Fumetti letti nelle scorse settimane di cui poi mi dimentico tutto perché lascio passare altre settimane prima di scriverne ma che ci dobbiamo fare mi piace comunque farlo e bona così

Oh, uno di quei venerdì in cui vorrei sbattere qualcosa nel blog ma non so di cosa scrivere e allora vado a recuperare la bozza in cui mi appunto i fumetti che leggo e ci piazzo le stelline (gli asterischelli) di fianco. Proprio uno di quelli. Come al solito, è tutta roba che ho letto da ormai qualche settimana, la più recente durante il viaggio di ritorno dalla GDC (quindi a inizio marzo). Come al solito, mi affido alla memoria e al caso. Come al solito, è più che altro un esercizio per andare dietro alle mie ansie da ossessivo compulsivo. Whatever.

Continua a leggere Fumetti letti nelle scorse settimane di cui poi mi dimentico tutto perché lascio passare altre settimane prima di scriverne ma che ci dobbiamo fare mi piace comunque farlo e bona così

31

Non avevo ancora visto 31, avevo voglia di guardarmi 31, ho notato che 31 si stava manifestando in Italia, con una proiezione nel ciclo horror di UCI e Midnight Factory e poi l’uscita in home video, ho deciso di recuperarmi 31 su Amazon e me lo sono guardato. 31. Ho fatto bene? Ho fatto bene. Certo, va detto che a me, in linea di massima, Rob Zombie piace. Il gradimento sale e scende, ma tendo a voler bene a tutti suoi film, anche a quelli magari meno nelle mie corde. Gli voglio bene quando parte per la tangente del surreale con la versione drogata dei massacri alla motosega, il seguito del remake che vira sul delirio e la roba a base di capri, gli voglio bene quando sforna il capolavoro e gli voglio bene perfino quando fa quello moderato col remake timido. Posso non volergli bene quando decide di tirare su soldi tramite crowdfunding per girare Rob Zombie: The Movie e tirare fuori la sua coglionata definitiva? Ovviamente no. E infatti, anche se mi ci sono divertito in maniera solo moderata, voglio bene anche a questa coglionata qua.

Continua a leggere 31

After Life

Cosa succede dopo la morte? Secondo Hirokazu Kore-eda, non smettiamo di essere nelle mani della burocrazia. After Life racconta infatti l’attività di un dipartimento, che ha sede in una specie di edificio isolato e dalla atmosfera tranquilla, con quel retrogusto un po’ da anagrafe, dove appositi impiegati si occupano di gestire le pratiche di chi è appena defunto. E in cosa consistono, queste pratiche? Semplice: il defunto ha una settimana di tempo per riflettere sulla propria vita e decidere quale sia il suo ricordo più caro, o comunque quello che vuole assolutamente tenersi stretto. A quel punto, gli impiegati in questione avvieranno la pratica e si organizzeranno per fare in modo che, una volta passato all’aldilà vero e proprio, il defunto abbia dalla sua quel ricordo, e solo quel ricordo, da vivere e rivivere per l’eternità. Tutto il resto svanisce.

Continua a leggere After Life

The Walking Dead – Stagione 7

La settima stagione di The Walking Dead, perlomeno fino a metà, ha funzionato come da tradizione: una prima puntata fenomenale e poi un discreto ammosciarsi sui suoi ritmi compassati e i suoi alti e bassi. La solita roba che rischia di ammazzarti le gonadi se la segui di settimana in settimana ma che tutto sommato, almeno se lo chiedete a me, ha un suo senso e un suo ritmo se ti spari la maratona. In questo caso, però, quasi alzo le mani e mi arrendo: la prima metà di stagione, pur avendo, lo ripeto alla faccia delle polemiche, una prima gran puntata e qualche bel momento, ha stancato abbastanza pure me, che ho bene o male sempre difeso la serie. Sarà che era veramente un po’ troppo tutto un preparare faccende senza avanzare in maniera concreta. Sarà che alla fin fine Negan, per quanto reso a meraviglia da un Jeffrey Dean Morgan alla prima occasione in carriera che gli permette di mostrare carisma senza tentare di sedurre casalinghe, m’è parso sottosfruttato. Sarà che quando ti giochi la morte pesante stagionale all’esordio poi diventa dura, e infatti il cadavere di metà stagione chi se lo incula, ma insomma, meh. Poi, però, è successo qualcosa.

Continua a leggere The Walking Dead – Stagione 7

Intolerance

Durante le ultime vacanze natalizie, nei momenti di solitudine che riuscivo a ritagliarmi fra i pisolini dell’erede e gli impegni parentali, mi sono guardato una cofana di film. In mezzo a quella cofana di film, ci ho infilato Intolerance, il mastodonte del 1916 diretto da un D.W. Griffith in preda a megalomania, delirio d’onnipotenza e desiderio di zittire quelli che avevano criticato le posizioni politiche espresse in Nascita di una nazione. Come mai ho deciso di guardarmelo? Perché ho dei grossi problemi psicologici e, non contento di essermi lanciato nell’impresa impossibile del librozzo di Roger Ebert, ho deciso di provarne anche un’altra, teoricamente più abbordabile ma che altrettanto probabilmente non porterò mai a termine. Tanto, poi, alla fin fine, il punto è avere uno stimolo cretino per guardarmi dei film che non ho visto e/o riguardarmi film che ho visto e provare a scriverne qua dentro, sai mai che faccia venire voglia a qualcuno di buttarci un occhio.

