Poi non dite che non vi ho avvisati: Tiger Mountain

Io, con le uscite italiane direttamente in home video, ho rinunciato a capire come funzioni. Mi limito ogni tanto a notare cose ed eventualmente a farle presenti, seppur sempre con la consapevolezza che magari mi sono perso un pezzo e il film è uscito in tre sale e/o l’hanno trasmesso su qualche rete televisiva e/o è passato per Netflix/Amazon. Ad ogni modo, in linea teorica, oggi dovrebbe arrivare in Italia, direttamente sul mercato dell’home video, Tiger Mountain, che io ho visto due anni fa alla rassegna del cinema cinese qua a Parigi, quando rispondeva al nome The Taking of Tiger Mountain. Me lo ricordo gradevole, e del resto l’ha diretto Tsui Hark. Ne scrissi a questo indirizzo qui.

Il macosacazz della trasmissione italiana di 30 Rock

Internet mi rende noto che oggi, quattro anni dopo il termine della sesta stagione su Rai 4, iniziano le trasmissioni italiane della settima e ultima stagione di 30 Rock. Pensa te. Suppongo la cosa derivi dal fatto che negli ultimi tempi su Joi (canale dell’offerta Mediaset Premium) hanno trasmesso tutto quel che è venuto prima, ma tant’è, se putacaso qualcuno nel 2017 stesse ancora aspettando la trasmissione italiana per scoprire come sia andata a finire la storia di Liz Lemon, Jack Donaghy e compagni, da oggi si può. Inoltre, tutto questo mi porge una scusa per segnalare che due anni fa avevo scritto della serie. Lo segnalo.

LEGO Batman – Il film

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LEGO Batman – Il film esiste, o quantomeno esiste in questa forma, probabilmente solo grazie al successo riscosso da The LEGO Movie un paio d’anni fa, senza il quale il Batman a mattoncini avrebbe continuato a frequentare i lidi direct to video in cui le produzioni animate targate LEGO vivono da anni. E non ci sarebbe stato nulla di male. Invece, fiutato l’affare, si è deciso di alzare il tiro e, a meno di improbabili flop, siamo forse all’inizio di una nuova invasione delle sale. Il problema è che questo LEGO Batman non è un film all’altezza di quello targato dalla coppia Lord/Miller. Ma non è neanche una sottoproduzione da home video buona solo per tenere calmi i bambini un sabato pomeriggio, eh! È una via di mezzo, il classico filmetto d’animazione di seconda fascia che non s’inventa molto, fa il suo dovere (tenere calmi i bambini per novanta minuti), strappa qualche sana risata e butta lì ammiccamenti a sufficienza per non far addormentare i genitori in maniera troppo brutale. È Minions. E va bene, eh. Però è anche un po’ un peccato.

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La battaglia di Hacksaw Ridge

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La battaglia di Hacksaw Ridge racconta la storia, vera ma ovviamente romanzata, di Desmond Doss, primo (e quasi unico) obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d’onore, fiero credente nella propria religione e convinto di dover dare il suo contributo durante la Seconda Guerra Mondiale, ma deciso a non impugnare mezza arma e a non uccidere nessuno. Condotti dalla mano di Mel Gibson, regista che, diciamocelo, ci mancava un sacco, seguiamo i suoi primi anni di vita, la sua lotta per far accettare le proprie convinzioni e il ruolo che si è scelto nel contesto militare, fino poi alla discesa in campo nel Pacifico, nella parte di conflitto che si è svolta ad Okinawa. Ed è lì che il film esplode, mettendo in scena la guerra in maniera clamorosa, lasciandoti a bocca aperta, spiazzato e senza parole, di fronte alla roba pazzesca, pazzesca, pazzesca, che ha fatto Desmond Doss.

Insomma, è il film che ci si aspetta da Mel: classico, romantico, esasperato, intriso di testo religioso, coi riferimenti cristologici che escono dalle fottute pareti, scritto in maniera semplice e diretta, convintissimo di quel che racconta ma senza mai trasformarlo in predicozzo, magari a tratti anche stucchevole, sicuramente uscito da un’altra epoca, nella sua retorica e nel suo melodramma, ma clamoroso per come mette in scena quella seconda parte a base di fuoco, sabbia, fango, piombo e sangue, pazzesco per la forza espressiva, dinamica, brutale, violenta con cui racconta la guerra e l’impresa folle del suo protagonista. Esagerato, nonostante, per paradosso, alcuni fra gli aspetti più assurdi della vicenda di Doss siano stati eliminati perché erano loro a sembrare esagerati. Rendiamoci conto: quello ha fatto cose che sembravano troppo esasperate per un film diretto dalla deligatissima mano di Mel Gibson.

E quindi? E quindi Hacksaw Ridge è un gran bel film, oltre che una prova spettacolare di un regista che dieci anni dopo la sua ultima prova, con in mezzo le faccende che sappiamo e l’oblio dei filmetti indipendenti e dei ruoli di supporto, non ha perso neanche un pizzico di smalto e rifila schiaffi in ogni direzione. Non è cinema per tutti, anzi, il suo puntare sulla retorica, sul melodramma, sulla violenza, può respingere in maniera netta, ma c’è una gran capacità di controllarsi, di non eccedere su nessun fronte, di fermarsi proprio lì quando starebbe per esagerare. Anzi, Mel ha anche la capacità di non eccedere nel suo sostegno e nella sua ammirazione per il protagonista, dipingendo sempre gli antagonisti come esseri umani con delle ragioni, magari personaggi semplici ma mai macchiette. E soprattutto c’è una seconda metà di film semplicemente pazzesca per potenza della messa in scena e forza emotiva, una roba che riempie lo schermo, gli occhi e il cuore. Bravo Mel.

