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Harry Potter e i doni della morte

Harry Potter and the Deathly Hallows (UK, 2007)
di J.K. Rowling

Come il finale de Il principe mezzo sangue lasciava presagire, Harry Potter e i doni della morte è sotto certi aspetti un libro parecchio diverso dai sei volumi che l’hanno preceduto. J.K. Rowling in persona sostiene che gli ultimi due capitoli della saga rappresentino idealmente prima e seconda parte di un unico libro e il risultato è in effetti proprio quello.

Il principe mezzo sangue era sostanzialmente una premessa, un lavoro di accumulo lungo seicento pagine, che gettava tonnellate di carne sul fuoco, preparava le pedine e si chiudeva su un drammatico punto di svolta. I doni della morte da quel punto di svolta prende il via, saltando qualsiasi tipo di premessa e raccontando fin da subito il travolgente crescendo che porta fino al pirotecnico atto conclusivo. E proprio in questo l’ultimo capitolo della saga si distacca dai precedenti, eliminando quasi del tutto il canonico avvio casalingo e schivando il viaggio verso Hogwarts con annata scolastica al seguito.

La Rowling parte subito in quarta e getta i suoi protagonisti nel mezzo dell’azione, con un ritmo sincopato che alterna dall’inizio alla fine momenti di calma e travolgenti attimi di panico. Forse in questa sua lieve diversità sta forse il principale motivo d’interesse di un libro che per il resto non va oltre il compitino pulito. Succede più o meno tutto quello che deve succedere, con rivelazioni e snodi narrativi ampiamente prevedibili già da un paio di episodi. C’è qualche morto che magari non t’aspetti, com’è normale con un cast di supporto tanto vasto, ma si vede davvero poco o nulla di imprevedibile.

Ma del resto va bene così, il successo di Harry Potter non sta certo nella ricercata imprevedibilità dell’intreccio, quanto piuttosto nella cura e nella passione con cui la Rowling è riuscita a creare un mondo fantastico affascinante e coinvolgente in ogni suo aspetto. Il suo stile pulito e appassionante, la sua bravura nel tratteggiare le personalità dei ragazzini protagonisti, la sua fastidiosa capacità di rendere il povero Harry uno fra i personaggi più insopportabili della storia hanno caratterizzato tutta la saga e tornano anche qui, in un ultimo episodio che fa il suo dovere e si lascia leggere serenamente fino alla fine. Ora basta, però, che tutto sommato le palle si sono anche un po’ incrinate.

Harry Potter e il principe mezzosangue


Harry Potter and the Half-Blood Prince (UK, 2005)
di
J.K. Rowling

A essere sincero ho trovato Harry Potter e l’ordine della fenice abbastanza deludente, farraginoso nello sviluppo, incapace di creare pathos e tensione nella sua scena madre e caratterizzato soprattutto da un protagonista totalmente insopportabile (ma forse ad essere davvero insopportabile era il fatto che nessuno lo prendesse a ceffoni). Per questo motivo non mi sono trovato ad attendere con particolare ardore l’uscita italiana del sesto episodio, che mi ha anzi colto abbastanza di sorpresa, e ho approcciato il libro quasi per inerzia. Forse anche per una questione di scarse aspettative, sono rimasto molto piacevolmente colpito.

Il principe mezzo sangue ritrova la migliore verve della Rowling, racconta la sua storia in maniera appassionante e tratteggia personaggi che, forse per il sempre più deciso abbandono dei loro tratti maggiormente infantili, convincono meglio rispetto al recente passato. Lo sviluppo e le soluzioni narrative non dicono molto di nuovo e tutto si svolge secondo i canoni cui l’autrice ci ha abituati, sfruttando i ritmi scolastici, la lenta progressione a compartimenti stagni e il sempre più pressante tema delle relazioni amorose.

Ad ogni modo qualche bella sorpresa c’è e si respira un’atmosfera da mistery molto riuscita. Ho trovato forse eccessivamente didascalico il voler a tutti i costi approfondire i trascorsi di Tom Riddle per sottolinearne i parallelismi con Harry, ma si tratta comunque di un mezzo per tratteggiare in maniera molto efficace l’interessante rapporto fra i due maghi e il preside di Hogwarts.

Clamorosamente riuscito l’ultimo centinaio di pagine, che mantiene i ritmi blandi del libro anche nel descrivere il pericoloso viaggio di Harry e Silente, ma subisce poi un’improvvisa impennata, che travolge il lettore come, ribadisco, il precedente libro non si sognava neanche lontanamente di riuscire a fare. E questa volta la voglia di sapere come andrà avanti la vicenda c’è eccome, anche perché, viste le premesse, il prossimo episodio potrebbe stravolgere parecchio le carte in tavola.