Archivi tag: Samuel L. Jackson

Kong: Skull Island

 

Kong: Skull Island è una risposta a tutti quelli che si lamentavano perché in Godzilla e/o Pacific Rim la trama faceva cagare e/o non si vedevano abbastanza mostri impegnati a pestarsi duro. Intendiamoci, io quei due film li ho amati e non ho mai concordato con quelle lamentele, ma le lamentele c’erano e Kong: Skull Island vi risponde nella maniera più cafona e arrogante possibile, quasi a livello di trollata. Abbiamo infatti qui un film in cui ci sono più mostri che si menano di più ma la trama fa ancora più cagare. Così vediamo se quando vi lamentavate della trama eravate seri o tanto alla fine il punto erano i mostri. E il risultato è un film brutto, stupido, secondo me pure abbastanza noioso, con dei personaggi “scritti” in una maniera tale che è meglio metterci le virgolette. Però è anche un film che si fa prendere in simpatia perché è pieno di mostri enormi che si menano, perché almeno un paio delle sequenze coi mostri enormi che fan casino sono proprio belle e perché tutto quell’omaggiare Apocalypse Now è talmente impacciato da fare tenerezza e meritarsi una carezza. Bisogna accontentarsi, insomma.

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xXx – Il ritorno di Xander Cage

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Che oggetto buffo, questo nuovo xXx. Il tentativo è chiaro e smaccato: ripetere la magia riuscita con Fast & Furious, prendendo una serie caduta in disgrazia e dandole nuova vita all’insegna del macello sborone che, per altro, in questo caso era già il cuore del primissimo episodio, ma in un momento storico nel quale era forse troppo presto per tentare quella via. Oggi, invece, quelle cose dominano i multisala, quindi l’idea è comprensibile e tutto sommato apprezzabile. Anche l’approccio, fondamentalmente, è lo stesso dei Fast & Furious, a base di attenzione surreale per una continuity di cui non frega nulla a nessuno (se non magari a quel nerdacchione in incognito di Vin Diesel) e creazione di un supergruppo su cui costruire seguiti infiniti. Certo, qua sembra tutto un po’ più macchinoso e meno sincero, vuoi perché ci stai riprovando, vuoi perché il materiale di partenza è se possibile ancora più scarno e povero, ma insomma, se il risultato funziona, chissenefrega. Il problema è che funziona solo in parte.

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Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali

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Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali è il film che risponde alla grande domanda che ci siamo sempre posti (?): “Come sarebbe un film sugli X-Men diretto da Tim Burton?” Poi, certo, Burton, nelle interviste, sostiene che durante la lavorazione i mutanti Marvel non gli siano mai passati per la testa e poi, per spiegarne il motivo, descrive i personaggi dei suoi film con parole che si adatterebbero alla perfezione, ehm, ai mutanti Marvel. Insomma, l’idea di giovani dotati di abilità e/o deformità assurde che rendono per loro difficile, se non impossibile, condurre una vita normale e che si ritrovano tutti insieme appassionatamente in una scuola gestita da una figura adulta, anch’essa dotata di poteri particolari. Anzi, peculiari. E alcune di queste persone dotate sbroccano, diventano cattive e mettono in pericolo tanto i loro simili, quanto gli esseri umani normali che capitano per la loro strada. Insomma, ci siamo capiti.

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The Legend of Tarzan

Tarzan, nel 2016, si porta forse un po’ dietro la stessa sfiga di John Carter, il suo aver fatto da base e da fonte d’ispirazione per talmente tante altre cose che ormai finisce per risultare inevitabilmente moscio, spento, già visto mille volte, inutile e banalotto. Guillermo Del Toro non la pensa così e tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, avrebbe dovuto occuparsi di questo tentativo di rilancio. Solo che poi il tentativo è passato per le mano di Stephen Sommers (non proprio sullo stesso livello) e si è infine accomodato in grembo a David Yates, cui Warner ha concesso un’ora d’aria per girarlo prima di chiuderlo nuovamente nella sua prigione a base di Harry Potter e derivati. Il risultato è un filmetto di poco conto, un’avventurona molto tradizionale, tanto nella sua natura semplicistica e pulp quanto nell’accomodarsi fra le pieghe della solita struttura da blockbuster hollywoodiano recente (sono perfino riusciti a infilarci il solito finale in cui salta tutto per aria!).