Cose strane dal Tubo

Questa settimana sono un po’ impegnato e un po’ scazzato, quindi il blog sta un po’ soffrendo. Siccome percepisco l’ansia dei dodici che mi leggono regolarmente, ci tengo a comunicarvi che va tutto bene, non è successo niente e, tanto per pubblicare qualcosa in questo placido mercoledì mattina, metto qua sotto una roba in video che ho registrato ieri sera con quella brutta persona di Vitoiuvara. Fine. Buona Pasqua.

Scream Queens – Stagione 2

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La seconda stagione di Scream Queens è il seguito della prima stagione di Scream Queens. Per quanto questa cosa possa essere benale, facile e stupidotta da dire, il fatto è che è proprio così. E, fra l’altro, metterla giù in questa maniera è forse un pallido tentativo di esprimermi in linea con quel che Scream Queens vuole essere e riesce costantemente ad essere: una stronzatona consapevole, divertita, adorabilmente scema e sparata a mille, che se ne frega nella maniera più assoluta di risultare ridicola e, anzi, cerca con insistenza proprio quell’effetto, prendendolo in giro, prendendosi in giro, prendendoti in giro, cazzeggiando a raffica e senza pietà dall’inizio alla fine (qua ci mettiamo un punto, dai). È Scream Queens. È la teen comedy idiota, con le bitch più stupide di sempre a seminare il panico ben più dei killer di turno che cercano di farle fuori, mentre attorno a loro si agitano gli attori più improbabili, le guest star più assurde, una meravigliosa Jamie Lee Curtis e scelte stilistiche da anni Ottanta travisati sotto doping. È un pasticcio, un macello, una clamorosa puttanata. Ed è, anche nel secondo anno, uno spacco adorabile.

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Louie

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L’anno scorso, ero lì che mi chiedevo cosa prepararmi da guardare per il viaggio in aereo verso la GDC e m’è cascato l’occhio su Louie, che giaceva bella completa su Amazon Instant Video e a cui non avevo mai dato una chance, nonostante fossi un discreto ammiratore di Louis C.K. e la serie mi attirasse un sacco. E, guarda un po’, l’intera prima stagione me la sono puppata così, come se niente fosse, durante il viaggio di andata. Un mese dopo o giù di lì, complice anche il fatto che mia figlia era ancora nella fase “Dormo solo se papà mi tiene in braccio per un’ora mentre guarda qualcosa in TV”, avevo finito di ridere come uno scemo, amareggiarmi, singhiozzare e farmi sudare gli occhi di fronte alle cinque, spettacolari, stagioni che compongono la serie. Ed ero lì che ne decantavo le lodi di qua e di là, sfondando porte aperte, convertendo non credenti e scoprendo che c’è chi non riesce a guardare Louie perché l’amarezza e la corrosività di fondo del C.K. gli abbattono la voglia di vivere. Capita.

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American Horror Story: Hotel

Il problema principale di American Horror Story, per come la vedo io, è in una fra le sue caratteristiche migliori, vale a dire la natura da serie antologica. Il fatto di raccontare ogni anno storie diverse, mentre allo stesso tempo si gioca con i ritorni e la ciclicità, determina gran parte del suo fascino e del suo divertimento, ma va anche a sottolineare in maniera brutale quanto, mano a mano, la formula abbia iniziato a diventare stanca e, forse, eccessivamente riciclata nella sua struttura. Mi pare di capire che con l’ultima Roanoke si sia provato a cambiare un po’ le carte in tavola, ma io seguo la faccenda con estrema calma e quindi sto ancora a chiacchierare della stagione precedente. Una stagione che mi ha abbastanza divertito, che ha come al solito due o tre episodi fenomenali (su tutti, ancora una volta, spicca quello di Halloween) e in cui molti degli attori hanno dato spettacolo. Ma anche una stagione in cui, appunto, la formula ha ormai il sapore dello stantio, il tema di turno (il vampirismo) è trattato in maniera non poi così interessante e abbiamo perso Jessicona Lange in favore di una Lady Gaga che, boh, non è un disastro, ma il Golden Globe se non bestemmio guarda.

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The Strain – Stagione 3

Spesso, quando si chiacchiera di serie TV, arriva il momento del “tieni duro, poi migliora”. Quel suggerimento che chi ne sa, chi se l’è già guardata tutta e può consigliare dall’alto dell’esperienza, elargisce al pubblico in ascolto. Quel “poi” può voler dire tante cose. Possono essere un paio di puntate come cinque o sei, può essere una stagione come due o tre. Non è poco, eh. E infatti è un suggerimento che ha davvero senso solo quando le puntate deboli sono, appunto, una o due. Voglio dire: stai parlando con una persona che ha deciso di abbandonare una serie dopo due puntate perché non le piace e le suggerisci di guardarne altre venti, che troverà altrettanto brutte, perché poi le cose migliorano? Nel 2016? Con tutta la marea di roba interessante e facilmente accessibile che c’è in giro? Ore e ore a smarronarsi in attesa di chissà cosa? Ma che, scherzi? No, figurati. Infatti non ha senso: tieni duro se ti interessa TANTISSIMO l’argomento e/o se ci vedi qualche spunto che pensi possa crescere e/o sai di adorare attori/showrunner/whatever e vuoi crederci. O se hai 15 anni e tanto passeresti comunque tutto il pomeriggio davanti alla TV e/o ti pagano per guardare la serie. O se sei un matto che ci tiene a finire quello che inizia. Ehm.

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Cose a caso