehi, durante il film l’avevo trovata perfetta. Ad ogni modo, qua sotto provo a spiegare in maniera un po’ sconclusionata come mai mi sia piaciuto così tanto, a favore di quei tre che potrebbero essere interessati a leggerne già oggi e non, come da social-polemica del momento, verso fine agosto.

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Il cavaliere oscuro

The Dark Knight (USA, 2008)
di Christopher Nolan
con Christian Bale, Heath Ledger, Aaron Eckhart, Maggie Gyllenhaal, Eric Roberts, Michael Caine, Gary Oldman, Morgan Freeman

Cacchio, quasi me ne dimenticavo. Ad agosto sono andato a vedere Il cavaliere oscuro, fra l’altro direttamente in lingua originale, come mi ero ripromesso di fare. Ed è stato gran bello, perché finalmente mi son tolto lo sfizio di guardare forse l’unico filmazzo che ho realmente aspettato tanto negli ultimi anni. Ovviamente non è stato bello come si poteva sperare, perché quando monti delle aspettative di quel genere, quando passi poi una settimana o due a leggerne meraviglie praticamente ovunque, beh, solo guardare dritto negli occhi Dio, forse, potrebbe non deluderti.

Cosa mi è piaciuto de Il cavaliere oscuro? Mi è piaciuto Aaron Eckhart, che è un attore della madonna e anche qui fa spavento, nonostante la presenza di quell’altro. Mi è piaciuto quell’altro, che no, non ho trovato “facile”, ingombrante, esagerato, o che so io. No, l’ho trovato perfetto, un Joker meraviglioso, cattivo, sadico, pazzo, in quello che fa, in quello che dice, ma anche in ogni fibra della sua interpretazione, nei piccoli gesti, nel muscoletto che vibra quando meno te l’aspetti.

Mi è piaciuto, da nerd quale sono, che si sia proseguito il discorso aperto con Batman Begins, continuando a rispettare la mitologia del personaggio in tanti dettagli più o meno grandi. E che si sia deciso di sottolineare anche il concetto di serialità con l’apparizione dello Spaventapasseri, che ovviamente non ha alcun peso nell’economia del film, se non appunto quello di ricordare che, oh, stiamo facendo la serie a fumetti (sì, ok, serve anche per ribadire che i cattivoni sono un po’ generati dallo stesso Batman, ma non è che fosse proprio necessario pagare ancora Cillian Murphy, per farlo).

Mi è piaciuto vedere un filmone, che ci crede, che mira alto, e magari fa anche un brutto tonfo nei momenti in cui cade, però ci prova per davvero, a fare il bel filmone, invece che la cacatina adolescenziale. Toni seri, adulti, profondità dei personaggi, stile elegante e trascinante. La rapina che apre il film è uno spettacolo, ogni singolo momento con il Joker sullo schermo fa spavento, ma in generale è proprio notevole come Nolan riesca a tenere alta la tensione senza un attimo di tregua, dall’inizio fino quasi alla fine. “Quasi”, chiaro, perché c’è il problema che a un certo punto il film finisce… e poi va avanti ancora per mezz’ora. Dopo quella meravigliosa scena dell’ospedale, la tensione crolla e ci mette un po’ a riprendersi. E, diciamocelo, non ce la fa mica del tutto, perché con tutto quell’insopportabile tecnoblabla di Batman si fa fatica a credere di stare guardando lo stesso film, nonostante jokerino bello continui a mettercela tutta per farsi adorare.

E in ogni caso, nonostante i difetti, che ci sono, ma su cui non mi accanisco perché sarebbe anche passato troppo tempo, rimane un bel filmone, di sicuro fra le punte massime in quell’assurdo “genere” che sono i film di supereroi. Però sarebbe meglio se la gente ritrovasse il contatto con la realtà. La gente secondo cui Il cavaliere oscuro è il quarto film della storia, quelli che ci vedono una roba degna di Padrini e Scarface vari. Oh, ragazzi, non è che se fai un film “serio” in cui ci sono i mafiosi automaticamente hai fatto Il padrino. Altrimenti pure quella robetta di American Gangster sarebbe Il padrino. Capisco che si rimanga di sasso nell’andare a vedere Batman e ritrovarsi davanti un film serio, eh, però non funziona così.

