Poi non dite che non vi ho avvisati: Valerian e la città dei mille pianeti

Oggi si conclude infine la tripletta di film che ho visto a luglio, perché qua in Francia sono usciti a luglio, ma in Italia sono arrivati successivamente. Che poi, oh, uno si lamenta, e per esempio questa settimana sono andato al cinema a vedere It che in Italia arriva a ottobre, ma voi questa settimana potete andare a vedervi il nuovo Kingsman, che qui esce a ottobre. Insomma, whatever. Comunque, Valerian e la città dei mille pianeti non è che sia proprio riuscitissimo e ha due protagonisti sbagliatissimi, però secondo me ha pure cose ganze che si meritano di essere viste sul grande schermo. Ne ho scritto a suo tempo a questo indirizzo qua.

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In questo angolo di mondo

In questo angolo di mondo è il film con cui si riapre la stagione degli “eventi” dedicati a proporre il cinema (per lo più d’animazione) giapponese nelle sale italiane con uscite circoscritte a un paio di giorni. Esce oggi un po’ in tutta Italia, anche se chiaramente il numero di sale è ridotto, e c’è quindi una certa urgenza di mettere in chiaro due cose. La prima: merita, molto. Se ne avete modo, non perdetevelo. La seconda: la protagonista è originaria di Hiroshima e la storia ha inizio negli anni Trenta. In realtà, per gran parte del film, la guerra rimane più che altro uno spettro pesante sullo sfondo di un racconto che si concentra sulla vita di provincia nel Giappone di quei tempi. Solo che poi viene presa una direzione prevedibile e In questo angolo di mondo non le manda proprio a dire. Non si raggiungono magari i livelli brutali e insistiti di Una tomba per le lucciole, ma diciamo che l’ultima mezz’ora sa essere parecchio tosta. Lo dico a favore di chi si chiede (mi è capitato su Facebook) se sia il caso di portarci la prole. Lo sapete voi meglio di me, come reagisca la prole a determinate cose, ma insomma, qua volano i lacrimoni.

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Poi non dite che non vi ho avvisati: Baby Driver – Il genio della fuga

Un film in cui tutto gira a ritmo di musica? Una puttanata? Una serie di inseguimenti pazzeschi? Questo e altro ancora in Baby Driver – Il genio della fuga, che arriva oggi al cinema in Italia. Io l’ho visto a luglio e ne ho scritto a questo indirizzo qua. Per me è tanto, tanto bello, ma posso capire i motivi per cui magari non convince. Rimane una roba che va vista su uno schermo grosso grosso grosso, possibilmente da vicino. Vvvrrrooommm!

Poi non dite che non vi ho avvisati: Miss Sloane

Cinque mesi fa ho visto un film con Jessica Chastain nel ruolo della donna dura che spacca i culi, non le manda a dire, ti domina col suo carisma e levati dalle palle. Una descrizione che, mi rendo conto, non restringe troppo il cerchio all’interno dell’insieme “film con Jessica Chastain”. Si intitolava Miss Sloane, ma in Italia si intitola Miss Sloane – Giochi di potere ed esce questa settimana. È un po’ cretino, ma ricordo di essermici divertito. Ne scrissi a questo indirizzo qua. Ve lo segnalo. Poi, magari, un giorno riprenderò a scrivere qua dentro cose che non siano post in cui vi ricordo di aver scritto cose. Forse.

Poi non dite che non vi ho avvisati: Dunkirk

Sono rientrato ormai da quasi due settimane ma, vuoi perché mi sono dovuto rimettere in pari con tutto, vuoi per il caldo, vuoi perché mia figlia non è ancora tornata all’asilo, vuoi perché sono preso da alcune idee che ho avuto per Outcast, vuoi per ‘sta fava, non ho ancora scritto nulla da mettere qua dentro. Si sopravvive, eh! Ad ogni modo, accade che oggi si manifesti in Italia Dunkirk, anche noto come il mio film di Christopher Nolan preferito dopo The Prestige. Io l’ho visto a luglio e ne ho scritto a questo indirizzo qua. Alla signora non è piaciuto molto. Così, lo segnalo.

