I morti non muoiono

Leviamoci subito il dente: I morti non muoiono è poca cosa, o quantomeno lo è rispetto alle – comprensibili – aspettative che in molti si sono creati di fronte all’annuncio (e al trailer) di un film sugli zombi  scritto e diretto da un autore come Jim Jarmusch, oltre che popolato dal cast d’eccezione che solo gente come lui può permettersi in produzioni di questo tipo. Ebbene, il problema è che il risultato non va oltre questa cosa qui: un film di Jim Jarmusch, con l’atmosfera stralunata, compassata, da risate a denti stretti, dei film di Jim Jarmusch, con un cast da film di Jim Jarmusch e che alla fin fine vive quasi solo su quel cast, sul farti sorridere perché guarda quanto è buffo avere il film con gli attori famosi che diventano/combattono zombi. E in questo, bisogna dargliene atto, è sincero e spregiudicato, al punto di abbracciare completamente la sua natura “meta” con gag che rompono il quarto muro e trasformano per brevi attimi il film in una sorta di Deadpool al bromuro.

Continua a leggere I morti non muoiono

Destroyer

Destroyer, in un certo senso, è come Captain Marvel. Lo è nella misura in cui non pone al centro delle vicende e del suo discorso tematico il genere della protagonista e, anzi, lo fa ancora meno del film Marvel ma, proprio per questo, proprio perché fa finta di niente, finisce per risultare ancora più efficace nel portare avanti quel tipo di discorso. Se Destroyer uscisse in un universo parallelo o in un futuro in cui sessismo, patriarcato e compagnia bella fossero termini totalmente privi di significato e applicazione pratica, sarebbe un noir/poliziesco/thriller come tanti, o comunque non si distinguerebbe per certe sue caratteristiche. Ma esce oggi (più o meno) e quindi lo fa, si distngue. E si distingue quasi solo per quello, potrebbero dire le malelingue.

Continua a leggere Destroyer

Eighth Grade – Terza media

Quel momento, più o meno lungo, più o meno semplice, comprensibile, inaffrontabile, passeggero, leggiadro, brutale, devastante o che magari viene e va senza manco farsi notare. Sei lì che ti stai godendo il tuo essere ancora in una certa misura bambino, mentre diventi qualcosa di più, e scatta il disagio. Ti senti inadeguato, incapace di capire o comprendere il tuo posto, il tuo luogo, la tua direzione, il mondo a cui rivolgerti e da cui abbeverarti. In un modo o nell’altro, credo, ci si passa tutti, chi più, chi meno, chi avvolto nell’indifferenza e chi abbracciandone il fastidio con vigore. Ed è soprattutto di questo, in senso assoluto, che parla Eighth Grade. Non per forza di una ragazzina specifica alle prese con il concludersi della terza media e non (solo) di una generazione cresciuta con stretta in mano tecnologia da fantascienza, che apre le porte a strumenti di comunicazione per cui è difficile essere pronti a qualsiasi età, figuriamoci a quell’età.

Continua a leggere Eighth Grade – Terza media

Unfriended: Dark Web

Unfriended non fu certamente il primo film a sfruttare il filone che mi viene spontaneo chiamare desktop movie ma è probabilmente quello che l’ha, nel suo piccolo, lanciato.  Si tratta, lo dico per chi non lo sapesse, di film completamente “ambientati” sul desktop di una persona: per tutto il tempo, vediamo lo schermo e ne seguiamo quindi le azioni sul computer, quello che fa rovistando fra cartelle, programmi e applicazioni varie. Chiaramente, per dare spazio ad attori e avere almeno una parvenza di film, fra i programmi usati dominano le videochat e i sistemi di sorveglianza con videocamere, in modo da mostrare una certa dose di azione dei personaggi e avere interazioni fra di loro. Unfriended sfruttava questo tipo di approccio per raccontare la classica storiella di adolescenti insopportabili perseguitati dalle conseguenze sovrannaturali di una cosa molto brutta che avevano fatto. Era, insomma, un buon “come”, interessante e abbastanza rigoroso, per raccontare il solito “cosa”, trito e ritrito. Unfriended: Dark Web torna all’horror ma in maniera molto diversa.

Continua a leggere Unfriended: Dark Web

Pet Sematary

In Francia, Pet Sematary si intitola Simetierre. Non c’è, quindi, il riferimento a un cimitero per animali ma rimane il giochino della storpiatura nello scrivere la parola. E questa è forse la cosa più interessante che ho da dire sul remake di Cimitero vivente, un film dal quale non è che mi aspettassi molto ma in cui avevo osato sperare un po’, perché arrivava dai registi di quella bella cosetta angosciante che è Starry Eyes. E invece è andata male, ne è venuto fuori il solito horroretto moscio, confezionato in maniera professionale ma privo di guizzi, che fa intravedere fra i rami la personalità dei registi ma la soffoca nella sua coltre da cinema di produzione e riesce anche ad ammazzare quel paio di idee che pure ci sarebbero. Per un attimo ci speri, poi ti accontenti di stare guardando una roba dignitosa, poi vieni ucciso dal finalaccio e ti rimane solo addosso il dispiacere per ciò che sarebbe potuto essere. Che palle.