Infine, tocca dirlo, non mi è piaciuto che in questo film ci fosse Batman, perché davvero non c’entrava nulla. Non so, in Batman Begins sembrava meno fuori posto, anzi, ci stava proprio bene, forse perché si passava mezzo film a spiegarne ragioni e intenti. Ma qui, caspita, ogni volta che saltava fuori il cretino con le orecchie da pipistrello e col mantello, beh, sembrava esattamente quello: un cretino con le orecchie da pipistrello e col mantello. Magari è un problema mio, e del resto non si capisce perché il pipistrellone mi sia parso fuori posto e il giullare no, ma così è. Massima espressione della cosa, fuori da ogni dubbio, il finalino con lui che corre nel buio, verso la luce, mentre Gordon sputa fuori sentenze imbarazzanti. Se dal terzo Batman di Nolan decidono di togliere Batman, mi sa che sarà una figata. Magari anche il quarto film della storia, vai a sapere.

The Prestige

The Prestige (USA, 2006)
di Christopher Nolan
con Hugh Jackman, Christian Bale, Michael Caine, Piper Perabo, Scarlett Johansson, David Bowie, Andy Serkis

Basato sull’omonimo romanzo di Christopher Priest, The Prestige mette in scena la rivalità ossessiva fra due uomini, avversari nella carriera di prestigiatori e nella vita, impegnati nello scontro fino al punto di vacillare sull’orlo del baratro e tuffarsi anche oltre. Dal romanzo mutua il racconto basato sugli scritti dei protagonisti, che svelano gli eventi appuntando la loro vita sulle pagine dei propri diari personali, portando quindi lo spettatore a credere – o non credere – alle parole di chi forse non è interessato a dire tutta la verità. Ne nasce una storia fatta di bugie e raggiri, nella quale si manifesta fin dall’inizio la voglia di giocare con chi guarda, raggirandolo e perculandolo proprio come in uno spettacolo di magia.

The Prestige si scopre fin da subito, spiega le tre fasi in cui si articola uno spettacolo e poi le abbraccia apertamente. Il vero show è il film, costruito come un numero che si sviluppa su più livelli, distraendo, rimescolando, creando dubbi e illusioni, aggiungendo elementi fuori dall’ordinario e preparando un gran finale scoppiettante. Nolan gioca sul tema del doppio, su quanto in là possa essere disposto a spingersi l’animo umano per ottenere ciò che cerca, e sugli abissi a cui il desiderio di rivalsa, la rivalità, la brama di successo possano spingere.

A far da spartiacque fra i suoi due Batman, insomma, Nolan gira un film più personale, per quanto comunque basato su un’opera altrui. Un film che va contro gli stereotipi hollywoodiani nel mostrarci due protagonisti dalla moralità sfumata, che difficilmente possono essere inquadrati come positivi o negativi e che si muovono spinti dalla rivalità, dal desiderio di successo, arrivando a compiere atti inaccettabili e a danneggiare chiunque stia loro attorno, oltre che se stessi. Due bei personaggi, insomma, interpretati da degli ottimi Bale e Jackman, che certo sfigurano di fianco al sempre impressionante Michael Caine, ma quantomeno tengono la scena meglio del barilotto dal cognome svedesoide.

E attorno a questi due personaggi Nolan costruisce un gioco a incastri, un film moderno e splendidamente raccontato, che si trastulla con il suo pubblico dall’inizio alla fine e propone un intreccio complesso e articolato. Quello di Nolan non è cinema didascalico, non offre la pappa pronta, sciorina invece misteri e ombre, sui quali lo spettatore è portato a riflettere e interrogarsi. È insomma un cinema intelligente e raffinato, che ha forse l’unico limite di essere un po’ asettico e poco propenso al melodramma.

Nolan pare interessato alla sola costruzione del racconto, realizza un film di genere che non propone riflessioni di peso e non impone “messaggi” d’autore. E se questo non deve per forza essere considerato limitante, è già più difficile non dare importanza a una certa mancanza di “stomaco”. The Prestige, pur mettendo in scena tragedie e drammi terrificanti, non colpisce nelle budella e scorre via distante, forse proprio per il suo non voler concedere neanche un po’ di fascino eroico ai dannatissimi Borden e Angier. Visto chi è il regista, era difficile immaginare il contrario, eppure un pizzico di insoddisfazione rimane lo stesso.

