Archivi tag: Michael Douglas

Ant-Man

Ant-Man (USA, 2015)
di Peyton Reed
con Paul Rudd, Michael Douglas, Evangeline Lilly, Corey Stoll, Michael Peña

Ant-Man è arrivato nei cinema con addosso la rogna derivata dall’essere un po’ antipatico, sfigatello, certo non portatore sano di grandi aspettative. Era il progetto figlio dell’amore di Edgar Wright, quello che i Marvel Studios avevano tenuto fermo per quasi un decennio (privandosi per altro della possibilità di utilizzare altrove un personaggio importante delle loro storie a fumetti), perché ci tenevano a permettergli di realizzarlo e che nonostante questo, arrivati al dunque, era andato in vacca, con Wright e il suo amichetto Joe Cornish che mollavano la produzione per differenze creative e Paul Rudd e Adam McKay subentrati a rielaborarne la sceneggiatura. Ed era anche il film in cui gli stessi Studios non sembravano credere fino in fondo, fra il budget relativamente ridotto e l’assenza di un seguito nel piano quinquennale di dominazione del mondo annunciato tempo fa. Certo, è vero anche che annunciare un secondo episodio senza aver visto i risultati del primo sarebbe stato un po’ fuori dalle solite pratiche dei Marvel Studios, figuriamoci per un progetto apparentemente storto e basato su un personaggio che, per quanto importante nell’universo fumettistico, obiettivamente “là fuori” conoscevano in pochi. E poi, via, l’uomo formica, fa ridere, su. E quindi? Disastro? Eh, no.

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Wall Street

Wall Street (USA, 1987)
di Oliver Stone
con Charlie Sheen, Michael Douglas, Martin Sheen, John C. McGinley, Daryl Hannah

The point is, ladies and gentleman, that greed – for lack of a better word – is good.
Greed is right.
Greed works.
Greed clarifies, cuts through, and captures the essence of the evolutionary spirit.
Greed, in all of its forms – greed for life, for money, for love, knowledge – has marked the upward surge of mankind.

Questo estratto dal monologo che GG, Gordon Gekko, declama di fronte agli azionisti della Teldar Paper è stato il manifesto di almeno un paio di generazioni di broker in divenire, che hanno trasformato un personaggio nato come “villain” nel loro modello di vita. L’avido, insensibile, cinico e onnipotente manipolatore interpretato da Michael Douglas è Wall Street. Gekko domina la scena e la ruba a chiunque gli stia attorno, seppellisce il volenteroso, ma obiettivamente limitato Charlie Sheen e trova solo uno statuario Martin Sheen in grado di tenergli testa.

Sorta di parabolone morale in pieno stile Stone, con tanto di classico lieto fine accomodante solo fino a un certo punto, Wall Street riesce ad essere estremamente attuale ancora oggi. Nonostante i computer con lo schermo verde e i telefonini da portare in giro con la carriola, le pettinature da Bon Jovi e le musiche tremendamente anni Ottanta di Stuart Copeland. Il racconto della fulminante (e fulminata) carriera di Bud Fox, talentuoso pezzo di creta nelle mani dello spietato GG, capace però di alzare la testa quando messo di fronte alla mediocre realtà che è diventata la sua vita, parla di valori e realtà che nella sostanza non sembrano essere cambiati di una virgola.

Stone non punta il dito su chi infrange la legge, ma sulla dubbia moralità di chi all’interno della legge riesce a muoversi, attraverso però un sistema di valori deprecabile e inaccettabile. Un sistema di valori che d’altra parte è seppellito da colate di cemento nelle fondamenta della civiltà occidentale. Gente come Gekko è necessaria, serve a mantenere lo status quo di persone che come lui non si comporterebbero mai, ma che dei frutti del suo operato godono quotidianamente. E allora, vien da chiedersi, non è un po’ ipocrita arrogarsi il diritto di condannarlo?

Spiriti nelle tenebre

The Ghost and the Darkness (USA, 1996)
di Stephen Hopkins
con Val Kilmer, Michael Douglas, John Kani

Nel marzo del 1898 il tenente colonnello dell’esercito britannico (ma di origini irlandesi) John Henry Patterson venne spedito in Africa, a supervisionare la costruzione di un ponte ferroviario sopra al fiume Tsavo. Qui si dovette scontrare con la furia di due leoni maschi dal comportamento insolitamente aggressivo, che secondo la leggenda arrivarono a far fuori addirittura centoquaranta persone (i documenti ufficiali della compagnia ferroviaria parlano di ventotto lavoratori uccisi, la verità, probabilmente, sta nel mezzo). A un certo punto i lavori finirono per interrompersi, a causa della fuga di massa della manovalanza locale, e Patterson fu costretto a mettere in pratica le sue esperienze da cacciatore di tigri in India per eliminare i due felini. Ci riuscì solo nel dicembre di quello stesso anno, dopo mesi di tentativi.

Sulla sua impresa Patterson basò un romanzo, che negli anni ha fatto da ispirazione per ben tre film, l’ultimo dei quali è proprio questo Spiriti nelle tenebre, che ricama non poco sulle vicende reali. William Goldman, autore della sceneggiatura, romanza senza pietà, aggiungendo parecchi elementi e inventandosi di sana pianta il personaggio di Charles Remington, cacciatore esperto e navigato, hollywoodiano fino all’osso, interpretato da un Michael Douglas costantemente sopra le righe.

Romanzato o meno che sia, comunque, Spiriti nelle tenebre è un film onesto e divertente. Certo, bisogna scendere a patti con gli stereotipi del “filmone” avventuroso, con le musiche tribali e le battute sagaci, con il fatto che certi personaggi sembrano scritti al solo scopo di mettere in scena qualche morte drammatica. Ma facendolo ci si gusta l’ennesima prova convincente di un professionista come Stephen Hopkins, che il suo compitino diligente lo porta sempre a termine e che ancora una volta mette in mostra tutto il suo mestiere nel creare scene coinvolgenti e cariche di tensione, impreziosite oltretutto da effetti speciali che a undici anni di distanza fanno ancora benissimo il loro lavoro.