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Kong: Skull Island

 

Kong: Skull Island è una risposta a tutti quelli che si lamentavano perché in Godzilla e/o Pacific Rim la trama faceva cagare e/o non si vedevano abbastanza mostri impegnati a pestarsi duro. Intendiamoci, io quei due film li ho amati e non ho mai concordato con quelle lamentele, ma le lamentele c’erano e Kong: Skull Island vi risponde nella maniera più cafona e arrogante possibile, quasi a livello di trollata. Abbiamo infatti qui un film in cui ci sono più mostri che si menano di più ma la trama fa ancora più cagare. Così vediamo se quando vi lamentavate della trama eravate seri o tanto alla fine il punto erano i mostri. E il risultato è un film brutto, stupido, secondo me pure abbastanza noioso, con dei personaggi “scritti” in una maniera tale che è meglio metterci le virgolette. Però è anche un film che si fa prendere in simpatia perché è pieno di mostri enormi che si menano, perché almeno un paio delle sequenze coi mostri enormi che fan casino sono proprio belle e perché tutto quell’omaggiare Apocalypse Now è talmente impacciato da fare tenerezza e meritarsi una carezza. Bisogna accontentarsi, insomma.

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Ricky Bobby


Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby (USA, 2006)
di Adam McKay
con Will Ferrell, John C. Reilly, Sacha Baron Cohen, Gary Cole, Michael Clarke Duncan, Leslie Bibb, Amy Adams

Mi sfugge come si possa pensare di sostenere – l’ha fatto qualcuno su it.arti.cinema – che questo film abbia il difetto di “prendersi sul serio”. Casomai sono i personaggi, a prendersi sul serio, come del resto praticamente sempre avviene in parodie di questo tipo. Fa parte del gioco, no? E il gioco funziona, perché Talladega Nights non si limita a fare uno “spoof” a episodi modello Scary Movie e non attacca dei film in particolare, ma fa piuttosto il verso a un’intera categoria, quella dei “biopic” sportivi. Ne assale vizi, virtù e stereotipi, con un taglio che si può solo definire stupido e scemo, ma che stupido e scemo non è nella sceneggiatura.

McKay e lo stesso Ferrell han fatto un gran bel lavoro nello scrivere dialoghi totalmente assurdi ed esagerati, sopra le righe oltre ogni limite, ma divertenti proprio perché presi sul serio da chi li pronuncia. Le scemenze declamate da Ricky Bobby, Cal Naughton, Jean Girard (uno splendido Sacha Baron Cohen) e compagni – da ascoltare tassativamente in lingua originale – sono un delirio di suoni gutturali e accenti caricati, emessi da persone che trascorrono tutto il film sparandosi le pose e prendendo in giro ciò che raccontano. E il bello è che proprio questa assurda carica demenziale rende Talladega Nights un ritratto molto fedele del circo sportivo americano. Molto più che un Days of Thunder, per capirci.

Il film di Adam McKay non travolge di risate dall’inizio alla fine e non lascia certo senza fiato, ma piace per l’atmosfera stupida e spensierata, convince grazie ad alcuni momenti tremendamente riusciti (l’incidente e la “paralisi”) e vince grazie alla simpatica antipatia dei suoi personaggi. E Will Ferrell, beh, saprà anche fare solo questo – ma vedremo come sarà in Stranger than Fictionperò è molto buffo e io non lo trovo antipatico, ecco, uffa.