Batman – The movies

In occasione della rinascita cinematografica del pipistrello, e complice il fatto che la Rumi non aveva mai visto i vecchi film, mi sono sparato in sequenza i due Batman di Burton e poi, al cinema, il nuovo Begins. Ho preferito evitare gli inciampi di Shumacher, anche perché ricordo distintamente il sentimento “noia” e quello “tristezza” associati rispettivamente al primo e poi al secondo.


Batman (USA, 1989)
di Tim Burton
con Michael Keaton, Jack Nicholson, Kim Basinger

Il primo Batman di Tim Burton forma, assieme a Indiana Jones e il tempio maledetto e Il ritorno dello Jedi, la triade maledetta dei film idolatrati da fanciulletto e che, rivisti di recente, mi hanno mostruosamente deluso. D’altra parte, quando andai al cinema per gustarmi l’uomo pipistrello avevo 12 anni e pochi più ne avevo quando, successivamente, lo infilai nel videoregistratore e non lo levai per lungo tempo. Insomma, di tempo ne è passato, e i gusti cambiano.
Comunque, questo Batman è un pasticciaccio e non mi sono certo stupito quando, dopo averlo rivisto, leggendo un articolo su SFX ho scoperto che Tim Burton racconta le riprese di quel film come un incubo, in cui era costantemente frustrato dalle interferenze di produzione, in cui la sceneggiatura veniva scritta e riscritta e in cui spesso hanno girato improvvisando sul set. Già, perché l’impressione, soprattutto nella prima mezz’oretta, è proprio quella di un film improvvisato, sconclusionato, privo di un filo conduttore, con una serie di “coreografie” messe in fila un po’ a casaccio. E andando avanti la situazione non migliora comunque di molto. C’è sicuramente dell’ottimo, per esempio in un Joker gigione e sopra le righe come del resto il personaggio richiede, e in alcune immagini ancora oggi di bell’impatto (meraviglioso proprio Joker che tira fuori il pistolone per abbattere il jet di Batman). Ma non basta e oltretutto le tante pecche di montaggio e sceneggiatura impediscono di passare sopra alla evidente vecchiaia della pellicola. Come tutti i film trendy e modaioli, Batman mostra follemente gli anni che ha e sotto tanti punti di vista, purtroppo, ciò che era tranquillamente accettabile all’epoca sa oggi di pacchiano. Ma non il pacchiano barocco ricercato palesemente da Burton (e a mio parere trovato nel decisamente più compiuto secondo episodio), quanto proprio un corposo senso di ridicolo involontario. Non un film da bocciare, perché, ripeto, c’è molto di salvabile, ma certamente qualcosa di poco riuscito.


Batman Returns (USA, 1992)
di Tim Burton
con Michael Keaton, Danny DeVito, Michelle Pfeiffer, Christopher Walken

Tutt’altra pasta. Si può non gradire la poetica da quindicenni sfigati di Burton (e in effetti a me ha un po’ rotto le balle), ma questo è comunque un film “vero”, ragionato, ben scritto, riuscito. Come accaduto in tempi recenti con Spider-Man 2 e X2, l’impressione è che i produttori abbiano un po’ mollato la presa, offrendo molta più libertà sulla base del successo del primo episodio e favorendo la nascita di un secondo film molto più personale e, per certi versi, “d’autore”. C’è netta l’impronta di Tim Burton, nella rappresentazione barocca, nel mettere in scena tragedie da quattro soldi di freak più o meno improvvisati, nell’esaltare in qualche modo il valore del diverso. Francamente, sembra la versione riuscita del primo film, perché contiene tutto sommato gli stessi elementi (un Batman quasi farsesco, nel suo atteggiarsi da pomposa icona che si spara le pose, un Bruce Wayne macchiettistico, dei cattivi assolutamente sopra le righe), ma li amalgama in maniera molto più coerente. Anche in questo caso gli anni si vedono, per esempio nelle pettinature, o nell’utilizzo che viene fatto di una colonna sonora comunque davvero ottima (fatico a ricordare un Danny Elfman in seguito altrettanto ispirato), ma va bene così, è inevitabile.