Continua a leggere Pet Sematary

Fumettame

Dai, sono passati solo tre mesi dall’ultima volta, stiamo migliorando. In cosa? Nella mia (recuperata) abitudine di elencare qua dentro tutti i fumetti che leggo, scrivendo quasi sempre anche due o tre righe al riguardo. Di seguito, c’è tutta la roba a fumetti che ho letto fra le vacanze di Natale, il cazzeggio successivo e la settimana di ferie pasquali, in cui ho recuperato un po’ di roba Marvel perché si prestava alla lettura compulsiva in digitale da relax. Il tutto è in ordine quasi casuale, nel senso che ho raggruppato i fumetti per categorie ma poi li ho sbattuti dentro a caso. Parlo di tutto molto velocemente, di alcune cose ancora più velocemente, magari perché non mi hanno lasciato molto, magari perché le ho lette da un po’ e chi se le ricorda. Fine.

Continua a leggere Fumettame

Cafarnao – Caos e miracoli

Se l’è presa comoda, ma finalmente, questa settimana, Cafarnao – Caos e miracoli è giunto in Italia, forte del premio della giuria conquistato a Cannes, uscito sconfitto dalla cinquina dei migliori film stranieri agli ultimi Oscar (ma la sfida a Roma era obiettivamente impossibile), passeggiando con calma dopo aver girato per i cinema di mezzo mondo. Ed è un film che vale la pena di recuperare, se avete voglia di passare un paio d’ore deprimendovi di fronte alla vita agghiacciante condotta dai bambini di scarsi mezzi in Libano, se non vi lasciate indispettire troppo da qualche scivolone di stucchevolezza nella messa in scena ma, soprattutto, se volete gustarvi delle interpretazioni pazzesche, una fotografia stellare e dei lampi di fantastica umanità.

Continua a leggere Cafarnao – Caos e miracoli

Noi

Con Noi, Jordan Peele prosegue un discorso se vogliamo romeriano e/o carpenteriano, fatto di horror/thriller che mirano ad essere efficacissimo cinema d’intrattenimento viscerale (riuscendoci), ma non rinunciano ad inseguire un gusto per la messa in scena stratificata, giocata su simbolismi, rimandi, citazioni, sottotesti (riuscendoci) e finiscono a provare a parlare di società, a fare satira, a rappresentare timori, orrori, paure, disgusti del mondo contemporaneo attraverso la lente deformante ed enfatizzante del genere puro (riuscendoci). Rispetto a Scappa: Get Out, il gioco d’equilibri risulta qui forse meno preciso e puntuale, meno rifinito al millimetro, ma anche perché figlio di un’ambizione ben maggiore, che travalica i confini e punta a discorsi più ampi e spudorati, tanto sul piano del linguaggio cinematografico, quanto su quello tematico.

Continua a leggere Noi

Border – Creature di confine

Border – Creature di confine è tratto da una storia breve di John Ajvide Lindqvist, autore di Lasciami entrare, che ha curato anche la sceneggiatura del film assieme al regista Ali Abbasi e a Isabella Eklof. E i tratti in comune con quel piccolo fenomeno che raccontava di crescita, isolamento, integrazione e, beh, vampirismo, sono numerosi. I temi sono differenti perché i protagonisti sono adulti, già sconfitti da una vita e un’umanità che faticano a comprendere, ma la scelta di raccontare la difficoltà di vivere, l’impossibilità di sentirsi parte di qualcosa, la necessità di riscoprire se stessi, passa ancora una volta attraverso l’estremizzazione data dall’elemento fantastico, qui forse ancora più forte perché la “creatura” è protagonista assoluta delle vicende.

Continua a leggere Border – Creature di confine

The Good Place

The Good Place è l’ultima creatura di Mike Schur, uno che si è fatto le ossa al Saturday Night Live, ha lavorato su The Office e ha poi co-creato robetta come Parks & Recreations Brooklyn Nine-Nine. È una creatura ormai rarissima, una sit-com trasmessa (in America) su un network televisivo tradizionale abbracciata da critica e fan per la sua carica destrutturante e innovativa. È, forse, l’unica serie da TV pubblica americana di cui si parla veramente bene negli ultimi anni e, per carità, la risposta può sempre essere “OK, è innovativa perché fa cose che non si sono mai viste in una sit-com tradizionale, ma finisce lì”, ma sarebbe una risposta sterile. Lo sarebbe perché comunque è giusto apprezzare quello che è comunque uno sforzo ammirevole, ma soprattutto lo sarebbe perché, anche a prescindere da questi discorsi, The Good Place è una serie pazzesca.

Continua a leggere The Good Place

Cose a caso