Continua a leggere Intolerance

Ghost in the Shell

Ghost in the Shell è il blockbuster americano recente dal taglio visivo più fresco, particolare e affascinante che si sia visto negli ultimi anni. Sì, anche più di Doctor Strange, che limitava il suo delirio estetico a determinate sequenze ma per il resto si inseriva placido nel solito immaginario Marvel. La cosa buffa, anche se in fondo c’è poco da sorprendersi, sta nel fatto che questo risultato arriva senza inventarsi nulla di particolare, perché di fatto Rupert Sanders e compagni si sono limitati a recuperare un certo tipo di estetica da film d’animazione, a mescolarla con suggestioni prese in giro dal cinema di fantascienza occidentale e a utilizzare il risultato come filtro visivo mentre si lavorava di fotocopiatrice su svariate scene prese in prestito dai diversi Ghost in the Shell passati. Quel che ne è venuto fuori è patinatuccio, ovviamente già visto e per ampi tratti privo della carica espressiva e dinamica che magari altri registi avrebbero (e hanno) saputo dare al cinema di fantascienza, ma allo stesso tempo ha un sapore fresco, bizzarramente nuovo e diverso dal solito.

Continua a leggere Ghost in the Shell

iZombie – Stagione 2

La prima stagione di iZombie era un gioiellino sorprendente e convincente oltre ogni più rosea aspettativa. Ispirata al bel fumetto di Chris Roberson e Mike Allred, la serie curata da Rob Thomas e Diane Ruggiero lo adattava in maniera eccellente, perlomeno secondo quelli che dovrebbero essere sempre i termini in cui si giudica un’operazione di quel tipo. Prendeva lo spunto iniziale e qualche personaggio, coglieva lo spirito più essenziale dell’opera originale, nella sua natura assolutamente pop, spigliata, giovanile, buffa, autoironica, e procedeva poi col farsi gli affari suoi. Via le divagazioni ultraterrene di vario tipo, presenti al massimo come simpatici omaggi, spazio a un racconto tutto incentrato sulla rilettura assurda e dissacrante del mito degli zombi, con l’idea della protagonista che “assimila” i ricordi di chi mangia a fare da perfetto punto di partenza per una struttura procedurale azzeccata e sempre varia, con tredici episodi divertentissimi e una narrazione orizzontale comunque presente e solida. Insomma,  una gran bella prima annata, dalla qualità costante e convincente come capita di rado.

Continua a leggere iZombie – Stagione 2

Gli episodi pilota Amazon di marzo 2017

Una decina di giorni fa, Amazon ha buttato fuori un’altra manciata di episodi pilota, adottando un mix che vede tre possibili serie con puntate da mezz’ora e due da un’oretta. Il metodo di gestione della cosa è il solito, di cui riciclo spiegazione dai post dedicati in passato all’argomento: gli episodi pilota vengono resi disponibili per la visione e chiunque può andare a votare sul sito secondo una serie di parametri. In linea teorica, Amazon decide se mettere in produzione questa o quella serie anche in base ai voti. Il criterio di lettura del feedback, però, non è solo di natura quantitativa e possono per esempio decidere di produrre una serie se sono particolarmente interessati alla fascia di pubblico che sembra averla apprezzata maggiormente (dovrebbe essere andata bene o male così con Transparent).

Continua a leggere Gli episodi pilota Amazon di marzo 2017

La tartaruga rossa

La tartaruga rossa nasce da una coproduzione fra circa centododicimila loghi, tutti belli elencati nei titoli di coda del film. Quelli più importanti, forse, appartengono a Studio Ghibli e Wild Bunch, considerando che il progetto è partito quando i primi hanno chiesto ai secondi di recuperare il regista di Father and Daughter (cortometraggio premio Oscar nel 2001) perché volevano produrgli un film. Era il 2008, c’è voluto un po’ di tempo, ma alla fine l’olandese Michaël Dudok de Wit ha tirato fuori il suo primo lungometraggio, una bomba dalla forza incredibile che davvero unisce i puntini sulla mappa artistica tra oriente e occidente, trovando una sintesi fra scuole diverse ed esprimendo tanto la personalità del suo autore quanto quella di chi gli ha dato una mano (in particolare Toshio Suzuki e Isao Takahata, hai detto niente). Esce al cinema in Italia oggi e ci rimane per tre giorni. Se non lo sapevate, ora lo sapete. Se si manifesta da qualche parte vicino a casa vostra, andateci di corsa. Fra l’altro è interamente privo di dialoghi, quindi non ci si può neanche lamentare per l’adattamento italiano.

Continua a leggere La tartaruga rossa

Poi non dite che non vi ho avvisati: Crisis in Six Scenes

Se non ho capito male, oggi dovrebbe manifestarsi sull’Amazon Prime Video italiano Crisis in Six Scenes, la serie TV di Woody Allen che inizia con Woody Allen che afferma una cosa tipo “Ma sai che me ne frega a me, l’ho fatto perché pagavano bene” e in effetti ti dà poi l’impressione che sia proprio così. Ne ho scritto mesi fa, a questo indirizzo qua.

Cose a caso