Nel complesso, Burton e compari prendono in mano poco più che un marchio e il mito che gli sta attaccato, rielaborandolo e utilizzandolo a proprio uso e consumo. Totalmente disinteressato alla realizzazione di un adattamento in senso stretto (giusto qualche citazione per solleticare il fan), Burton crea il suo Batman, un personaggio che francamente mi sembra gli interessi poco, e lo riduce a poco più che una macchietta, un pupazzo che vive di luce riflessa, quella dei suoi antagonisti. Svanisce qualsiasi tipo di caratterizzazione umana, a parte l’inevitabile interesse sentimentale, abbastanza buttato lì nel primo film e solo leggermente più sfruttato nel secondo, se non altro per puntare sulla tensione sessuale fra il pipistrello e la gatta, davvero irrinunciabile. Ben più importante, del resto, concentrarsi sui cattivi, molto ben tratteggiati – perlomeno nell’ottica della favoletta Burtoniana – e azzeccatissimi nella scelta degli attori (fra l’altro, ascoltata in originale, la voce di Michelle Pfeiffer in versione porcona è mostruosamente attizzante). Caratteristica, quella dei villain “protagonisti” e molto in parte, che ricordo rimanere anche nei due film di Shumacher, per i quali, almeno da un punto di vista estetico, i quattro cattivi proposti “ci stavano” tranquillamente.
Tutt’altro discorso quello di Batman Begins che, del resto, non a caso apre esplicitamente una nuova saga, che taglia del tutto i ponti col passato.


Batman Begins (USA, 2005)
di
Christopher Nolan
con
Christian Bale, Liam Neeson, Cillian Murphy, Katie Holmes, Michael Caine, Gary Oldman, Rutger Hauer, Ken Watanabe, Tom Wilkinson

