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Love & Mercy

Love & Mercy racconta la storia di due Brian Wilson. Il giovane leader dei Beach Boys, creativo preda della sua frenesia mentale e di un’ambizione smisurata, e l’uomo di mezz’età che cerca di sfuggire ai problemi mentali e dal deleterio rapporto di dipendenza instaurato con lo psicologo Eugene Landy (interpretato da un Paul Giamatti che, fra Straight Outta Compton e questo film, è ormai uomo di riferimento per il personaggio fangoso dei biopic a sfondo musicale). A interpretare i due volti del protagonista ci pensano Paul Dano e John Cusack, entrambi ottimi, efficaci, coinvolgenti e in parte, per quanto il più giovane dei due sia assecondato da un film più interessante.

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Imbattibile

Invincible (USA, 2006)
di Ericson Core
con Mark Wahlberg, Greg Kinnear, Elizabeth Banks

Vincent Francis Papale è un figlio della Pennsylvania, nato nel lontano 1946 e graziato da doti fisiche non da poco, che gli permettono di condurre un’eccellente carriera sportiva da liceale e studente universitario. Nel 1974 Vince lavora come barista e supplente al liceo di Interboro, ma trova un posto da Wide Receiver nei Philadelphia Bell della World Football League e, grazie a due ottime stagioni, si conquista l’occasione di un provino per il neo appuntato coach dei perdentissimi Philadelphia Eagles. Dick Vermeil gradisce, approva e assolda quello che, alla bellezza di trent’anni, è il rookie – senza esperienza di college football – più vecchio nella storia della NFL.

Papale gioca quarantuno partite in tre stagioni, dal 1976 al 1978. Tre anni durante i quali finisce per essere eletto capitano degli special team da quegli stessi compagni che lo chiamano amichevolmente Rocky (per coincidenza il 1976 è anche l’anno del sogno americano di Sylvester Stallone). La sua carriera si conclude per infortunio nel 1979, un anno prima del viaggio fallimentare al Superbowl dei suoi Eagles. Nel 1980, infatti, Philadelphia arriverà in finale in tutti e quattro i principali sport americani, anche se solo i Phillies conquisteranno il titolo (l’unico della loro storia).

Invincible racconta in sostanza una fetta del 1976 di Vince Papale. Romanza e stiracchia un po’ le cose, svaluta le prestazioni giovanili del protagonista e ne cancella la carriera pre-Eagles, col risultato di gonfiare ulteriormente i già mitologici toni della vicenda. Ma non si tratta di un gran danno, perché tanto, obiettivamente, se ne possono accorgere giusto i tifosissimi e chi va a consultare Wikipedia. Il “problema”, casomai, sono i toni del racconto, melodrammatici, pomposi e moralistici come da tradizione di film sportivo (figuriamoci di film sportivo Disney). Ma a conti fatti sono le caratteristiche del genere, quelle che ti devi aspettare e a cui devi essere preparato. Lode a quei (rari) film sportivi che non si perdono più di tanto nella retorica, ma non si può certo fare una colpa a questo dell’essersi voluto attenere alle regole.

Anzi, Invincible, pur non risparmiando allo spettatore uno stereotipo che sia uno, si permette di mostrare scelte di regia interessanti, con un’entusiasmante messa in scena del primo match “ufficiale” di Papale. Ericson Core mostra la partita dal punto di vista del protagonista, lo rincorre nell’affannosa corsa verso un placcaggio, lo accompagna all’attesa solitara sul fondo della panchina e lì lo abbandona per trasportarci fino alla linea dello scrimmage. Per il resto, le armi sono le solite, con un abuso del rallenty totalmente privo di vergogna e una ricostruzione “fantasiosa” delle partite raccontate. A dare solidità al tutto ci pensano le come al solito ottime interpretazioni di Mark Wahlberg e Greg Kinnear, rispettivamente Papale e Vermeil.

Ne esce fuori un discreto film sportivo, che gioca quasi tutte le sue carte sul sempreverde fascino dell’american dream, si concede il lusso di qualche piccola divagazione nel sociale e, tutto sommato, si fa abbastanza perdonare gli eccessi di retorica. A patto di amare il football americano, certo. E un po’ di simpatia per gli Eagles, pure, non guasta di sicuro.

Slither


Slither (Canada/USA, 2006)
di
James Gunn
con
Nathan Fillion, Elizabeth Banks, Michael Rooker, Gregg Henry, Tania Saulner

Delirante e divertentissimo miscuglio di horror in stile Troma e fantascienza anni Sessanta, Slither racconta del tentativo, da parte di uno schifo alieno, di conquistare il pianeta Terra e sterminare la razza umana. A combatterlo, uno sfigatissimo sceriffo di provincia, la cui principale attività quotidiana consiste nel rosicare perché l’amore della sua vita ha scelto un altro.

James Gunn, che tutto il mondo doveva già ringraziare anche solo per essere stato aiuto regista in quella perla di Tromeo and Juliet, confeziona un film adorabile nel suo citare la più classica sci-fi di mezzo secolo fa. Tutto, dalle musiche allo stile della messa in scena, ricorda quelle pellicole mitologiche e aiuta a creare un’atmosfera deliziosa.

Ma il bersaglio viene definitivamente centrato grazie al sapore smodatamente trash dell’alieno, degli effetti speciali e di una sceneggiatura capace di non prendersi mai sul serio e di mostrare anche idee a modo loro originali. Così, per esempio, vediamo protagonisti realmente in balia degli eventi e ben lontani dal classico uomo comune che, nel momento di crisi, diventa improvvisamente più preparato di uno S.W.A.T. e più fortunato di Gastone.

Insomma, una piacevolissima sorpresa, un horror divertente, emozionante e disgustoso al punto giusto. Promosso a pieni voti.