But still

Dopo tre post in tre giorni, roba che qua dentro non capitava da chissà quanto, mi sembra giusto chiudere i battenti per tre settimane causa canonico viaggio italico in zona parenti, durante il quale rimbalzerò, come da tradizione, fra Abruzzo e Liguria. Oddio, magari in queste tre settimane qualche altro post spunterà, vai a sapere, ma sono dell’idea di staccare abbastanza dal magico mondo dell’internet, cosa in cui sarò fra l’altro aiutato dall’aver fracassato lo smartphone subito prima di partire. Sono piuttosto preoccupato perché durante la mia assenza usciranno in Francia un po’ di film che vorrei andare a vedere, ma insomma, ci sono problemi peggiori, nella vita. Credo. Fate i bravi.

Big Fish & Begonia

Il terzo e ultimo film che ho visto al festival del cinema cinese di Parigi nel 2017 è un oggetto forse un po’ bizzarro (ma, del resto, a modo loro, lo erano anche l’action movie storico patriottico e l’adattamento monocromatico di un racconto breve del grande autore). Big Fish & Begonia è una produzione ad alto budget, che ha richiesto oltre dieci anni di lavoro (!), mira a lanciare una nuova era per il cinema d’animazione cinese e va a sfidare apertamente i pesi massimi mondiali… senza vincere lo scontro ma, tutto sommato, senza uscirne con le ossa rotte. La sua forza sta tutta nella surreale follia del mondo che racconta, vagamente ispirato a leggende e proverbi del folklore cinese, fresco e intrigante nella concezione, seppur non particolarmente originale nel suo mettere in scena il classico mondo parallelo a quello umano e una storia d’amore impossibile a cavallo fra le due dimensioni.

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Mr. No Problem

Un mese (ormai abbondante) fa, ho seguito quel che potevo dell’annuale rassegna dedicata al cinema cinese che si tiene qua a Parigi. E, come mio solito, mi sono messo in testa di scrivere dei vari film visti. In questo caso erano solo tre, quindi, insomma, l’impresa era sicuramente più gestibile rispetto ad altre volte. Poi, però, il tempo passa, gli impegni si accavallano, la voglia sfuma nell’umidità estiva e, per l’appunto, oltre un mese dopo mi sono reso conto di aver scritto solo uno dei tre post previsti. E oltretutto la vecchiaia avanza e non mi ricordo più quasi una fava dei film in questione. Eppure ci tengo, quindi ci provo. Tanto più che, con questo preambolo, intanto, un po’ del post odierno è andato. Bene così, no?

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Castlevania – Stagione 1

Più passano gli anni e più, in questo triste mondo dell’entertainment tarato su misura dei fan scassamaroni, si fa largo l’idea che nell’adattare un’opera conti solo ed esclusivamente un presunto “rispetto dell’originale”. È quel modo di pensare secondo cui avere un Uomo-Ragno fedele al personaggio dei fumetti sia più importante di avere un Uomo-Ragno protagonista di un bel film (non è una frecciata a Spider-Man: Homecoming, che non ho ancora visto ma pare essere delizioso). È, se lo chiedete a me, un modo di pensare cancerogeno, che fa solo danni, ed è, sempre se lo chiedete a me, l’unico modo in cui è possibile ritenere che il Castlevania di Netflix sia per il momento molto più che mediocre, nonostante un paio di elementi azzeccati e l’impressione che possa solo migliorare. E se non lo chiedete a me, beh, che ci fate qua?

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Agents of S.H.I.E.L.D. – Stagione 4

Con la quarta stagione, un Agents of S.H.I.E.L.D. rimasto tutto solo in zona Marvel/ABC (ma con in arrivo un Inhumans che, a giudicare dalla pezzenza mostrata nel trailer, sembra un revival degli speciali in cui Hulk incontrava Devil e Thor) e spostato in fascia oraria protetta, poteva sembrare prossimo all’oblio, messo in punizione nell’angolino in attesa della mannaia. E invece oggi siamo qui a festeggiarne la stagione fino ad oggi migliore, una serie di scelte piuttosto azzeccate e la conferma per un quinto anno dalle premesse ancora una volta intriganti, che sembra spostare l’azione nello spazio per andare tematicamente dietro a quel che accadrà nei prossimi film Marvel. E probabilmente, così come è accaduto in questa quarta stagione col misticismo di Ghost Rider parallelo a quello di Doctor Strange, potrebbe essere un tema affrontato solo nelle fasi iniziali, per poi passare ad altro, magari recuperando il formato a tre blocchi che tanto bene ha funzionato qui.

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Cose a caso