Film di alti e bassi, che segue il trend recente di partire dall’inizio, raccontandoci la genesi dell’eroe e approfondendo il personaggio in tutte le sue sfaccettature. Volendo azzardare un paragone coi film di Tim Burton, mi sembra che questo risulti per certi versi loro speculare: dove lì c’era una favoletta che dava ampi spazi al soprannaturale e poneva la messa in scena (e i lunghi intermezzi pirotecnici) sopra a qualsiasi pretesa di credibilità (senza perdere, va detto, una sua certa coerenza interna), questo punta tutto sul realismo e sullo “spiegare” i perché e i percome. Dove nei vecchi film Batman era inesistente e i cattivi rubavano la scena, qua il pipistrellone (col suo alter ego) è il vero e sommo protagonista, mentre gli antagonisti sono poco più che abbozzati. La linea, appunto, è quella di X-Men, di proporre un contesto realistico per una storia tutto sommato poco credibile. Oltretutto, in questo caso, essendo il protagonista privo di super poteri, il giochetto funziona ancora meglio. Bello e molto meno pacchiano di quanto temessi il prologo sulle nevi, con fra l’altro un efficace alternarsi dei due momenti formativi di Bruce Wayne e del crociato incappucciato, ottima e ben approfondita la caratterizzazione del protagonista, splendide ed evocative le immagini col pipistrellone che domina Gotham, davvero potente come non mai. Discutibile la realizzazione delle sequenze d’azione, in cui talvolta si fatica a capire cosa succede. L’idea mi sembra sia di rendere la confusione e il senso di smarrimento che si impadronisce dei criminali quando vengono assaliti da Batman e tutto sommato funziona bene, anche se capisco che possa non piacere. Resto però perplesso per la decisione di girare allo stesso modo il combattimento finale, in cui l’antagonista è tutt’altro che smarrito, anzi, risponde di gusto alle pacchere. Francamente indifendibile l’inseguimento sulla batmobile, neanche tanto per motivi di sceneggiatura, ma perché davvero realizzato male, piatto e privo del pathos che invece quel momento dovrebbe avere, vista la situazione che racconta.
Ottimo [quasi] tutto il cast, con un Bale molto in parte e una banda di gigioneggianti caratteristi impegnati a sbarcare il lunario dando corpo e anima a personaggi un po’ tagliati con l’accetta ma, forse, proprio per questo davvero adorabili. Semplicemente devastanti Gary Oldman e Michael Caine, perfetti, soprattutto in originale. Impresentabile la Holmes, una povera sciacquetta circondata da grandi attori e capace solo di fare smorfie (oltretutto doppiata nella versione italiana dalla sorella scema di Memole).
Nel complesso, un gran bel blockbusterone, che pur con i suoi difetti funziona e mi sembra quantomeno pari, ma probabilmente superiore, al secondo di Burton.
Volendo, anche in questo caso, farne una questione di adattamento, non c’è confronto. Batman Begins è il primo vero tentativo di portare i fumetti di Batman al cinema. E’ un clamoroso minestrone di varie saghe, c’è molto Year One, moltissimo di Long Halloween e Dark Victory e tanti piccoli spunti che sembrano presi da altro. Di fronte all’evasione di massa da Arkham e a un Batman sconfitto nella sua stessa casa, per esempio, è difficile non pensare all’inizio di Knightfall, così come la Gotham isolata e la distruzione di villa Wayne portano alla memoria No man’s land.
C’è tutto, dal personaggio di secondo piano che può riconoscere solo chi “sa” (per esempio Zasz), alla riproposizione papale papale di brani interi di alcune saghe. Peccato per la maledetta Holmes, che sostanzialmente ruba il posto ad Harvey Dent.
Nel film di Nolan, inoltre, la voglia di approfondire la psicologia del protagonista porta alla luce fondamentali tratti caratterizzanti del Batman fumettistico che nei precedenti film erano trascurati, se non addirittura traditi. Per esempio il suo rifiuto assoluto per la soluzione estrema dell’omicidio nel combattere il crimine, la ricerca di giustizia, più che di vendetta, il fondamentale e profondo rapporto di amicizia e stima con Gordon.
E ancora, mentre in Burton i cattivi esistono per i fatti loro, al di là delle solite menate “due facce della stessa medaglia”, qui viene perlomeno accennato un classico tema del fumetto di supereroi: il fatto che, spesso, è la stessa esistenza dell’eroe a ispirare e generare il supercriminale. Per non parlare dell’idea che il pipistrello debba essere un simbolo, un simbolo di terrore. Batman i criminali li fa spaventare a morte e questa cosa era solo accennata nei primi minuti del Batman Burtoniano, mentre qui diventa tema portante, perno attorno a cui ruota tutto il lavoro di Bruce Wayne.
Ottimo Crane: bella la maschera, molto adatto l’attore, con quell’aria un po’ da sfigatello crudele, davvero azzeccata la maniera con cui vengono rappresentate le illusioni. Un po’ “sprecato” Ras Al Ghul, più che altro se si pensa alla ricchezza del personaggio fumettistico, ma in ogni caso trasformato in un personaggio con una sua dignità. Anche carino il modo in cui viene reinterpretata l’immortalità del personaggio, che, se presa in senso letterale, avrebbe forse un po’ stonato col tono realistico del film.
A margine, una stupidina considerazione su Cristian Bale, davvero perfetto per il ruolo. Gran figo, clamorosa faccia da Wayne, splendido mento che emerge dalla maschera, fisicaccio. Io sono sempre stato un supporter di Michael Keaton come Batman, fra l’altro perfetto per *quel* Batman, ma in certi passaggi, soprattutto del primo film, non si può davvero guardare ‘sto nanetto mingherlino in costume che pretende di terrorizzare i criminali.

Infine, le ancor più stupidine considerazioni da fan. Tutti, ma proprio tutti i recenti film di supereroi hanno un momento o due in cui mi scatenano la pelle d’oca, mi mettono addosso i brividi, mi fanno quasi venire le lacrime agli occhi, perché fanno vivere davanti alle mie pupille personaggi e situazioni che da tanti, troppi anni ho imparato ad amare. Batman Begins ha una marea di questi momenti, dal doccione allo svolazzare. Al di là di tutte le menate, questo film a tratti mi ha fatto ridiventare il dodicenne che si esaltava per il bat wing e il quindicenne che ancora un po’ sveniva, fra le moine di Catwoman e il deltaplano fuoriuscito dal mantello di Batman. Va bene così, avanti il prossimo.