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The Hateful Eight

The Hateful Eight è l’ottavo (o nono, o magari perfino decimo, fate voi a seconda di se/come volete contare i due Kill Bill e l’episodio di Four Rooms) film di Quentin Tarantino ed è quello con cui, al netto del desiderio già espresso di realizzare almeno un altro western, va probabilmente a chiudere il suo ciclo storico e politico, in un crescendo che ci ha portati a un ritratto impietoso e rabbioso degli Stati Uniti d’America. Un po’ come già Jackie BrownDeath Proof, è un film che sembra quasi volersi scrollare di dosso gli eccessi spettacolari e più appetibili per il pubblico mainstream dei due precedenti, che riduce la risonanza del cast e pensa a farsi soprattutto gli affari suoi, a botte di sofisticazioni vintage, integralismi su lenti, pellicola, ouverture e intervallo, un tripudio più forte che mai di suggestioni da studente della storia del cinema, narrazione di stampo teatrale come mai prima nella carriera del regista e, sostanzialmente, due ore di gente che chiacchiera senza tregua per accumulare elementi su cui far esplodere la tensione e il macello nella seconda parte. Ed è un film bellissimo.

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Gli Incredibili


The Incredibles (USA, 2004)
di Brad Bird
con le voci di Craig T. Nelson, Holly Hunter, Jason Lee, Samuel L. Jackson

Gli Incredibili rappresenta una perfetta sintesi di tutto ciò che è Pixar, passata attraverso lo sferzante filtro della visione di Brad Bird, che già si era fatto notare con Il gigante di ferro, lungometraggio d’animazione “tradizionale” che ha ormai raggiunto lo status di piccolo cult (non solo) fra gli appassionati e che, mannaggia la miseria, non ho mai visto e prima o poi devo recuperare.

L’ultima produzione Pixar cita tanto quanto i due Toy Story, ma senza essere altrettanto compiaciuta. Recupera alla grande il senso di meraviglia che dominava in A Bug’s Life e latitava nelle successive produzioni non dirette da John Lasseter. Elargisce a piene mani splendide trovate visive come Monsters inc. e Finding Nemo, ma non sconfina nella farraginosità del primo o nel bambinesco del secondo. The Incredibles fa tutto ciò che i lungometraggi Pixar avevano fatto prima, lo fa meglio e innalza il tiro affrontando anche tematiche mature, senza limitarsi a sfiorarle strizzando l’occhio al paparino che porta i figli al cinema.

Questa opera seconda cinematografica di Bird è vero cinema per tutta la famiglia, in grado di far sognare il bambino, gasare l’adolescente, divertire l’adulto. Appassionante ed esilarante fino alle lacrime, tratteggia benissimo i suoi protagonisti (anche se Helen e Dashiell svettano per ricchezza su altri personaggi più monodimensionali) e, pur seguendo un copione molto classico, emoziona e tiene sulla corda grazie a una sceneggiatura estremamente brillante.

Inoltre, merito non da poco per il sottoscritto, sprizza da ogni fotogramma passione e conoscenza del fumetto di supereroi, che riproduce sul grande schermo come mai si è visto prima e probabilmente ancora a lungo nessun film “vero” potrà fare. Omaggia con rispetto la mitologia Marvel e DC, ma fa palese riferimento anche a un capolavoro “indipendente” come Watchmen (il cui adattamento cinematografico pare essere precipitato nel limbo).

Insomma, un vero gioiello, che ancora una volta dimostra come i veri eredi della Disney che fu siano quelli al soldo di Luxo e Luxo Junior.